Chi è la scrittrice?

 

Puoi dirci “chi è” Milena Debenedetti? Dove sei nata, dove vivi, e cosa fai oltre a scrivere?

Sono nata nei pressi di Savona, vicino al mare, e non mi sono mai mossa da qui. Ho abitato persino nella stessa casa per tutta la vita, tranne un breve intervallo appena sposata. Insomma, più stanziale di così… Un  po’ come Salgari, preferisco viaggiare con la fantasia. Sono pigra. Ero una nerd ante litteram. Ho studiato chimica e ho lavorato come ricercatrice, ma in realtà erano molte le materie che mi incuriosivano e che mi sarebbe piaciuto approfondire. Ora mi occupo di redazione testi e di varie collaborazioni web.

Come riesci a conciliare la tua attività di scrittrice, con il lavoro, la famiglia, i figli, ecc. ecc.?

 

Il problema sono gli ecc. ecc. Fossero solo lavoro famiglia e figli. In realtà ci sono anche la casa in campagna, il terreno da coltivare, e poi varie attività di impegno diciamo civile, che mi stanno prendendo molto.  Però più o meno riesco a conciliare tutto. Per la mia particolare forma di pigrizia, se ho due cose da fare, non ne combino mezza. Se ne ho dieci e la metà di tempo, finisce che ne concludo undici. Mi organizzo solo sotto pressione. E azzerando gli obsoleti concetti di svago e tempo libero. Ho bisogno di autodisciplina feroce o sono perduta.

Come scrittrice, come organizzi la tua giornata lavorativa? Ogni scrittore ha una sua ritualità nello scrivere, quale è la tua?

Un tempo scrivevo bene di sera,  ora meglio di mattina e primo pomeriggio. La ritualità purtroppo me la scordo, troppi impegni da conciliare, troppe distrazioni. Sono discontinua, posso passare mesi senza buttare giù una riga oppure  non fare altro che scrivere per giorni. Il lavoro principale, più lungo e faticoso,  è elaborare mentalmente l’idea. Quello non smette mai. Se stiro, se sono nell’orto, nella mia testa in realtà sto scrivendo. La scrittura vera e propria al confronto è veloce. Ho scoperto che però è fondamentale la concentrazione: un video e una tastiera da cui siano banditi internet e qualsiasi tipo di giochino, finanche il campo minato, se no mi perdo. Così ho scritto questo ultimo romanzo, con un vecchio pc obsoleto. Autodisciplina, dicevo: se non faccio il cane da guardia di me stessa sono un disastro.

Senti di avere raggiunto qualche traguardo?

Come scrittrice, mi sento adesso più matura, avverto una guida interiore in quello che scrivo. Come persona, mi percepisco ora molto più equilibrata  e distaccata di quanto fossi qualche anno fa. La scrittura fa tanto, per esorcizzare i mali di vivere, per tutti i tipi di incomprensione e solitudine. Purtroppo, la ricerca dell’equilibrio ha un suo prezzo: si sopportano meglio le avversità, ma si reagisce con più freddezza alle gioie. Almeno, a me capita così.

Leggere

Quali sono i tuoi hobby, il passatempo preferito, cosa ti piace leggere? E quali sono i tuoi autori preferiti?

Se non sono nell’orto  sono incollata a internet, sui blog a raccogliere e divulgare notizie, a seguire la politica nazionale e locale, le reti di difesa del territorio e della legalità,  spesso a farmi del sano nervoso. Per quanto riguarda la lettura, ho sempre divorato di tutto, tantissimo, per anni e anni. Poi ho avuto un lungo periodo in cui leggevo poco, e soprattutto saggistica. Ora sto riprendendo il ritmo, ma ho ancora troppo poco tempo per la narrativa, purtroppo.

Quando hai iniziato a leggere e cosa? E quando hai scoperto la narrativa fantastica? Ti ricordi i primi titoli letti?

Da quando ho imparato a leggere, mi sono sempre impadronita di qualsiasi foglio scritto mi capitasse a tiro. Dalla letteratura per l’infanzia di un tempo, quelle storielle edificanti e strappalacrime, ai fumetti di tutti i tipi, alla collezione di libri “rudi” di mio padre: Jack London su tutti e poi tanta letteratura soprattutto americana. Come fantastico citerei  Verne e Salgari, parlando dei miei inizi.

Poi la fantascienza, sempre sugli Urania di mio padre. Tantissima fantascienza. Il fantasy vero e proprio l’ho scoperto tardi, grazie a qualche amico e collega appassionato del  genere. Iniziando con Conan. I libri, e anche i fumetti.

Quali autori ti fanno da "guida"? Cosa leggi abitualmente?

 

A suo tempo, mi sono stati d’esempio quegli autori americani,  sia pure filtrati dalla

Copertina di Gary Ruddell ©Gary Ruddell via Agentur Schlück GmbH
Copertina di Gary Ruddell ©Gary Ruddell via Agentur Schlück GmbH
traduzione: mi piaceva il loro stile asciutto. Mi aiutava a smaltire tutta la retorica assorbita con la scuola dei miei tempi. Ora più che sullo stile mi focalizzo sulle tecniche narrative, per cercare di imparare. Ma non ho guide o modelli precisi. Anche perché non ho letture preferite, mi piace spaziare. Il tempo delle infatuazioni è passato. Sinceramente non ci sono autori od opere che idolatro in tutto, ma aspetti che ammiro nei singoli titoli o negli scrittori. Altri, anche famosi, che proprio non riesco a digerire.

Hai ancora qualche curiosità, qualche zona da esplorare, qualche personaggio (vero e/o letterario che ti piacerebbe incontrare?)

Le curiosità sono sempre dietro l’angolo. Penso che non le esaurirò mai tutte.  Mi riprometto di esplorare meglio le nuove tendenze del fantastico, di cui ho sentito parlare spesso: Gaiman, Mieville. Al momento ho letto poco.

 Che libro hai in questo momento sul comodino?

Un saggio del sociologo Franco Crespi, Contro l’aldilà. Attualmente mi interessano i temi fondamentali dell’esistenza, e come li propone  la cultura laica. Poi, fra un saggio e l’altro, ho in attesa diversi romanzi mainstream. Uno può essere considerato fantastico: “la vera storia del pirata Long John Silver”. 

Per concludere, vuoi darci un consiglio di lettura?

Mi sentirei di dire ai giovani di non trascurare i classici, in blocco, magari etichettandoli come “roba vecchia” o troppo noiosa. I classici di qualsiasi genere letterario. A volte, affrontandoli senza pregiudizi, si possono avere delle sorprese interessanti.  Ma la lettura non deve essere un obbligo, mai. E neanche ci si deve vergognare di leggere quello che magari per altri è troppo frivolo, o infantile, o superficiale. Certi intellettuali non hanno ancora capito che non è più tempo di snobismi, che la cultura “alta” e la cosiddetta sottocultura dovrebbero smetterla di guardarsi in cagnesco, ma allearsi contro quello che è il vero problema, in questo paese: l’avanzata inarrestabile dell’ignoranza totale.