Massimiliano Colombo

Ciao Massimiliano! Innanzitutto benvenuto sulle pagine di Fantasy Magazine. Anche se con la Legione degli immortali ci discostiamo un po’ dalla panoramica fantastica che di solito contraddistingue i nostri articoli non potevo davvero fare a meno di chiedertelo: come e quando è nata l’idea di scrivere questo romanzo?

Ringrazio Alfonso per questa opportunità di poter parlare al grande pubblico di FantasyMagazine. In realtà credo che il fantasy e la storia antica non siano tanto distanti, perché per poter descrivere fatti accaduti così tanti anni fa c’è bisogno di una buona dose di immaginazione e di fantasia.

L’idea di scrivere un romanzo nasce in modo del tutto casuale nel 2002. Io dipingo, anzi, per meglio dire, dipingevo figurini storici. Quelli che un tempo erano chiamati soldatini di piombo e che oggi sono pezzi artistici unici nel loro genere. Per dipingere questi figurini cercavo, per quanto possibile, di “entrare nella parte” del personaggio che stavo realizzando, studiandone il contesto storico. Quindi avevo bisogno di libri dei diversi periodi che mi piaceva rappresentare.

Dipingendo il busto di un aquilifero romano mi sono imbattuto in una versione del De Bello Gallico edita dall’ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito che mi ha fatto riflettere su alcuni passi scritti dal grande Cesare che, secondo l’autore di quella pubblicazione, andavano interpretati con particolare attenzione.

Poco prima del De Bello avevo letto un romanzo storico, il cui titolo non vi dirò nemmeno sotto tortura, rimanendone davvero deluso. Conteneva gesta improbabili e un contesto storico alquanto discutibile, mentre sarebbe bastato attenersi ai fatti per descrivere qualcosa che per un uomo della nostra era sarebbe già stato grandioso.

Così ho acceso il computer, aperto un file dal nome “Ci provo”, e seguendo passo dopo passo il De Bello Gallico ho provato a scrivere la mia interpretazione dei fatti.

Quali sono i dettagli che ritieni di aver curato maggiormente nelle scene del libro?

“La Legione degli immortali” è un titolo appropriato per non dimenticare un tratto della nostra storia che troppo spesso è ricordata senza la dovuta osservazione delle circostanze, del dettaglio, dell’episodio. Il mio intento è stato quello di trascinare chi legge nell’avventura di Cesare in Britannia, in quella sorta di D Day al contrario che vide lo sbarco dei legionari e l’epico slancio dell’aquilifero della Decima Legione che, per primo, si lanciò verso la vittoria la sua Coorte e l’intero esercito. Credo di esserci riuscito; il dettaglio in realtà è la descrizione a tinte forti e taglienti della vita di quegli uomini rinchiusi in un campo trincerato ai confini del mondo conosciuto. Soldati che, come tutti i soldati del mondo, in tutte le guerre di tutti i tempi, tra ufficiali incapaci e nemici feroci, cercano disperatamente di rimanere uomini.

Nel tuo percorso di scrittore, c’è qualche aneddoto piuttosto curioso che ti va di raccontare ai lettori?

Si. La storia voleva essere una storia di soldati, senza troppi fronzoli. Condividevo gli scritti con un amico di Siena che leggeva i vari capitoli. Un giorno mi telefonò e mi disse con il suo forte accento toscano: “Max, se non ci metti una donna, non lo leggerà mai nessuno!”

Dopo un’attenta meditazione ho seguito il suo consiglio. Ho ripreso il libro dall’inizio e l’ho riscritto aggiungendo lei: Gwynith, un fiore cresciuto sulla roccia. Devo ammettere che è stato un divertimento inventarmi una donna, come la volevo io e che dicesse quello che volevo io. Nella vita un’occasione simile non si sarebbe mai ripetuta.

Quali sono, a tuo giudizio, le soddisfazioni più grandi riscontrate sinora? Ritieni di avere raggiunto qualche traguardo?

La grande soddisfazione è stata quella di trasformare i dati storici in emozioni, la pietra in oro, perché le emozioni raggiungono luoghi che rimangono impenetrabili a ogni descrizione o verità storica: il cuore delle persone. Credo sia un ottimo traguardo. Potessi esprimere un desiderio chiederei di poterlo fare per sempre.

Hai altri progetti in cantiere, scommetto...

Piemme ha già acquistato il mio secondo romanzo, che uscirà a fine agosto 2011. Si tratta di una storia ambientata sempre in Britannia, ma un centinaio di anni dopo i fatti della Legione degli Immortali. Siamo nel 60 d.C. Due bellicose tribù insorgono in quella che è stata definita tra le più sanguinose insurrezioni che Roma antica abbia mai subito: la “Rivolta di Budicca”.

Il protagonista, un ex centurione della XXma Legione, congedato per ferite di guerra riesce a fuggire e cerca di raggiungere la zona militare ancora sotto il controllo dell’Impero.