Quanti anni hai?

Non lo so... Vivrei sicuramente in modo migliore le mie giornate, se sapessi quanti anni mi rimangono.

Il tuo segno zodiacale?

Sono leone nell'oroscopo occidentale, drago nel cinese, pipistrello nel maya, cipresso nel celtico. In questo periodo, sto proprio lavorando a una scultura che rappresenta tutti questi elementi mischiati insieme. Una bizzarra creatura mitologica “temporiniana”.

Cosa fai nella vita? Sei un artista a tempo pieno?

Non sono un'artista, sono solo una persona che fa diverse cose. I ruoli e le etichette mi spaventano, c'è una grande differenza tra essere una cosa e farla. Nel momento in cui cucino faccio il cuoco, ora che sto parlando con te faccio l'intervistato. Però non sono un cuoco a vita, né un intervistato a vita. Per tua fortuna.

Dove vivi?

Per adesso a Milano. In previsione di cambiare pianeta entro la fine dell'anno.

Parlaci del tuo primo romanzo, Tutti i colori del buio, che hai scritto a soli 15 anni. Cosa ti ha spinto a creare questa storia?

L'ho scritta per vari motivi. Soprattutto per provare a me stesso di essere in grado di scrivere un romanzo completo. Tra l'altro, ho iniziato a immaginarne la trama proprio mentre mi trovavo a Recco, vicino a dove abiti tu.

Davvero? Davanti a un piatto di focaccia al formaggio, magari?

Sì, esatto. Mentre mangiavo la focaccia pensavo a mucche morte che galleggiano in un fiume.

Sì? E perché ti è venuto proprio l'impulso di scrivere?

Ci hanno messo un'eternità a portare in tavola il secondo...

Bene. A parte gli scherzi?

A parte gli scherzi, scrissi Tutti i colori del buio non tanto con l'idea di volerlo pubblicare, bensì di farlo leggere a Ray Bradbury, l'autore di Fahrenheit 451. Cercai su internet l'indirizzo di Vicki Satlow, l'agente letterario che lo rappresenta in Italia e fissai un appuntamento nel suo studio a Milano. Passato un mese, mi presentai nell'ufficio e lasciai alla segretaria di Vicki una copia del romanzo, avanzandole la mia richiesta. Le dissi: “Certo, Ray non sa leggere l'italiano, ma può almeno guardare le figure”. Quando Vicki rientrò in studio le fu raccontato l'insolito episodio, così, incuriosita, lesse il romanzo. Avendolo trovato interessante mi contattò per propormi di diventare il mio agente.

Come mai hai iniziato a scrivere proprio durante l'adolescenza?

Perché a quell'età si è un po' pirla, no? Meglio scrivere, comunque, che drogarsi. Io, peraltro, ho provato sia l'una che l'altra cosa. Non bisogna mai farsi mancare nulla, soprattutto in materia di viaggi. Che si tratti di Alpitour, Cannabis o Iris... Non lo so, forse perché prima si è troppo piccoli. Nell'età dell'adolescenza si inizia ad avere un background di esperienze minimo per poter scrivere una storia.

Com'è stato il tuo primo rapporto con un editore?

Tranquillo. Non esaltante, è difficile che mi esalti per questo genere di cose, come ti dicevo non mi interessa pubblicare i miei romanzi. Mi fa piacere che le persone li vogliano leggere, quello sì.

Dai un consiglio agli aspiranti scrittori, visto che sei così giovane (diciamolo, hai 23 anni), ma hai già pubblicato con case editrici importanti come Rizzoli e Giunti.

Ma no, sembrerei un santone se volessi dare dei consigli. Io penso che non sia nemmeno giusto che una persona si ponga come obiettivo la pubblicazione. Bisogna dare valore ad altre cose e poi ognuno arriva nel momento giusto, deve seguire il proprio percorso. Intanto, deve chiedersi veramente perché scrive. Se lo fa con il solo scopo di pubblicare secondo me sbaglia, non ne vale la pena. Mi hai fatto una domanda che sembra facile, invece è molto complicata... Al giorno d'oggi c'è questo grande dilemma della fama. C’è l’idea che porti a qualcosa di concreto. Secondo me, prima di fare qualsiasi cosa, dovremmo ricordarci quello che siamo, cioè degli animali su un pianeta e basta. Solo in questo modo si può essere più spirituali, ma allo stesso tempo più concreti. Perché pubblicare, poi? Per rendere migliore il genere umano? È già tutto sotto il sole, chi vuol vedere le cose le vede. Chi non le vuole vedere non le vedrà mai.

Parlami di come nascono i tuoi romanzi.

Ognuno nasce in un modo diverso. Due aspetti, però, sono fondamentali: bisogna rivolgere un occhio all'arte, ovvero all'inconscio, e l'altro alla scienza, cioè alla logica. Ogni forma d'arte è filtrata da una personale rielaborazione della realtà. Ti faccio un esempio: c'è un nesso tra un ombrello e un ragno? Per me sì, perché l'ombrello ha otto stecche e il ragno otto zampe. Ecco cosa intendo per associazione di logica ed arte. Si forma una creatura nella tua mente che ha sia logica che fantasia. Questo è creare mondi alternativi. Ci tengo a dire che io non scrivo (né leggo) libri fantasy. Non mi piacciono le etichette, scrivo e disegno soltanto delle alternative alla realtà. E in un inverso infinito possono esistere tutte le cose che invento.

Sul tuo sito ho visto che hai tanti progetti in lavorazione e di vario genere. Infatti non ami soltanto scrivere, ma sei anche sceneggiatore, scultore e disegnatore. Puoi svelarci qualcosa a proposito di “Visionarium”?

Si tratta di un libro scritto e disegnato a mano, un viaggio nell'universo e nelle altre dimensioni fantastiche e non. Un caleidoscopio lisergico.

Raccontami com'è nato Iris, il primo libro della trilogia edita da Giunti.

Ho scritto diversi romanzi negli ultimi anni, ma nessun editore ha voluto pubblicarli, forse perché sono un po' troppo estremi per gli standard italiani. Allora, un giorno ho pensato di invitare a casa mia un gruppo di amiche. Ho chiesto loro di spiegarmi che tipo di storia avrebbero voluto leggere e mi hanno indicato le moderne saghe vampiresche come ideale assoluto. I loro gusti alla fine erano chiari: volevano una storia di avventura e d'amore. Così, seguendo queste indicazioni, ho scritto Iris. Un misto di cose che piacciono a me e un misto di cose che piacciono a loro. La casa editrice Giunti ha deciso subito di pubblicare la storia e le vendite del libro stanno andando veramente bene. Anche se Iris non è del tutto nelle mie corde il secondo capitolo della saga sarà molto più interessante.

Davvero non ti piace?

In parte, ma penso che sia una cosa buona lavorare a ciò che non è ti è del tutto affine. Insegna cose nuove.

Quando uscirà il secondo volume di Iris?

Sarà distribuito in tutte le librerie tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre.

È vero che è in preparazione il manga di Iris?

Assolutamente vero, ho appena trascorso la notte a lavorare alla sceneggiatura insieme alla disegnatrice Chiara Bracale. Ma non so ancora dirti quando il manga sarà pubblicato.