In occasione della Bologna Children's Book Fair, svoltasi dal 19 al 22 marzo 2012, Mondadori ci ha offerto l'opportunità di intervistare di persona Marissa Meyer, l'autrice di Cinder, in visita a Bologna per promuovere il suo romanzo d'esordio pubblicato all'interno della collana Chrysalide. Vi lasciamo subito all'intervista in compagnia dello staff di Chrysalide e delle bloggers de “Il piacere della lettura” e “Bookshelf – la libreria di Nicky” durante la video-intervista dedicata a Marissa. 

Chi è Marissa?

Questa è una domanda difficile. Allora, sono una scrittrice e sono una ragazza che ha sempre voluto esserlo fin da quand'era bambina. Quindi, quando a gennaio è uscito il mio primo libro, Cinder, posso dire che si è realizzato un sogno. Sì, lo so che se dico di sentirmi come una principessa che vive la sua favola sembra un po' stereotipato, ma è la verità.

Che cosa ne pensi del fantasy? Che cosa rappresenta per te?

Il fantasy è stato il mio primo vero amore come lettrice, anche se naturalmente da piccola ho cominciato con i romanzi classici. Poi un bel giorno uno zio mi ha regalato Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Non riuscivo  più a smettere: ne volevo sempre di più! E quindi sono cresciuta pensando che sarei diventata una scrittrice fantasy. In un certo senso è stata una sorpresa che il mio primo libro trattasse di un cyborg, perché io pensavo ci sarebbero stati draghi, elfi, stregoni! Invece ho scritto una storia fantascientifica, ma la cosa ha funzionato, la trama del libro mi ha convinto subito e quindi ha avuto buon esito. 

Com'è nata l'idea di scrivere Cinder?

Da tempo avevo intenzione di scrivere una serie di libri ambientati nel futuro riprendendo le mie favole preferite. Ho pensato e ripensato tante volte a come ambientare tali storie nelle maniere più disparate. Poi un giorno, mentre stavo prendendo sonno, mi è venuta un'idea all'improvviso, così, folgorante. Ho immaginato Cenerentola come meccanico e mi è venuta subito in mente una scena nella quale lei corre giù per le scale del palazzo e invece di perdere la scarpetta perde il piede (ride, n.d.a.)!  Ecco che quindi, quando Cenerentola è diventata un cyborg, il resto della storia è venuto fuori da sé.

In Italia come all'estero, il paranormal romance è stato a lungo subissato da vampiri e demoni in ogni salsa. Poi arriva Cinder, un modo senz'altro alternativo e capace di dare nuova linfa al genere. Come mai questa scelta di distaccarsi dai cliché e di orientarsi verso la favola e la fantascienza? Può il solo paranormal romance avere già esaurito tutto quello che aveva da dire?  

Dubito molto che il paranormal stia morendo, perché queste cose vanno secondo le mode; vanno a ondate, ciclicamente. Tanta gente sostiene che i vampiri ormai abbiano fatto il loro tempo, ma sono cinque anni che lo si dice. Chi lo sa. Io non sono mai stata particolarmente interessata a vampiri, demoni e angeli. Non hanno mai esercitato un fascino particolare su di me. Per quanto riguarda Cinder, volevo prima di tutto che il libro piacesse a me, alle persone come me. Io sono cresciuta amando le favole, amando Guerre Stellari, amando le lucciole. E tutto questo mio background, questa mia formazione, ha svolto un ruolo decisivo. Volevo raccogliere elementi che potessero piacere a persone con i miei stessi gusti, nella speranza che ci fosse ancora qualcosa da dire in questo genere, qualcosa ancora non trattato.  

Quanto c'è di tuo nei personaggi che hai creato?

È impossibile separare del tutto i propri personaggi da se stessi, ma tutto ciò che leggo e che scrivo trae origine in qualche modo dalle mie esperienze personali. Ciò detto, io mi sforzo di far sì che i  personaggi non siano esattamente come me. Per quanto riguarda Cinder questo è evidente: per esempio io non so riparare assolutamente nulla e ritengo che lei sia molto più tosta. Oltretutto io soffro di aracnofobia, mentre lei no, per nulla (ride, n.d.a.)! Tuttavia entrambe abbiamo qualcosa in comune che è questo senso dell'umorismo; infatti quando mia mamma ha finito di leggere Cinder, ha detto: “Ah, capisco da dove trae origine il sarcasmo di Cinder!”. 

Scrivi in un orario abitudinario o quando capita?

Continuo a fantasticare di essere una scrittrice normale. Dico a me stessa: “Da adesso scriverò da questa ora a questa ora, per quattro ore di fila”, ma non è mai così. Ogni volta va come va e spero che prima o poi io possa finalmente dire: “Sì, io sono una scrittrice con un orario ben preciso, molto disciplinata”. Finora non è stato così. 

In Cinder hai preferito prima strutturare la trama con una scaletta o hai scritto di getto?

Io sono una pianificatrice, quindi lavoro tantissimo alla scaletta e sapevo fin dall'inizio che avrei voluto scrivere una serie di quattro libri. Di conseguenza ho speso un sacco di tempo per la pianificazione di Cinder prima di mettermi a scrivere la storia vera e propria. Ciò nonostante, tutto quello che avevo previsto è cambiato: malgrado una scaletta ben precisa, lascio sempre un margine: i personaggi possono decidere di prendere strade diverse, fare di testa loro. E questo accade sempre. 

In Italia alcuni scrittori sostengono che l'editing delle case editrici sia a volte eccessivo. È capitato anche a te?

No, nel mio caso è andato tutto liscio. La mia editor è stata molto delicata nell'intervenire sul testo. In Cinder si è soffermata in un paio di occasioni su alcuni dettagli per rafforzare la storia, ma io ero completamente d'accordo con lei. Si trattava peraltro di dettagli di scarso conto, tant'è che nel mio secondo libro, Scarlet, praticamente non ha voluto metterci penna. Quindi ripeto: è andato tutto molto liscio, ma so che in America ci sono molti scrittori che in effetti hanno questa sensazione di perdere il controllo delle loro storie. 

Quanta importanza dai a coloro che lavorano dietro le quinte di un libro? 

Alfonso Zarbo posa con Marissa Meyer
Alfonso Zarbo posa con Marissa Meyer
Be', non potrebbe esserci nulla senza di loro. So che alcuni scrittori hanno l'impressione che non appena hanno consegnato il loro libro, questo non è più loro e devono semplicemente fidarsi del lavoro di qualcun altro. Per quanto mi riguarda, io non ho mai avuto tali problemi. Anzi, adoro tutti quanti nella mia casa editrice, tutti quelli che ho incontrato qui a Bologna... tutti! È veramente uno sforzo di gruppo, perché è tutto il gruppo che deve funzionare, altrimenti le cose non vanno in porto. Io non potrei davvero essere più felice di così. 

Che cosa ne pensi degli eBook?

Mi piacciono e penso ci sia spazio nel mondo sia per gli eBook che per i libri fisici. Personalmente preferisco quelli fisici, se non altro perché mi piace metterli sullo scaffale uno di fianco all'altro e mi sento realizzata nel vederne tanti, ma voi capite che in certi momenti, per esempio quando sono in viaggio come in questo caso a Bologna, ecco che mi porto dietro il mio lettore di eBook ed è in effetti molto comodo. 

Vuoi dire qualcosa ai lettori di Fantasy Magazine?

Be', semplicemente spero che diano un'occhiata a Cinder e che possa piacere loro la storia. Che provino gusto nel conoscere la protagonista Cinder e gli altri personaggi del libro, il mondo che ho creato e la storia in generale. 

Ricordiamo ai lettori di Fantasy Magazine che è possibile seguire Marissa Meyer sia sul suo sito marissameyer.livejournal.com che sul blog ufficiale della collana Chrysalide di Mondadori www.mondichrysalide.it.

Inoltre è possibile guardare la video-intervista completa e leggere le altre domande poste a Marissa su leggiamo.altervista.org/ e bookshelf-nicky.blogspot.it/2012/03/quattro-chiacchiere-con-marissa-meyer.html.