Il periodo di crisi colpisce ogni settore e l’editoria non ne è certo esentata. Le case editrici sono in difficoltà, stanno chiudendo o hanno chiuso; quelle che rimangono investono certamente meno e il fantasy non fa certo eccezione, specialmente per quanto riguarda la ricerca di nuove figure in ambito nazionale.

La causa di tutto ciò è solo dovuta alla crisi oppure c’è dell’altro?

La questione porta a riflettere e a fare un’analisi di quanto prodotto per poter esprimere delle opinioni sulle quali discutere.

La crisi ha portato sicuramente a un minor numero di vendite (con meno soldi a disposizione, la gente si concentra sul necessario e i libri, per quanto possono essere interessanti, non sono una necessità primaria) e di conseguenza a investimenti minori, soprattutto per quanto riguarda gli autori italiani; ma le cause di tale scelta sono anche altre e dipendono dal fatto che il periodo di boom del genere (che ha portato a una sua maggiore diffusione rispetto al passato) è stato un fuoco di paglia, che non solo non ha gettato le basi per un solido sviluppo e consolidamento del fantasy, ma ha bruciato la fetta di mercato che si era creato. A differenza dell’estero, dove si ottengono buoni risultati.

Che cos'è che crea questo divario? La grandezza delle case editrici? Il metodo di lavoro? La qualità di quanto producono gli scrittori? Perché il fantasy scritto in Italia ne esce male dal confronto con quello estero?

Prima però di addentrarsi nelle varie cause, occorre fare una doverosa precisazione: il fantasy non ha nazionalità, è di tutti e non appartiene a nessuno. Non esiste quello italiano, francese, inglese, tedesco, ma quello realizzato da autori di nazionalità differenti.

Detto ciò, iniziamo la disamina dei motivi che hanno influito nel dare un determinato risultato al mercato del fantasy, giudicato in una certa maniera sia dai numeri di vendita, sia dai giudizi dei lettori.

Una cosa che anche sul nostro forum viene rimproverata all'editoria italiana è in primis bassa attenzione e scarso rispetto per il lettore, a cui sono state proposte storie giudicate spesso mediocri, superficiali, ricalcanti lo stesso copione, con una scarsa caratterizzazione dei personaggi e stili che non maturi e adeguati, appena sufficienti per essere considerati scritti in italiano corretto; senza contare copertine il più delle volte mediocri e con soggetti che avevano poco a che fare con il romanzo in questione.

Christopher Paolini
Christopher Paolini
In Italia ci sono autori validi, riconosciuti e tradotti anche all’estero, con capacità di stile e d’intreccio di trama, ma si contano sulle dita delle mani; i restanti dimostrano un livello mediamente basso: storie che ricalcano i cliché della moda del momento, propinando libri che sono cibo in scatola per gatti. Mode del momento che hanno influenzato ampiamente, se non totalmente, le scelte editoriali: ne sono esempio tutti i baby scrittori selezionati dalle case editrici in base all'età in cui avevano scritto la loro opera, per corrispondere al modello di Christopher Paolini, considerato fenomeno per la giovane età in cui era arrivato a pubblicare; da qui la mentalità che il fantasy sia solo per adolescenti e che pertanto solo uno scrittore adolescente possa comprendere e comunicare con tale pubblico. Anche se non va dimenticato che il fantasy è sempre stato considerato un genere di serie B, seguito da persone poco intelligenti o disadattate, che volevano fuggire da una realtà che le rendeva insoddisfatte.

Questa scelta ha mostrato in breve tutti i suoi limiti, in primis, la mancanza in molti giovani autori di umiltà, con la convinzione di avere scritto IL romanzo, un testo dove niente vada toccato e modificato, quando invece ci sarebbe molto su cui lavorare, sia per quanto riguarda lo stile, e la trama.

Subito dopo questi punti occorre prendere in esame la mancanza di basi nel saper scrivere narrativa (che non è saper scrivere grammaticamente corretto) e la conoscenza del genere: i giovani autori si sono buttati a scrivere di fantasy perché andava per la maggiore, spesso però senza conoscerne le sue origini, i classici che lo hanno reso famoso, ne hanno gettate le fondamenta, anzi reputando che per scrivere non servisse leggerlo e conoscerlo (nel peggiore dei casi si è avuta la convinzione che proprio il leggere, qualsiasi cosa, non servisse). Autori troppo acerbi per scrivere un testo sia dal punto stilistico, sia dal punto di vista di maturazione, perché è indubbio che un autore, consciamente o inconsciamente, mette in un romanzo l’esperienza che ha maturato nella vita; da qui si capisce che un adulto (inteso come persona matura) ha maggiori possibilità di farlo rispetto a un adolescente, salvo casi eccezionali o eventi particolari. Ognuno dà quello che ha dentro: tale è la realtà dei fatti. Nel caso delle pubblicazioni dei romanzi fantasy in questione, è venuto giocoforza avere opere basate su disagi, paturnie adolescenziali e ormonali, data la visione limitata avuta dall’esperienza di vita.