Recensione di Marco Guadalupi

Nei giorni scorsi Fox ha trasmesso il pilot di Gotham, serie ispirata all’universo fumettistico di proprietà DC Comics che debutterà anche in Italia a inizio ottobre. Una produzione molto attesa per diversi motivi, in particolar modo per la gestione dei personaggi, presentati in un contesto narrativo che anticipa cronologicamente l’arrivo del Cavaliere Oscuro, qui ancora innocente e piccolo nei panni di Bruce Wayne, l’orfano. 

Inizia l’episodio. Gotham. Il punto di vista è quello di una giovane ladruncola (Camren Bicondova) che passeggiando per le via della città deruba i passanti, agile ed esperta. Viene quindi presentato uno dei protagonisti della serie, ovvero Selina Kyle, aka Catwoman, in questi primi quaranta minuti scarsi perlopiù una presenza silenziosa letteralmente appollaiata sulle scene più significative. Trovando riparo in un vicolo, la ladra assiste impotente a un omicidio. Due colpi d’arma da fuoco di un delinquente in cerca di un bottino uccidono sul colpo una coppia di vittime ignare. Il ladro scappa, lasciando in vita una terza persona, un bambino (David Mazouz) paralizzato dalla paura che urla disperato nella notte. Un omicidio che dà il via alla trama verticale dell’episodio e probabilmente a quella orizzontale dell’intera serie. Uno dei momenti più toccanti e cruciali della storia di Bruce Wayne/Batman, rappresentato in moltissime occasioni ma raramente approfondito. 

L’omicidio dei ricchi e famosi coniugi coniugi Wayne colpisce la città. Il punto di vista cambia, andando incontro a James Gordon (Ben McKenzie), detective appena giunto a Gotham dopo aver combattuto in guerra. A Gordon si affianca il collega Harvey Bullock (Donal Logue), che vedendosi assegnare il caso Wayne cerca in un primo momento di scaricare “la patata bollente” a qualcun altro per evitare inevitabili pressioni e responsabilità.  Ma per la coppia di poliziotti è troppo tardi per tirarsi indietro. Gordon inoltre avvicina il piccolo Bruce, rassicurandolo e promettendogli giustizia per i suoi genitori. Le indagini entrano nel vivo e Gordon scopre subito come girano gli affari a Gotham City, raccogliendo prove sul campo della combutta tra polizia e criminalità organizzata. 

Se alcuni considereranno giustamente Gotham come un prologo a Batman, ad altri potrebbe fare un altro effetto. La serie ideata da Bruno Heller ha infatti tutte le carte in regola per essere una storia a sé, un prodotto paradossalmente autosufficiente, pur basandosi su un format ampiamente definito e su universo narrativo ricchissimo come quello dedicato al Cavaliere Oscuro. Ma l’impressione post visione è quella di una (un’altra, ancora) serie di genere poliziesco-noir indipendente, a cui si aggregano personaggi che hanno fatto già il proprio corso. Un prodotto di indubbia qualità – anche se i tempi non sono ancora maturi per giudicare in maniera assoluta –, soprattutto tecnica, che a tratti risulta però essere pacchiano e un po’ acerbo. 

L’intenzione di realizzare qualcosa di importante c’è e si vede, la consapevolezza di trattare di una delle ambientazioni urbane supereroistiche più affascinanti di sempre anche. Tuttavia questo bel palcoscenico, Gotham City, resta un po’ troppo sullo sfondo e fine a se stesso. La metropoli non è viva, almeno non ancora, nonostante delle buone scelte per gli effetti visivi e una fotografia che riprende lo sfolgorante concept della serie videoludica di Arkham targata RockSteady Studios, con giochi di ombre e tagli di luce dalle tonalità acide. Ad aumentare il distacco tra personaggi e ambientazione una regia non brillantissima, buona nel far rivivere la scena dell’omicidio Wayne ma nel complesso non autoritaria e distinguibile e che non va oltre ad alcune panoramiche spettacolari che si inframmezzano tra lo svolgimento di un’azione e l’altra. 

Dal punto di vista recitativo tutto il cast appare molto ispirato, compresi i personaggi che hanno avuto meno spazio nell’episodio ma che sicuramente troveranno giusta collocazione nei prossimi. Da segnalare l'ottima  prova di Robin Lord Taylor nel ruolo di Oswald Cobblepot, già soprannominato “Pinguino” dai suoi nemici e che promette faville.  

L’aspetto positivo del pilot è il modo in cui sono stati introdotti i protagonisti, in un groviglio di sottotrame e indizi che non aspetta altro di essere sfruttato a dovere, con equilibrio e coerenza, nella speranza (la nostra, da telespettatori) che tutto questo non sfumi via: il pericolo che Gotham diventi una serie ricca di stereotipi è dietro l’angolo.

Senza entusiasmare troppo ma con un potenziale pronto a fare la differenza e a imporsi (nel bene o nel male), la serie creata da Heller supera la prima prova soprattutto per le premesse.

Voto: 3 su 5

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Recensione di Andrea Massacesi

Da un certo punto di vista, le premesse di Gotham comprendono sia il diritto che il rovescio di una medaglia: esplorare le origini non propriamente di Batman ma dei suoi avversari e comprimari, anni prima che Bruce Wayne indossi il cappuccio e il mantello, rende una notevole libertà agli sceneggiatori; contestualmente, però, necessita anche che certi elementi, certe linee di sviluppo, possano proseguire idealmente verso un esito conosciuto. E questo perchè la mitologia del Cavaliere Oscuro, consolidatasi in settantacinque anni di storie a fumetti, dovrebbe (o deve, per il fandom più intransigente) essere rispettata.

Un canone fumettistico così ricco e complesso come quello di Batman possiede infatti dei nuclei narrativi, dei fulcri, intorno ai quali tutto il resto viene costruito. E Gotham si apre proprio con uno dei più importanti tra di essi, l'assassinio dei genitori di Bruce (David Mazouz), Thomas e Martha Wayne, in un angolo della metropoli che dà il nome alla serie e la genesi al supereroe, al simbolo.

Dopo aver seguìto una giovane Selina Kyle (Camren Bicondova) destreggiarsi tra i vicoli e i tetti di Gotham City tra piccoli furti e agili fughe, un vero e proprio preludio alle abilità della sua alter ego adulta (Catwoman), la scena si sposta sul tragico episodio da cui si origina la leggenda.

Possono risultare, tuttavia, non del tutto apprezzabili le scelte registiche con le quali un momento così centrale nella mitologia del personaggio è stato affrontato in Gotham: la narrazione risulta un po' frettolosa e alcuni elementi del tutto trascurati.

L'idea di collegare idealmente e, forse, nel prosieguo della prima stagione anche empaticamente Selina e Bruce, è invece una scelta piena di interessanti spunti narrativi.

Nonostante in questo primo episodio le rispettive parti dei due giovani interpreti siano piuttosto limitate (addirittura, Selina non pronuncia neanche una battuta), le loro performance risultano a mio giudizio straordinarie. La Bicondova esprime pienamente nelle espressioni facciali e nel linguaggio del corpo la calcolata disinvoltura, l'indipendenza e la sfrontatezza dell'iconica antieroina che il suo personaggio diventerà. Mazouz è un intenso Bruce Wayne: la tragedia vissuta e la crescente determinazione nell'affrontare la paura che lo ha paralizzato di fronte all'uccisione della propria infanzia, traspaiono da uno sguardo in grado di trasmettere pienamente le sue contrastanti emozioni, e da intensi scambi di battute tra lui e il detective James Gordon (Ben McKenzie). Il rapporto tra i due si delinea da subito come una delle linee narrative più interessanti da sviluppare negli episodi successivi.

Come lo è anche l'idea (seppur non in sintonia con il canone dei comics) di nascondere l'identità dell'assassino dei Wayne, la caccia alla quale, condotta da Gordon e Harvey Bullock (Donal Logue) costituisce la struttura portante dell'intero episodio, rendendolo sotanzialmente il racconto di un'indagine poliziesca che, allo stesso tempo, rappresenta un viaggio introduttivo nel complesso mondo criminale di Gotham.

Un mondo che risulta un po' troppo affollato, tanti sono i volti che Bruno Heller vuole introdurre da subito agli spettatori (anche alcuni cambi di scena risultano eccessivamente repentini). Di livello assai alto la prova di Jada Pinkett Smith, interprete della boss criminale Fish Mooney (personaggio ideato appositamente per la serie) e del suo tirapiedi Oswald Cobblepot/Pinguino (Robin Lord Taylor). In particolare, quest'ultimo ha l'indubbio merito di portare sul piccolo schermo la migliore e più realistica interpretazione finora mai vista, a mio avviso, del celebre avversario di Batman, un personaggio notoriamente difficile da rendere a tutto tondo, considerando la sua eccentricità.

Protagonista della serie, McKenzie è piuttosto convincente, considerando che sulle sue spalle pesa un ruolo, quello del più prezioso, futuro alleato dell'Uomo Pipistrello, e risulta totalmente a suo agio nelle scene d'azione, credibile nel rapporto di chiaroscuri con un ottimo Logue, un ambiguo, rude e disincantato Harvey Bullock. Una breve nota per Cory Michael Smith, il maniacale scienziato forense Edward Nygma (il futuro Enigmista) che nelle poche battute della sua parte mi è sembrato un po' troppo derivativo dalla più celebre trasposizione sul grande schermo del personaggio, quella di Jim Carrey in Batman Forever (1995).

Già dalle prime sequenze del pilot, si nota una notevole cura nelle scenografie e nei dettagli delle locations, le quali risultano del tutto convincenti grazie al lavoro diretto dal production designer Doug Kraner. Principalmente, l'episodio è stato girato a New York e il materiale è stato poi trattato in post-produzione con effetti digitali, che aggiungono atmosfere ed elementi architettonici in stile gotico e Art déco. Il risultato è che uno dei protagonisti della serie, e cioè la stessa Gotham City, è affascinante e immersiva nel suo essere volutamente un luogo senza tempo e sommando in sè caratteri di più di un periodo storico-urbanistico.

In conclusione, sebbene gli sviluppi della serie siano, com'è ovvio, ancora tutti da valutare e nonostante alcune sbavature in alcune scelte stilistiche e narrative, è un buon inizio per il viaggio che ci attende a Gotham.

Voto: 3 su 5