Cacciatori e prede

Fèral rotolò sul fianco che non le faceva male, le foglie scricchiolarono sotto il suo peso e la ferita la costrinse a urlare; la Foresta del Tumulo si zittì. Lo squarcio era largo e umido; vi pose con cautela la mano pelosa, che poi annusò per non dimenticare l’odore del mostro che le aveva quasi staccato una costola. Il pensiero che il sangue sul palmo non fosse solo il suo, la fece sorridere e rifletté che, forse, un giorno avrebbe avuto la sua vendetta.

Svenne.

Il mostro esce dal sottobosco e attacca. Fèral avverte il bacio liquido del proprio sangue che sgorga dal costato: è stata colpita senza accorgersene e non avverte dolore, non ancora. Si volta a guardare l’assalitore, che la morde con tenacia: è una cosa informe, tutta zanne e artigli. Lei reagisce: gli affonda le unghie nel collo, ma quello è protetto da un ammasso di peli ispidi.

– Bravo Kug! – La voce di Uhn la schiaffeggia. – Sbrana quella maledetta!

Il bandito la guarda e ride, assiste allo scontro da lontano: non vuole sporcarsi le mani.

Fèral cerca di liberarsi, ma il mostro è troppo forte. I due cadono e rotolano nella boscaglia. Il dolore esplode inatteso, risale il torace e si getta nel braccio, come una colata di acciaio fuso. Fèral piega le ginocchia, pianta i piedi artigliati nel ventre di Kug e scalcia.

Il mostro si stacca portando con sé un pezzo di carne. Il sangue di entrambi scroscia sulle foglie, simile a pioggia; lei ruggisce per il tormento causatole dalla ferita e per la frustrazione di essere stata sopraffatta così facilmente.

– Kug! – grida il bandito. – Maledetta gatta mal riuscita – la insulta, – l’hai graffiato! – Il bastone le preme sul fianco straziato e la sofferenza è atroce. – Me la paghi, ma non ti faccio il favore di ammazzarti, ti mangeranno i corvi!

Fèral pensa che non ci sono corvi nella foresta, ma i ragni-lupo sì; sarà molto peggio. Sente i passi di Uhn e il latrare del mostro, poi solo il fruscio delle fogliame; alla fine rimane il silenzio.

Dàhar cercava di non fare rumore spostando i rami, ma il mantello rimase impigliato e decise di lasciarlo dov’era, divincolandosi con un grugnito; per un attimo temette di aver perso le tracce, ma si sbagliava: il sangue formava una scia spessa, inconfondibile. Chiunque ne avesse perso così tanto era quasi certamente morto. Le fronde degli alberi erano state martoriate: si era combattuto aspramente lì; si chiese quanti cadaveri avrebbe trovato.

D’un tratto, un latrato fendette l’aria e l’uomo trasalì, trattenne il fiato, restando muto come la foresta che lo circondava; riprese ad avanzare con più cautela. L’essere che scorse poco distante, acquattato nel sottobosco, sembrava un lupo enorme; era immobile, ma gli si avvicinò tenendo ugualmente la spada a portata di mano.

Fèral riprese i sensi; un rumore di passi la scosse, e tradì Uhn: doveva essere tornato per controllare che fosse morta, e presto lo sarebbe stata, ma l’avrebbe portato con sé. Trasse un respiro profondo e si preparò all’attacco, ignorando la fitta che la fece gemere a denti stretti.

L’odore del proprio sangue e il puzzo di Kug mascheravano il sudore di Uhn; Fèral non riusciva a capire quanto fosse vicino. Sentì un ramo spezzarsi a pochi passi e decise che era il momento di agire, poi sarebbe morta, come sperava avesse già fatto il mostro che l’aveva ridotta a quel modo.

Dàhar si poggiò a un cespuglio fronzuto per migliorare visuale, così distinse l’essere più chiaramente: giaceva in posizione fetale e sembrava un umanoide peloso, aveva una coda da volpe e zampe ferine. Forse respirava ancora, ma non ne era sicuro.

L’uomo si sporse di più e la pianta che lo sorreggeva cedette, rischiando di farlo rovinare a terra. Represse un’imprecazione e, quando si voltò, l’essere era sveglio; gli fu addosso in un attimo, tanto veloce che Dàhar non fece in tempo a sfoderare la spada.

Fèral si protese verso Uhn con gli artigli snudati, sentì la stoffa squarciarsi, ma non incontrò il ventre morbido della preda: il bandito indossava una corazza ora, sulla quale le unghie raschiarono senza effetto. Dopo il primo assalto, le gambe cedettero quando nel fianco le esplose l’ennesima fitta. Per un attimo vide tutto bianco, poi scorse un volto che non era quello che si aspettava e svenne di nuovo.

Cure

Fèral corre nella Foresta del Tumulo, le tracce di Uhn sono fresche, ma non è solo: da poche leghe, l’odore di qualcosa di immondo si è unito al suo. Deve stare attenta, potrebbe essere pericoloso.