E' da un po' di giorni che FantasyMagazine sta affacciato alla finestra a guardare. Più precisamente a guardare – molto divertito - il girotondo di voci che si è formato, questa settimana, attorno a Emma Watson.

A partire da domenica 18 marzo infatti, i giornali cartacei e telematici britannici si sono scatenati rimpallandosi l'un l'altro la notizia secondo cui l'attrice avrebbe abbandonato il cast di Harry Potter.

Naturalmente le testate italiane non hanno perso l'occasione di fare altrettanto, a partire dal lunedì seguente.

Perché tutto questo? Partiamo dall'inizio, come si fa sempre per dipanare ogni matassa che si rispetti.

Tutto ha preso le mosse da un articolo pubblicato su News of The World

(www.newsoftheworld.co.uk).

Ma anzitutto: che testata è? E' un tabloid che esce la domenica, e si pone né più né meno a livello del Sun, come dimostrano, oltre che i contenuti, anche la grafica assolutamente speculare, così come i medesimi inviti a vendere una storia o una foto. Nessuna sorpresa, del resto, visto che i due giornali fanno capo al medesimo gruppo editoriale al cui vertice sta l’uomo d’affari australiano Rupert Murdoch.

Quindi, un giornale a impronta sensazionalistica, quando non scandalistica, con all’attivo parecchie cause (perse o composte in via stragiudiziale) a seguito delle numerose querele raccolte nel corso degli anni e con un direttore costretto a dimettersi per una condanna penale a seguito di intercettazioni telefoniche ai danni del principe William.

Pensate che stiamo facendo gli snob e giudicando a priori? Va bene, allora lasciamo perdere le credenziali della testata e concentriamoci sull'articolo in questione.

Il titolo, "I QUITTITCH", si compone su un gioco di parole fra il vocabolo ‘to quit' (abbandonare) e ‘quidditch’, il famoso sport dei maghi. Fatto apposta per richiamare l’attenzione. Ma anche moderatamente spiritoso, concediamoglielo.

Già partire dall’occhiello, il pezzo inizia però a scricchiolare: si afferma infatti che la giovane star sta per sparire dal cast perché “i film di Harry Potter hanno perso la loro magia". Frase maliziosamente giocata fra il senso letterale, assolutamente falso (tutto si può dire dei film sul maghetto, tranne che manchino di magia) e il senso metaforico che gli viene conferito quando si legge la frase in abbinamento alla prima riga del testo, laddove si afferma che la Watson si sia stufata del proprio ruolo e cerchi altri stimoli. In tal caso, diventa allora pacifico che quando una cosa diviene routine perde sicuramente la propria ‘magia’.

L’articolo prosegue poi affermando che la Watson ha RIFIUTATO (scritto a caratteri maiuscoli) di firmare il contratto per le due pellicole finali della saga. Questa è chiaramente una forzatura giornalistica, visto che, allo stato dei fatti, il contratto non è ancora stato firmato, ma ciò non implica necessariamente che non lo sarà. Del resto, la frase che chiude il pezzo dice chiaramente che la Warner ha confermato che l’attrice non ha siglato la nuova scrittura, ma – aggiungiamo noi - ciò non significa che abbia confermato il suo rifiuto a farlo. Per la serie: quando si vuol per forza giocare con le parole…

Il giornalista rivela a questo punto che il rifiuto ha gettato in piena crisi i due ultimi film. Una frase generica e presuntiva, senza alcun fondamento concreto, buttata lì per allungare l’insipido brodo di un articolo stiracchiato e privo di sostanza, ma che va tenuta presente perché sarà materia di ulteriori ricami, ahinoi, da parte la stampa italiana.

A questo punto il tabloid serve la ciliegina sulla torta, dichiarando che l’attrice ha detto ai produttori che persino raddoppiare il suo cachet a due milioni di sterline per film non riuscirà a diventare l’asso nella manica per farla restare. Teniamo a mente anche questa cifra, perché quando esamineremo la stampa italiana vedremo in proposito qualche interessante balletto di numeri e valuta.

Un altro paio di frasi generaliste, sempre per allungare la zuppetta, e quindi si arriva al ‘cuore’ della notizia, un virgolettato che farebbe, in quanto tale, presupporre una dichiarazione di prima mano cavata nienteciccìecoccòdimenoché da Dan Radcliffe, interprete del maghetto: “Emma non vuole farlo più, è stufa di essere conosciuta come ‘la ragazza che ha fatto Harry Potter”. Fine del virgolettato.

Ok, può anche essere, ci può stare. Del resto la Watson va ripetendo dal terzo film in poi la propria incertezza nel proseguire con la saga, per timore di restare imprigionata per sempre in un unico ruolo, come è accaduto a molti prima di lei.

Ma a questo stadio il giornalista, da consumato mestierante, aggiunge una frase, non virgolettata, che si richiama a un fatto di cronaca di qualche giorno prima, quando la polizia aveva fermato un fan che da qualche tempo perseguitava l’attrice. La frase sembra dunque suggerire implicitamente che la Watson, oltre che stufa, sia scioccata e spaventata dall’ossessività del fandom, il che potrebbe ulteriormente spiegare la sua voglia di defilarsi. Anche questo potrebbe essere plausibile, ma, per correttezza, il giornalista avrebbe dovuto specificare che si trattava di una sua personale ipotesi. Orbene, anche questa frase sarà ripresa e ulteriormente amplificata dalla nostra stampa, come vedremo fra poco.

Conclude il pezzo un altro virgolettato, questa volta ascritto a Rupert Grint, interprete di Ron Weasley, dove l’attore afferma che quando non si trovano a lavorare assieme, lui e Dan non sono molto in contatto con Emma.

Anche questa frase, messa così, pare voler suggerire che i rapporti fra il trio si siano raffreddati e che anche questo sia foriero di decisioni drastiche, mentre chiunque abbia un minimo di familiarità con il cast sa benissimo che i ragazzi trascorrono assieme, girando, molti mesi all’anno, e poi nelle pause ognuno cerca di recuperare la propria vita privata e i propri impegni personali, com’è ovvio che sia.

Tirando le somme: un articolo tappabuchi di una sonnacchiosa edizione domenicale, con pretese di sensazionalità ma con substrato assolutamente inesistente e confezionato con pezze di scarto attaccate mediante Vinavil. Qualcosa che, se fosse stato stampato su carta anziché online, sarebbe andato molto bene per proteggere la mobilia da una bella rinfrescata primaverile alla tinta delle pareti di casa.

E invece, cos’ha prodotto questo pezzo? Una reazione a catena incontrollata, che è rimbalzata non solo nel Regno Unito ma anche nel boccalonissimo Stivale, già, ahinoi, straordinariamente uso a pubblicare montagne di scemenze e disinformazione su tutto quel che riguarda la saga (le varie versioni sulla traduzione del titolo di Harry Potter and the Deathly Hallows sono solo le ultime di una lunga catena di esempi – vedi /notizie/6915/)…

Ma prima di dare il via al valzer dei florilegi nostrani, bisogna precisare che la serissima BBC, lo stesso giorno in cui il News Of The World usciva col suo pezzo, mandava on line un breve trafiletto (news.bbc.co.uk/) in cui non solo affermava che la Watson avrebbe girato i due ultimi film - così come aveva del resto dichiarato durante le interviste promozionali relative al quinto - ma riportava anche le parole di un portavoce Warner che suonano esattamente così: “Siamo estremamente fiduciosi che Emma tornerà per il sesto e il settimo film”.

Bene. Ora che avete il quadro della situazione britannica, siete pronti a gustarvi il taglia e cuci operato dai nostri giornalisti, prendendo un po’ dal News Of The World, un po’ dalla BBC e un po’, perché no, gli uni dagli altri, che così non si sbaglia mai.

Si comincia con il Tg com, che intitola “Harry Potter, Hermione se ne va” (www.tgcom.mediaset.it/). Il pezzo esordisce affermando che i produttori sarebbero addirittura nel panico (!) per via della notizia sulla defezione riportata dal News Of The World. Peccato che nell’occhiello immediatamente sovrastante ci sia però scritto “ma i produttori sperano ancora”. Essere nel panico per via di qualcuno che se ne va e continuare contemporaneamente sperare che non si verifichi quel che appare già verificatosi suona effettivamente come un bell’ossimoro, ma certo non ci si fermerà di fronte a questi sofismi…

E infatti non ci si ferma, e si continua con gli scivoloni, ripescando la dichiarazione Warner riportata dalla BBC e traducendola in modo assolutamente pedestre. Tg com scrive infatti: “I produttori però rilanciano: " Siamo estremamente convinti che Emma tornerà sul set””.

Ora, al di là dell’insistenza nell’esponenziale moltiplicazione degli ossimori di contenuto, si impone anche una precisazione sulla forma: come abbiamo visto sopra, la frase esatta della BBC era “siamo estremamente fiduciosi”. Il vocabolo “confident” esprime infatti l’atteggiamento di chi nutre fiducia in qualcosa, non di chi è convinto di qualcosa. Consigliato quindi al Tg com un ripassino su quelli che nella grammatica vengono definiti “false friends” ossia quelle parole che per assonanza o similarità con la lingua italiana inducono nella tentazione di tradurre a orecchio provocando così clamorosi spiaccicamenti frontali con l’insidioso idioma di Albione.

Ma non è certo finita qui. Nel passaggio dal News Of The World al TG com, l’illazione del giornalista inglese sull’effetto shock provocato dal fan ossessivo della Watson diventa un virgolettato per bocca di Rupert Grint ("Emma è rimasta scioccata da un fan che la perseguitava anche a scuola. - ha spiegato ancora Rupert Grint”). Come accade nel gioco del telefono senza fili, un’ipotesi viene dunque amplificata fino ad assurgere a vera e propria dichiarazione di prima mano.

E infine, un’ultima enfatizzazione di chiusura: “Di fatto la decisione della Watson ha paralizzato la messa in cantiere degli ultimi due film”. Se non altro il News Of The World ci era andato più cauto, parlando di crisi, che ci può anche stare, se si pensa al lavoro richiesto per trovare un adeguato rimpiazzo al ruolo eventualmente vacante. Mentre parlare di paralisi quando lo scenografo Stuart Craig è già da mesi al lavoro per la fase di pre produzione del film è uno svarione che sfortunatamente splende di una non invidiabile luce propria.

Un po’ meglio del Tg com se la cava il portale di Sky (www.skylife.itl) il quale, pur nel dare la notizia con un' inspiegabile perentorietà che non ammette margine di errore, se non altro non mette in bocca agli attori dichiarazioni dirette e riporta correttamente la dichiarazione Warner. Il pezzo scivola però clamorosamente sulla buccia di banana delle cifre: il rialzo offerto alla Watson si accresce di uno strano 0,9 che si va aggiungere ai già famosi tre milioni, i quali, oltretutto, adesso si autoconvertono inspiegabilmente in valuta americana, e passano quindi da euro a dollari.

Le stesse imprecisioni, particolare più, particolare meno, si riscontrano in tutto il web italiano e basta googlare un po’ per trovare miriadi di siti che hanno dato spazio alla notizia negli stessi termini già riportati.

Ma vediamo ora come si sono occupate del caso le testate storiche della nostra penisola.

L’occhiello di Repubblica (www.repubblica.it), sempre nella filosofia del telefono senza fili così caro alla desolante media giornalistica, raddoppia addirittura il cachet che sarebbe stato offerto alla Watson per restare: da tre milioni di euro (equivalenti circa ai due milioni di sterline riferiti dal News Of The World), si passa infatti a ben sei milioni. Per poi contraddirsi infelicemente nel testo dell’articolo, dove la cifra viene nuovamente sgonfiata come un palloncino bucato e torna ai tre milioni di partenza.

Permane anche qui il virgolettato già messo in bocca a Grint sul TG com, quindi la Watson, volente o nolente, si rassegni: ormai non è più un’ipotesi ma un fatto acclarato che uno dei motivi del suo rifiuto a continuare sia l’ossessività dei fan. Qualcuno la informi, per cortesia, che l’indizio è diventato ormai prova acquisita agli atti e non ammette repliche.

E volevamo farci mancare il passo speculativo ulteriore? Ma certo che no, non facciamoci mancare nulla! Così, sulla scia della scarsità di contatti fra i tre protagonisti durante le pause lavorative, si innesta la tragggedia (le tre ‘g’ sono d’obbligo – forse che tutti possono enfatizzare come gli pare e noi di FM no?) di un rapporto di amicizia ormai irrimediabilmente compromesso, perché per Repubblica è evidente che Insomma, al contrario di quanto accade nelle pagine del libro e sul grande schermo, il sodalizio fra i tre è tutt'altro che a prova di bomba: la loro amicizia quasi non esiste più”.

Ma per il gran finale, tiriamo fuori i Kleenex che avevamo serbato gelosamente fino a questo momento, perchè Repubblica ci ricorda che il quinto film è in uscita a luglio “con i tre attori insieme forse per l'ultima volta”.

Arriviamo ora al vecchio Corsera (www.corriere.it). In realtà, qui c’è poco da dire, perché si tratta della news più cauta che abbiamo registrato: un breve trafiletto, con l’essenziale, ripreso paro paro dalle agenzie stampa. Il minimalismo, a volte, è una virtù che evita brutte figure.

Infine, esaminiamo la triade raccolta sotto l’egida di Quotidiano.net (qn.quotidiano.net/), ossia Il Resto Del Carlino, La Nazione e Il Giorno. Una mera copia carbone di quanto scritto da Repubblica, sempre con l’immancabile virgolettato a proposito del fan ossessivo e la lacrimevole chiusa alla Cronin sul trio “forse insieme per l’ultima volta” in occasione del quinto film. Sniff, sob e pure sigh.

Ma a distanza di qualche ora, il portale, uscendo con un titolo che attribuisce alla Watson quello che in effetti deve essere stato un ripensamento redazionale (La Watson ci ripensa: "Sarò Hermione fino alla fine") ribalta completamente la notizia e assegna una certezza assoluta alla dichiarazione della Warner (ilgiorno.quotidiano.net/).

Una dichiarazione che, come abbiamo visto nell’edizione originale, certezza assoluta non è ancora, ma solo una ragionevole aspettativa.

Tirando le somme, cosa dire di tutto questo pressappochismo in nome dello strillo di copertina? Fra cachet più elastici di un chewing gum, traduzioni spannometriche dall’Inglese e ‘amplificazioni’ degne di essere impiegate per un concerto alla Wembley Arena, è necessario fare molta attenzione a quel che si legge sulla stampa in materia di Harry Potter. Perché nemmeno la Gazzetta del Profeta ai tempi di Cornelius Caramell arrivava a questi livelli…