Oggi ci intratteniamo con l’autore del romanzo fantasy metropolitano Pentar – Il Patto degli Dèi, della raccolta Il Libro dei Peccati e del romanzo-biografia La sciamana del deserto, Luca Tarenzi. Scrittore versatile, laureato in Storia delle Religioni, Tarenzi spazia dall’urban-fantasy al racconto storico, horror e giallo con una facilità disarmante. Capace di uno stile diretto e pulito, ma allo stesso tempo latore di una prosa che a tratti si fa poetica, è a nostro avviso una delle voci più interessanti del panorama fantasy italiano.

Chi è lo scrittore?

Puoi dirci “chi è” Luca Tarenzi? Dove sei nato, dove vivi, e cosa fai oltre a scrivere?

Sono nato in un paesino della provincia di Varese e oggi vivo ad Arona, sul Lago Maggiore. Per “tirare a campare” faccio il traduttore e il consulente editoriale, entrambi part-time, ma cosa più importante sono un orgogliosissimo casalingo!

Come riesci a conciliare la tua attività di scrittore, con il lavoro, la famiglia, figli, ecc. ecc.?

In maniera sostanzialmente ridicola. Non ho ancora figli, ma avendo sposato una veterinaria ho la casa invasa da ogni genere di animali (gatti, conigli, topi e ratti, porcellini d’India, un’iguana, di recente pure una rana…), che periodicamente aumentano di numero per degenze improvvise costringendoci alle soluzioni organizzative più folli. Qualche anno fa abbiamo ospitato per giorni un canguro nano in salotto, non sto scherzando. E così, tra la pappa ai gatti e una spazzolata al pelo del coniglio, trovo anche il tempo per lavorare…

Come scrittore, come organizzi la tua giornata lavorativa? Ogni scrittore ha una sua ritualità nello scrivere, quale è la tua?

Luca Tarenzi
Luca Tarenzi
Scrivo quasi esclusivamente di notte; di giorno solo se sono assolutamente solo. Ho bisogno di buio, di silenzio, di non essere interrotto e di tanto spazio per camminare avanti e indietro, attività per me inscindibile dal ragionamento; un romanzo mi comporta automaticamente vari chilometri di distanza percorsa in cerchio… Tutte condizioni che si realizzano solo di notte, quando il telefono non squilla, gli animali dormono e lo stradone sotto la mia finestra finalmente tace. Mi occorre anche del tè al limone, tanto tè al limone: è la mia benzina. Quando scrivo ne ingurgito almeno una bottiglia a notte.

Senti di avere raggiunto qualche traguardo?

Totalmente. Amo ogni cosa che faccio, e so che questa è una straordinaria fortuna. Sul fronte della scrittura ogni lavoro che realizzo, fosse anche un raccontino di tre pagine, è una soddisfazione: di solito inizio con entusiasmo, rallento quasi subito, a metà sono perplesso, arranco disperatamente verso la fine e quando è completo mi sembra quasi di essere guarito da una strana malattia…

Leggere

Quali sono i tuoi hobby, il passatempo preferito, cosa ti piace leggere? E quali sono i tuoi autori preferiti?

Ovviamente leggo, soprattutto di sera; poi guardo montagne di telefilm in lingua originale e di anime giapponesi, cerco di andare al cinema tutti i week-end, tiro con l’arco e sono un accanitissimo giocatore di ruolo. Leggo sia narrativa che saggistica, più o meno in egual misura: mi piacciono i saggi di storia delle religioni (la materia in cui sono laureato), di storia in generale, di divulgazione scientifica e di esoterismo; il fronte narrativo è saturato dai generi fantastici – fantasy, fantascienza, horror – dai romanzi storici e da qualche thriller. I miei autori preferiti sono Jim Butcher, Celia S. Friedman, Robert Silverberg, Ursula LeGuin e sopra a tutti l’inarrivabile Stephen Donaldson. Di recente mi sono innamorato dei fantasy erotici di Jacqueline Carey e dei cervellotici romanzi-rompicapo di Hal Duncan.

Quando hai iniziato a leggere e cosa? E quando hai scoperto la narrativa fantastica? Ti ricordi i primi titoli letti?

Non ricordo quando ho iniziato, ma presto: nella mia famiglia leggevano tutti. Ricordo però il primo fantasy che mi venne tra le mani: era La storia infinita di Michael Ende, e io avevo dodici anni. Fu amore a prima vista. Subito dopo lessi la prima trilogia di Shannara di Terry Brooks, e poco dopo Tolkien.

Quali autori ti fanno da "guida"? Cosa leggi abitualmente? Leggi anche autori italiani?

La sciamana del deserto
La sciamana del deserto
Neil Gaiman è stato in un certo senso “il demone appollaiato sulla mia spalla”: pur apprezzandolo grandemente non ne ho letto molto, eppure tanti lettori hanno ravvisato parecchia della sua influenza in quel che scrivo. Il più delle volte non me ne accorgevo durante il lavoro, ma evidentemente il mio inconscio lo ha eletto Maestro di sua iniziativa, e io diligentemente obbedisco! Ora che sono impegnato nella stesura del mio primo romanzo dichiaratamente ironico, I quaderni di Azazel, seguo molto l’esempio di Jim Butcher, magistrale autore di fantasy-noir tristemente sconosciuto nel nostro Paese. Leggo volentieri autori italiani: seguo Valerio Evangelisti fin quasi dai suoi esordi, amo moltissimo le “fiabe nere” di Cristiana Astori (che è anche una cara amica) e di recente mi capitano in mano sempre più spesso fantasy e horror nostrani.

Hai ancora qualche curiosità, qualche zona da esplorare, qualche personaggio (vero e/o letterario) che ti piacerebbe incontrare?

Migliaia! Ho molte più idee di quante ne potrò mai scrivere (il che a modo suo è un po’ irritante…), anche se naturalmente non sono tutte buone idee. Solo nell’ambito del fantastico – che non è l’unico che mi piacerebbe tentare – ho al momento una mezza dozzina di trame in fase avanzata di elaborazione. Vengo aggredito più o meno da un’idea a settimana: alcune le combatto finché non si azzittiscono, altre si rivelano più furbe di me e non se ne vanno più; solo le più insistenti si trasformano in progetti, e a quel punto addio pace mentale...

Che libro hai in questo momento sul comodino?

“Pan” di Francesco Dimitri, che mi è stato caldamente consigliato da più fonti. L’ho appena iniziato ma mi incuriosisce molto.

Per concludere, vuoi darci un consiglio di lettura?

I due che ho citato sopra, Jacqueline Carey e Hal Duncan, premettendo che entrambi vanno rigorosamente evitati da alcune categorie di lettori: la prima dai puritani (scene di sesso in graphic detail a ogni capitolo, benché tutte ben curate e spesso vagamente ironiche), il secondo dai pigri (i suoi romanzi sono tra le cose più complicate che mi sia mai capitato di leggere, ma si tratta invariabilmente di opere geniali con una coerenza interna che dà le vertigini).