Pia Ferrara

Cinema 2009-2010: the best of

Il biennio 2009-2010 al cinema: le saghe e le delusioni dei grandi, tra "fantastico" e "riciclaggio"

Il 2009 è stato un anno cinematograficamente altalenante. Grandi case di produzione e celebrati registi hanno camuffato dietro un’apparenza ricca di novità attesissime, mirabolanti effetti speciali e martellanti campagne pubblicitarie, una sostanziale mancanza di idee. Due sono le parole chiave per comprendere questo fenomeno: “fantastico” e “riciclaggio”. Ma andiamo con ordine.

Se analizziamo le uscite del 2009 e dei primi mesi del 2010, noteremo che i più grandi successi (nonché i flop più clamorosi) appartengono (con le dovute sfumature) al genere fantastico. Noteremo altresì che numerose pellicole che hanno fatto discutere sono ‘seconda parte di’ (New Moon, Transformers), ‘terzo episodio di’ (Underworld), addirittura ‘sesto film di’ (Harry Potter e il Principe Mezzosangue) e che molte di loro sono ispirate a libri, fumetti (Watchmen), persino serial televisivi (Star Trek).

I risultati al botteghino parlano chiaro; eppure critica e una buona parte di appassionati di cinema e, soprattutto, cinema di genere storcono il naso: qualcosa non va.

 

E’ stata forte la discrepanza dei giudizi su due pellicole attese e chiacchierate: Harry Potter e il Principe Mezzosangue e New Moon. Il primo, affidato alla regia del contestato David Yates, che aveva già diretto il precedente Harry Potter e l’Ordine della Fenice, ha deluso appassionati più esigenti e critica: scelte opinabili in fase di regia e montaggio, inserimenti arbitrari e tagli ‘importanti’ rispetto al libro di J.K. Rowling, e un cast (in testa Daniel Radcliffe) poco espressivo hanno contribuito a girare un film noioso e pieno di incongruenze. A tutto questo va aggiunto il ‘caos’ creato nel mercato cinematografico dallo slittamento della pellicola, inizialmente prevista per novembre 2008 e in seguito rimandata per far posto a Twilight.

E veniamo agli adattamenti dalla saga di Stephenie Meyer. La storia — di Edward Cullen/Robert Pattinson, Bella Swan/Kristin Stewart, Jacob Black/Taylor Lautner — è quella che è e può piacere come non piacere; se Twilight risultava tuttavia complessivamente una buona trasposizione, lo stesso non può dirsi di New Moon, in cui gli scolpiti pettorali del lupo mannaro sembrano inseriti appositamente per catturare il pubblico femminile che minacciava l’allontanato dalle sale per la scarsità di scene del vampiro.

 


Il maxi poster di Alice in Wonderland ingrandisci
Se le saghe accontentano il pubblico ‘di massa’ scontentando tutti gli altri, lo stesso può dirsi per le ultime fatiche dei più celebrati registi di fantasy: Tim Burton e Terry Gilliam.

Burton regala a coloro che ne seguono appassionatamente la carriera una Alice in Wonderland che desta giudizi contrastanti: un buon film (in cui al ‘solito’ cast, composto da Johnny Depp e Helena Bonham Carter, si aggiungono l’esordiente Mia Wasikowska e l’outsider Anne Hathaway) che però non è il capolavoro di Burton auspicato da molti, e non è in grado di reggere il confronto con l’omonima pellicola della Disney.

E’ invece un prodotto pensato appositamente per il cinema il Parnassus — L’uomo che voleva ingannare il diavolo di Terry Gilliam, ben diretto e nel complesso ben interpretato (promossi Christopher Plummer,Heath Ledger, Johnny Depp e Jude Law, bocciato Colin Farrell) ma non in grado di rivaleggiare con altre opere di Gilliam, Brazil in testa.

 

Vi sono poi due film che potremmo definire ‘opposti’ tra di loro: Watchmen e Avatar.

Il primo, tratto dal fumetto di Alan Moore, è stato portato sugli schermi da Zack Snyder. I risultati al botteghino non completamente positivi, soprattutto oltreoceano, sono stati ampiamente compensati da giudizi molto buoni da parte di coloro che lo avevano visto. Particolarmente apprezzata l’interpretazione di Jackie Earle Haley nei panni di un perfetto Rorschach. Avatar, per la regia di James Cameron, ha fatto parlare più per i suoi effetti speciali che per la trama, da molti paragonata a Balla coi Lupi e a Pochaontas: buona la ricostruzione del pianeta Na’vi e la realizzazione della complessa fisionomia dei suoi abitanti, ma povera la regia e nella media gli interpreti. L’enorme successo di pubblico della pellicola, che ha fatto registrare il più grande incasso nella storia del cinema, non ha ricevuto un trattamento speculare nel corso della cerimonia degli Oscar, che si è rivelata una delusione per il film campione di incassi: solo tre statuette (fotografia, scenografia, effetti speciali), nessuna delle quali ‘importante’.

 

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Autore: Pia Ferrara

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