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MedFantasy, origini e definizioni di un’idea.
1 — MedFantasy, premessa

L'avatar di Muspeling sul forum di Fantasy Magazine
In Italia ancora molti guardano a J.R.R. Tolkien come il fondatore del genere, eppure egli non solo è venuto dopo altri lavori, ma, scrivendo ll Signore degli Anelli, ha attinto alla tradizione fantastica che lo precedeva, interpretandola secondo la sua Visione del Mondo.
Se guardiamo a quelle nazioni che hanno cominciato da poco a produrre romanzi Fantasy, troviamo un Wolfgang Hohlbein, con la versione romanzata del Canto dei Nibelunghi (Hagen di Tronje, purtroppo introvabile), un Sergej Luk’janenko che con I Guardiani della Notte e successivi, trae ispirazione dai miti russi e dalla gangster-novel, tanto di moda in Russia. Inoltre, la Polonia ha conosciuto (dagli anni ’90 in poi) una sua produzione di Fantasy con Andrzej Sapkowskj, l’inventore di The Witcher, da cui è stato tratto un videogame cult.
Dunque, anche in questi paesi, molto dopo gli Inglesi, gli autori di successo hanno cominciato a scrivere Fantasy lavorando sulle proprie radici culturali. Appare ovvio quindi che, per fare Fantasy, non si può prescindere dai nostri Miti, Leggende e Storia.
2 — MedFantasy, cosa sarebbe?
MedFantasy è una terra da costruire, un potenzialità ancora inespressa, da raggiungere passo dopo passo. Il

Zeferina
Da notare che un’ambientazione italica nel Fantasy è coadiuvante all’obbiettivo finale, ma non necessariamente lo soddisfa del tutto. MedFantasy è, quindi, anche un percorso da intraprendere visto che siamo agli esordi.
E’ un bene che stiano uscendo libri come Zeferina di Riccardo Coltri o i romanzi di Mauro Corona, che persino Andrea Camilleri stia riproponendo le nostre ambientazioni e le nostre creature fantastiche.
3 — MedFantasy, di paletti, distinzioni, linee di demarcazione e fossati.
E’ forse la più naturale delle reazioni, quando si parla di MedFantasy, quella che lamenta “Ma io che sinora ho letto solo Terry Brooks, Marion Zimmer Bradley, Margaret Weiss/Tracy Hickman e compari, sono escluso dal discorso? Faccio male? Scrivo peggio?”

Un’altra reazione, più letteraria, è quella che afferma: “i movimenti letterari nascono dal basso”. Il sottoscritto vi assicura, in tal caso, di non essere autorità alta o bassa, ma solo un apprendista stregone. Ho cominciato tempo fa a parlare di MedFantasy e qualcuno ha ascoltato il mio discorso; narrazioni fantastiche con luoghi e personaggi di mito e folklore nostrano sono state edite o sono in procinto di esserlo. Siamo nell’epoca del web 2.0 e non sarebbe dinamica strana o nuova quella in cui qualcuno pone in circolo delle idee capaci di rimbalzare nella galassia del Fantasy in generale. Se ci sarà convinzione da parte di un certo numero di autori si creerà movimento, altrimenti bisognerà attendere il solito singolo folgorato dagli strali di Apollo.
Inoltre, la notazione più banale che ci possa essere: nessuno e niente impone di scrivere ambientazioni univocamente mediterranee! Si può fare, ma la libertà di sperimentazione è personale, il giudizio è del pubblico e il nostro mondo di realtà poliedriche non è forse un crogiolo di culture diverse? Non dico che bisognerebbe cancellare gli elfi, i nani, le ambientazioni scandinave, celticheggianti o nipponiche, ma sarebbe il caso di non dimenticare chi siamo e da dove veniamo.
Quello che, a mio modo di vedere, costituisce l’unico vincolo forte è il già citato punto di partenza: non scrivere fughe nel (supposto) Fantastico puro (cioè nell’immaginario collettivo, di cui si è inconsapevoli), ma raccontare storie su chi siamo, i nostri problemi, gioie e dolori, virtù e difetti.
A questo consegue — allora — che un punto di vista “latino” sia centrale.
Paletti costringenti, linee di demarcazione elettrificate, fossati con coccodrilli giganti — nella fase iniziale che stiamo vivendo — non ci sono e non ci possono essere. Resta a ognuno di noi sperimentare toponomastica, bestiari, tematiche, ambientazioni; ai lettori giudicare le nostre fatiche.
4 — MedFantasy, perché “mediterraneo” e non “italico”?
Una domanda semplice per una risposta semplice.
Perché non esiste “una” Italia, ma sussistono “le” Italie, soprattutto se analizziamo il nostro retaggio culturale. Noi siamo plurali e siamo belli così, scusate l’immodestia. Ogni regione, o frammento di regione ha alle spalle connessioni storico-culturali con popoli venuti da altrove: Etruschi, “Celti”, Fenici, Ostrogoti, Greco-Bizantini, Longobardi, Arabi, Normanni, Catalani-Spagnoli, Francesi, come anche Slavi e Austriaci.
Siamo un meticciato storico che non può reclamare altra purezza di sangue se non quella di essere “puramente ibridi”. Quindi una Med-LegaNord-Fantasy non ha nulla a che fare col sottoscritto e con la via che propone.
5 — MedFantasy, perché no?
Consideriamo a questo proposito la mania editoriale di suggerire agli esordienti una pubblicazione sotto

Pensiamo, stando anche alle opere di David Gemmell e Scott Lynch con il suo Gli inganni di Locke Lamora, da cosa possano essere maggiormente attratti i lettori esteri: un nostro ricalcare i loro mondi “very english”, se non “arigato-nippo”, magari anche “wunder-teutonici”, oppure mostrarci per quel che, veramente, siamo?
Risorse in rete
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Commenti
2 Bravo musp, se non erro questa è la versione riveduta e corretta del pezzo che mi mandasti alcuni mesi fa, mi fa piacere che tu abbia inserito un riferimento a "Gli inganni di Locke Lamora" come ti avevo umilmente suggerito allora! ![]()
» postato da Bran alle 08:39 del 21-04-2009
3 WOW!
E' Già Uscito e io che aspettavo ancora conferma! EVVIA!
Bene Ghente, ora siamo qui, le carte sono in tavola e questo è l'esposizione iniziale delle idee mie - e non solo mie - sul MedFantasy
Attendo impressioni, commenti, critiche e - ovviamente - complimenti!
:">

» postato da un muspeling alle 08:40 del 21-04-2009
4 Kinzica: Grazie MilleFiamme Cris!
Bran: Grazie anche a te Bran!
Questa è la versione riveduta e semplificata dell'articolo più vasto che avevo fatto circolare fra la cerchia dei primi interessati al gruppo di lavoro sul MedFantasy e, sì, ho dato più un'occhiata al libro di Lynch dopo che me ne hai parlato e mi sembrava opportuno citarla. ![]()
» postato da un muspeling alle 08:44 del 21-04-2009
5 Buon punto di partenza e discussione interessante. Mi è cara la questione dei toponimi e dei nomi; in un paese come il nostro, ricco di paesini e località dai nomi suggestivi, nonché di grande contaminazione culturale trovo splendido usare la nostra lingua. Il periodo attuale si presta forse più di altri a riflessioni come questa, si veda in proposito il dibattito sul NIE (New Italian Epic). Aspetto con grande curiosità altri contributi.
» postato da (Angelo Benuzzi) alle 09:00 del 21-04-2009
6 Grazie Mille, Angelo!
Sì, non credo che si possa continuare ad andare avanti mettendo sulla mappa Blackmoor (o Riverdale o altro) pensando che sia più "figo" di un Mondragone, Morimondo o altri, dopotutto in inglese (e gli autori Fantasy anglofoni così li lasciano) usano nomi che nella loro lingua significano BrughieraScura, oppure Valdifiume...
Il lavoro su nomi e toponimi è, quindi, preliminare quanto essenziale per il mio modesto (e scintillante
:"> ) punto di vista.
» postato da un muspeling alle 09:31 del 21-04-2009
7 ciao Musp, gran bell'incipit. Sarebbe bello leggere anche la versione non semplificata ![]()
» postato da Albacube alle 11:43 del 21-04-2009
9 Per quanto ultimamente i miei interessi sul fantasy si stanno indirizzando su campi sempre più "weird" e legati il meno possibile con le antiche tradizioni (anglosassoni o mediterranee non importa) sto seguendo con attenzione questa discussione sul MedFantasy. Ora però è ora che arrivi il Libro con la L maiuscola capace di mostrare davvero tutte le potenzialità di una simile elaborazione ![]()
» postato da Okamis alle 13:41 del 21-04-2009
10 Per Albacube: Quella uscirà fra un po', e ne darò notizia, tranquillo!
Per G.C. : Grazie!
Per Okamis: Non sottovalutare l'età sperimentale, non si può mai sapere cosa tiri fuori!
Quanto al Libro, diversi sono già al lavoro, altri - spero (sarebbe davvero GRANDE) - ci si metteranno in seguito a queste discussioni. Io, di mio, ho delle prime stesure e, sai, la raffinazione richiede il suo bravo tempo, ma prima o poi uscirò anche io allo scoperto e mi sottoporrò al giudizio di tutti! 
» postato da un muspeling alle 13:58 del 21-04-2009
11 «Per quanto ultimamente i miei interessi sul fantasy si stanno indirizzando su campi sempre più "weird" e legati il meno possibile con le antiche tradizioni (anglosassoni o mediterranee non importa) sto seguendo con attenzione questa discussione sul MedFantasy. Ora però è ora che arrivi il Libro con la L maiuscola capace di mostrare davvero tutte le potenzialità di una simile elaborazione
»
Questo è il punto Okamis...Chi lo sa, magari questo Libro è già in fieri (non pensate a me, mi raccomando!!)
Spero di rispondere (e rispondermi) a breve su questo con il mio articolo. Per ora ho scritto il titolo... e devo procurarmi un'armatura consona. ![]()
» postato da Kinzica alle 14:04 del 21-04-2009
12 Verissimo per quanto riguarda i toponimi, basta vedere quanto successo hanno quelli tradotti (bene) de Il signore degli anelli. Guardandosi intorno si trovano già esempi (magari inconsapevoli) di med fantasy), ora però serve il salto di qualità: la consapevolezza da parte dell'autore!
» postato da Bran alle 17:57 del 21-04-2009
13 Ecco, leggendo l'articolo e rimuginando questo mi sembra un bel punto critico: la consapevolezza.
O perlomeno, avere l'idea precisa che quello che si sta facendo e' medfantasy, oppure che ci si avvicina.
Mi pare, nel complesso, un magma ancora in evoluzione, interessante e ricco di spunti per far crescere gli autori, anche nel confronto reciproco.
In attesa magari del paradigma, della pietra angolare, come e' stato, ad esempio, Neuromante di Gibson per la fs cyberpunk.
Riprendendo dall'altra discussione, e tornando agli esempi personali - perche' e' chiaro che chi scrive in qualche misura parte da esempi personali - se rifletto sul fantasy che scrivo o cerco di scrivere io, qualche spunto lo trovo, anche se ci sono molte contaminazioni da cultura globalizzata, piu' che da precise aree geografiche o mitologiche.
Soprattutto una forte influenza del cattolicesimo (principalmente negativa
). Alcuni aspetti dei personaggi. Forse il modo in cui descrivo il paese dei maghi.
Pero' tutto molto sullo sfondo e alquanto rielaborato. Questo probabilmente come "vizio" che mi viene dalla fantascienza, dove si e' abituati spesso a pensare attraverso scenari alieni.
Boh. Per il momento non riesco a dare un contributo piu' intelligente
alla discussione.
» postato da dued alle 18:26 del 21-04-2009
14 In attesa del grande romanzo sarebbe interessante leggerne qualcuno magari meno ambizioso ma già coerente come proposta. Anche il NIE non è nato di colpo, non vorrei che si caricasse qualche titolo in arrivo di troppe attese.
» postato da (Angelo Benuzzi) alle 09:36 del 22-04-2009
15 Mah... il NIE vorrebbe tradire i generi, che definisce pseudoletteratura e, nell'articolo allegato al memorandum 2.0, definisce i generi morti e bolliti.
Non concordo su quello "pseudo-"
Non concordo sulla visione dei generi che se hanno un momento di stanca li si definisce dfunti e sono decadi che, ciclicamente lo si fa.
Non concordo sull'esigenza di tradire alcunché, sopratutto nel Fantasy che, come dico anche in articolo, in Italia deve ancora trovare una sua forma identitaria.
Io, di persona personalmente, non sapendo né leggere né scrivere, mi sa che lo ignorerò in toto questo memorandum e il NIE, pensa un po'...
» postato da un muspeling alle 09:52 del 22-04-2009
16 «Ecco, leggendo l'articolo e rimuginando questo mi sembra un bel punto critico: la consapevolezza. »
Ne sono lieto!
«
In attesa magari del paradigma, della pietra angolare, come e' stato, ad esempio, Neuromante di Gibson per la fs cyberpunk.
Riprendendo dall'altra discussione, e tornando agli esempi personali - perche' e' chiaro che chi scrive in qualche misura parte da esempi personali - se rifletto sul fantasy che scrivo o cerco di scrivere io, qualche spunto lo trovo, anche se ci sono molte contaminazioni da cultura globalizzata, piu' che da precise aree geografiche o mitologiche. »
Ribadendo cose già riportate in articolo: nulla dice di eliminare spunti esterni alla nostra cultura, ma semmai di aggiungere i nostri!
Anche perché, per forza di cose, un autore nato e cresciuto da noi, non può far altro che esprimere un punto di vista nostrano...
«
Soprattutto una forte influenza del cattolicesimo (principalmente negativa
). Alcuni aspetti dei personaggi. Forse il modo in cui descrivo il paese dei maghi. »
Beh, nulla di male, anzi, personalmente pure condiviso!
«
Pero' tutto molto sullo sfondo e alquanto rielaborato. Questo probabilmente come "vizio" che mi viene dalla fantascienza, dove si e' abituati spesso a pensare attraverso scenari alieni. »
Insomma, anche nella SF c'è tutto un fior fiore di narrativa che non si rifugia nella SpaceOpera, ma resta ancorata saldamente a terra! Anche rima del CyberPunk, basti pensare a Dick e prima di lui alla SocialSF, a Bradbury e via discorrendo
«
Boh. Per il momento non riesco a dare un contributo piu' intelligente
alla discussione.»
Beh,
a me piace già questo, ma aspetto fiducioso ulteriori commenti! ![]()
» postato da un muspeling alle 10:05 del 22-04-2009
17 Il problema è, dal mio punto di vista, sempre il solito.
Affermazioni assolute come "Appare ovvio quindi che, per fare Fantasy, non si può prescindere dai nostri Miti, Leggende e Storia" sono in totale contraddizione con se stesse. Il Fantasy non ha confini, né è il caso di cominciare a tracciarne.
Non intervengo per essere critico, ogni volta, come se tutto il vostro "credo" sul Fantasy fosse sbagliato. E' giusto che crediate in questa teoria e che tentiate di metterla in pratica. Il problema è sempre lo stesso: quando, per le proprie convinzioni, si scarta il resto.
Frasi come sopra, anche se non corrispondono a un reale pensiero "contro" chi non attinge alla nostra cultura, suonano esattamente "contro". E non mi piace, come non mi piaceva a suo tempo (quando ne parlammo, Francesco, anni fa...), né mi piacerà mai.
Ciò detto, concordo con te e con Dued: la consapevolezza di ciò che si fa (anche di chi fa senza voler attingere alla nostra cultura) è fondamentale. Ci dev'essere sempre un perché ragionato alle spalle delle proprie scelte narrative. E', in fondo, l'unico modo per mantenere la coerenza interna di un romanzo e, più in generale, della propria "carriera" autoriale.
Il punto di vista latino, è, secondo me, la chiave di volta. Il problema è che, a me sembra, voi guardate a un punto di vista latino che (a me) sembra un po' miope. Si può avere un punto di vista latino anche scrivendo di Elfi, Nani e compagnia bella (come io sono sicuro di avere: sono latino e uso cose della mia cultura, volente o nolente). La tua recensione della Rocca dimostra, dal m io punto di vista, che parlare della vita reale per te (voi?) non è sufficiente. Ci vuole anche un'ambientazione che vi ricordi la latinità... E qui casca il palco ed è il momento esatto in cui io mi stacco dalla vostra idea di Fantasy.
Non concordo. Ma, sia chiaro, approvo il vostro percorso e mi piace che tu, Francesco, da sempre, sei coerente con le tue posizioni (come Fabrizio Valenza). Avete una forza dentro di voi e vi auguro di riuscire - come credo che riuscirete - nel vostro intento. Sarebbe un puro e semplice arricchimento del panorama del Fantasy in Italia, qualcosa che leggerei volentieri e con molto interesse. La mia posizione, piuttosto distante dalla vostra in alcuni punti (in altri insospettabilmente vicina, ma qui sarebbe troppo lungo... Ma, un accenno: ***), non m'impedisce di guardarvi con simpatia e attendervi al varco (Fabrizio è uscito dal guscio. Ma io, già da un bel pezzo, Francesco, aspetto te...).
*** C'è una cosa che mi ha colpito dell'articolo di Fabrizio, Antonia e Francesca. Era una cosa ovvia, ma a me, in tutta sincerità, non era apparsa in tutta la sua chiarezza. Il fatto che nel vostro discorso si faccia riferimento al Mediterraneo, e al bacino di culture che qui sono nate, cresciute, cambiate e, a volte, scomparse. Ecco, mi vedevo il vostro discorso molto più "romanico" e "italico" (cosa che ho già ammesso nell'altra discussione). Ebbene, in questo, insospettabilmente, ci sono dei punti di contatto tra il vostro e il mio modo di guardare al Fantasy.
Un esempio su tutti, tanto per parlare di qualcosa di già fatto: un personaggio come Muèlm attinge alla civiltà araba; ma, per la natura de "La Rocca dei Silenzi", la sua cultura non poteva emergere del tutto, perché sarebbe stato un fuori tema - il Regno di Lysra è distante dalla vicenda e resta tale. Guardando a quello che sto facendo, invece, è ovvio che l'idea di base dei Silenzi (di cui la Rocca è il primo romanzo) strizza l'occhio al mio retroterra culturale, molto più di quanto io abbia fatto in passato. Che scorgerete ne "Il giorno dopo" delle tracce di mediterraneità? Mai dire mai.
Una cosa è certa: io non lo considererò med-fantasy, ma, com'è ovvio, puro e semplice Fantasy. ![]()
» postato da Negróre alle 10:59 del 22-04-2009
18 «Una cosa è certa: io non lo considererò med-fantasy, ma, com'è ovvio, puro e semplice Fantasy.
»
Stat Rosa Pristina Nomine. Nomina Nuda Tenebus.
A presto, Andrea. Riprenderò il tuo discorso. ![]()
» postato da Kinzica alle 12:13 del 22-04-2009
19 Andrea carissimo,
il tuo intervento critico mi è prezioso, in quanto va al cuore del "perché si scrive Fantasy" e quindi anche "perché lo si fa in un modo o in un altro".
Inoltre, mi fa vedere che l'aver parlato di Età Sperimentale, di nessun obbligo di scrivere mondi del tutto "Med" e che non vi sono steccati di sorta, non ti ha ancora convinto. Bene! Dovrò esplicare ulteriormente.
Inoltre ti meriti una risposta da storico sul tuo appunto riguardo alla "romanità".
Il tutto verrà quanto prima, sono un tesista impegnato e comunque, le risposte vanno meditate. Faccio il prima che posso!
» postato da un muspeling alle 12:15 del 22-04-2009
20 ««Pero' tutto molto sullo sfondo e alquanto rielaborato. Questo probabilmente come "vizio" che mi viene dalla fantascienza, dove si e' abituati spesso a pensare attraverso scenari alieni. »
Insomma, anche nella SF c'è tutto un fior fiore di narrativa che non si rifugia nella SpaceOpera, ma resta ancorata saldamente a terra! Anche rima del CyberPunk, basti pensare a Dick e prima di lui alla SocialSF, a Bradbury e via discorrendo
»
Be', tutto questo, come puoi immaginare, lo so
. Il punto e': un conto se scrivo social sf, se ambiento storie nel presente, nel futuro o in mondi alternativi, ma che comunque richiamano al nostro. In tal caso, muovero' la narrazione e lo sfondo sempre a partire da presupposti ben precisi e plausibili.
Un conto e' invece se immagino mondi e personaggi in qualche modo diversi e alieni.
Ecco, quando scrivo di mondi fantasy, mi e' piu' facile mettermi in questo secondo atteggiamento mentale, e cercare straniamento. Il che non vuol dire evasione (come certa space opera, appunto), ma scegliere scenari molto, molto diversi dal nostro, o comunque mescolanza di elementi differenti, che non sono mai stati "insieme" nel nostro mondo (il gia' citato esempio della liberta' sessuale in un rigido sistema medievale), piuttosto che ambientazioni e richiami piu' diretti. Sempre e comunque pero' per esprimere idee vicine a noi, sia pure ambientandole in contesti differenti.
Un po' come ( mi si perdoni l'immodestissimo paragone) i viaggi di Gulliver.
In questo senso dicevo che, se in quel che scrivo ci possono essere richiami alla mentalita' e all'ambiente in cui sono cresciuta, sono sparsi e bisogna un po' andarseli a cercare.
Insomma, parlando di cucina, anziche' aprire un take away multietnico dove trovi gli spatzi e il cous cous, sara' piu' facile che ti serva direttamente canederli al kebab!
(Che poi se lo aprissi in Lombardia potrei avere problemi... ma lasciamo stare l'OT
)
A questo punto smetto i deliri gastronomici, direi senz'altro che piu' che continuare a cercare di spiegare le mie sensazioni, farei meglio a lasciar parlare quello che scrivo!
» postato da dued alle 15:25 del 22-04-2009
21 Che poi dimenticavo una cosa, a proposito dei viaggi di Gulliver: mi pare che nonostante l'estrema fantasia e creativita', rimanga un testo molto british. Questo appunto, oltre a indicare la straordinaria bravura dell'autore, da' la misura del senso di appartenenza a un contesto ambientale, culturale e sociale. E' noto quanto questo sia forte per gli anglosassoni. Forse noi non siamo cosi'? Direi proprio di no, siamo per definizione un meticciato, e' stato gia' detto. Boh, note a margine. Andare oltre significherebbe una disquisizione piuttosto pessimistica e non in tema, con sforamenti politici...
» postato da dued alle 15:34 del 22-04-2009
22 Eccomi Andrea! Finalmente ci sono! « Affermazioni assolute come "Appare ovvio quindi che, per fare Fantasy, non si può prescindere dai nostri Miti, Leggende e Storia" sono in totale contraddizione con se stesse. Il Fantasy non ha confini, né è il caso di cominciare a tracciarne. » A questo punto, credo, tu ti sia risposto da solo qui: « Ciò detto, concordo con te e con Dued: la consapevolezza di ciò che si fa (anche di chi fa senza voler attingere alla nostra cultura) è fondamentale. Ci dev'essere sempre un perché ragionato alle spalle delle proprie scelte narrative. E', in fondo, l'unico modo per mantenere la coerenza interna di un romanzo e, più in generale, della propria "carriera" autoriale. » Mentre, per il seguente: « Non intervengo per essere critico, ogni volta, come se tutto il vostro "credo" sul Fantasy fosse sbagliato. E' giusto che crediate in questa teoria e che tentiate di metterla in pratica. Il problema è sempre lo stesso: quando, per le proprie convinzioni, si scarta il resto. Frasi come sopra, anche se non corrispondono a un reale pensiero "contro" chi non attinge alla nostra cultura, suonano esattamente "contro". E non mi piace, come non mi piaceva a suo tempo (quando ne parlammo, Francesco, anni fa...), né mi piacerà mai. » Ti assicuro che la mia (e non solo mia) proposta MedFantasy è rivolta agli autori, non è una disquisizione di critica letteraria su cosa sarebbe meglio leggere o sul tipo migliore o peggiore di Fantasy. Quando si vuole fare delle cose in un certo modo, occorrono dei punti di riferimento: non mi appaiono verosimili degli elfi che sembrano venir fuori da Pozzuoli e sono dei provetti pizzaioli, non so perché ma, semmai, ci vedrei meglio un monacello, o semmai un fauno per una focaccia rustica. Inoltre, non vedo il lettore medio di lingua inglese appassionarsi a storie di autori italiani con i soliti canoni e per giunta "mergellinizzati". Il nuovo Fantasy dei Gaiman, Miéville, Martin, Friedman eccetera, non prevede i soliti nani bagonghi ed elfi melliflui. Passi per Erikson, ma vallo a capire – dopo chissà quante pagine – cosa è Mappo e cosa Icarium! « Il punto di vista latino, è, secondo me, la chiave di volta. Il problema è che, a me sembra, voi guardate a un punto di vista latino che (a me) sembra un po' miope. Si può avere un punto di vista latino anche scrivendo di Elfi, Nani e compagnia bella (come io sono sicuro di avere: sono latino e uso cose della mia cultura, volente o nolente). La tua recensione della Rocca dimostra, dal mio punto di vista, che parlare della vita reale per te (voi?) non è sufficiente. Ci vuole anche un'ambientazione che vi ricordi la latinità... E qui casca il palco ed è il momento esatto in cui io mi stacco dalla vostra idea di Fantasy. » Io voglio molto di più! Non mi accontento dell'ambientazione (credevo fosse questo un punto chiaro nel mio articolo...), ci vogliono le tematiche, i punti di vista, la nostra realtà filtrata dal fantastico. Forse non concordi sul fatto che – agli esordi di una produzione nazionale soprattutto – bisognerebbe procedere come fecero i pionieri britannici e statunitensi del Fantasy, ma io sono d'accordo con Lord Dunsany, invece. Hai parlato di globalizzazione, ecco, vedi? Storicamente i processi di globalizzazione comportano reazione opposte, o l'accettazione dei modelli culturali esterni, oppure una contraria spinta all'esaltazione dell'elemento locale. Entrambe le risposte le si può attuare in modi differenziati (c'è il localismo pauroso e leghista, ma ci può essere quello positivo, aperto, tutto da vedersi ancora da noi) Un altro punto è quello dell'evocatività. Quella roba rognosa che, se riesce, può arricchire di fascino un mondo in modo incomparabile, ecco, l'elfo pizzaiolo l'evocatività la prende a pugni, il fauno invece la coadiuva. Perché MacDonald ha iniziato con il piccolo popolo, i goblin, delle sue regioni? La Figlia del Re degli Elfi (King Elfland's Daughter) di Dunsany, inoltre è un prodotto locale, e quello è il fascino che promana! E non devo scriverla io una roba simile, semmai potrei parlare del Dio dai Cento Occhi, il cui santuario sorge sotto il vulcano e i cui emissari sono una tipica razza di piccoli cani rossi a pelo raso, detti cirnek (cirnechi). Conosco il luogo, conosco le teste delle persone che lo abitano, nonché i simpatici – e oramai rari – cani, indi scrivo di quel che conosco. « La mia posizione, piuttosto distante dalla vostra in alcuni punti (in altri insospettabilmente vicina, ma qui sarebbe troppo lungo... Ma, un accenno: ***), non m'impedisce di guardarvi con simpatia e attendervi al varco (Fabrizio è uscito dal guscio. Ma io, già da un bel pezzo, Francesco, aspetto te...). » Grazie per la fiducia Andrea, vedrò di soddisfarti quanto prima, ma la raffinazione delle prime stesure a me impiega molto tempo (con la tesi fra i cabbasisi poi...)
» postato da un muspeling alle 22:22 del 22-04-2009
23 «Che poi dimenticavo una cosa, a proposito dei viaggi di Gulliver: mi pare che nonostante l'estrema fantasia e creativita', rimanga un testo molto british.
Questo appunto, oltre a indicare la straordinaria bravura dell'autore, da' la misura del senso di appartenenza a un contesto ambientale, culturale e sociale.
E' noto quanto questo sia forte per gli anglosassoni.
Forse noi non siamo cosi'? Direi proprio di no, siamo per definizione un meticciato, e' stato gia' detto.
Boh, note a margine. Andare oltre significherebbe una disquisizione piuttosto pessimistica e non in tema, con sforamenti politici...»
Beh,
per rispondere al tuo esempio su Gulliver,
io rispondo con l'ipotesi di una storia definibile MedFantasy, con un'ambientazione del tutto extramediterranea, orientale diciamo... ma in cui il protagonista è un portatore di mentalità, debolezze e risorse nostrani.
Dopotutto, Marco Polo ce lo dovremmo ricordare o no? ![]()
» postato da un muspeling alle 22:27 del 22-04-2009
24 La discussione mi interessa moltissimo perché esprime un'idea che ho da molti anni. Credo che il nostro background culturale sia fondamentale per la comprensione e la creazione di un mondo fantasty: insomma, non è un caso che Tolkien abbia creato la Terra di Mezzo e fosse uno studioso di letteratura inglese medievale...il suo progetto poggiava su basi molto solide, su una mentalità e su una cultura che conosceva molto bene. Per molti (purtroppo) lettori fantasy, gli elfi sono creature con le orecchie a punta, e questo è molto riduttivo...Sono d'accordo che il fantasy non ha limiti e che quindi ci piaccia leggere opere che spaziano in qualunque mondo, ma non credo che si possa scrivere qualcosa su una cultura e su una mentalità che non ci appartengono...a meno che non sia qualcosa di completamente a se stante, ma in questo caso la creazione diventa di una complessità impressionante (ed estenuante, anche per il lettore, se pensiamo alla difficoltà di muoversi nel mondo di Steven Erikson dei Malazan). Per cui, in conclusione, ben venga un buon med-fantasy, sarebbe una piacevole novità in libreria e, se prodotto da noi, eviterebbe monotoni stereotipi che intasano il genere!
» postato da (chiara crosignani) alle 23:14 del 24-04-2009
25 Ciao Chiara!
Sono felice di leggere quanto scrivi!
Vabbéh, io Erikson lo leggo molto volentieri e senza difficoltà e, ti assicuro, andare a tirar fuori dalla polvere i nostri portati culturali, adattarli a un vero e proprio Fantasy, non è lavoro affatto riposante anche se sono certo che di soddisfazioni ne darà!
In ogni caso, resta sintonizzata,
perché altri articoli sul MedFantasy seguiranno! ![]()
» postato da un muspeling alle 10:09 del 25-04-2009
26 Il fantasy "che esce dal seminato" mi incuriosisce sempre, così come la lotta agli stereotipi... ma non credo che l'unico modo di combatterli sia produrre fantasy con forte connotazione locale o che un tale sottogenere dovrebbe essere considerato "superiore" ad altri fantasy solo perché più vicino alla nostra mentalità.
» postato da Adelasia alle 19:57 del 26-04-2009
27 Forse non sarà l'unica via, ma non vedo perché far trattare temi mediterranei ad altri e non trattarli pure noi. Agli esordi del Fantasy anglosassone è sul locale che si è andati e nei paesi di diversa cultura che li hanno seguiti nella produzione del nostro genere, sempre un immaginario locale si è usato. Solo da noi non lo si è fatto o molto poco. Sarebbe tempo di recuperare...
Il concetto di "migliore" poi, lo lascio ai lettori, quando sarà! ![]()
» postato da un muspeling alle 21:23 del 26-04-2009
28 Per rispondere ad Adelasia (scusatemi ma sono una neofita e non so come si fa a inserire citazioni): non credo che il fantasy migliore sia quello basato sul "colore locale", nel senso che a me piace leggere ogni fantasy, purché sia ben congegnato e abbia alle spalle una creazione convincente. Penso che però in Italia non ci siano stati molti fantasy di valore e forse questo può essere legato a un problema di ambientazione... Vorrei, da profana, una vostra opinione sul Dardo e la Rosa di Jacqueline Carey (anche se ho il sospetto che non sia una delle opere più amate da chi interviene in questo forum): potrebbe essere un esempio di quello che chiamate Medfantasy? Non perché le ami alla follia, ma solo per capire cosa intendete con questo termine...visto che già faccio fatica a capire quale sia una possibile definizione del genere fantasy nel suo complesso...
» postato da nisana alle 22:03 del 26-04-2009
29 Ciao Nisana
,
Noi qui leggiamo di tutto, e personalmente apprezzo molto gli autori stranieri. La saga della Carey mi piace. Per rispondere alla tua domanda, possiede imho degli elementi medfantasy in alcuni aspetti dell'ambientazione, che è parecchio complessa.
» postato da Kinzica alle 22:31 del 26-04-2009
30 Io continuo a non vedere come introdurre la pizza possa aumentare le qualità di un romanzo... un'ambientazione ben sviluppata può essere nord-europea come mediterranea come asiatica come sudamericana... o no?
» postato da Adelasia alle 16:12 del 05-05-2009
31 Per il principio dello "Scrivi di quel che conosci". Un Fantasy con un'ambientazione che affascini può essere tratto da qualsiasi parte del mondo (culturalmente parlando) o anche da una loro mescolanza, a un patto però: che ciò venga fatto con conoscenza e consapevolezza. L'immaginario nostrano, poi, è da noi stessi stato trattato poco e il solo lavoro di acculturazione, spolvero, riappropiazione e sperimentazione di narrazioni che lo impiegano è corposo, faticoso, ma aiuta anche a scrivere con Consapevolezza... non come i tanti, troppi juvenes che pensano di poter trarre un capolavoro solo "abbandonandosi" alla "libera" imaginazione... salvo poi scoprire a giochi fatti di essere caduti nel già visto plurime volte (e scoprire spesso, Dopo, che esiste una cosa come l'Immaginario collettivo...)
» postato da un muspeling alle 16:35 del 05-05-2009
32 Io con tutto quello che hai appena scritto mi trovo d'accordo, solo non vedo come ciò possa essere una premessa logica per (cito testualmente) "l'esaltazione del modello locale"
» postato da Adelasia alle 20:25 del 05-05-2009
33 Consapevolezza ed espressione di sé non sono - in automatico - esaltazione.
Si può benissiimo, e l'ho già datto, "mescolare" (ma visto che non ci siamo ancora impratichiti col MedFantasy, per il momento, non credo sarebbe fruttuoso) o ambientare in altra cultura mantenendo protagonismo personaggio e mentalità nostrana.
Il punto di vista dei personaggi è molto facile che, volente o nolente, siano abbastanza italiani, non avrebbe molto senso - per esempio - mostrare un eroe celticheggiante (diciamo così) che gesticola, non sa parlare con qualcuno senza toccarlo, pensa che tutti sono furbi e lui mira a essere il più furbo di tutto il celti/circondario, né?
:">
» postato da un muspeling alle 20:43 del 05-05-2009
34 Finché tutto ciò costituisce una "dichiarazione d'intenti", della serie "ecco a cosa mi atterrò nei miei scritti", quasi una "poetica", allora posso anche dire che l'idea è interessante e che mi incuriosiscono i futuri sviluppi. Ma (e non dirmi che non avevi intuito che ci sarebbe stato un ma) se poi la cosa si trasforma nel costruire un recipiente, per cui tutto ciò che risponde a certi "canoni" ci sta ed è quello il fantasy che si deve fare, mentre il resto, be', pazienza... allora si rischia di cadere nel criticismo, come diceva negrorè. Inoltre non mi è chiaro, a questo punto, cosa mettereste nel recipiente: gli elfi no, i fauni si, e le fate? Le sirene si, ma solo com'erano nell'Odissea, con la testa di donna e il corpo di uccello? E le storielle popolari? Teniamo anche presente che pur stabilendo confini a non finire non possiamo ignorare le influenze degli altri popoli sul nostro: io vivo in una terra che è stata dei greci, dei cartaginesi, dei romani, degli arabi, dei normanni e degli spagnoli (ecc.). Gli stessi Celti in Nord Italia ci stavano eccome! Qui in Sicilia esistono leggende autoctone su Artù e Morgana. Sarebbero abbastanza mediterranee per te?
» postato da Adelasia alle 21:13 del 05-05-2009
35 No no,
io ho parlato di sviluppare sia il lato "Med" che quello "Fantasy" e lo vedo come obiettivo da raggiungere, per cui occorre tanta sperimentazione ancora.
Lo so, in questa fase stanno uscendo diversi esordienti con storie di mithyc-fiction, non è quello il mio punto d'arrivo, mi fa piacere che tanti ci stiano già provando a usare la nostra eredità fantastica, ma raffinata ancora, così come fecero i britannici a partire da George MacDonald e via andando con Morris, Dunsany, Eddison e altri.
Prendere Polifemo, così com'è, e piazzarlo in una storia, magari in coppa all'Etna, così com'è, non è quel che mi prefiggo e che intendo per MedFantasy.
Dopotutto, sono pur sempre l'autore di Cogli l'Attimo (presente qui nel canale dei Racconti) ![]()
» postato da un muspeling alle 22:17 del 05-05-2009
36 «
Teniamo anche presente che pur stabilendo confini a non finire non possiamo ignorare le influenze degli altri popoli sul nostro: io vivo in una terra che è stata dei greci, dei cartaginesi, dei romani, degli arabi, dei normanni e degli spagnoli (ecc.). Gli stessi Celti in Nord Italia ci stavano eccome! Qui in Sicilia esistono leggende autoctone su Artù e Morgana. Sarebbero abbastanza mediterranee per te?»
E che parlo a fare di Consapevolezza?
Un po' di vera acculturazione a monte ci vuole, no?
I Celto-Liguri erano tutto, fuorché quello che s'immaginano gl'idioti con la margherita verde incisa in fronte, le leggende sulla Morgana sono tutte da sviscerare in studio (sempre a monte della narrazione) e che di Artù si parli in Trinacria non mi stupisce affatto, essendo quella una delle Due Sicilie normanna prima, Sveva poi.
Ce ne sarebbero molte altre di storie, da trarre dalla Trinacria, oltretutto...
Come combinare gl'ingredienti, come arrivarare da quelli a una vera e propria narrazione Fantasy, eh beh, anche questo è tema di sperimentazione e mi prefiggo di imbastire un altro articolo a proposito, prima o poi. ![]()
» postato da un muspeling alle 22:24 del 05-05-2009
37 « con la margherita verde incisa in fronte»
Sarebbe la rosa camuna?
:">
:">
» postato da Palin alle 09:56 del 06-05-2009
38 E chi lo sa... come lo chiameno? Sole celtico?
Aaaaaaah! Ma ci devo parlare con qualcuno di questi neo-celti delle mie ciabatte sfondate! In pubblico! E svergognarlo finché campa! ![]()
» postato da un muspeling alle 10:00 del 06-05-2009
39 «Consapevolezza ed espressione di sé non sono - in automatico - esaltazione.
Si può benissiimo, e l'ho già datto, "mescolare" (ma visto che non ci siamo ancora impratichiti col MedFantasy, per il momento, non credo sarebbe fruttuoso) o ambientare in altra cultura mantenendo protagonismo personaggio e mentalità nostrana.
Il punto di vista dei personaggi è molto facile che, volente o nolente, siano abbastanza italiani, non avrebbe molto senso - per esempio - mostrare un eroe celticheggiante (diciamo così) che gesticola, non sa parlare con qualcuno senza toccarlo, pensa che tutti sono furbi e lui mira a essere il più furbo di tutto il celti/circondario, né?
:">»
Ecco, qui forse mi e' difficile seguirti, personalmente. (Anche se con i tuoi post successivi hai in parte focalizzato diversamente la questione).
Voglio dire, lungi da me fare la figura della snob o dell'esterofila, ma io in quel tipo di italiani che descrivi non mi ci sono mai riconosciuta e avrei difficolta' a tratteggiarli. Almeno, "consapevolmente". E qui torniamo alla solita questione.
Poi, visto che ovviamente sono italiana e non finnica, magari certe caratteristiche escono fuori comunque. E sospetto che nell'ultimo romanzo, almeno in qualche personaggio, siano emerse, visto che vi figurano degli anti eroi di varia natura.
Insomma, quel benedetto discorso della consapevolezza. Devo confessare che, se mi avvicino in qualcosa a quello che descrivi tu o no, non me ne accorgo.
A questo punto, non ho che da far parlare per me quel che scrivo.
Magari il book trailer che compare in un angolino su FM puo' suggerire qualcosa. ![]()
» postato da dued alle 10:07 del 06-05-2009
40 Eh Dued!
Lo so: certo, si può focalizzare meglio il discorso teorico, ma senza l'esperienza pratica c'è poco da fare, non sarà mai chiaro come dovrebbe essere.
O meglio, potrei scrivere certo un bel saggione dal titolo "Conquistare il dominatore profondo", ma poi lo propongo per la pubblicazione e si paga, eh!
:">
Scherzi a parte.
Il prossimo capitolo degli articoli sul MedFantasy, che pesenterà l'Ottima Kinzica/Cris, dovrebbe esplicitare meglio questi punti e parlare... magari, di qualche esempio più pratico che è uscito o sta uscendo... ![]()
» postato da un muspeling alle 10:20 del 06-05-2009
41 Sono al lavoro: sto ripassando le opere degli autori italiani che conosco, e non sono pochi.
Mi mancano un paio di testi da leggere, ma spero di procurarmeli a Torino.
Comunque ho scritto... il titolo!
Milena, dov'è il trailer che dici? Comunque, il tuo primo libro l'ho letto.
» postato da Kinzica alle 10:26 del 06-05-2009
42 « Milena, dov'è il trailer che dici? Comunque, il tuo primo libro l'ho letto.» Ehm... compariva stamattina nel riquadro a destra su FM. Il seguito del Dominio, intitolato "i maghi degli elementi". Lo so, ci ho pensato un pochino a scriverlo. Diciamo che l'ho scritto quando me la sentivo di scriverlo, e non forzatamente tanto per proseguire la storia.
» postato da dued alle 10:54 del 06-05-2009
43 Adelasia ha scritto
«Inoltre non mi è chiaro, a questo punto, cosa mettereste nel recipiente: gli elfi no, i fauni si, e le fate? Le sirene si, ma solo com'erano nell'Odissea, con la testa di donna e il corpo di uccello? E le storielle popolari?
»
Se non ho capito male, qui non si sta mettendo dei filtri a ciò che è giusto o sbagliato, ma auspicando una qualche innovazione. Quindi, non mi sembra che ci sia nessuno che determina il valore di una storia in base a elfi sì, fate no... Credo che tutti leggiamo storie di fantasy "nordica"? "celtica"? o quale altra sia...
Però è innegabile che ci sia un mondo di miti e leggende che il fantasy (o la fantasy) ha solo sfiorato, quando invece le tradizioni latine, greche, arabe (volendo anche ebraiche...diffusissime...penso alla discussione aperta su fantasy e Bibbia) sono non solo ricche, ma anche interessanti e ben complesse. Ora, io credo che un fantasy di un autore che conosca bene queste tradizioni valga pià di uno che tratti di draghi, elfi e nani di chi non conosce un accidenti di tradizioni nordiche o celtiche, e mi sembra che ce ne siano in giro una marea. Non so se vi capita lo stesso, ma spesso, in libreria, apro il quarto di copertina, sbircio le prime pagine, chiudo il libro in preda alla noia e ripenso alla banalità di trame tutte troppo simili. Forse sarà che, dopo dieci anni a leggere fantasy, ho esaurito le cose migliori (e spero proprio di no, perché alcune nuove uscite carucce ogni tanto le pesco pure io).
Comunque, anche se non credo assolutamente che Ariosto, Tasso, l'Odissea o l'Iliade siano libri fantasy, il fatto che qualcuno lo creda è indicativo che il fantasy è talmente vasto in sé da permettere aperture ad ogni tradizione, anche alla nostra, che è davvero ricchissima...aspetta solo che qualche bravo scrittore ci faccia capire che non c'è solo la noia di quello che ci hanno fatto studiare a scuola.
OK, perdonatemi, mi sono fatta prendere la mano.
Sono uscita fuori argomento...ma sono solo un povero hobbit e non sono molto abituata a questi mezzi informatici...
ops:
Buona serata!
Nisana
» postato da nisana alle 21:37 del 08-05-2009
44 Beh, io dico che dalle opere di Omero, come di Ariosto e altri ci si può ispirare, magari imparando prima a sviscerarne i significati, facendoli propri (se si può). Il mito platonico di Atlantide, ecco, quello magari, lo vedo più un antesignano nobile (ma pur sempre antesignano e non la medesima cosa) del Fantasy.
» postato da un muspeling alle 21:45 del 08-05-2009
45 Sono completamente d'accordo!
Per Atlantide... bene, dipende da cosa intendiamo per fantasy. Ma ho visto che la discussione aperta sull'argomento non ha portato a nulla. Certamente, comunque, credo che mito (filosofico o religioso) e fantasy siano strettamente legati.
Almeno per quanto riguarda una certa parte del fantasy.
Se è possibile, mi potreste indicare qualche altra opera che ritenete med-fantasy?
Grazie
Nisana
» postato da nisana alle 13:13 del 09-05-2009
46 « Se è possibile, mi potreste indicare qualche altra opera che ritenete med-fantasy? Grazie Nisana» Mmmmmmm... non è che ce ne siano tantissime, per ora. Conosco due libri imho assai belli e molto vicini al Med: Storia di Neve - Mauro Corona Maruzza Musumeci - Andrea Camilleri Non aspettarti però ambientazioni fantasy classiche: il primo si svolge nella zona del Vajont e il secondo in Sicilia.
» postato da Kinzica alle 16:16 del 09-05-2009
47 «Sono completamente d'accordo!
Per Atlantide... bene, dipende da cosa intendiamo per fantasy. Ma ho visto che la discussione aperta sull'argomento non ha portato a nulla. Certamente, comunque, credo che mito (filosofico o religioso) e fantasy siano strettamente legati.
Almeno per quanto riguarda una certa parte del fantasy.
»
Ma appunto.
Platone volle scrivere degli pseudo-miti pedagogici, storie in mondi e situazioni inventate per educare. Non mi sembra cosa troppo dissimile dai sofismi più vicini a noi nel tempo de Le fate dell'ombra (Phantastés) di MacDonald e la Zimiamvia di Eddison. ![]()
» postato da un muspeling alle 17:57 del 09-05-2009
49 «Per nisana e Kinzica:anche i romanzi di Zuddas,no?»
Non li ho ancora letti.
Sono nella mia scaletta personale di prossimi acquisti.
» postato da Kinzica alle 16:47 del 11-05-2009
50 Grazie a tutti! Di Zuddas ho letto Amazon qualche anno fa, credo che sia ora di rispolverarlo... direi che ho una marea di opere da affrontare per tenermi al passo di questa discussione...non conoscevo quasi nulla di tutto questo! Per quanto riguarda Platone, pseudomiti e risvolti pedagogici del mito (e del fantasy): sto perdendo le speranze. Quanto poco di non commerciale c'è in libreria... Non commento oltre per non perdermi nella malinconia... Proverò con MacDonald e Eddison, nella speranza di trovarli in libreria (tra le soverchianti copie di Twilight!) e di leggere qualcosa di più serio di quanto mi offre la mia libreria ultimamente! A presto! Nisana
» postato da nisana alle 13:40 del 12-05-2009
51 «Platone volle scrivere degli pseudo-miti pedagogici, storie in mondi e situazioni inventate per educare. Non mi sembra cosa troppo dissimile dai sofismi più vicini a noi nel tempo de Le fate dell'ombra (Phantastés) di MacDonald e la Zimiamvia di Eddison» Di Eddison ho letto solamente 'Il serpente Ouroboros' e non ci ho trovato un intento pedagogico.Secondo te in che senso questo intento è proposto in Zimiamvia?
» postato da Kull alle 14:58 del 12-05-2009
52 @Kull: Esatto, in Zimvianvia.
@Nisana:MacDonald in libreria dovrebbe trovarsi, è edito da Bompiani se non ricordo male, Eddison è stato pubblicato da Fanucci ma non so quanto sia reperibile e, comunque, come su specificato è nella trilogia di Zimiamvia che va a filosofeggiare di più.
In Libreria, però, dovrebbe trovarsi anche - per Adelphi - Tito di Gormenghast di Merwyn Peake, pesantuccia come lettura però ne vale la pena! ![]()
» postato da un muspeling alle 16:25 del 12-05-2009
53 Bellissima discussione, personalmente aspettavo da anni che si affrontasse il tema in qualche modo. Mi permetto di proporre qualche spunto minimale, giusto per riflettere sulle possibilità espressive. Ho girato il nostro paese in lungo e in largo e ricordo almeno quattro "ponti del diavolo", le zone appenniniche sono ricche di laghi e rogge con fama più o meno magica, così come ci sono centinaia di racconti locali di oggetti portentosi e/o di esponenti di una versione del piccolo popolo impegnati nella loro custodia. Date le firme che si affacciano da queste parti mi piacerebbe leggere almeno un racconto che vada in questa direzione.
» postato da (Angelo Benuzzi) alle 15:25 del 13-05-2009
54 Ben incontrato Angelo!
Racconti che traggano spunto dal folklore e dai nostri luoghi cominciamo a vederne sai? Siamo ancora sulla Mythic Fiction ma insomma, ci s'incammina in quella direzione. ![]()
» postato da un muspeling alle 21:09 del 13-05-2009
55 Sto spulciando un po' di libri qui consigliati per farmi un'idea del problema e, leggendo MacDonald, mi sono ricordata di un vecchio libro che ho letto anni fa e che non riesco più a trovare. Il titolo è Lei, She in inglese, di un tale che, se non ricordo male, si chiamava Haggard o qualcosa del genere. Per caso l'avete letto? Se sì, vi sembra fantasy? Spero di non essere fuori argomento, ma potrebbe in qualche modo essere pertinente al med-fantasy, anche se l'autore è inglese. Grazie, a presto Nisana
» postato da nisana alle 20:54 del 21-06-2009
56 Ho fatto una ricercuccia su Wiki, ecco il risultato: http://it.wikipedia.org/wiki/La_donna_eterna_(romanzo)
In inglese, manco a dirlo, ci sono più informazioni: http://en.wikipedia.org/wiki/She_(novel)
Ho letto il plot in inglese e non ci vedo molte connessioni, non so, dimmi tu cosa credi sia connesso all'immaginario mediterraneo in She. ![]()
» postato da un muspeling alle 22:44 del 21-06-2009
57 Dunque, premesso che ho letto il libro una decina di anni fa e quindi ne ho un vago ricordo e che non mi era venuto in mente di classificarlo come fantasy perché ho sempre considerato questo genere come tipico del '900, ho pensato che potesse essere Med per le sue atmosfere talvolta arabeggianti e per la presenza di miti che mi sembrano legati alle tradizioni mediterranee, intese in senso lato. Si tratta pur sempre di una storia ambientata nell'Africa, con una regina immortale che può ricordare, con le dovute differenze, altre figure femminili simili delle tradizioni mediterranee. Comunque, proverò a rileggerlo, se riesco ancora a trovarlo, perché non posso fare un'analisi di un'opera che onestamente non ricordo bene. Speravo che lo avessi letto, per darmi un giudizio. Purtroppo, non riesco a trovare Eddison in circolazione, proverò a setacciare bancarelle ai mercatini, si trova sempre qualcosa di prezioso, oppure cercherò copie usate online. Ho invece apprezzato molto Le Fate dell'Ombra (preferisco il titolo originario!), che mi porta a riflettere sull'origine del genere (da cui l'idea che anche She potesse essere fantasy): intendiamo che anche Carroll sia un precursore del genere? Scusa per le domande che non sono attinenti al Med, ma sono un po' confusa!
» postato da nisana alle 10:17 del 22-06-2009
58 Su She: da qunto letto nel plot, il nome e la figura fantastica della Donna a cui Bisogna Obbedire, fa parte della tradizione araba, quindi Africa sì, ma del suo settore settentrionale che si affaccia nel Mediterraneo e che ha avuto influenze anche in Spagna e Sicilia. Quindi, sì, credo che almeno quella figura (Ayesha, giusto?) potrebbe essere utile, il resto del plot, invece, mi lascia dei dubbi.
Su Eddison: mi spiace! Il serpente Ouroboros l'aveva pubblicato Fanucci tempo addietro, ma Fanucci certe volte si lascia dietro pubblicazioni che poi spariscono, purtroppo...
Vedi su E-Bay magari o, se leggi in Inglese, non dovresti avere problemi a trovare il tomo in quella lingua.
Su Carroll: Antesignano del Fantasy - in generale - sì, credo proprio di sì, secondo me lo si può considerare a metà strada fra "La radice in ombra" e la generazione che prese a recuperare certa produzione abbastanza oscura di fine '800, dandole qualche mano di cipria diciamo... (fino ad arrivare a Tolkien e a Lewis, che - invece - usarono un bel po' di "calce benedetta"
:"> ).
» postato da un muspeling alle 12:30 del 22-06-2009
59 A un anno di distanza e dopo tante letture riapro la questione (in fondo è stato questo a condurmi a FM): spulciati alcuni dei libri consigliati, ad altri ho rinunciato per mancanza di materia prima, spulciati tanti altri volumi spesso di dubbia qualità, forse è il momento di fare un po' di chiarezza. Capisco il motivo per cui mi sono stati consigliati i libri inglesi della seconda metà dell'Ottocento: la nascita del genere, la riscoperta di un passato forse da rispolverare. Ora, mi accorgo con crescente orrore della proliferazione di un fantasy che, in maniera del tutto deviata, prende spunto dalla mitologia greca. Parlo da studiosa di storia della religione greco-romana: Percy Jackson e altro sono (anche se passatempi) una distruzione della nostra cultura, perché non viene compreso nulla dell'origine culturale degli dei dell'Olimpo. Sembra, da un certo punto di vista, il contrario di quanto viene qui proposto. Ma, se proprio ora rinasce (oltre a una proliferazione di vampiri
) un interesse per la cultura classica (non dico italica, ma classica - e superficiale - sì), possibile che ancora manchi in Italia uno stimolo ad affrontare queste tematiche? L'unico volume recente - a mio parere - che ha attinto alla nostra tradizione è Pan. Ma attinge anche ad altro, in effetti.
Che ne pensate?
» postato da nisana alle 20:47 del 05-06-2010
60 Beh, di storie che provano a dirigersi verso il MedFantasy io ne sto vedendo.
I romanzi di Riccardo Coltri, per esempiio, Zeferina e La Corsa Selvatica, non sono prettamente Med e Fantasy, ma ci si avvicinano e sono scritti bene!
Anche Tarenzi, seppure nelll'Urban Fantasy e nel NewWeyrd è parecchio italico.
E poi l'Acchiapparatti è pure da considerare in questa pattuglia d'italici autori di Fantasy che si esprimono in modo distinguibile e riconoscibile come nostrani.
Ancora non vedo in giro - forse perché non l'ho ancora letto - nulla che sia di totalmente Med(iterraneo) e Fantasy, ma bisogna considerare che i primi semi gettati da Dimitri, Coltri, Tarenzi e Barbi devono avere il tempo di germogliare e che non abbiamo più solo il Fantasy classico e la Sword and Sorcery ma ci sono anche a Urban Fantasy e del New Weyrd.
» postato da un muspeling alle 22:58 del 05-06-2010
61 @nisana: ovviamente, come fai notare tu, non bastano dei buoni ingredienti per fare una buona torna. Quindi non basta sbattere uno Zeus e un Perseo di qua e di la per fare del MedFantasy.
Secondo me in Italia siamo ancora in una prima fase nella produzione di fantasy, quindi è normale che molti autori si ispirino a quello classico-anglosassone più conosciuto e apprezzato dal pubblico. Ma come fa notare Musp qualcuno sta già cercando di dare un impronta diversa alle sue opere.
Il successo di un eventuale filone MedFantasy deve passare prima per il successo di un ItFantasy (dove per It si intendono gli autori italiani e non le tematiche da loro narrate).
Solo dopo aver prodotto fantasy di qualità (davvero!) made in Italy, ed esserci autoconvinti (io per primo) che anche i mangia-spaghetti (odierni) sanno scrivere di mondi fantastici, si potrà passare alla produzione fatta in casa.
Edit.: sempre senza dimenticare autori come Evangelisti, che nella particolarità delle sue opere, difficilemente collocabile anche in un sotto-sotto-genere, inseriscono parecchio Med.
» postato da Bran alle 09:51 del 06-06-2010
62 Di sicuro Evangelisti non ha problemi col fattore "Med", Bran, ma ancora non conosco nulla di suo che sia prettamente Fantasy, anche se c'è da dire che devo approfondire ancora questo particolare autore, diversi titoli mi attirano...
» postato da un muspeling alle 12:28 del 06-06-2010
63 «Di sicuro Evangelisti non ha problemi col fattore "Med", Bran, ma ancora non conosco nulla di suo che sia prettamente Fantasy, anche se c'è da dire che devo approfondire ancora questo particolare autore, diversi titoli mi attirano...» sì, non mi risulta che VE abbia mai pubblicato qualcosa di fantasy con la f maiuscola, però come dici tu stesso «non abbiamo più solo il Fantasy classico e la Sword and Sorcery ma ci sono anche a Urban Fantasy e del New Weyrd.»
» postato da Bran alle 13:01 del 06-06-2010
64 Ma che bell'articolo Musp!
Lo leggo solo ora purtroppo. Una domanda, nei commenti si parla di un successivo articolo di kinzica, sullo stesso argomento. Sapete dirmi dove posso trovarlo?
» postato da Julia alle 00:36 del 17-06-2010
65 Kinzica deve ancora scriverlo...
Ma lo farò, appena finito l'esame di maturità... 
» postato da Kinzica alle 08:47 del 17-06-2010
66 Julia: Ma Grazie!
Cris/Kinzica: Aspetto anche io il tuo contributo alla causa, ragazza! 
» postato da un muspeling alle 13:54 del 17-06-2010
67 «Kinzica deve ancora scriverlo...
Ma lo farò, appena finito l'esame di maturità...
»
Pensavo di essermelo perso, data la mia presenza a singhiozzo sul forum.
ops:
In bocca al lupo per gli esami di maturazione Cris. ![]()
» postato da Julia alle 17:59 del 17-06-2010
68 «
In bocca al lupo per gli esami di maturazione Cris.
»
OT/ Grazie... credevo che la maturità bastasse darla una volta... grrr.... e invece no... Mi tocca prepararlo di nuovo esattamente 18 anni dopo... grrr...
C'è qualcuno che mi fa una tesina sui VULCANI??? Detesto queste cose...
![]()
» postato da Kinzica alle 20:55 del 17-06-2010
69 Bene bene,mi fa piacere che si torni sul tema! «Fantasy, ma bisogna considerare che i primi semi gettati da Dimitri, Coltri, Tarenzi e Barbi devono avere il tempo di germogliare e che non abbiamo più solo il Fantasy classico e la Sword and Sorcery ma ci sono anche a Urban Fantasy e del New Weyrd.» Domanda: cos'è la new weyrd? In cosa si distingue dalla S&S?
» postato da Kull alle 14:05 del 19-06-2010
70 Il New Weird (Nuovo Bizzarro, da non confondersi però con la Bizarro Fiction) è un genere letterario che basa buona parte della sua forza nella descrizione di storie e ambientazione dal sapore volutamente assurdo, senza però mai cadere nel ridicolo, nel comico o nella parodia (quello è compito della Bizarro Fiction di cui sopra). E', per usare un'espressione un po' "forte" ma anche diretta, narrativa Fantasy che non ha dimenticato il significato della parola fantasia. Più in generale, il New Weird è un genere che se ne frega delle comuni catalogazioni, prevedendo al suo interno sia elementi spiccatamente fantasy che fantascientifici o orrorifici. In Italia, l'autore più conosciuto di NW è China Mieville.
» postato da Okamis alle 14:45 del 19-06-2010
71 Grazie mille per la chiarezza..quando il tempo per me sarà emno tiranno approfondirò..
» postato da Kull alle 21:18 del 27-06-2010
Puoi continuare la discussione sul forum



1 Interessante articolo, Muspeling ^___^. Chiarisce molti concetti.
» postato da Kinzica alle 08:31 del 21-04-2009