Giovani scrittori… crescono?

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Dello stesso anno è il primo fenomeno italiano, la palermitana Egle Rizzo, per la quale il suo editore, Dario Flaccovio, è riuscito a ottenere l’apprezzamento di uno dei più importanti autori fantascientifici — e non solo — italiani: Valerio Evangelisti. Parlando di Ethlinn, la dea nascosta, scritto dalla Rizzo a 17 anni, il creatore dell’inquisitore Eymerich dichiarava: “Un intreccio complesso ma avvincente e plausibile, che trascina in un mondo fantastico reso reale dalla coerenza con cui è dipinto. Anche il genere fantasy, in Italia, entra nell'età adulta”.

A questo primo romanzo sono seguiti Il viaggio di Aelin nel 2005 e Il volto della duplice luna, primo volume della Saga di Aletheya, nel 2008.

 

 

Nel 2004 (ma l’edizione originale risale a due anni prima) si è lanciata nel genere Sonzogno con Le tre pietre, opera d’esordio della tredicenne francese di origini rumene Flavia Bujor. Scritto nell’arco di sei mesi, il volume è stato tradotto in ben 23 lingue, ma, come si affretta a sottolineare l’editore, “l’enorme successo di questo suo primo romanzo non le ha cambiato la vita”. Una ragazza normale, appassionata di Tolkien e Ende, ma anche di Shakespeare e dei racconti di fate, e che attualmente sarebbe impegnata nella stesura del suo secondo romanzo.

 

Record di precocità difficilmente superabile? Può darsi, ma nulla è impossibile, come dimostrano un paio di casi recentemente giunti agli onori della cronaca. Prima di parlarne però diamo un rapido sguardo al 2008, anno nel quale gli editori nostrani si sono sbizzarriti con una grande varietà di titoli e di proposte.

Il 2008 degli editori italiani

 

 

Ha scomodato paragoni illustri l’inglese Catherine Banner, nata nel 1989 e indicata addirittura come la prossima J.K. Rowling. Il suo Gli occhi di un re, iniziato durante le vacanze estive quando aveva 14 anni e tradotto da Mondadori, le è valso il primo premio nella categoria scrittori della manifestazione Exceptional Youth, consegnatole dal premier britannico Gordon Brown. Voices in the Dark, secondo volume della trilogia The Last Descendant, è previsto per il prossimo autunno, mentre il terzo è ancora in fase di scrittura.

 

Ancora più giovani sono i gemelli Suresh e Jyoti Guptara, nati nel 1988 da padre indiano e madre inglese e residenti in Svizzera. I due autori avevano terminato la prima stesura di La cospirazione, volume iniziale della saga I regni di Calaspia, già a 11 anni, anche se poi, fra una revisione e l’altra, lo hanno pubblicato solo nel 2006, alla veneranda età di 17 anni. Intanto, mentre Suresh si è dedicato agli studi, Jyoti a 15 anni è diventato il più giovane giornalista a veder pubblicato un suo articolo sul Wall Street Journal, e subito dopo il più giovane scrittore professionista.

Il secondo volume della saga, tradotta per l’Italia da Mondadori, è appena stato pubblicato in Germania, e ora i Guptara sono impegnati nella stesura del terzo.

 

Non propriamente fantasy ma più legata all’avventura è un’altra storia pubblicata dalla casa editrice di Segrate e scritta dal sedicenne milanese Matteo Mazzuca. Si tratta di La clessidra del potere, volume nel quale sono confluiti anche elementi horror e fantastici e che ha aperto la saga de L’ultimo pirata.

 

Se Mondadori, con le saghe infinite di veri e propri mostri sacri del genere quali Terry Brooks e George R.R. Martin, ma anche con l’italiana Licia Troisi, ha comunque sempre prestato una certa attenzione al genere, più sorprendente è stata la decisione di Einaudi di allargare i suoi orizzonti pubblicando la diciassettenne Chiara Strazzulla. L’enfasi, al momento della pubblicazione de Gli eroi del crepuscolo, era stata posta sul duplice esordio, quello della giovane scrittrice, già premiata per un racconto al Fantasio Festival di Perugia, e quello della storica casa editrice nel mondo del fantasy.

 

Notevole enfasi è stata posta da Newton Compton nella presentazione dell’opera prima del sedicenne Federico Ghirardi. A Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni, “il primo volume di una saga dedicata a chi ha ancora il potere di sognare” ha fatto seguito quest’anno Bryan di Boscoquieto e il talismano del male.

 

Non vanno dimenticati poi il sedicenne Thomas Mazzantini, autore di Garmir l’eclissiomante pubblicato da Baldini Castoldi Dalai, e la quattordicenne Elisa Rosso, che per Piemme ha inaugurato con L’erede di Ahina Sohul la saga Il libro del destino. La storia creata dalla giovane milanese che “vive spesso in terre selvagge, tra draghi e guerrieri” e ama “tutto ciò che ha una storia da raccontare” proseguirà in autunno con Il principe delle nebbie.

 

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Autore: Martina Frammartino - Data: 22 giugno 2009

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Commenti

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55 ««[ L'ambientazione la trovo fatta malissimo però, e non vedo molta differenza "artistica" tra paolini e troisi (addirittura entrambi con pompaggio mediatico alle spalle), e infatti di solito trovo che chi ha apprezzato uno ha fatto lo stesso con l'altro.» tutto quel che vuoi (io cmq personalmente con il primo Paolini mi sono annoiata, mentre il primo della Troisi scorre), ma questo è un discorso differente, mentre rispetto a quello di cui stiam dibattendo ti poni, da lettrice ocualata a mio avviso, nell'ottica che ho caldeggiato. Mentre alcuni sembra che si mettano a leggere solo per trovare cose che non vanno. Sport legittimo, per carità, ognuno si diverte come vuole, ma non me lo si chiami "piacere della lettura" :shock:» grazie per l'oculata :D io ho sofferto moltissimo per arrivare alla fine del libro della troisi, ma non perchè fosse lento di ritmo, effettivamente succedono un sacco di cose. Non penso sia noioso. Però bene o male entrambi i libri soffrono dello stesso problema, ovvero in generale l'immaturità, sia a livello di scrittura sia di "ideazione". Non ho letto altre opere di questi autori, dato che si può sempre migliorare spero per loro che il tempo e l'esperienza diano qualche risultato. Per questo però mi sembra "strano" leggere di una persona che ha odiato i libri della troisi e invece trova addirittuta originale eragon. Che uno sia piaciuto e l'altro no ci può stare, ma vedere in uno addirittura le pagliuzze e non la travi nell'altro....

» postato da Agar Cioccolato alle 11:20 del 11-09-2009

56 « quello dei grattacieli troppo alti per stare in piedi. » Allora la Spire di Ptolus? :shock: (http://criticalhits.org/images/Ptolus-from-sea.jpg)

» postato da Palin alle 11:20 del 11-09-2009

57 «« quello dei grattacieli troppo alti per stare in piedi. » Allora la Spire di Ptolus? :shock: (http://criticalhits.org/images/Ptolus-from-sea.jpg)» eh? :?: cioè, ho visto la foto aggiunta, ma non capisco né che roba sia, né come possa avere l'altezza delle torri della Troisi. Explain pls...

» postato da Marina alle 11:21 del 11-09-2009

58 «eh? :? È un esempio di cosa troppo alta per stare in piedi che in un mondo magico funziona benissimo... :roll:

» postato da Palin alle 11:23 del 11-09-2009

59 Ah. Beh, non so che dire, non son certo io che muovo queste critiche, però le ho lette più di una volta e più di due da vari commentatori. E non credo di dover specificare dove, penso tu possa immaginarlo...

» postato da Marina alle 11:26 del 11-09-2009

60 Dipende dai dettagli. Su alcuni si può sorvolare, ma su altri assolutamente no. Solo per comodità riprendo un esempio citato a più ripresto (e sottolineo per comodità, non per accanimento verso l'autrice). In una scena di un certo libro, come molti ricorderanno, donne e bambini di una città prossima all'assedio prendono arco e frecce e cominciano ad attaccare il nemico da sopra le mure. Ecco, questo a mio avviso è un dettaglio su cui non si può chiudere un occhio, in quanto fa cadere tutta la verosimiglianza della scena. E se un dettaglio comporta ciò, alla la sua gravità è massima. La questione dell'altezza delle città torri non lo è (infatti di quella descrizione personalmente ho sempre criticato altro, non certo l'altezza), in quanto non va ad influenzare in maniera marcata le azioni dei personaggi. Bisogna anche guardare, IMO, la quantità di errori. Tempo fa, quando scrissi la recensione de "L'acchiapparatti di Tilos" trovai una grave incongruenza in una scena, tale da renderla in realtà impossibile. Tuttavia, quella incongruenza era l'unica veramente grave all'interno del libro, tanto che chiusi un occhio, giudicando alla fine il libro come ben fatto. Ora, per concludere, i dettagli sono sì importanti (anche perché sono dell'idea che proprio nell'attenzione verso il particolare risieda la differenza tra libri semplicemente buoni e i veri capolavori), ma occorre sempre distinguerli per peso e quantità.

» postato da Okamis alle 12:03 del 11-09-2009

61 Okamis, le torri di cui parlo io son della Troisi, non della Strazzulla. E adesso non posso controllare ma andando a memoria dovrebbero essere quelle dove si svolge la prima scena di Nihal della Terra del Vento. La scena della Strazzulla la ricordo vagamente, bisogna vedere quanto lontani erano gli assedianti. E cmq, lo ripeto, per me non sono queste le cose che fanno la bontà o meno di un libro. Gli Eroi del Crepuscolo non mi è piaciuto non per gli archi, le torri o la birra gelata ma perché è un romanzo noioso e prevedibile, inutilmente lungo e dove i personaggi sono abbastanza piatti, tant'é che non ne ho trovato uno che sia uno in cui immedesimarmi. Ecco, questo per esempio per me è un difetto molto grosso in un libro, perché se non scatta empatia con nessuno c'è qualcosa che non va. E mi sembra ben più rilevante di altezze, distanze e misurazioni varie.

» postato da Marina alle 12:19 del 11-09-2009

62 « La scena della Strazzulla la ricordo vagamente, bisogna vedere quanto lontani erano gli assedianti. » Insomma... non dipende solo da questo! Se hai mai provato a tirare con l'arco saprai la forza che ci vuole a tenderlo... e la difficoltà oggettiva di centrare un bersaglio anche a soli dieci passi di distanza senza nessun tipo di allenamento o esperienza!

» postato da Yenvel alle 12:30 del 11-09-2009

63 «Okamis, le torri di cui parlo io son della Troisi, non della Strazzulla. E adesso non posso controllare ma andando a memoria dovrebbero essere quelle dove si svolge la prima scena di Nihal della Terra del Vento.» Si lo so. Rileggendo ora il mio messaggio, mi sono accorto di non aver specificato il passaggio da un libro all'altro. Quello che intendevo era che pur essendo entrambi libri ricolmi di errori e incongruenze, non possono essere tutti giudicati con il medesimo peso, ma a seconda del grado di annientamento della verosimiglianza della scena. Riguardo la seconda metà del tuo discorso, mi trovi d'accordo (tanto che, seppur in forma diversa, avevo segnalato proprio i medesimi difetti nella recensione). Le incongruenze, a prescindere che siano marcate o piccole, sono solo uno tra i tanti difetti che un libro o un film può avere, e a volte nemmeno tra i più rilevanti. PS: la questione della distanza non c'entra niente. Un bambino un arco da battaglia non lo tende nemmeno se è il figlio di Ercole ^_^

» postato da Okamis alle 12:30 del 11-09-2009

64 « PS: la questione della distanza non c'entra niente. Un bambino un arco da battaglia non lo tende nemmeno se è il figlio di Ercole ^_^» Appunto!

» postato da Yenvel alle 12:32 del 11-09-2009

65 Scusate, ma se fossero archi particolari, straordinariamente leggeri da tendere eppure potenti, intrisi di magia o che so? O se quella razza elfica fosse capace di tendere anche da piccola perché cmq dotata di forza superiore agli umani? Non mi sembrano certo particolari per cui inorridire, visto che una speigazione possibile ce la si può dare anche se l'autrice non giustifica i fili d'erba. State facendo la stessa valutazione di Meloth confondendo la coerenza interna per verosimiglianza con il ns mondo.

» postato da Marina alle 12:37 del 11-09-2009

66 «Scusate, ma se fossero archi particolari, straordinariamente leggeri da tendere eppure potenti, intrisi di magia o che so? O se quella razza elfica fosse capace di tendere anche da piccola perché cmq dotata di forza superiore agli umani? Non mi sembrano certo particolari per cui inorridire, visto che una speigazione possibile ce la si può dare anche se l'autrice non giustifica i fili d'erba.» Scusa, Marina, ma di chi è il compito di spiegare il perché degli eventi in un libro? L'autore o il lettore? :? Quello che stai facendo tu in quella scena non è spiegare, ma giustificare, che è cosa ben diversa. Se non mi viene dato nessun indizio tale da pensare che quelli sono archi magici, io vi applico le leggi fisiche della mia realtà. Quello è una incongruenza gravissima e su cui non si può sorvolare in quanto in un ambito verosimile (e sottolineo verosimile, non realistico) le donne e i bambini non avrebbero potuto difendere la città in quel modo; quindi la città sarebbe stata conquistata; quindi il libro avrebbe avuto un finale completamente diverso. Quello fatto dall'autrice in quella scena, è piegarla alla sua volontà pur di raggiungere il finale da lei desiderato, che è la cosa peggiore che possa fare uno scrittore in un libro.

» postato da Okamis alle 12:42 del 11-09-2009

67 «Scusate, ma se fossero archi particolari, straordinariamente leggeri da tendere eppure potenti, intrisi di magia o che so? O se quella razza elfica fosse capace di tendere anche da piccola perché cmq dotata di forza superiore agli umani?» Eh no... in questo caso andrebbe giustificata, prima, durante o dopo (questo solo per effetto sorpresa al lettore). Altrimenti puff... cade la suspension of disbelief.

» postato da Palin alle 12:43 del 11-09-2009

68 « Non mi sembrano certo particolari per cui inorridire, visto che una speigazione possibile ce la si può dare anche se l'autrice non giustifica i fili d'erba. .» Cit: Il sole inondava la pianura. Era un autunno particolarmente clemente: l'erba era ancora d'un verde vivido e ondeggiava contro le mura della città come un mare in bonaccia. A me stava per fare passare la voglia di continuare... Imho è somma che fa il totale, come diceva Totò. L'errore ci può stare, lo scrittore nell'esaltazione del momento creativo è libero di scrivere qualche cappellata. Ma un buon lavoro di editing dovrebbe anche passare per la segnalazione di incogruenze, anacronismi, dettagli che possono sfuggire. Difficile pensare che l'autore possa essere così autocritico con quanto scrive. E' psicologicamente portato a leggere la sua intenzione di scrittura, non quello che ha realmente scritto.

» postato da Manex alle 12:51 del 11-09-2009

69 Non sono d'accordo mi spiace. Ci sta che l'autrice poteva specificarlo, sicuramente, ma non mi sembra un collegamento così pindarico da non poter lasciar fare al lettore. E tantomeno mi sembra "mancanza gravissima". Trovo molto, molto più grave - e i mainstream ne sono pieni - dialoghi in cui non si capisce quel che viene detto, o chi lo dice oppure perchè un personaggio fa determinate cose. Contando oltretutto che lì non me lo posso spiegare neppure con la magia. <img src=:"> Ci sono altri esempi da fare riguardo a questo discorso ma ci tornerò stasera, adesso non ho più tempo ;)

» postato da Marina alle 12:54 del 11-09-2009

70 «Trovo molto, molto più grave - e i mainstream ne sono pieni - dialoghi in cui non si capisce quel che viene detto, o chi lo dice oppure perchè un personaggio fa determinate cose. Contando oltretutto che lì non me lo posso spiegare neppure con la magia. <img src=:">» Nel mainstream però non c'è la suspension of disbelief :roll:

» postato da Palin alle 13:02 del 11-09-2009

71 « Nel mainstream però non c'è la suspension of disbelief :roll:» no, però c'è cmq il "chettestaiaddì" <img src=:">

» postato da Marina alle 13:05 del 11-09-2009

72 «Non sono d'accordo mi spiace. Ci sta che l'autrice poteva specificarlo, sicuramente, ma non mi sembra un collegamento così pindarico da non poter lasciar fare al lettore. E tantomeno mi sembra "mancanza gravissima". Trovo molto, molto più grave - e i mainstream ne sono pieni - dialoghi in cui non si capisce quel che viene detto, o chi lo dice oppure perchè un personaggio fa determinate cose. Contando oltretutto che lì non me lo posso spiegare neppure con la magia. <img src=:"> Ci sono altri esempi da fare riguardo a questo discorso ma ci tornerò stasera, adesso non ho più tempo ;)» una cosa che invece non ho mai apprezzato è il lasciar fare troppo al lettore: va bene non imboccare pezzo pezzo, ma che non mi si dica praticamente nulla sperando che la pezza ce la metta la fantasia del lettore, a quel punto tanto vale che il libro chi legge se lo scriva solo. il libro della strazzulla non l'ho letto e non penso che lo farò mai, ma non è certo l'unica che incappa in errori di incoerenza o imprecisioni perchè crea un'ambientazione troppo nebulosa o data per scontata. Molti ambientano i loro libri fantasy in un mondo generico tipo medioevale senza preoccuparsi di spiegare granchè perchè tanto "si sa che il mondo di un libro fantasy è così", e io questo non l'ho mai sopportato, ed è uno dei motivi per cui affermo che il fantasy è sì un genere bistrattato, ma si taglia le gambe anche da solo. Io da lettore non accetto che l'autore mi dia un'ambientazione fantasy che sia "data per scontata": hai creato il mondo tuo, e adesso me lo spieghi per bene. Non che io voglia descrizioni a non finire e cose simili, basta che ti preoccupi di darmi un affresco credibile a quello che mi racconti, che insomma non mi debbano venire in mente domande del tipo "ma come diamine ha fatto?", "ma non sarebbe impossibile?". Mi va bene che mi si dica che una cosa è possibile "per magia", ma che me lo si dica chiramente. Se la strazzulla nel suo libro non ha mai accennato a magia applicata alle armi di ogni tipo, archi compresi, secondo me la critica ci sta. Anche perchè diciamolo sinceramente, non credo abbia messo archi intenzionalmente straordinari, evidentemente non sapeva granchè sull'argomento armi e avrà pensato che una scena simile non fosse assurda. Ora, succede che uno sia male informato, magari sul resto l'autrice si era documentata un minimo e sugli archi qualcuno le avrà dato una dritta errata. In ogni caso, che si tratti di ignoranza totale o di documentazione superficiale, cambia poco; se questa scena fosse l'unico problema del libro non penso che avrebbe ricevuto critiche così negative.

» postato da Agar Cioccolato alle 13:13 del 11-09-2009

73 ««Trovo molto, molto più grave - e i mainstream ne sono pieni - dialoghi in cui non si capisce quel che viene detto, o chi lo dice oppure perchè un personaggio fa determinate cose. Contando oltretutto che lì non me lo posso spiegare neppure con la magia. <img src=:">» Nel mainstream però non c'è la suspension of disbelief :roll:» C'è eccome. In ogni caso, anche se un romanzo è ambientento nel mondo reale, i dialoghi non sono quelli reali, come le situazioni. Penso alla sicilia completamente inventata di Camilleri, che però appare verosimile. Certi fatti, o certi dialoghi, se raccontati per come sono nella vita reale non funzionerebbero. Per riuscire a renderli naturali bisogna fare un grosso lavoro di "costruzione". E quindi anche in questo caso c'è il patto con il lettore, che accetta che si parli di un mondo "quasi reale"

» postato da Manex alle 15:21 del 11-09-2009

74 «C'è eccome. In ogni caso, anche se un romanzo è ambientento nel mondo reale, i dialoghi non sono quelli reali, come le situazioni. Penso alla sicilia completamente inventata di Camilleri, che però appare verosimile. Certi fatti, o certi dialoghi, se raccontati per come sono nella vita reale non funzionerebbero. Per riuscire a renderli naturali bisogna fare un grosso lavoro di "costruzione". E quindi anche in questo caso c'è il patto con il lettore, che accetta che si parli di un mondo "quasi reale"» Questo però non è suspension of disbelief (che è propria del fantastico), non sono situazioni palesemente in contrasto con le leggi del mondo come le conosciamo. Inoltre i racconti di Montalbano sono un giallo, non un mainstream ;)

» postato da Palin alle 15:25 del 11-09-2009

75 « una cosa che invece non ho mai apprezzato è il lasciar fare troppo al lettore: va bene non imboccare pezzo pezzo, ma che non mi si dica praticamente nulla sperando che la pezza ce la metta la fantasia del lettore, a quel punto tanto vale che il libro chi legge se lo scriva solo. - cut Se la strazzulla nel suo libro non ha mai accennato a magia applicata alle armi di ogni tipo, archi compresi, secondo me la critica ci sta. Anche perchè diciamolo sinceramente, non credo abbia messo archi intenzionalmente straordinari, evidentemente non sapeva granchè sull'argomento armi e avrà pensato che una scena simile non fosse assurda.» scusate, ma tanto per capire se sono io ad avere un eccesso di immaginazione o cosa :mrgreen: : mettiamo da parte l'ipotesi di mancata spiegazione degli archi magici, ma voi, quando immaginate gli elfi, li rapportate alla capacità/resistenza/forza di un essere umano? Perché se è così allora alzo le mani... Io, sarò pure pavlovianamente condizionata da Tolkien & derivati, ma gli elfi me li immagino "de più", proprio per definizione. Ergo ci può stare che le donne e persino i bambini riescano a fare una cosa che i mortali non riuscirebbero mai a fare, senza fare questo gran salto immaginativo. Cmq, a parte i sofismi, quello che volevo dire è che se si mette sotto la lente di ingrandimento roba così, il gusto della storia, che è quello che dovrebbe tenere banco, se ne va giù per lo sciacquone per forza. E la Strazzulla le critiche le ha prese non per le eventuali incongruenze, Agar, ma perché appunto al storia era terribilmente scontata per chi abbia letto anche solo una manciata di libri di genere. Sulla sospensione dell'incredulità su cui insiste Palin (e che esiste benissimo anche fuori dal Fantastico), poi, pensiamo a certi classici: per voi è credibile che al castello d'If sbattano in mare un sacco senza controllare il cadavere? Per me non lo è affatto, ma questo rovina qualcosa della storia? No, giusto? E neppure che nessuno riconosca il protagonista quando torna sotto altra identità. Quello che ci interessa è che Dantés, ingiustamente imprigionato, esca e come un Clint Eastwood ante litteram spacchi il c... ai suoi nemici :mrgreen: E' questo che ci tiene incollati alla pagina, l'aspettativa della vendetta sui cattivi. Prendiamo anche tutte le 'menate' su come si dovrebbe scrivere: adesso va di moda l'infodump, e va bene, d'accordo che è meglio evitare perché appesantisce, ma anche se poi alla fine si infodumpa, è davvero così terribile? Il Ritratto di Dorian Gray è infarcito di infodump, e quindi? La storia risulta meno suggestiva, rimane meno impressa, blocca la voglia di girar le pagine, dà meno da pensare un volta chiuso il librio? Per me davvero si sta perdendo di vista il bosco per stare a fissare l'albero. Poi mi va bene che chi vuole fare lo scrittore analizzi anche i peli nell'uovo per cercare di migliorare al max ciò che scrive, ma allora parliamo di qualcosa di diverso dalla lettura di piacere, che può essere efficacissima anche se viola le Sacre Regole Universali del Manuale del Buon Scrittore.

» postato da Marina alle 21:07 del 11-09-2009

76 « Sulla sospensione dell'incredulità su cui insiste Palin (e che esiste benissimo anche fuori dal Fantastico), poi, pensiamo a certi classici: per voi è credibile che al castello d'If sbattano in mare un sacco senza controllare il cadavere? Per me non lo è affatto, ma questo rovina qualcosa della storia? No, giusto? E neppure che nessuno riconosca il protagonista quando torna sotto altra identità. Quello che ci interessa è che Dantés, ingiustamente imprigionato, esca e come un Clint Eastwood ante litteram spacchi il c... ai suoi nemici :mrgreen: E' questo che ci tiene incollati alla pagina, l'aspettativa della vendetta sui cattivi. Prendiamo anche tutte le 'menate' su come si dovrebbe scrivere: adesso va di moda l'infodump, e va bene, d'accordo che è meglio evitare perché appesantisce, ma anche se poi alla fine si infodumpa, è davvero così terribile? Il Ritratto di Dorian Gray è infarcito di infodump, e quindi? La storia risulta meno suggestiva, rimane meno impressa, blocca la voglia di girar le pagine, dà meno da pensare un volta chiuso il librio? » Andare a pescare esempi dai classici della letteratura e adoperarli per fare paragoni con la Strazzulla (o chi per lei) per me è un assunto sbagliato in partenza. Specie se parliamo di libri scritti cento anni fa o più. Con tutto il rispetto per sta ragazza che avrà anche scritto una chiavica di libro, non so, ma è stata talmente bistrattata che alla fine comincia a starmi simpatica, poverina. :)

» postato da Die alle 21:33 del 11-09-2009

77 « Andare a pescare esempi dai classici della letteratura e adoperarli per fare paragoni con la Strazzulla (o chi per lei) per me è un assunto sbagliato in partenza. Specie se parliamo di libri scritti cento anni fa o più. Con tutto il rispetto per sta ragazza che avrà anche scritto una chiavica di libro, non so, ma è stata talmente bistrattata che alla fine comincia a starmi simpatica, poverina. :)» :roll: In effetti - non ho letto il libro della Strazzulla, perciò non so com'è - però comincia a stare simpatica pure a me... :)

» postato da Amber94 alle 21:50 del 11-09-2009

78 « mettiamo da parte l'ipotesi di mancata spiegazione degli archi magici, ma voi, quando immaginate gli elfi, li rapportate alla capacità/resistenza/forza di un essere umano? Perché se è così allora alzo le mani... Io, sarò pure pavlovianamente condizionata da Tolkien & derivati, ma gli elfi me li immagino "de più", proprio per definizione. Ergo ci può stare che le donne e persino i bambini riescano a fare una cosa che i mortali non riuscirebbero mai a fare, senza fare questo gran salto immaginativo. » Lasciamo perdere il fatto che Tolkien di donne arciere e bimbi che giocano a Guglielmo Tell non ne parla... Le elfette vestite da Robin Hood che tirano frecce, le famigerate elf-ranger, fanno parte di un immaginario un tantino alla "forgotten realms". Le vediamo nei film, nei videogames e nelle immagini di DeviantArt, interpretiamo durante le partite di D&D e quindi a noi "consumatori" di fantasy sembra una cosa normalissima che l'elfa qualunque sappia tirar con l'arco. Queste amazzoni elfiche, per quanto kitsch, sono accettabili, visto che si può pensare che esse usino archi magici, adatti a loro, che si addestrino per anni se non per secoli... Mi pare però che Strazzulla dica che le sue elfe sono creature sottomesse agli uomini, gentili donzelle velate come le donne della Sicilia d'Antan e che non ricevano alcun addestramento bellico... insomma... è un po' improbabile che di punto in bianco si mettano a tirar frecce abbattendo nemici a vari metri di distanza. Comunque... se questa fosse l'unica incongruenza del libro sarebbe perdonabile. Voleva il colpo di scena per risolvere la battaglia e l'ha inventato. Poteva fare di peggio, volendo. Di strafalcioni ce ne sono altri e, volendo essere buoni, si potrebbe perdonare anche quelli. A patto che ll'ambientazione fosse originale, la trama piena di inventiva, i personaggi ben costruiti e così via... Invece, mi si dice, il libro della fanciulla in questione non possiede alcuna di queste doti, e l'unica cosa sufficiente è lo stile, e la forma senza contenuto è un sacco vuoto che non sta in piedi.

» postato da uljanka alle 22:15 del 11-09-2009

79 «Scusate, ma se fossero archi particolari, straordinariamente leggeri da tendere eppure potenti, intrisi di magia o che so? O se quella razza elfica fosse capace di tendere anche da piccola perché cmq dotata di forza superiore agli umani?» dunque, parlando per esperienza personale, dal momento che il mio ragazzo mi ha rimpinzato di tiro con l'arco per 2 anni interi, posso dire che la capacità di tendere l'arco dipende sia dalla forza fisica di cui si dispone, sia dalla capacità di allargare le braccia, sia dall'altezza. mi spiego: io posso tendere massimo 20 libbre, il mio ragazzo ne può tendere 95. ma, la lunghezza delle braccia non necessariamente è proporzionale alla forza di cui si dispone. posso avere braccia abbastanza lunghe da tendere un 30 libbre, ma riuscire a tenderne invece solo 15 -e nel mio caso ad esempio è così... :roll: un bambino elfo potrà anche avere la forza di tendere un arco da 75 libbre, ma se l'arco è lungo un metro e il moccioso è alto mezzo metro e non ha l'ampiezza di braccia adatta, non tenderà nè lancerà mai un bel niente. :wink: e volendo essere ancor più precisi, gli archi da guerra a lunga gittata- quelli necessari per sparare la salva sull'esercito sotto le mura, per intenderci- erano estremamente difficili da tendere. ci voleva una notevole dose di forza, ed erano molto, molto lunghi, poichè il rapporto tra la forza di tensione e la lunghezza dei flettenti facevano in modo che la freccia arrivasse più lontano dei comuni archi da caccia. ergo, a maggior ragione bimbi e donne non sarebbero stati ingrado di usarli. e, se pure avessero avuto archi personalizzati, a causa delle dimensioni necessariamente ridotte, non sarebbero comunque stati in grado di colpire i nemici lontani. « Non mi sembrano certo particolari per cui inorridire, visto che una speigazione possibile ce la si può dare anche se l'autrice non giustifica i fili d'erba. State facendo la stessa valutazione di Meloth confondendo la coerenza interna per verosimiglianza con il ns mondo.» non sono d'accordo. la prima regola dello scrittore, è scrivere soltanto di quello che già si sa. quindi, se io voglio scrivere di tiro con l'arco ma non ne capisco una cippa, debbo informarmi perchè ai miei lettori non piacerà di certo essere presi per i fondelli. se poi, l'autrice descrive appositamente gli archi elfici come oggetti che si tendono e lanciano dardi da soli, allora deve farlo chiaramente. la mia immaginazione è radicata nella mia realtà, e quindi non posso estenderla a una realtà fittizia senza correre il rischio di paragonarla alla nostra, pena il triste risultato di cui stiamo discutendo. :)

» postato da ringstorm alle 22:59 del 11-09-2009

80 Ho letto solo le prime due pagine della discussione, prometto che prima o poi leggerò anche le altre. Intanto... «il fantasy veramente l'ho sempre visto appannaggio di giovanissimi e giovani, conosco pochi "adulti" che leggano libri di questo genere, in Italia almeno» Al di là e prima di essere una redattrice di FantasyMagazine, io sono una libraia. Da diversi anni vendere libri è il mio lavoro, e in questo periodo di tempo ho parlato con molti adulti che leggono fantasy. Non stavano comprando i libri per regalarli, erano acquisti che facevano per loro, a spesso, quando il negozio non era troppo affollato e loro non avevano fretta, abbiamo fatto lunghe chiacchierate sui nostri autori preferiti. Non sono pochi gli adulti che leggono fantasy, è la percezione che ne hanno molte persone che è sbagliata. Nel mio articolo ne cito uno firmato da Baresani-Mannheimer che individuano il lettore-tipo del fantasy. Quando leggevo le loro parole non sapevo se ridere o piangere. Ridere per le sciocchezze che scrivevano (non mi sento né particolarmente maschio né così giovane e immatura visto che a breve compirò quarant'anni e sono mamma di due bambine) o piangere per la montagna di sciocchezze che ancora crede la gente su noi lettori di fantasy. E quell'articolo non è un caso isolato, anche se è l'unico che so rintracciare con facilità. Spesso ho sentito esprimere opinioni di questo tipo, e ho sentito etichettare il genere come qualcosa di adatto solo a dei lettori giovani, ma io ne conosco parecchi che giovani non sono. Almeno, non anagraficamente parlando. «se io cercassi di educare i giovani alle buone letture non consiglierei a nessuno libri tipo quelli della Troisi oppure roba edita da adolescenti non-prodigio. A prescindere dalla nazionalità di questi autori ovviamente, non m'importa che siano uzbeki o italiani. Sinceramente non vedo nulla di positivo in un ragazzino che legge solo robetta senza un minimo di capacità critica. » Anche a me non importa nulla della nazionalità, infatti cito adolescenti prodigio provenienti da vari paesi, anche se gli italiani sono in maggioranza. Per forza, perché un italiano che fa flop da noi non verrà tradotto, ma noi volendo possiamo leggerlo. Allo stesso modo noi non leggeremo porcherie di un giovane tedesco – tanto per fare un esempio – se nel suo Paese non se lo fila nessuno, perché non lo traducono. Detto questo, ho consigliato parecchie volte Licia Troisi. Perché? Perché il mio interlocutore era un ragazzino che aveva adorato Eragon e voleva altre storie che parlassero di draghi. Se il lettore è un ragazzino e il suo livello è quello, non posso dargli Martin, anche se pure nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco ci sono i draghi. Per dirne una, la trama è troppo complessa. E poi la storia è molto più cruda, e potrebbe non gradirla. Meglio lasciarlo in un mondo più "fiabesco", nel senso di più distaccato dalla realtà, dove le ragazzine non vengono costrette a guardare gli uccelli che spolpano il cranio del proprio padre. Quindi spazio alla Troisi, che secondo me scrive meglio di Paolini. Poi si penserà ad altro. Una cosa che viene spesso dimenticata è che la lettura può essere semplicemente uno svago. Se qualcuno vuol leggere un libro di barzellette, dov'è il problema? Se il lettore vuole rilassarsi e vuol leggere un libro leggero, senza impegno, va bene così. La capacità critica si acquisisce col tempo e ciascuno ha il proprio tempo. Quel che mi infastidisce è che ultimamente tutti i ragazzini vengono spacciati dalle case editrici come dei prodigi, e magari non gli hanno neanche affiancato un editor serio per evitare di fargli scrivere fesserie. Il ragazzino scrive ciò che vuole e che è in grado di scrivere, il lettore può leggere quel che gli pare, ma l'editore dovrebbe fare una selezione su ciò che pubblica, altrimenti non prende sul serio il suo ruolo. E pubblicare libri leggeri e facili da leggere non significa pubblicare porcherie sapendo che sono porcherie. «Un thriller facilone come il codice da vinci lo legge un sacco di gente un fantasy d'intrattenimento è considerato roba da ragazzini.» Qui non posso che darti ragione. C'è davvero parecchia gente che legge Il codice da Vinci come se contenesse chissà quale rivelazione e che trova anche eccelso lo stile e poi snobba il fantasy come robaccia. E certo gli editori che puntano sulla giovane età degli scrittori senza aiutarli a maturare non fanno bene al genere, anche se magari con il singolo titolo vendono parecchio e in termini economici ottengono ciò che volevano. Prendiamone atto, al momento la realtà è questa, ma quando ci capita di parlare con qualcuno possiamo sempre cercare di spiegargli perché – a nostro giudizio – sta giudicando il genere un po' troppo frettolosamente e probabilmente senza neanche conoscerlo. «i draghi buoni si vedono solo nella cultura orientale» E il buon Fùcur de La storia infinita va a farsi friggere in padella...

» postato da Martina alle 23:33 del 11-09-2009

81 d'accordissimo con martina!!!!! :wink: e il drago de la storia infinita mi è rimasto nel cuore, tutt'ora mi piacerebbe fargli una carezza sul musone! :roll:

» postato da ringstorm alle 23:54 del 11-09-2009

82 « Andare a pescare esempi dai classici della letteratura e adoperarli per fare paragoni con la Strazzulla (o chi per lei) per me è un assunto sbagliato in partenza. Specie se parliamo di libri scritti cento anni fa o più. » e perché? Posso capire per l'infodump, son cambiati i canoni di scrittura, ma perché la faccenda della fuga e dell'identità nascosta del Conte di Montecristo dovrebbe essere credibile 100 anni fa più di ora? E ad ogni modo non è questo il punto, il punto è che « Comunque... se questa fosse l'unica incongruenza del libro sarebbe perdonabile. Voleva il colpo di scena per risolvere la battaglia e l'ha inventato. Poteva fare di peggio, volendo. Di strafalcioni ce ne sono altri e, volendo essere buoni, si potrebbe perdonare anche quelli. A patto che ll'ambientazione fosse originale, la trama piena di inventiva, i personaggi ben costruiti e così via... Invece, mi si dice, il libro della fanciulla in questione non possiede alcuna di queste doti, e l'unica cosa sufficiente è lo stile, e la forma senza contenuto è un sacco vuoto che non sta in piedi. » su questo siamo d'accordo, e probabilmente è già un fatto epocale <img src=:"> E infatti è proprio questo il discorso che sto cercando di far passare. Come vedi dalle risposte degli altri però, senza successo « Le elfette vestite da Robin Hood che tirano frecce, le famigerate elf-ranger, fanno parte di un immaginario un tantino alla "forgotten realms". Le vediamo nei film, nei videogames e nelle immagini di DeviantArt, interpretiamo durante le partite di D&D e quindi a noi "consumatori" di fantasy sembra una cosa normalissima che l'elfa qualunque sappia tirar con l'arco. Queste amazzoni elfiche, per quanto kitsch, sono accettabili, visto che si può pensare che esse usino archi magici, adatti a loro, che si addestrino per anni se non per secoli... » no, di questo, per quanto mi riguarda, ti assicuro che ti sbagli. Purtroppo non so disegnare, quindi non frequento siti come deviantart, né ho mai giocato di ruolo, forgotten realms so a malapena cos'è. Il mio imprinting elfico è proprio solo tolkeniano, t'assicuro. Non posso escludere invece che non sia il background della Strazzulla, però, questo sì. « un bambino elfo potrà anche avere la forza di tendere un arco da 75 libbre, ma se l'arco è lungo un metro e il moccioso è alto mezzo metro e non ha l'ampiezza di braccia adatta, non tenderà nè lancerà mai un bel niente. » va bene, ma noi non sappiamo le dimensioni degli archi della Strazzulla no? E cmq, come ho detto sopra, non è questo il punto, queste sono quisquilie rispetto alla godibilità d'un libro « non sono d'accordo. la prima regola dello scrittore, è scrivere soltanto di quello che già si sa. » questa è un'altra delle regolette inutili dei manuali di scrittura: Salgari non si è mai mosso da casa sua eppure è diventato un classico dell'avventura

» postato da Marina alle 00:47 del 12-09-2009

83 Parto da Salgari. Per quanto possibile, lui si documentava su quanto scriveva. Ciononostante, i suoi libri presentano un'area geografica molto fantasiosa e in molti punti non attinente alla realtà, su questo non ci piove. Ma, c'è un ma. All'interno della logica dei suoi libri, c'era una coerenza ineccepibile che li rendeva godibilissimi. Sulla questione dell'arco, sì, le dimensioni le sappiamo, visto che si tratta di archi da guerra. E comunque non è una quisquiglia, per la ragione prima esposta (ma forse sfuggita, quindi la ripeto :wink: ): visto che donne e bambini non potevano usare tali armi, ne consegue che non avrebbero potuto difendere la città, la quale sarebbe quindi stata distrutta, annientata, polverizzata. La Strazzulla ha quindi piegato la storia pur di raggiungere il finale da lei auspicato, mandando alle ortiche qualsiasi coerenza interna. Io questa non la definirei una quisquiglia, in quanto determina un profondo mutamento del libro, il quale sarebbe stato diversissimo da come ci appare ^_^ Ma come abbiamo detto in tanti, non è questo singolo errore a rendere l'opera brutta, quanto la somma di tutte le sviste presenti in quelle 600 pagine circa.

» postato da Okamis alle 01:03 del 12-09-2009

84 « Ciononostante, i suoi libri presentano un'area geografica molto fantasiosa e in molti punti non attinente alla realtà, su questo non ci piove. Ma, c'è un ma. All'interno della logica dei suoi libri, c'era una coerenza ineccepibile che li rendeva godibilissimi. » per me stai applicando due pesi e due misure, ma non essendo un'esperta di Salgari né tantomeno di Malesia, pirati e affini non sono in grado di trovare esempi per smentirti. « Sulla questione dell'arco, sì, le dimensioni le sappiamo, visto che si tratta di archi da guerra. E comunque non è una quisquiglia, per la ragione prima esposta (ma forse sfuggita, quindi la ripeto :wink: ): visto che donne e bambini non potevano usare tali armi, ne consegue che non avrebbero potuto difendere la città, la quale sarebbe quindi stata distrutta, annientata, polverizzata. » guerra di chi Okamis? Lo vedi che continui a confrontare con il ns mondo? E anche così, non sono esperta di armi ma son convinta che l'arco da guerra delle tribù preistoriche era profondamente diverso dagli archi da guerra Romani (ho sparato due robe a caso eh, tanto per dar l'idea) . Dire arco da guerra significa dire tutto e niente. O qualcuno sa come sia fatto un arco da guerra elfico del mondo strazzulliano? No, non lo sa nessuno (probabilmente nemmeno la Strazzulla, ok :LOL:), ma compararlo ai ns archi da guerra è operazione speciosa ed errata nel metodo.

» postato da Marina alle 01:13 del 12-09-2009

85 Quindi fammi capire: se uno descrive un mondo pieno di affinità con un determinato periodo storico della nostra realtà e a un certo punto decide di nominare un oggetto che in quel periodo esisteva realmente, può anche decidere di dire "ehi, io nomino un arco da guerra, ma in verità il mio è un arco magico lungo appena un metro ma con gittata di centinaia di metri e capace di essere impugnato anche da dei bambini perché tanto, anche senza addestramento, le frecce colpiscono il bersaglio perché sono magggggiche", senza che di tutto ciò ci venga dato lo straccio di una descrizione, ma lasciando tutto il lavoro al lettore? Ma tutto ciò è geniale! Me ne ricorderò per il mio prossimo libro ^_^ Marina, a me sembra che quella che sta facendo un'operazione speciosa ed errata nel metodo sia proprio tu, e ormai non sono nemmeno l'unico a seguire questa tesi all'interno della discussione...

» postato da Okamis alle 10:33 del 12-09-2009

86 Va là, faccio un esempio diverso per sottolineare quello che ritengo un errore di approccio. Immaginiamo che io scriva un romanzo ambientato in un mondo popolato da pecore. Le pecore sono dappertutto. Mare, montagna, collina, non importa. Le pecore sono lì. Gli abitanti del mio mondo ovviamente avranno basato buona parte della propria economia sulle pecore. Ah, dimenticavo, io non do nessun dettaglio in tutto il libro che possa far minimamente immaginare che le mie pecore siano speciali. Le presento come pecore, e bom. Bene, i miei protagonisti a un certo punto vengono accerchiati da centinaia di terribili Orchi TM. Ovviamente ci sono anche le pecore. Ma - miracolo! - le pecore decidono di aiutare i miei personaggi, sfoderando mosse di kung fu e sconfiggendo gli Orchi TM. A questo punto dovrò pur spiegare come mai le mie pecore conoscano il kung fu, o sbaglio? E invece no: lascio che sia la fantasia del lettore a immaginare che le mie siano, non so, pecore aliene istruite dal maestro Miyagi e che appena vedono un Orco TM si trasformano in novelle Bruce Lee. Ecco, anche se in forma demenziale, quella da me applicata è la medesima soluzione della Strazzulla. Ripeto: può davvero essere ritenuta corretta oppure è una forzatura bella e buona e capace di influenzare completamente la trama?

» postato da Okamis alle 10:41 del 12-09-2009

87 Okamis, l'esempio delle pedore non c'entra un tubo. Per me non è un criterio assolutamente valido rapportare tutto per forza alla ns realtà, se per te è così avantui pure, ma io non sono d'accordo. E come ho detto è ripetuto, non sonoq ueste cose che fanno cmq un buono o un cattivo libro

» postato da Marina alle 12:49 del 12-09-2009

88 Perché non c'entra niente? Basta sostituire le pecore con gli archi e ottieni lo stesso caso della Strazzulla. Oh, magari mi sbaglio io, tutto è possibile a questo mondo; ma per capirlo avrei bisogno che tu motivassi le tue affermazioni. Passando al rapporto "terra-mondo alieno", un mio vecchio prefessore una volta definì il narratore (e sottolineo il narratore, non l'autore) come un traduttore. Con ciò intendeva che tra i suoi vari compiti c'è anche quello di fare da mediatore tra lettore (le quindi le sue conoscenze) e personaggi. Ora, se il narratore usa un termine della nostra realtà per indicare un oggetto senza specificarne alcuna caratteristica particolare, allora significa che quell'oggetto è pressoché identico alla controparte conosciuta dal lettore. Qualsiasi carattere particolare dovrà invece essere sottolineato. Perché? Ma perché è il suo compito. Passando all'ultima frase, sono perfettamente d'accordo che simili incongruenze non sono gli unici aspetti che rendono brutto un libro. Ce ne sono moltissimi altri come la stereotipizzazione dei personaggi, la prevedibilità della trama ecc. (aspetti che infatti sottolineai a suo tempo nella recensione e sui quali si basava il mio scarso apprezzamento del libro). Ma ora ci siamo soffermati momentaneamente su questo aspetto e a mio avviso non è un difetto da sottovalutare quando si parla di libri, anche perché la differenza tra un libro comune e un capolavoro è proprio l'attenzione ai particolari (che non significa descrivere ogni singolo filo d'erba, sia chiaro).

» postato da Okamis alle 13:06 del 12-09-2009

89 «Perché non c'entra niente? Basta sostituire le pecore con gli archi e ottieni lo stesso caso della Strazzulla. Oh, magari mi sbaglio io, tutto è possibile a questo mondo; ma per capirlo avrei bisogno che tu motivassi le tue affermazioni. » perché anche se le razze hanno delle varietà, non puoi costruire una pecora a tuo piacimento, allungandola, rimpicciolendola o quant'altro. Un arco da guerra può essere strutturato in mille modi. A me sembra talmente ovvio da non dover essere neanche spiegato.

» postato da Marina alle 13:09 del 12-09-2009

90 E cosa mi impedisce di pensare che le mie pecore siano magiche e capaci di assumere forma antropomorfa? Dopotutto ci hanno già pensato gli sceneggiatori di Black Sheep. E comunque no, un arco da guerra nella struttura rimane pressoché invariato, in quanto le caratteristiche fondamentali (dimensione, tensione della corva, elesticità) devono rispondere a determinate caratteristiche. Al massimo possono cambiare piccoli particolari estetici, ma nulla di più. Insomma, scene del tipo qui descritto non sono giustificabili in nessun modo a meno che il lettore non introduca di sua spontanea volontà caratteristiche non descritte nel libro. Ma a questo punto il ruolo del narratore perde qualsiasi senso.

» postato da Okamis alle 14:01 del 12-09-2009

91 Allora, Okamis e pure Ringstorm hanno dato spiegazioni con le quali concordo del tutto. Vorrei però spendere due parole su cosa intendo per verosimiglianza. Il verosimile è qualcosa di simile al vero, questo si sa. La domanda che sorge è: vero=reale? Io, per una serie di pensieri filosofici credo di no, ma non è delle mie pippe mentali che devo parlare. Il mio romanzo basta e avanza. In un fantasy però il vero è contenuto nella storia e nel suo mondo, e deve risultare reale e credibile. Qui ci allacciamo con la coerenza. Perfino in un weird, che stando alle definizioni si riallaccia poco alla nostra realtà, deve rispecchiare il concetto di verosimiglianza. Uno scrittore può inventare le regole che vuole in un fantasy, ma queste devono funzionare alla perfezione e giustificare ogni azione che avviene nel mondo creato. Tuttavia, c'è anche una verosimiglianza legata strettamente alla nostra realtà, che è poi quella di cui ho parlato nei post precedenti. L'ho fatto perchè i mondi fantasy dei quali parlavo, la Terra di Mezzo, Alagaesia ma anche quello strazzulliano e troisiano, si riallacciano alla nostra realtà. Ne sono un'interpretazione alternativa. In quanto tale, certe regole valgono sia nel mondo alternativo che nel nostro. Nel caso della Strazzulla, le regole che governano il suo mondo eccetto la magia valgono anche nel mondo attuale. Ragion per cui, donne prive di addestramento militare e di corporatura esile non potrebbero mai tendere un arco da guerra, forse nemmeno uno per gli allenamenti. Certo, quello che dice Marina non è sbagliato in sè. Si ritorna al discorso delle regole particolari, ma se l'autore non le spiega, allora si cade nell'inverosimile. E tali regole avrebbero dovuto toccare, nel caso strazzulliano, leggi naturali e non solo "magiche". Perchè nel tiro con l'arco entrano in gioco numerosi fattori, molti dei quali fisici e biologici, come la gittata ad esempio, quindi l'angolo di tiro, il libbraggio, il peso dell'arco, la sua altezza, il suo materiale, la capacità di resistenza dell'arco e dell'arciere, il fisico dell'arciere. In particolare, una donnina esile stile elfa strazzulliana, potrebbe tendere al massimo un arco di 20 libbre. Voglio essere generosa, anche 25. E lì saremo già nel campo della donna corporatura media. Io potrei sollevare e tendere(sollevare è sicuro, lo dico per esperienza) un arco con un libbraggio che va da 35 a 45 libbre, forse con sforzo e allenamento costante mi avvicinerei alle 55 libbre. Questo libbraggio è indicato, nella tabella indicativa, per chi è donna robusta o donnone e si avvicina ad un peso che va dai 59 ai 70kg per la donna robusta e dai 72kg e oltre per il donnone. Io rientro più nella prima categoria(peso 66-67 Kg...è da un po' che ho abbandonato la bilancia), ma ho delle braccia belle robuste che mi permettono di sollevare fino ai pesi indicati nella tabella. Ma tendere è tutto un altro discorso. Entra in gioco anche la freccia usata, altra cosa importante nel tiro con l'arco. Con un arco di un libbraggio di 20-25 libbre, ci si va a caccia. E il massimo a cui puoi aspirare è una preda di dimensioni medie. Di certo non orsi o roba simile. Con un arco da 35-40 libbre, ci puoi combattere. Ma avrà grandissimi limiti. Di certo non coprirà una distanza superiore ai 100 m, e già avvicinandosi al limite si combina poco. Con un arco da 55 libbre va meglio, il tiro è più potente, ma non superi di certo i 100 m. E non ci affronti una guerra come quelle basso medievali, nè ci tiri da una torre e uccidi al primo colpo un nemico. Perchè per sfondare armature di una certa resistenza serve un arco lungo, e l'arco lungo lo potevano tendere pochissimi uomini, figurarsi le donne! L'arco lungo supera di gran lunga le 70 libbre, il libbraggio consigliato ad un uomo adulto e robusto stile Ercole, e quelli mediamente pesanti arrivavano a 100-120 libbre. Erano rari gli yeoman, gli arcieri che riuscivano a tenderli, e i prezzi da pagare erano ossa deformate e muscoli strappati. Questo avveniva per la prima volta nella guerra dei cento anni. Le armature usate in questo periodo erano molto resistenti e pesantissime, tant'è che per sfondarle vennero usate molte balestre, distruttive ma più lente degli archi lunghi. La guerra dei cento anni, mi direte, cosa ci azzecca con una guerra fantasy? Ci azzecca, dato che il fantasy in questione è definito epico, e ci sono campagne militari e guerre. E non mi sembra che i guerrieri fossero nudi. Certo, le donne addestrate e robuste avrebbero potuto combattere con gli archi e uccidere i nemici. L'arco è stato l'arma prediletta dalle donne nordiche per molto tempo, ma la cosa è diversa. Le donne nordiche non erano certo esili elfette, godevano di un addestramento militare pari a quello maschile se non superiore nel caso di regine e donne nobili. Assomigliavano più alle nostre culturiste, sebbene con molti meno muscoli dati i tempi. Le protezioni di allora non erano resistenti come quelle in metallo temprato, anche se da un punto di vista funzionale permettevano di muoversi con maggiore agilità(il che spiega i pochi assedi e le battaglie corpo a corpo tanto predilette dai celti e dalle stirpi nordiche). Ma proprio la scelta dell'arco da parte delle donne rivela i loro limiti fisici. Dovevano stare ad una certa distanza, più in posizione di difesa che di attacco vero e proprio. Perchè il fisico della donna resiste molto meno di quello di un uomo, anche se la donna è una guerriera. Insomma, niente archi da guerra per le esili elfette strazzulliane, nemmeno se le protezioni erano di carta pesta! Niente arco da guerra o ascia per Nihal, nemmeno se lei è una super eroina! Eh sì, una bel pugno in testa a me e al mio vizio della documentazione. Sto prendendo la fissa per il campo militare. ps:i draghi buoni in origine erano orientali. Il modello dunque proviene da quella cultura.

» postato da meloth alle 14:38 del 12-09-2009

92 Ragazzi (Meltoh e Okamis), vi ho già esposto le mie considerazioni su entrambi i punti. Voi siete di diverso avviso, bon, le motivazioni di entrambe le visioni sono lì sotto gli occhi di tutti e ogni persona che non abbia già un'idea se ne può fare una. Che è poi l'unico scopo di qualsiasi discussione. E' inutile che io continui a ripetere gli stessi concetti, no? Mi fa cmq piacere che anche per Okamis queste stupidaggini non fanno, alla fine, un buono o un cattivo libro, che è poi la cosa che davvero conta.

» postato da Marina alle 12:45 del 13-09-2009

93 Ragazzi, quando mi passate dagli archi da guerra a qualcosa di più moderno? Chessò.... Fucili protonici? http://www.drexel.net/beta/images/Posters/ghostbusters-posters.jpg

» postato da spacechili alle 15:36 del 13-09-2009

94 Forse una tzangra risolverebbe i problemi? :roll: Spacechili: però devono sparare palle di fuoco! :risata

» postato da Kinzica alle 18:40 del 13-09-2009

95 La verosimiglianza e la coerenza sono importanti, ma chiediamoci se davvero l'elemento criticato è impossibile in un fantasy. Chi vuole criticare attaccandosi a scemenze troverà sempre un motivo per farlo. In "The Lions of Al Rassan" Guy Gavriel Kay immagina un mondo molto simile a quello della Spagna della riconquista, quando i mori sono stati ricacciati dall'altra parte dello stretto di Gibilterra, e uno dei suoi personaggi è in parte modellato su El Cid. L'ambientazione, quindi, è simile a quella dei nostri IX-XI secolo, ma il mondo non è il nostro, tanto è vero che nel cielo ci sono due lune. Bene, un lettore ha accusato Kay di aver fatto un errore facendo bere ad alcuni personaggi una tazza di cioccolata, quando il cacao notoriamente è stato importato dalle Americhe ben dopo il viaggio di Colombo del 1492. Nel nostro Medioevo il cioccolato era sconosciuto. Obiezione giustissima in un romanzo storico, ma Kay ha scritto un fantasy, e i suoi personaggi possono bere tutta la cioccolata che gli pare. La credibilità di un romanzo non si basa su ciò che è vero nel nostro mondo, ma su quello che accade al suo interno. E se le elfe della Strazzulla non sembrano proprio le creature più adatte a tendere archi, nella nostra cultura e quindi nel nostro immaginario le donne guerriere ci sono. Pensiamo alle amazzoni, Ippolita come Pentesilea, ma anche alla Bradamante dell'Ariosto o a donne che hanno guidato eserciti come Giovanna d'Arco e Boudica. Con personaggi così nella nostra cultura, possiamo davvero stupirci se gli autori fantasy a volte fanno combattere anche le donne?

» postato da Martina alle 23:26 del 13-09-2009

96 quando legge queste discussioni e questi commenti (@ okamis, melot e tutti quelli come loro) mi chiedo "ma se aveste cominciato leggendo Conan, - ma vi sembra possibile fare quello che il barbaro fa in una vita sola, contando che appunto è un barbaro e le condizioni di vita e igiene presso i barbari del nord non erano certo tali da garantirgli lunga vita e prosperità 8) -; o, giusto per citare un classico a caso "il castello d'acciaio" di DeCamp -un castello d'acciao che volava in giro, puzzava di olio d'oliva per non arrugginirsi e usava come lavastoviglie un cane che leccava i piatti- dove il mondo appunto è "simile" al nostro; ah già! anche qui c'erano eroine ed armature ed archi e balestre, chissà che anche DeCamp non fosse un pessimo scrittore :wink:; oppure "i gioielli di Aptor" con le sirene ed i tritoni; o anche solo le amazzoni di Zuddas????? vorrei ricordare a tutti i lettori di romanzi fy che stanno leggendo di un mondo inventato che DEVE essere diverso dal nostro, che deve avere regole diverse, sennò non sarebbe un fy, sarebbe un romanzo mainstream (tipo che so, i romanzi di Gaiman) l'abilità dello scrittore è appunto (IMHO) nel riuscire a presentarti le stranezze (voi le avete chiamate incongruenze) del proprio mondo in modo che a voi lettori sembrino normali!!!! se trovassi un romanzo fy dove, se una donna deve tirare con l'arco, trovo prima una dissertazione su che arco dovrebbe usare in rapporto al peso/massa muscolare/lunghezza lo getteri fuori dalla finestra!!!! anche in romanzi dove mostrano un "mondodi guerrieri" (che so, dove c'è una parte dedicata all'addestramento,o dove si tiene conto di particolari quali le latrine) questo deve essere sempre inserito nella trama... che ne so, le latrine sono importanti perchè la mia truppa mercenaria, dato che realizza le latrine lontano da dove prende l'acqua, è più sana della tua, che invece lorda l'accampamento... (A meno di non avere un mago che dislochi la merda sulla testa di qualcun altro) mica vi scndalizzate se nei romanzi fy i protagonisti non vanno mai al cesso, nonostante ci siano spesso interi capitoli dedicati al cibo!!!! insomma, alla fine il mio discorso è sconclusionato, ma quello che volevo dire è che fate come le donne che urlano mentre partoriscono: sprecate un sacco di energie in cose che non servono!!!! Io che devo scegliere un libro sulla base dei commenti di voi che lo avete letto, non voglio trovare un libro tacciato di "schifezzitudine" perchè la pulzella a pag. 765 non avrebbe mai potuto tendere l'arco!!! (per inciso: non ho letto il passaggio incriminato perchè non ho letto nulla della Strazzulla-troppo cara- ma a me, leggendovi, sono venute in mente almeno tre soluzioni per fa tirare gli archi alle alfe debolucce :wink: e nessuna delle quali con la magia) come già detto da altri e d anche in altre discussioni, voglio sapere se scorre, se ci sono parti noiose, se le idee espresse sono interressant io se sono cose solite espresse in modo innovativo ecc ecc chissenè se i draghi volano e non potrebbero! per le leggi della fisica nemmeno i bacherozzi potrebbero volare ed invece volano benissimo!!! PS: non offendetevi, giovani ed appassioanti virgulti, ma dovete ancora leggere tonnellate e tonnellate di libri prima di imparare a godere anche delle stupide elfette che tirano d'arco senza pensare a come fanno....

» postato da Jirel alle 14:03 del 14-09-2009

97 20 minuti di applausi per Jirel, che in un solo post è riuscita a spiegare quello che io non son riuscita a spiegare in molti di più :applauso Se poi volete continuare a prestar attenzione a questi dettagli, liberissimi, ma, come ha già detto lei, per noi vi perdete il bello del leggere il genere.

» postato da Marina alle 14:14 del 14-09-2009

98 «sprecate un sacco di energie in cose che non servono!!!! ...nei romanzi fy i protagonisti non vanno mai al cesso, » Benedetto ingegnere, :wink: hai creato un'altro assioma o una nuova legge della termodinamica? <img src=:">

» postato da G.C. alle 15:21 del 14-09-2009

99 «sarebbe un romanzo mainstream (tipo che so, i romanzi di Gaiman) » Mainstream sarai tu :P :mrgreen:

» postato da Palin alle 15:49 del 14-09-2009

100 Scusa Jirel, ma a quanto leggo non hai colto il senso del mio discorso (parlo al singolare in quanto comunque leggermente la mia visione delle cose è diversa da quella espressa da Meloth). Procedo per punti, così da essere il più chiaro possibile. 1) Io non ho mai detto che qualsiasi incongruenza o eventuale blooper rende autameticamente un libro (o un film) brutto. Al contrario, esattamente come espresso anche da Manex, ho detto che le incongruenze POSSONO rendere brutto un libro o un film, e questo dipende sia dalla loro quantità sia dalla loro qualità. Io non reputo il romanzo della Strazzulla brutto per via della scena citata. Quella è solo uno degli esempi tra i tanti. Lo reputo brutto sia perché pieno di errori di logica (ad esempio la città che festeggia la partenza della compagnia, nonostante la loro dovrebbe essere una missione segreta; per la serie "già che ci siamo mandiamo un telegramma al Signore Oscuro per avvisarlo che stiamo venendo a ucciderlo" ^_^) sia perché prevedibile e a tratti noioso. 2) Ho parlato di qualità degli errori. Infatti non tutte le incongruenze hanno lo stesso peso. Faccio un esempio su un romanzo diverso: ne "L'acchiapparati di Tilos" ho trovato due errori. Quello meno grave è un coltello che sparisce e ricompare quano lo vuole l'autore. Ecco, quella è una svista che non intacca minimamente le azioni successive e come tale pressoché privo d'importanza. Un altro errore era invece un'incogruenza ben più grave, la quale influenza in maniera marcata le azioni seguenti (in pratica aveva descritto un particolare tipo di porta senza serratura, ma che però viene chiusa a chiave, azione che come sottolineai a suo tempo era ovviamente impossibile). Ora, in questi due casi l'autore, Francesco Barbi, non mi venne a dire "Eh, ma tanto è Fantasy, quindi le mie sono porte particolari". Al contrario ammise la svista, tanto che alcune settimane fa ci siamo scambiato alcune e-mail per ideare una soluzione su come modificare la scena per la prossima edizione del libro. Io non ho mai scritto che uno scrittore deve descrivere ogni singolo dettaglio nei più piccoli particolari. Dico solo che è da sfatare il mito per cui all'interno di un romanzo di ambito fantastico si possa scrivere quello che si vuole, perché non è così. La coerenza interna deve sempre sussistere e se tu descrivi un gruppo di persone come mingherline e deboli, non puoi dopo cinque minuti trasformarle in cecchini provetti, perché è un'assurdità. Non mi pare di dire nulla di così strano :roll:

» postato da Okamis alle 17:01 del 14-09-2009

101 una mia curiosità personale senza alcun intento polemico, Okamis... ma tu ti diverti a leggere? perchè io leggo per quello, per divertirmi e spesso leggo tre/quattro volte un romanzo per cogliere quei dettagli che tu citi, e solo se il romanzo mi è piaciuto, quindi magari passo sopra certi dettagli... forse sono dotata di maggior sense of wonder di te, dato che ho iniziato coem lettrice di sf (prova a leggere VanVogt, a proposito di incongruenze... :wink: ) quindi mi chiedo, dov'è il divertimento? Certo se tu ti diverti a spulciare i romanzi alla ricerca di incongruenze... 8) e mi sa che anche tu non hai colto il mio pensiero... non era l'arco o l'elfa o il drago o la torre da notare e che mi avrebbero portato a dire "bleah!!!! ecco un altro libro da usare per tenere dritto il tavolo" ma le altre cose che hai detto... E mi sarei limitata a quello... il resto mi sembra uno sparare sulla croce rossa inutilimente Ti descrivo l'immagine che mi è sbocciata leggendo i tuoi commenti (ed anche quelli di tutti voi che vi concentrate sui particolari e vi perdete la visione di insieme) vi immagino seduti davanti ad una scrivania, con davanti una delle copie in vostro possesso dell'infame tomo, armati di lentona di ingrandimento, con in mano una matita rossa e blu (sai, quelle che usano le maestre e che con mia somma vergogna uso anch'io quando faccio revisione progetti) e di fianco un vissuto blocco degli appunti, dove annotate minuziosamente le "incongruenze" di fianco, per consultazione rapida, almeno 12 manuali di scrittura creativa, consunti e con gli angoli ripegati dall'uso... dall'altro lato, il pc, aperto su tre o quattro blog di "recensori", su FM e fantascienza.com, e perchè no, su WM, in modo da avere sottomano qualche commento in diretta... :wink: :wink: :wink: in sottofondo, direi la Fletcher, che si documentava sembpre minuziosamente sul delitto da descrivere nel prossimo romanzo e che casualmente aveva qualcosa ache fare con l'omicidio dietro l'angolo... Se un libro è brutto, IO (per sottolineare che è un'opinine puramente personale) non perderei certo tempo a spulciarlo cercando i difetti!!! finisce sotto la gamba del tavolo o tra i "libri-per-i-denti" del J-baby ed io mi godo un altro tomo, spaparanzata in poltrona e con una bella bevanda, leggiamo per piacere, non per costrizione!!!! tanto di cappello a te che riesci a rileggerti le schifezze ed a notare così tanti particolari non è che sei interessato ad un lavoro di revisione progetti? mi servirebbe un aiuto dotato della tua capacità di osservazione (spero che tu sia ingegnere, così in privato di dico dove mandare il CV)

» postato da Jirel alle 17:57 del 14-09-2009

102 ehm rileggendo il post non vorrei sembrare offensiva... l'immagine decritta è simpatica, magari un pochine esagerata ma non vuole assolutamente essere offensiva... (però è quella :roll: ) ed anche per l'offerta di lavoro ad okamis, non è una presa in giro, mi serve davvero qualcuno cn una così puntigliosa attenzione ai dettagli :D

» postato da Jirel alle 18:04 del 14-09-2009

103 scusate se rispunto solo adesso ma mi si era spezzata la chiave nella porta, e ho ripreso possesso della casa solo adesso. « scusate, ma tanto per capire se sono io ad avere un eccesso di immaginazione o cosa :mrgreen: : mettiamo da parte l'ipotesi di mancata spiegazione degli archi magici, ma voi, quando immaginate gli elfi, li rapportate alla capacità/resistenza/forza di un essere umano? Perché se è così allora alzo le mani... Io, sarò pure pavlovianamente condizionata da Tolkien & derivati, ma gli elfi me li immagino "de più", proprio per definizione. Ergo ci può stare che le donne e persino i bambini riescano a fare una cosa che i mortali non riuscirebbero mai a fare, senza fare questo gran salto immaginativo. » sinceramente? Io, a parte gli elfi di tolkien, non ho mai capito come diamine siano fatti o funzionino. Idem per orchi, nani e compagnia bella. A dire il vero un po' me li immagino terribilmente effeminati, secchi come chiodi e cose così, ma mi rendo conto che non c'entrano molto nemmeno con le descrizoni di tolkien. Ma io ho sempre avuto una fantasia bizzarra, gli hobbitt me li immaginavo dei bambini con le tute da metalmeccanico e gandalf un tizio basso, con la barba rossa, il cilindro alla zio paperone, una palandrana verde e le ghette sugli scarponi. Comunque, se gli scrittori hanno la mania di dare tutto per scontato chi legge poi non ci capisce niente. Per me il fatto che un essere venga definito "elfo" potrebbe significare qualsiasi cosa, dato che esseri simili nella realtà non esistono. Se crei una creatura e la chiami elfo, poi gentilmente mi spieghi anche come funziona o che aspetto abbia. Il libro della strazzulla non l'ho letto indi non so se lei le descriva le sue creature, ma in molti altri libri che ho incontrato il problema con gli esseri "old school" era proprio questo. « Cmq, a parte i sofismi, quello che volevo dire è che se si mette sotto la lente di ingrandimento roba così, il gusto della storia, che è quello che dovrebbe tenere banco, se ne va giù per lo sciacquone per forza. » e perchè mai? E' difficile che io trovi un libro in cui non esista alcunchè di sottotono. Che sia un capitolo scritto male, una scena sbagliata, una assurda, un capitolo che vorrebbe far ridere/piangere/inquietare ma non lo fa, qualsiasi cosa, può capitare. Alle volte ce nè pure più di una, ma l'impresisone finale che ne ho è comunque positiva. Un romanzo di solito conta di almeno 200 facciate, c'è tutto lo spazio sufficiente per tirar fuori qualcosa di buono, anche se c'è qualche imprecizione. E poi dipende dal tipo di storia, dall'obiettivo dello scrittore... Non vorreir passare pe runa che s'impunta su quisquilie, anzi pure prima ho scritto che se c'è qualche errorino e il resto è anche solo buono, per me il romanzo non diventa mica una schifezza ;).

» postato da Agar Cioccolato alle 19:57 del 14-09-2009

104 Il fatto del cioccolato rientra nelle regole interne al romanzo create dallo scrittore. Nemmeno nella Terra di Mezzo dovrebbe esistere il tabacco, eppure c'è. Queste sono sottigliezze insite nella storia creata e che, a meno che non abbiano forti legami con il nostro mondo, sono perfettamente inquadrabili come caratteristiche del mondo creato dallo scrittore C'è chi ama mondi molto diversi dal nostro. Io non sono di questa opinione, e infatti tutto ciò che è troppo weird mi da molto fastidio perchè stride col concetto che ho di fantasia e di mondo fantastico. Ma quando uno cresce leggendo Tolkien, e amandolo sopra ogni altro scrittore fantasy(ne ho letti di fantasy diversi), certe cose sono normali. Questa però è una mia considerazione personale. Le donne guerriere sono esistite nella nostra storia. A proposito, ho dedicato loro un articolo su mio blog. Erano donne della mia stazza, anche più robuste, non certo esili elfette. E se erano magra, di certo non tendevano archi da guerra. Una spada bastarda la può sollevare anche una ragazzina, maneggiarla pure sebbene con difficoltà, ma un arco da guerra è molto diverso. Se lo scrittore decide di far usare archi alle donne, deve creare le condizioni interne alla storia perchè ciò si verifichi. Specie se la storia ha forti legami con la nostra realtà.

» postato da meloth alle 21:58 del 14-09-2009

105 « Ti descrivo l'immagine che mi è sbocciata leggendo i tuoi commenti (ed anche quelli di tutti voi che vi concentrate sui particolari e vi perdete la visione di insieme) vi immagino seduti davanti ad una scrivania, con davanti una delle copie in vostro possesso dell'infame tomo, armati di lentona di ingrandimento, con in mano una matita rossa e blu (sai, quelle che usano le maestre e che con mia somma vergogna uso anch'io quando faccio revisione progetti) e di fianco un vissuto blocco degli appunti, dove annotate minuziosamente le "incongruenze" » Uhm... no. C'è uno, uno solo, che osserva una cosa, ragionevole o no che sia, la scrive su un blog... e tutti riprendono l'esempio fino alla nausea. Niente di così sofisticato.

» postato da metalupo alle 22:13 del 14-09-2009

106 «mica vi scndalizzate se nei romanzi fy i protagonisti non vanno mai al cesso, nonostante ci siano spesso interi capitoli dedicati al cibo!!!! » Tywin Lannister ci va... :lol Scusate, non ho pututo evitare di scriverlo, chi legge Martin mi capisce.

» postato da Martina alle 22:51 del 14-09-2009

107 @ Jirel: Guarda, io i brutti libri non li rileggo proprio ^_^ Il romanzo della Strazzulla è stata l'unica eccezione, ma per il semplice motivo che mi fu chiesto di scriverne la recensione e quindi avevo necessità di prendere appunti. In generale, se devo scrivere una recensione, mi segno tutto (passaggi belli e brutti più eventuali altre note) alla prima stesura. Poi, al massimo, ritorno su passaggi specifici, soprattutto nel caso li voglia citare nel dettaglio. Per il resto, tutte le incongruenze che cito sono quelle beccate al primo colpo. E ti assicuro che non leggo i libri con la lente d'ingrandimento. E' solo che dopo un po' di anni di film e romanzi, ci ho fatto l'occhio (oltre al fatto che ho una discreta memoria... almeno a breve termine ^_^). Ma, come ho già detto, non giudico un romanzo bello o brutto dalla presenza di simili errori, quanto dalla loro quantità e peso. Se già alla prima lettura mi accorgo che per dieci volte l'autore di una cosa per poi smentirsi al capitolo successivo, beh, non potrò sorvolare su tale particolare. Tuttavia se il tutto viene compensato da personaggi ben costruiti, uno stile fluido, una trama avvincente e via dicendo il giudizio finale può comunque risultare positivo. La questione è proprio questa: nei miei messaggi non parlavo di come giudico un romanzo o film nella sua interezza, ma di un aspetto specifico e che in alcuni casi può comunque risultare marginale (vedi l'esempio del romanzo di Barbi, il quale pur presentando due incongruenze, di cui una grave, risulta essere una lettura piacevolissima). PS: Avendo recentemente concluso il contratto da traduttore, un lavoretto non lo disdegno per nulla (anche perché con il secondo lavoro da collaboratore di rivista si fa davvero fatica a colmare i costi universitari T_T). Solo che, ahimé, non sono ingegnere :( @ Meta: Non pensare che tutti coloro che frequentano GF lo sfruttino come fonte delle proprie citazioni. Quando scrissi la recensione per Gli eroi del crepuscolo, la spedii a FM prima che Gamberetta pubblicasse il suo articolo al riguardo. Discorso analogo per L'acchiapparatti di Tilos: la mia recensione è stata pubblicata una settimana prima circa su due siti diversi e se le guardi, toni a parte, sono pressoché identiche sui pregi e difetti riscontrati. A volte capita semplicemente che persone diverse abbiano sensibilità simili su determinati aspetti, tutto qua.

» postato da Okamis alle 22:56 del 14-09-2009

108 « Tywin Lannister ci va... :lol Scusate, non ho pututo evitare di scriverlo, chi legge Martin mi capisce.» Lord Tywin Lannister, alla fin fine, non cacava oro. :P

» postato da Agar Cioccolato alle 23:01 del 14-09-2009

109 « Non pensare che tutti coloro che frequentano GF » Sto parlando in generale. Caso per caso, dettaglio per dettaglio, ritengo più probabile ci sia un "paziente zero" da cui il contagio s'è propagato, piuttosto dell'esistenza di una massa di analisti-maniacali. Sull'esempio specifico dell'arco, penso che il paziente zero non sia neanche GF.

» postato da metalupo alle 23:09 del 14-09-2009

110 « Le donne guerriere sono esistite nella nostra storia. » Orsù, non spacciamo leggende new age per verità storiche. Da sempre, le donne hanno sempre combattuto solo quando ogni altra opzione era esaurita. Tu frequenti troppo Celtic World, Meloth...

» postato da Luca Volpino alle 18:18 del 15-09-2009

111 Scusate, ma di casi di popolazioni con donne guerriere ce ne sono state. Fra gli unni v'erano delle arciere a cavallo e le leggende delle amazzoni nascono dai sarmati che avevano regine e guerriere, sono stati ritrovati arredi tombali femminili con armi dentro e i resti di un cavallo. Nelle tradizioni delle popolazioni delle steppe, dove è l'arciere a cavallo (indi combattente più agile che possente) non è una sorpresa che ve ne fossero. E' possibile che, nella varietà e difformità che li contraddistingueva ab origine, fra diversi popoli germanici, almeno in alcuni casi, vi fossero delle guerriere.

» postato da un muspeling alle 22:03 del 15-09-2009

112 «Scusate, ma di casi di popolazioni con donne guerriere ce ne sono state.» Qui specifico: non esiste prova storica di donne guerriere di professione. Come tutti gli esseri umani antichi e moderni, chiunque, quando deve difendersi, impugna un'arma e prova a usarla, maschio, femmina, giovane o anziano. « Fra gli unni v'erano delle arciere a cavallo e le leggende delle amazzoni nascono dai sarmati che avevano regine e guerriere,» Decisamente no. Chiariamo questa confusione tra donne che usavano l'arco per "sport" e donne arciere. «Sono stati ritrovati arredi tombali femminili con armi dentro e i resti di un cavallo.» Interessante, dove? Quando? Perché finora a me risulta che tutti i ritrovamenti del genere finora siano di due tipi: - Sepoltura d'onore (una donna particolarmente ricca e influente veniva inumata con sepoltura maschile per renderle onore) - Sepoltura d'amore (un marito devoto seppelliva le proprie armi con la moglie, per "accompagnarla" nell'aldilà). «Nelle tradizioni delle popolazioni delle steppe, dove è l'arciere a cavallo (indi combattente più agile che possente) non è una sorpresa che ve ne fossero.» In realtà sarebbe proprio una sorpresa... «E' possibile che, nella varietà e difformità che li contraddistingueva ab origine, fra diversi popoli germanici, almeno in alcuni casi, vi fossero delle guerriere.» È altrettanto possibile, se non di più, che gli elfi abbiano costruito una città nei pressi di Cesano Boscone... A parte le battute: ci sono state donne che hanno combattuto. I villaggi vichinghi restavano spesso senza uomini per intere settimane e, quando una nave di "altri" vichinghi si presentava sulla spiaggia a razziare, stuprare e prendere schiavi, le donne avevano poca scelta - se non impugnare quelle armi che i mariti avevano lasciato in casa e cercare di difendersi. Ma, a differenza dei maschi, che per la riproduzione impiegano pochi minuti (alcuni, in realtà, pochi secondi...) le donne erano troppo preziose per "sprecarle" mandandole a morire in battaglia. Una donna ci mette nove mesi a portare a termine la sua "parte" nella riproduzione! Anche dove le donne avevano posizioni sociali e di potere equivalenti a quelle maschili (Boudicca in Gran Bretagna, Nessa in Irlanda, per citare le più famose) non erano comunque guerriere, e potevano indossare armi solo quando ormai per loro era impossibile generare figli. Per citare un antico poema irlandese, dice Nessa: "Poiché il mio grembo è secco e l'amicizia delle mie cosce non dà frutto metterò l'elmo, prenderò la spada e conterò come un uomo per questa battaglia" (cosa significhi "l'amicizia delle mie cosce" lo lascio alla vostra fervida immaginazione...). Ok, OT gigantesco. Per qualsiasi ulteriore approfondimento storico, chiederò parcella come faccio per le conferenze ;)

» postato da Luca Volpino alle 09:20 del 16-09-2009

113 Bene, visto che io prendo i miei dati dagli studi che faccio per la tesi, che questa la devo ancora completare e anche solo la connessione per internet-key che devo usare mi costa oro, per andarmi a pescare i testi e la parte precisa di essi da citare per portare pezze a favore del mio discorso, gradirei venire pagato pure io, thanks. Non ho seguito la discussione dall'inizio, troppo stancante e, come su detto, costosa. Devo perciò ancora comprendere in che se senso di parlava qui di donne guerriere. Dire che non lo erano "per professione" mi lascia un attimo perplesso, devo proprio capire a cosa ci si riferisce ab origine. No perché guerrieri di professione ne avevano solo gli stati sedentari e organizzati. Ma in Roma stessa, ai primi tempi, la base dell'esercito erano contadini-soldato. Che le donne siano un "bene troppo prezioso per 'sprecarlo in battaglia'" permettimi, ma nella migliore delle ipotesi è una teoria di una delle varie branche della paleoantropologia. Se in società arcaiche le donne imbracciavano le armi per difendere il nucleo familiare come ultima difesa - esempio generale certo - va bene, per me io sono a posto, nutrito e sazio. Che volete di più? Donne inserite in eserciti regolari, no, non ce ne saranno state, ma gli eserciti regolari abbisognano di uno stato organizzato (e non poco) e questi si sono formati fra i sedentari e in gran parte dei casi, questi sono stati appestati dalla cultura delle religioni monoteiste che hanno posto la donna come "bene", in modo più o meno palese. La ove e quando non c'era certa organizzazione e le culture erano varie, a maggior ragione nelle steppe ove la vita è nomade e le donne devono avere le gambe forti per essere considerate "belle da marito" il fatto che il nucleo familiare si dovesse difendere, ah beh, poteva capitare più di sovente che fra i sedentari. L'ulteriore passo in questa discussione è fare (ancor più) gli 'ntipatici e tirare fuori le patenti di competenza e, sinceramente, più di così non ne ho voglia. :roll:

» postato da un muspeling alle 10:27 del 16-09-2009

114 « «Sono stati ritrovati arredi tombali femminili con armi dentro e i resti di un cavallo.» Interessante, dove? Quando? » Guarda qui :wink: http://www.csen.org/WomenWarriors/Statuses_Women_Warriors.html

» postato da uljanka alle 11:06 del 16-09-2009

115 « Guarda qui :wink: http://www.csen.org/WomenWarrior/Statuses_Women_Warriors.html» Non riesco ad aprirlo... mi dice che non trova l'url EDIT: occhei, l'ho aperto...

» postato da Yenvel alle 11:07 del 16-09-2009

116 http://img509.imageshack.us/img509/808/amazonc.th.jpg Eccomi in perfetta tenuta da amazzone delle stjepe skuonfigniate (a kvaranta suoto zjero).

» postato da uljanka alle 11:34 del 16-09-2009

117 Un chiarimento, visto che ho usato un termine, come si dice tecnicamente, "a membro di canide" :D « Dire che non lo erano "per professione" mi lascia un attimo perplesso, devo proprio capire a cosa ci si riferisce ab origine.» Hai ragione, la frase giusta era "donne appartenenti di diritto alla classe guerriera". Le popolazioni IE in Europa e Medio Oriente (ma anche in Oriente) non prevedevano l'induzione delle donne alla classe guerriera, né lo facevano quelle pre-IE (la Gimbutas stessa non è mai arrivata ad affermare una cosa del genere). Per cui, quando dici: «Se in società arcaiche le donne imbracciavano le armi per difendere il nucleo familiare come ultima difesa - esempio generale certo - va bene, per me io sono a posto, nutrito e sazio. Che volete di più?» sono pienamente d'accordo con te. Se questa è la tua definizione di "donne guerriero", allora sì, le donne guerriero sono esistite. «Bene, visto che io prendo i miei dati dagli studi che faccio per la tesi» Fammi un fischio quando la finisci, mi farebbe piacere darci un'occhiata :) «Guarda qui» Non confondiamo il ruolo sacrale delle sacerdotesse della guerra con il ruolo di combattenti su base "regolare": le sacerdotesse della guerra (e non sacerdotesse - guerriero, come tendenziosamente scritto lì) sono comuni a tutti i popoli IE e probabilmente esistevano anche tra le popolazioni pre-IE. Cavoli, santa Brigida stessa era una "misinterpretation" del ruolo di queste sacerdotesse della guerra! (e probabilmente anche Giovanna d'Arco, sì). Nota: Ok, mi spiace se sono risultato un po' pesante, magari qualche battuta mi è uscita male, ma abbiate pazienza: è un mese che alle 7 di mattina mi svegliano i martelli pneumatici sotto la finestra...

» postato da Luca Volpino alle 11:58 del 16-09-2009

118 Io non confondo niente con niente. Hai chiesto dove erano le sepolture di donne con armi e cavallo e te le ho mostrate... :P

» postato da uljanka alle 12:10 del 16-09-2009

119 e se tornassimo OT, che la dicussione era interessante? e cioè (se non ricordo male) quanto si disperdono nelle piccolezze i giovani aspiranti scrittori/critici odienrni? produrranno (si spera) qualcosa di buono? sono sulla buona strada? su quali dobbiamo aspettare e sperare? quali invece sono sono persi nelle loro torri e non accettano consigli? quali sono da usare per sostegno dei tavoli (questo è un punto importante!!!!)? insomma l'argomento del topic è "giovani scrittori crescono" gli amanti della storicità o meno delle donne guerriere per favore, si aprono una discussione apposta? e continuo a non capire il nesso storicità-mondo reale-romanzo fantasy... (cioè lo capisco, ma proprio non mi sembra azzeccarci nulla con il fy...)

» postato da Jirel alle 12:12 del 16-09-2009

120 « e cioè (se non ricordo male) quanto si disperdono nelle piccolezze i giovani aspiranti scrittori/critici odienrni? produrranno (si spera) qualcosa di buono? sono sulla buona strada? su quali dobbiamo aspettare e sperare? quali invece sono sono persi nelle loro torri e non accettano consigli? quali sono da usare per sostegno dei tavoli (questo è un punto importante!!!!)? » premetto che di questi giovin autori ne ho letti solo un paio, dato che la critica al riguardo di solito mi spinge a non iniziarli nemmeno, i loro libri. Comunque ho notato che quelli che han fatto una seconda pubblicazione non si son affatto discostati dall'opera precedente, tutto sommato. Non posso sapere se ciò sia dovuto a direttive editoriali oppure a volontà degli autori, ma in ogni caso non mi pare ci sia stata un miglioramento nei risultati. Magari la volontà c'era anche, non saprei, però è già da un po' che c'è questa moda e non ho trovato una recensione o un articolo che mi spingesse ad acquistare qualcuno di quei libri. Piuttosto mi chiedevo uan cosa: com'è che il fenomeno dei baby scrittori c'è praticamente solo nel fantasy? Non intendo a livello di attenzione delle case editrici, ma proprio di presenza di ragazzini con libro nel cassetto e che sono convinti a pubblicarlo. In svariati forum mi sono imbattuta in molti baby autori in cerca di pubblicazione nel settore fantasy, mentre di baby giallisti o baby scrittori convinti di sci-fi, commedia, drammatico, mica ne trovo....ormai sono arrivata a pensare che sia il fantasy a essere impostato male in partenza, ultimamente.

» postato da Agar Cioccolato alle 13:08 del 16-09-2009

121 « Piuttosto mi chiedevo uan cosa: com'è che il fenomeno dei baby scrittori c'è praticamente solo nel fantasy? » anche nel mainstream ce ne sono quanti ne vuoi...

» postato da Marina alle 13:46 del 16-09-2009

122 «Piuttosto mi chiedevo uan cosa: com'è che il fenomeno dei baby scrittori c'è praticamente solo nel fantasy? Non intendo a livello di attenzione delle case editrici, ma proprio di presenza di ragazzini con libro nel cassetto e che sono convinti a pubblicarlo. In svariati forum mi sono imbattuta in molti baby autori in cerca di pubblicazione nel settore fantasy, mentre di baby giallisti o baby scrittori convinti di sci-fi, commedia, drammatico, mica ne trovo....ormai sono arrivata a pensare che sia il fantasy a essere impostato male in partenza, ultimamente.» Beh a parte che non vedo in giro ultimamente baby lettori giallisti o baby lettori di sci-fi, da cui ne deriva che se non ti piace il genere... :) Il fantasy non è impostato male in partenza, è che qui in Italia ormai paese di nani e veline, è più facile essere convinti di essere fighi se l'editore ti pubblica, salvo poi lamentarti del fatto che nessuno ti compra.

» postato da Palin alle 13:48 del 16-09-2009

123 «« Piuttosto mi chiedevo uan cosa: com'è che il fenomeno dei baby scrittori c'è praticamente solo nel fantasy? » anche nel mainstream ce ne sono quanti ne vuoi...» sì, ma qua non mi riferisco al materiale pubblicato. Com'è che se si gira per forum ad argomento librario baby scrittori fantasy decisi a pubblicare se ne trovano facilmente, mentre di altri generi no? Di giovanissimi che leggono thriller, horror, fantascienza, romanzi rosa ce ne sono, ma com'è che questa smania di scrittura è così comune nei lettori di fantasy? Sulla questione fantasy impostato male, forse non mi son fatta ben capire...praticamente è l'unico genere in cui gli autori pubblichino storie senza averle terminate o spezzettino storie che entrerebbero tranquillamente in un volume solo, le case editrici provvedono a spezzettare quello che non è stato spezzettato, c'è questa mania di scrivere trilogie a priori, c'è il dilagare di ragazzini convinti di aver scritto capolavori...tutto questo non mi sembra tanto serio.

» postato da Agar Cioccolato alle 14:27 del 16-09-2009

124 ««« Sulla questione fantasy impostato male, forse non mi son fatta ben capire...praticamente è l'unico genere in cui gli autori pubblichino storie senza averle terminate o spezzettino storie che entrerebbero tranquillamente in un volume solo, le case editrici provvedono a spezzettare quello che non è stato spezzettato, c'è questa mania di scrivere trilogie a priori, c'è il dilagare di ragazzini convinti di aver scritto capolavori...tutto questo non mi sembra tanto serio.» Non vedo nulla di male nel decidere di strutturare una storia su più volumi. Il concetto di enne-logia, o saga in generale, è caratteristico del fantasy benché non esclusivo (si pensi, che so, alla space-opera o anche alla sci-fi più in generale). Altrove, d'altro canto, riscontriamo più spesso modelli differenti ma altrettanto caratteristici, come la serialità di certi thriller o gialli, oppure la condivisione di scenari e personaggi in un mucchio di altri ambiti letterari. Detto ciò, un conto è pensare a priori una storia con una determinata struttura, un'altra spezzettarla a posteriori per ragioni, appunto, non strutturali. Quest'ultima è di solito opera degli editori, cui non può non andare il mio biasimo (c'è passato persino Martin e tutti abbiamo sotto gli occhi il risultato...). Quanto ai ragazzini col delirio di onnipotenza, riconduco ancora una volta il biasimo sulla groppa degli editori. Chiunque scrive in tenera età (non solo, vabbè...) percepisce poco o niente i limiti della propria opera. Non ha semplicemente la maturità, artistica e letteraria, per farlo. Questione di esperienza. Chi foraggia un simile delirio - taluni editori, per l'appunto - con pubblicazioni acerbe e recensioni prezzolate, con seconde/terze/quarte di copertina infarcite di paragoni illustri quanti improponibili, con difese a spada tratta dell'indifendibile... costoro sono da imputare di qualcosa, primo di tutto del pessimo servizio che offrono ai lettori e al genere tutto. Infine, a proposito dei 'volumi secondi'... se sei un ragazzino pubblicato da un grosso editore, con somma probabilità rappresenti il fulcro di un meccanismo commerciale. Vieni messo in condizioni di vendere, a prescindere dai contenuti e dalla loro forma. Se pubblichi di nuovo, significa che il progetto ha funzionato. Quanta voce in capitolo credi che possa avere un simile scrittore nel proporre un seguito alla sua opera prima?

» postato da LotharB alle 14:52 del 16-09-2009

125 Quoto dalla prima all'ultima parola :D (mi hai risparmiato un messaggio chilometrico ^_^)

» postato da Okamis alle 15:19 del 16-09-2009

126 «Quoto dalla prima all'ultima parola :D (mi hai risparmiato un messaggio chilometrico ^_^)» Scrivo poco... sono contento di sapere che quando lo faccio risulto di una qualche utilità. <img src=:">

» postato da LotharB alle 15:36 del 16-09-2009

127 « Scrivo poco... <img src=:">» <img src=:"> detto così... :D

» postato da G.C. alle 15:50 del 16-09-2009

128 « Non vedo nulla di male nel decidere di strutturare una storia su più volumi. Il concetto di enne-logia, o saga in generale, è caratteristico del fantasy benché non esclusivo (si pensi, che so, alla space-opera o anche alla sci-fi più in generale). Altrove, d'altro canto, riscontriamo più spesso modelli differenti ma altrettanto caratteristici, come la serialità di certi thriller o gialli, oppure la condivisione di scenari e personaggi in un mucchio di altri ambiti letterari. » alt, chiariamoci: io non sono contraria alle saghe, ma troppo spesso ormai trovo "trilogie" che in un unico volume sarebbero entrate benissimo. Ovvio che se scrivi una storia di 3000 pagine non è stampabile in volume unico. E so bene che spesso sono gli editori a spezzettare, ma una cosa che noto è che moltissimi "scrittori in erba" partono sparati con l'idea di un'enne-logia quando ancora non hanno nemmeno scritto tutto. Capisco decidere di spezzare quando ci si accorge di aver scritto troppe pagine, ma pensare lo scrivere fantasy come un' enne-logia a priori... «Quanto ai ragazzini col delirio di onnipotenza, riconduco ancora una volta il biasimo sulla groppa degli editori. Chiunque scrive in tenera età (non solo, vabbè...) percepisce poco o niente i limiti della propria opera. Non ha semplicemente la maturità, artistica e letteraria, per farlo. Questione di esperienza. Chi foraggia un simile delirio - taluni editori, per l'appunto - con pubblicazioni acerbe e recensioni prezzolate, con seconde/terze/quarte di copertina infarcite di paragoni illustri quanti improponibili, con difese a spada tratta dell'indifendibile... costoro sono da imputare di qualcosa, primo di tutto del pessimo servizio che offrono ai lettori e al genere tutto.» d'accordissimo, ma com'è che in particolare questi mali affliggono il fantasy e non gli altri generi? Possibile che sia stata tutta colpa dello scellerato che decise di pubblicare paolini? Chiedo tutto questo con sicnera curiosità, io per questioni anagrafiche non ho vissuto l'evoluzione dell'attenzione editoriale nel settore fantasy; da quando bazzico in internet però (qualche anno) la situazione è questa, e mi chiedo se davvero sia solo colpa della moda eragon o se già da prima ci fosse tutta questa faciloneria. E non intendo che sia il fantasy a essere facilone in sè, ma l'approccio generale. «Infine, a proposito dei 'volumi secondi'... se sei un ragazzino pubblicato da un grosso editore, con somma probabilità rappresenti il fulcro di un meccanismo commerciale. Vieni messo in condizioni di vendere, a prescindere dai contenuti e dalla loro forma. Se pubblichi di nuovo, significa che il progetto ha funzionato. Quanta voce in capitolo credi che possa avere un simile scrittore nel proporre un seguito alla sua opera prima?» ma infatti su questo punto il mio era più che altro un interrogativo retorico, non ho alcuna fiducia nelle successive pubblicazioni di questi autori. Magari sarò smentita, e anzi lo spero, ma visto che ormai molti di questi il secondo libro lo han già dato alle stampe e la solfa è sempre quella, non penso la colpa sia solo dell'editore. Una volta che lo hai fatto vendere poi ovvio che vuole che continui sullo stesso stile, ma nulla vieta loro di scrivere qualcosa di qualitativamente migliore: una trama più affascinante, uno stile migliorato, non penso che per contratto debbano continuare a mantenersi di basso livello. Per questo credo che non sia questione solo di potenziale non espresso, ma proprio mancante.

» postato da Agar Cioccolato alle 15:52 del 16-09-2009

129 « Sulla questione fantasy impostato male, forse non mi son fatta ben capire...praticamente è l'unico genere in cui gli autori pubblichino storie senza averle terminate o spezzettino storie che entrerebbero tranquillamente in un volume solo, le case editrici provvedono a spezzettare quello che non è stato spezzettato, c'è questa mania di scrivere trilogie a priori, c'è il dilagare di ragazzini convinti di aver scritto capolavori...tutto questo non mi sembra tanto serio.» OT: purtroppo anche nella sf qualcuno si dimentica di finire i romanzi-ciclo Gerrold, ad esempio, sono almeno 5 anni che non sa come portare avanti il ciclo degli Chtorrr e ha lasciato la situazione dell'umanità abbastanza nella merda :roll: :roll: con i vermotti che stanno vincendo (in effetti stanno vincendo dalla prima pagina del primo romanzo...) e l'umanità che arranca e spara bombe... Per quanto riguarda i ragazzini, ed il fatto che abbondino solo nel fantasy, credo che la realtà sia che 1. le schifezze estere non arrivano, dato che sono filtrate, sennò avremmo ben più Paolini e parenti sui nostri scaffali 2. i lettori di sf sono molto più sgamati dei lettori di fy, ed ai ragazzini che credono di aver prodotto il capolavoro gli levano la pelle, i muscoli, ed anche le ossa, se solo producono obbrobri come qualcosa che mi è capitato di leggere e di trovare osannato nel fy. 3. la fy è molto più "facile" da immaginare che la sf, che richiede una molto più approfondita conoscenza di argomenti tecnici, scientifici, sociologici, culturali e chi più ne ha più ne metta. E poi, provate a disquisire sulla forza necessaria per imbracciare un fucile protonico e vedrete come affilani i nanobisturi i cugini del tenforward :wink: 4. non bastano una spada laser ed una astronave per fare un romanzo di sf, come non basta un elfo per fare un fy...

» postato da Jirel alle 16:07 del 16-09-2009

130 «3. la fy è molto più "facile" da immaginare che la sf, che richiede una molto più approfondita conoscenza di argomenti tecnici, scientifici, sociologici, culturali e chi più ne ha più ne metta. E poi, provate a disquisire sulla forza necessaria per imbracciare un fucile protonico e vedrete come affilani i nanobisturi i cugini del tenforward :wink: » Mi permetto di sottolineare il tuo "immaginare", perché allo pratico invece è l'esatto opposto. Il problema è proprio questo: molti di coloro che scrivono Fantasy (non solo ragazzini, sia chiaro) PENSANO che tale genere sia più facile, ma non è assolutamente così. Creare mondi coerenti e capaci di reggersi sulle proprie gambe è difficile, molto difficile. Buona parte della cattiva narrativa fantasy prodotta negli ultimi anni credo che nasca proprio da questo errore d'approccio. Per fare un esempio a caso, i libri della Carey, dal punto di vista della realizzazione, sono quanto di più complicato possa esistere, in quanto presuppongono alla base profonde conoscenze storico-religiose su cui basare la conseguente distopia.

» postato da Okamis alle 16:25 del 16-09-2009

131 « OT: purtroppo anche nella sf qualcuno si dimentica di finire i romanzi-ciclo Gerrold, ad esempio, sono almeno 5 anni che non sa come portare avanti il ciclo degli Chtorrr e ha lasciato la situazione dell'umanità abbastanza nella merda :roll: :roll: con i vermotti che stanno vincendo (in effetti stanno vincendo dalla prima pagina del primo romanzo...) e l'umanità che arranca e spara bombe... » beh, ho scritto "praticamente solo nel fantasy" apposta, non è che altrove non succeda, solo che nel fantasy ormai è la prassi. «1. le schifezze estere non arrivano, dato che sono filtrate, sennò avremmo ben più Paolini e parenti sui nostri scaffali» ah, comunque quando parlo di babyscrittori non 'sto mazzuolando la scena italiana e basta, non penso affatto che da noi ci siano più ragazzini pubblicati che altrove o che non si pubblichi altro ;) «3. la fy è molto più "facile" da immaginare che la sf, che richiede una molto più approfondita conoscenza di argomenti tecnici, scientifici, sociologici, culturali e chi più ne ha più ne metta. E poi, provate a disquisire sulla forza necessaria per imbracciare un fucile protonico e vedrete come affilani i nanobisturi i cugini del tenforward :wink: » passi che per scrivere sci-fi come si deve (ma anche fantasy) bisogni documentarsi e impegnarsi, ma ci sono molti altri genere. In Italia abbiamo una miriade di autori "drammatici", un sacco di libri ambientati nella nostra culturaa e società. Oppure per scrivere un giallino, o un romanzetto rosa tipo harmony? Non penso serva più abilità che per scrivere un romanzetto fantasy, e ragazzini che leggono thrilleroni o roba rose ce n'è. nel senso, scrivere un brutto fantasy non mi sembra più facile di scrivere un brutto giallo o un brutto sci-fi.

» postato da Agar Cioccolato alle 16:28 del 16-09-2009

132 tornando seria, secondo me, la massiccia presenza di un pubblico (italiano) adolescente nel fy e non nella sf, per esempio, è perchè in definitiva, il fantasy è più facile da leggere. mi spiego. se prende in mano un romanzo di sf hard (non quella porca, vergognatevi!!!! quella piena di ammennicoli tecnologici ed astruserie scientifiche quali la teoria delle stringhe, la multidimensionalità quantica, i viaggi FTL, gli innesti uomo macchina, i virus modificati e le pandemie, le società alternativa) dove l'elemento hard è il romanzo e non una pura ambientazione dove l'eroe ammazza gli alieni cattivi con la pistola laser, la maggior arte dei giovani fa questa faccia :shock: e mugugna "ma che stà a dì quessto? cioè, mica ho capito cioè" ed usa il tomo come fermaporte. Quindi, da qui la preferenza degli adolescenti per un genere più facile, cui comunque li hanno abituati quelle schifezze immonde che ora passano per cartoni ed i manga. non a caso i maggiori successi dei giovani scrittori sono appunto molto manga-style e di conseguenza, il foirire di scrittori adolescenti che sanno usare un certo linguaggio-figurato che richiama l'imprinting ricevuto Bravi (si fa per dire) gli editori che sanno cavalcare il momento, anche a detrimento di noi lettori maturi ed a costo di bruciare un giovane promettente a scapito del guadagno momentaneo perchè diciamocelo, chi di noi comprerà mai un romanzo più maturo di questi giovani, irruenti ed incapaci (al momento) scrittori?

» postato da Jirel alle 16:29 del 16-09-2009

133 ««3. la fy è molto più "facile" da immaginare che la sf, che richiede una molto più approfondita conoscenza di argomenti tecnici, scientifici, sociologici, culturali e chi più ne ha più ne metta. E poi, provate a disquisire sulla forza necessaria per imbracciare un fucile protonico e vedrete come affilani i nanobisturi i cugini del tenforward :wink: » Mi permetto di sottolineare il tuo "immaginare", perché allo pratico invece è l'esatto opposto. Il problema è proprio questo: molti di coloro che scrivono Fantasy (non solo ragazzini, sia chiaro) PENSANO che tale genere sia più facile, ma non è assolutamente così. Creare mondi coerenti e capaci di reggersi sulle proprie gambe è difficile, molto difficile. Buona parte della cattiva narrativa fantasy prodotta negli ultimi anni credo che nasca proprio da questo errore d'approccio. Per fare un esempio a caso, i libri della Carey, dal punto di vista della realizzazione, sono quanto di più complicato possa esistere, in quanto presuppongono alla base profonde conoscenze storico-religiose su cui basare la conseguente distopia.» secondo me no. Però magari è una mia "forma mentis" poi come giustamente dici tu, scrivere qualcosa di buono è sempre difficile

» postato da Jirel alle 16:33 del 16-09-2009

134 « cut cut cut nel senso, scrivere un brutto fantasy non mi sembra più facile di scrivere un brutto giallo o un brutto sci-fi.» concordo! però dato che io personalmente ho scelto di leggere sf e fy, mi limito a disquisire amabilmente di questi argomenti che conosco abbastanza bene, evitando di impelagarmi in cose dove porgerei il fianco alla folla già inferocita di giovani aspiranti scritori assetati di sangue alla caccia della cattiva Jirellaccia che non riconosce lal oro superiore abilità 8) 8) 8) 8) 8)

» postato da Jirel alle 16:42 del 16-09-2009

135 @G.C.: ok, diciamo che intervengo poco... Anche perché vorrei evitare di stimolare la suscettibilità dei lettori costretti a farsi i bicipiti coi miei tomi modello 'foratone'... <img src=:"> @Agar_1: (sulle trilogie...). Continuo a biasimare l'editore (o lo scrittore, se dipende da lui) che spezza ciò che è nato per essere monolitico a fini esclusivamente commerciali. L'operazione può riuscire anche dal punto di vista letterario, ok, ma di solito come minimo qualcosa ci si perde. Continuo altresì a difendere il diritto di chi decide a priori di sviluppare una storia su più volumi, come semplice scelta strutturale. Parlo per me, per quel che può contare la mia esperienza personale. La 'Trilogia di Lothar Basler' consta, nella sua totalità, di qualcosa come quattro milioni di battute circa (spazi inclusi...). Niente che potesse essere proposto in un volume unico. Ma, ancor prima di questo, nasce dalla mia idea di concepire una storia in tre volumi, ognuno dei quali ideato al fine di costituire una sorta di macro-capitolo. Perchè? Bah, i motivi sono diversi, a cominciare dal fatto che volevo corredarla di un certo respiro e che volevo raccontarla tramite romanzi distinti che, pur nati per essere letti insieme, possedessero una certa specificità e compiutezza anche se valutati di per se stessi. In questo, il fatto di aver scritto troppe pagine non c'entra molto. Oggi lavoro su una nuova trilogia. Nel futuro, conto di dedicarmi a romanzi singoli. Sono scelte che uno scrittore ha diritto di perseguire. @Agar_2 (sui ragazzini che scrivono...): non sono certo del fatto che il baby-boom affligga solo il fantasy. Credo (smentitemi se sbaglio) di avere sbirciato di quando in quando in libreria diversi romanzetti mainstream scritti da adolescenti in scia a quei capolavori della narrativa che sono i romanzi a firma Moccia. Il denominatore comune, nella fattispecie, riguarda il pubblico che solitamente accede a un determinato genere: giovani, più che altrove. Il fantasy, d'altronde, sembra facile. Nei fatti, lo è molto meno. @Agar_3 (sulla mediocrità dei baby-seguiti...): nessuno vieta di sperare in un miglioramento dello stile e della capacità di raccontare storie, convengo con te. D'altra parte, chiunque fa qualcosa impara facendola, e da scrittore io stesso ne so qualcosa riguardo al peso dell'esperienza nel migliorare la penna. Tuttavia, elogi iperbolici e pilotati da parte dei loro stessi editori, temo ne alimentino il sussiego piuttosto che la voglia di migliorare. Lungi da me generalizzare, si noti come tendo per lo più ad addossare la colpa a chi gestisce i virgulti, non ai virgulti stessi. :(

» postato da LotharB alle 16:50 del 16-09-2009

136 @ lothar dov'è la faccina che si inchina?

» postato da Jirel alle 16:54 del 16-09-2009

137 « Perchè? Bah, i motivi sono diversi, a cominciare dal fatto che volevo corredarla di un certo respiro e che volevo raccontarla tramite romanzi distinti che, pur nati per essere letti insieme, possedessero una certa specificità e compiutezza anche se valutati di per se stessi. In questo, il fatto di aver scritto troppe pagine non c'entra molto. Oggi lavoro su una nuova trilogia. Nel futuro, conto di dedicarmi a romanzi singoli. Sono scelte che uno scrittore ha diritto di perseguire.» domande seria, non ti sto prendendo per i fondelli: come mai questo bisogno di spezzare? La saga che hai scritto non l'ho letta quindi non ho la più pallida idea di come sia strutturata, ma si tratta di libri in un certo senso autoconclusivi o proprio di un'unica storia divisa in più volumi? Che si spezzi un libro troppo lungo e che a quel punto si cerchi di dare una certa indipendenza ad ognuno di essi lo comprendo perfettamente (infatti degli spezzatini editoriali mi lamento anche del fatto che la storia viene proprio "tranciata" in più volumi, non separata...non so se si capisce cosa intendo), ma visto che dici che non era questione di lunghezza...come mai così tanti autori fantasy sentono il bisogno del magico numero 3? «@Agar_2 (sui ragazzini che scrivono...): non sono certo del fatto che il baby-boom affligga solo il fantasy. Credo (smentitemi se sbaglio) di avere sbirciato di quando in quando in libreria diversi romanzetti mainstream scritti da adolescenti in scia a quei capolavori della narrativa che sono i romanzi a firma Moccia. Il denominatore comune, nella fattispecie, riguarda il pubblico che solitamente accede a un determinato genere: giovani, più che altrove. Il fantasy, d'altronde, sembra facile. Nei fatti, lo è molto meno.» ah vabbè, i libri mocciosi :P ...io metterei moccia stesso nel babyboom ma direi che sarebbe OT, lascio perdere. Se si gira nel terribile settore adolescenti di una libreria robaccia simile si trova, ma nel settore adolescenti...cioè, si sa che ormai quello scaffale è un calderone dove tra poca roba decente si getta di tutta a seconda delle mode del momento. In internet però non ho mai trovato discussioni dove quei libri fossero difesi a spada tratta da un sacco di gente (ovviamente non parlo dei libri veri e propri di moccia, intendo i baby scrittori di roba tipo TVB e cose simili). E molti di quei libri fantasy di giovin virgulti vengono messi nel settore fantasy, non quello "per adolescenti" generico. magari i due scaffali li mettono vicini e si mettono in mostro solo titoli commercialissimi e diretti a un pubblico più giovane, ma non li si butta nel calderone. il pezzo 3 lo taglio che tanto si concorda.

» postato da Agar Cioccolato alle 17:09 del 16-09-2009

138 (Ok, non lo dico più che scrivo/intervengo poco, promesso... :roll: ) @Jirel: è nascosta sotto quella che sorride, che è molto più simpatica. :D :D :D @Agar 1bis: proverò a sintetizzare una risposta al tuo interrogativo, per non trascinare troppo OT la discussione coi miei fatti personali. La 'Trilogia di Lothar Basler' è caratterizzata da una storia unica, per leggerla tutta devi passare per il trittico di volumi. Per questo l'ho definiti macro-capitoli. Quando ho cominciato a scriverla non avevo un'idea precisa di quanto sarebbe durata. Sapevo tuttavia che un volume solo non sarebbe bastato a raccontare tutto quel che avevo in testa. A spanna, al principio, mi sono figurato tre diversi 'momenti' della questione, caratterizzati da tre ambientazioni separate (tra un attimo vado a spiegarmi) e da tre blocchi di sviluppo dei protagonisti principali. Un primo volume per lo più introduttivo, nel quale intendevo spendere un omaggio ad alcuni aspetti della mia formazione fantasy: 'La Lama del Dolore' è ambientata nel continente d'origine della maggior parte dei personaggi e costituisce un punto di partenza. Un secondo volume corale, caratterizzato da un contesto a suo modo protagonista, nel quale rivelare la vera storia finora in gran parte mascherata: 'Il Sangue della Terra' è ambientato in un continente diverso dal precedente, dilaniato da guerra e pestilenza, uno sfondo che spesso assurge al ruolo di protagonista aggiunto. Un terzo volume oscuro, in cui portare a compimento il percorso fisico e spirituale dei personaggi: 'Figli di Tenebra' si svolge in una terra d'ombra, del tutto distaccata dagli scenari realistici e civilizzati precedenti. Il primo doveva essere il più fantasy, il secondo il più (pseudo-)storico, il terzo il più horror. Come immaginerai, esisteva un'idea nella mia testa, e una trilogia da scrivere per svilupparla, giacché altrimenti non avrei avuto spazio sufficiente ad approfondire i concetti nei termini che m'ero prefissato. Considerazioni editoriali non ve n'erano: anzi, all'epoca, per uno scrittore sconosciuto presentarsi con un'opera tanto pachidermica (fantasy!) al cospetto di una qualsiavoglia casa editrice equivaleva a un suicidio senza speranza. Ma tant'è, a me di quello fregava poco e niente... Per gli altri autori non posso parlare. Immagino comunque che molti, talvolta inconsciamente, si facciano influenzare dal modello trilogia, che nel fantasy è quello più diffuso riguardo alle saghe (più delle eptalogie, mi pare <img src=:"> ). @Agar 2bis: in un certo qual modo, hai centrato il bersaglio. Adolescenti... in Italia il fantasy è ancora fin troppo trattato da genere per ragazzini... ciò che davvero non capisco è come si facciano eccezioni per il fantasy straniero (la Mondadori pubblica Martin, Brooks, etc.), molto meno per quello italiano (vedere sempre cosa pubblica Mondadori o la maggior parte di altri grossi editori... al max si arriva a romanzi per ragazzi). Comunque io il baby-boom, in rete, lo vedo difeso solo dai diretti interessati, dai loro amici e dai loro editori. Il fatto però è che la rete è una cosa, la quantità di gente che entra in libreria e si trova circondata da piramidi di libri altamente supportati è un'altra... Vincono loro, fidatevi.

» postato da LotharB alle 18:02 del 16-09-2009

139 « Per gli altri autori non posso parlare. Immagino comunque che molti, talvolta inconsciamente, si facciano influenzare dal modello trilogia, che nel fantasy è quello più diffuso riguardo alle saghe (più delle eptalogie, mi pare <img src=:"> ). » Bé, Marco, lo faccio io con riferimento alla mia esperienza personale. Quando scrissi "Il segreto di Krune", lo immaginai come un romanzo compiuto. Sebbene, come alcuni lettori mi abbiano fatto notare, al termine del libro restano alcuni punti insoluti, a mio modo di vedere l'opera aveva un proprio percorso definito. La questione, a dire il vero, mi fu sollevato anche dall'editore, in sede di discussione del contratto, chiedendomi se non fosse il caso di risolvere all'interno del romanzo anche i punti che sarebbero rimasti in sospeso pubblicando la storia in quella versione. Io difesi la mia scelta, argomentandola, tanto che nel mio caso – per paradosso rispetto a quello che potrebbe essere il sentire comune al riguardo – si verificò una sorta d'inversione di ruoli: l'editore a spingere per il volume unico; io perché le questioni rimaste sospese ma non attinenti alla storia che narravo ne "Il segreto di Krune" trovassero la loro giustificazione in un altro romanzo. È chiaro che non avevo allora alcuna certezza che ci sarebbe stato un seguito (non prendiamoci in giro; le case editrici non sono enti di beneficenza: se il tuo romanzo rispetta le loro aspettative di vendita, avrai la possibilità di proporre altro; in caso contrario, arrivederci e grazie). Tuttavia, la mia non era presunzione. Come autore mi è stato chiaro sin dalla prima stesura che la narrazione della storia non si sarebbe potuta esaurire in un solo romanzo, ma ne avrebbe richiesto un altro. Un altro, ecco il punto. Io non ho mai ragionato preventivamente in termini di trilogia. A mio avviso – e l'ho ribadito in più di un'occasione – ogni storia fantasy reca in sé la lunghezza necessaria per poter essere compiutamente raccontata. Si tratti di uno, tre, sette, cento libri (magari cento no, dai, che se Martin ci ascolta siamo rovinati :shock: :evil: ), quello che conta non è il numero dei volumi necessari a completarla ma il fatto che ciascuno di essi sia imprescindibile per la narrazione e non invece un semplice allungare la minestra per spremere soldi ai lettori.

» postato da mikimago alle 18:58 del 16-09-2009

140 « Per gli altri autori non posso parlare. Immagino comunque che molti, talvolta inconsciamente, si facciano influenzare dal modello trilogia, che nel fantasy è quello più diffuso riguardo alle saghe (più delle eptalogie, mi pare <img src=:"> ).» Biricchino! <img src=:"> Fabrizio

» postato da guardia alle 19:04 del 16-09-2009

141 «« Per gli altri autori non posso parlare. Immagino comunque che molti, talvolta inconsciamente, si facciano influenzare dal modello trilogia, che nel fantasy è quello più diffuso riguardo alle saghe (più delle eptalogie, mi pare <img src=:"> ).» Biricchino! <img src=:"> Fabrizio» Che non si dica Fabrizio che non ti scegli formati di saghe originali! <img src=:"> Altro che tri-, tetra-, penta-... :wink:

» postato da LotharB alle 20:02 del 16-09-2009

142 «c'è questa mania di scrivere trilogie a priori, c'è il dilagare di ragazzini convinti di aver scritto capolavori...tutto questo non mi sembra tanto serio.» A volte le trilogie nascono perché lo scrittore ha la necessità di strutturare la storia in tre volumi. A volte domina l'assurda convinzione che, poiché Il signore degli anelli è una trilogia, le saghe fantasy debbano per forza essere trilogie. Come credo sappiamo quasi tutti, in realtà Tolkien ha scritto un unico romanzo che l'editore ha suddiviso in tre parti perché lo riteneva più facilmente vendibile. Scelta legittima, anche se più cara per le tasche dei lettori, ma che ha fatto nascere l'assurda moda. Un esempio famoso di trilogia recente che non è una trilogia? La prima scritta da Licia Troisi. Lei aveva scritto un unico romanzo, le Cronache del Mondo Emerso, e l'editore lo ha spezzato in tre perché non si è sentito di rischiare pubblicando un tomo di un'esordiente lungo un migliaio di pagine. Ma ci sono anche altre situazioni strane, anche se meno famose. Per esempio, anni fa la Nord ha pubblicato la trilogia dell'impero di Wa di Sean Russell. Peccato che Russell abbia scritto solo due romanzi. Nord ha pubblicato un volume con i primi 2/3 del primo romanzo, poi insieme la conclusione di quel volume e l'inizio del successivo, e per chiudere un volume con gli ultimi 2/3 del secondo romanzo. Ecco confezionata la trilogia, e addirittura da parte di un editore fra i più importanti nel genere fantasy. Ragazzini convinti di aver scritto capolavori? è sempre difficile valutare la validità di ciò che si scrive, però a volte l'editore dovrebbe valutare meglio ciò che pubblica. In qualche caso il lavoro di un bravo editor potrebbe non dico trasformare le ciofeche in capolavori, ma rendere i romanzi molto più leggibili.

» postato da Martina alle 22:09 del 16-09-2009

143 «1. le schifezze estere non arrivano, dato che sono filtrate, sennò avremmo ben più Paolini e parenti sui nostri scaffali » Ne arrivano meno, perché se nessuno se li fila nel loro Paese non vengono tradotti, ma ne arrivano. Non posso giurare sul fatto che siano tutti ciofeche, perché non ne ho letti tutti, ma nell'articolo di baby scrittori stranieri cito nell'ordine: Christopher Paolini con Eragon, statunitense Anselm Audley con Eresia, inglese Flavia Bujor con Le tre pietre, francese di origini rumene Catherine Banner con Gli occhi di un re, inglese i gemelli Guptare con La cospirazione, anglo-indiani residenti in Svizzera Manuel Alguacil, con un fantasy per bambini non (ancora?) tradotto in italiano, spagnolo

» postato da Martina alle 22:17 del 16-09-2009

144 ««1. le schifezze estere non arrivano, dato che sono filtrate, sennò avremmo ben più Paolini e parenti sui nostri scaffali » Christopher Paolini con Eragon, » statunitense letti 2- copiato SW - aspetto edizione economica «Anselm Audley con Eresia, inglese» letto anche questo piaciuto di più, meno copiato e abbastanza carino, con qualche spunto di originalità «Flavia Bujor con Le tre pietre, francese di origini rumene » non sono riuscita a finirlo, sorry «Catherine Banner con Gli occhi di un re, inglese i gemelli Guptare con La cospirazione, anglo-indiani residenti in Svizzera Manuel Alguacil, con un fantasy per bambini non (ancora?) tradotto in italiano, spagnolo» mancano entrambi

» postato da Jirel alle 22:44 del 16-09-2009

145 ««3. la fy è molto più "facile" da immaginare che la sf, che richiede una molto più approfondita conoscenza di argomenti tecnici, scientifici, sociologici, culturali e chi più ne ha più ne metta. E poi, provate a disquisire sulla forza necessaria per imbracciare un fucile protonico e vedrete come affilani i nanobisturi i cugini del tenforward :wink: » Mi permetto di sottolineare il tuo "immaginare", perché allo pratico invece è l'esatto opposto. Il problema è proprio questo: molti di coloro che scrivono Fantasy (non solo ragazzini, sia chiaro) PENSANO che tale genere sia più facile, ma non è assolutamente così. Creare mondi coerenti e capaci di reggersi sulle proprie gambe è difficile, molto difficile. Buona parte della cattiva narrativa fantasy prodotta negli ultimi anni credo che nasca proprio da questo errore d'approccio. Per fare un esempio a caso, i libri della Carey, dal punto di vista della realizzazione, sono quanto di più complicato possa esistere, in quanto presuppongono alla base profonde conoscenze storico-religiose su cui basare la conseguente distopia.» ho riflettuto ulteriormennte sull'argomento, imbottigliata nel traffico andando e tornando dall'ufficio lo so, siamo OT, ma poi alla fine mica poi tanto :roll: dunque dicevamo, è più facile un romanzo fy o sf? il discorso vale sia in lettura che in scrittura. in lettura qui credo dipenda dai gusti e dalle capacità personali, anche se credo che i giovani virgulti preferiscano il fy perchè si immedesimano di più nei giovani eroi che spesso ne sono protagonisti. E poi le favole, i cartoni ed i fumetti li hanno abituati al background ed alle atmosfere di tali romanzi. io personalmente trovo molto difficile leggere Moccia, la Meyer et similia, ma io adoro la sf hard quindi non faccio testo (bei tempi quando potevo leggere uno o due o tre bei romanzi tipo "la terra moltiplicata" "timescape" "assurdo universo"... :-0 "attraverso un mare di soli... ed altri) in scrittura qui Okamis, dopo lunga ed attenta riflessione, devo dissentire dalla tua affermazione. IMHO (e sottolineo secondo me) è molto più facile per un giovane scrittore scrivere un romanzo di fy che un romanzo di sf. e spiego anche come sono arrivata a questa conclusione. I mondi del fantasy (TUTTI o quasi, con poche ecceziono, che ne so, il Mondo Disco di Pratchett o il Mondo frammentato di Death Gate di W&H o il mondo di Deepgate di ...) sono mondi basati sul nostro, con l'introduzione di qualche elemento che lo faccia diventare "adatto". Quindi le montagne sono montagne, i boschi sono boschi, i cani cani ed i barbari invasori sempre "unni" rimangono) ed un quanlunque aspirante può, con più o meno maestria, aggiungere un dettaglio qui, una razza là, e realizzare un mondo senza troppe difficoltà. E meno modifiche fa, più il lettore riuscirà ad immedesimarsi ed a seguirlo nelle avventure. I mondi proposti, pur semplici e senza troppe velleità, sono sempre credibili. questo perchè si rifanno ad un background che è il nostro vivere quotidiano, quindi non richiede eccessiva immaginazione per essere visualizzato. Come dicevo prima, se parlano di un cacciatore che insegue un cervo, nessuno ha difficoltà ad immaginare la scena, nemmeno se il cacciatore ha le orecchie a punta, usa un arco magico e se il cervo ha un nome esotico e corna alate!! Certo, molti bravi scrittori, partendo da queste basi comuni, sono davvero riusciti a creare mondi molto distanti dal nostro, soprattutto inventando culture e storia interne veramente precisi. Per contro, nei romanzi di SF spesso queste basi comuni non esistono, vuoi per la molto maggiore varietà di ambientazioni che si hanno a disposizione, vuoi per l'essenza stessa della fantascienza. E qui si che è difficile creare il "mondo" che vuoi, perchè non puoi più basarti sulle conoscenze comuni a tutti. Provo a fari qualche esempio. (e qui viene il difficile anche per me. uso romanzi recenti ma molto hard? uso qualcosa di più soft ma magari di difficile rintracciabilità per l'interssato lettore? vado diretta agli anni d'oro?) altro approccio, mi immmedesimo nell'aspirante scrittore dunque. ho deciso di scrivere un romanzo di sf. dato che gioco sempre con quel videogame pieno di astronavi, scelgo un del romanzo di guerre spaziali. il mio protagonista è un pilota di caccia - un momento, ci sono i caccia? si sono piccole astronavine che vengono usate durante le battaglie dall'impavido pilota ammazza alieni e da dove partono? uff am dai, c'è sicuramente una portacaccia, che no so, l'astronave-madre, dove atterranno e dove vive il mio eroe tra una battaglia e l'altra, bevendo, facendo a cazzotti e sc@@@@@ando ogni cosa che si muove e che propulsione usano? uff, ma come sei pignola, Jirel, usano lo stesso che usa lo shuttle, no? (e dopo i primio 5 minuti che hai finito il carburante e sei nello spazio che fai? l'autostop?) (e non si è nemmeno posto il problema ma come volano?) come sparano? i laseroni, no? fanno un così bel rumore (ecco appunto) e la gravità? e cos'è? -sic erat demostrandum E' molto più diffice creare un mondo credibile senza partire dal nostro e modificandolo. Per tornare alle conoscenze comuni, quanti giovani di oggi sanno qualcosa sui tachioni? o sugli stati quantici multipli e l'influenza dell'osservatore? o su come potrebbe essere l'atmosfera su un mondo gioviano? o sulla teoria delle stringhe? Qualcosa che non sia l'infarinatura che ritengono di avere acquisito dai videogames sparacchiosi... Certo, i giovani scrittori possono provarci, ma gli editori di sf (non in Italia, certo, dove sono rimansti in pochi a pubblicare sf nostrana) sono molto più cattivi che non quelli di fy, proprio perchè i lettori di sf sono molto più sgamati ed esigenti... uff... spero di essere stata chiara

» postato da Jirel alle 14:07 del 18-09-2009

146 per non parlare di romanzi distopici, o post-catastrofe, o biotecnologici, o cyber e quelli dal punto di vista degli alieni? davvero alieni, però, mica uomini cattivi con le antenne uff!!! secondo me scrivere buona sf, oggi, non è cosa per adolescenti (neanche buona fy, ora che ci penso <img src=:"> <img src=:"> 8) <img src=:"> )

» postato da Jirel alle 14:27 del 18-09-2009

147 Alcune precisazioni visto che rileggendo il mio messaggio mi sono accorto che nella parte iniziale è un po' ambiguo. Io non intendevo assolutamente dire che il Fantasy è più difficile della Fantascienza o di altri generi, ma che è difficile in sé. Non esistono generi più difficili degli altri. Esistono solo differenze tra i generi. Io, che non so nulla di procedure legali, non sarei mai in grado di scrivere un Legal Thriller, ma di certo un ex avvocato sì. Ora, tu fai un ottimo esempio riferito alla SF Hard. Benissimo: ma le domande che tu poni al tuo scrittore immaginario, non sono forse le medesime, per impostazione, che pongo io parlando di Fantasy? Se nel mondo Fantasy n°21657/C si accenna alla presenza di navi volanti organiche (no, non è fantascienza, è quanto descritto da Westerfeld in Leviathan) io voglio sapere da cosa sono alimentate, voglio sapere su quali basi si fonda tale tecnologia (parola che sembra tabù nel fantasy) e via dicendo. Ma lo stesso vale per i famosi archi: voglio sapere come cavolo sia possibile che dei marmocchi che mai hanno tirato di arco siano in grado di abbattere nemici a decine di metri di distanza sfruttando armi che richiedono una forza smisurata. Ora, visto che a quanto pare noi due, seppur in generi diversi, cerchiamo le medesime cose, mi piacerebbe sapere perché se io (così come molti altri "criticoni";) pongo queste legittime obiezioni vengo preso preso per pazzo. Dopotutto, esattamente come nella VERA fantascienza non ci si può nascondere sempre dietro parole inventate come "raggi fotoiperborei" o "velocità Omega 7", nel Fantasy non ci si può nascondere dietro alla magia. Davvero, non capisco cosa ci sia di tanto assurdo nel mio ragionamento...

» postato da Okamis alle 17:13 del 18-09-2009

148 ora vado a casa che ho finito di lavorare nel weekend, dopo altra pensata, cercherò di spiegare a parole una cosa che ho ben chiara in testa ma non è così facile da esprimere

» postato da Jirel alle 17:16 del 18-09-2009

149 « Dopotutto, esattamente come nella VERA fantascienza non ci si può nascondere sempre dietro parole inventate come "raggi fotoiperborei" o "velocità Omega 7"» Si può... se poi il punto di interesse centrale del romanzo è tutt'altro. Non si può... se lascio sul vago la tecnica FTL perchè mi "scazza" approfondire o studiare o inventarmi qualcosa per approfondire ma poi mi addentro in dettagli tecnici su altre cose (bho? Facciamo... la robotica) con il chiaro intento di acchiappare gli appassionati di hard sf (che giustamente si chiederebbero... perché quello no e questo sì?). E neanche in questo caso è un "non si può" assoluto. Tutto dipende dall'equilibrio del quadro di insieme. Dal tutto, non dalla nocciolina.

» postato da metalupo alle 19:20 del 18-09-2009

150 «« Dopotutto, esattamente come nella VERA fantascienza non ci si può nascondere sempre dietro parole inventate come "raggi fotoiperborei" o "velocità Omega 7"» Si può... se poi il punto di interesse centrale del romanzo è tutt'altro. Non si può... se lascio sul vago la tecnica FTL perchè mi "scazza" approfondire o studiare o inventarmi qualcosa per approfondire ma poi mi addentro in dettagli tecnici su altre cose (bho? Facciamo... la robotica) con il chiaro intento di acchiappare gli appassionati di hard sf (che giustamente si chiederebbero... perché quello no e questo sì?). E neanche in questo caso è un "non si può" assoluto. Tutto dipende dall'equilibrio del quadro di insieme. Dal tutto, non dalla nocciolina.» Riguardo la questione "Tutto vs Nocciolina" ho già risposto nella discussione sul perché leggiamo. Come ho scritto anche lì, io non mi soffermo sul singolo dettaglio stonato per demolire l'intero libro; al contrario se cito uno o due dettagli stonati riferendomi a un libro che non mi è piaciuto, significa allora che tali stonature erano molte ma molte di più. Ovviamente, per comodità mi limito ad accennarne poche. Ad esempio, in Perdido Street Station non viene spiegato come meriterebbe la questione dei Rifatti, nonostante ne compaia uno quasi a ogni capitolo. Tuttavia, ponendo su una bilancia i fattori positivi e ben sviluppati e dall'altra quelli negativi, il giudizio rimane per me più che positivo.

» postato da Okamis alle 19:32 del 18-09-2009

151 Dopo aver letto i vostri post e dopo un attimo di riflessione, mi viene da dire che forse... scrivere fantasy è più facile. Ma questi racconti facili vengono molto più facilmente brutti (le ripetizioni sono volute). Siamo pieni di fantasy facile e brutto.

» postato da Kinzica alle 21:06 del 18-09-2009

152 « Riguardo la questione "Tutto vs Nocciolina"» Scusa... ho usato una espressione che poteva sembrare sarastica per pura e semplice stanchezza. Sono reduce da una giornataccia molto faticosa. In realtà la intendevo come espressione di "sintesi".

» postato da metalupo alle 21:48 del 18-09-2009

153 «Dopo aver letto i vostri post e dopo un attimo di riflessione, mi viene da dire che forse... scrivere fantasy è più facile. Ma questi racconti facili vengono molto più facilmente brutti (le ripetizioni sono volute). Siamo pieni di fantasy facile e brutto.» Concordo: in fondo è molto facile sparare un paio di cavolate, mettere un mago lì e un drago là e dire "beh, è fantasy", ignorando bellamente qualsiasi problema logico compaia all'orizzonte. Certo, poi il risultato è quello che è.

» postato da Fos87 alle 14:34 del 19-09-2009

154 «Dopo aver letto i vostri post e dopo un attimo di riflessione, mi viene da dire che forse... scrivere fantasy è più facile. Ma questi racconti facili vengono molto più facilmente brutti (le ripetizioni sono volute). Siamo pieni di fantasy facile e brutto.» Se non ci fosse il filtro sulla SF, avremmo anche tanta brutta SF... per fortuna la SF non si vende e quindi non subisce i difetti della fantasy nei suoi aspetti più commerciali

» postato da Palin alle 22:26 del 19-09-2009

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