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La saga dei Mitago di Robert Holdstock

Robert Holdstock
I riconoscimenti ricevuti per libri e racconti sono molti, sia nel Regno Unito che nel mondo, ma l’opera che di sicuro si è rivelata la più grande è la saga dei Mitago, composta da quattro romanzi e vincitrice di tre World Fantasy Award come miglior libro, le copertine della cui prima edizione sono state disegnate dall’artista fantasy Geoff Taylor.
E forse è a causa dell’amore per le terre selvagge, testimoni di tempi antichi e culture primitive, dove Holdstock scappa appena può, che questa saga ha come fulcro — e non solo ambientazione — proprio una foresta, la misteriosa Ryhope Wood. È lei la vera protagonista dei quattro libri, l’unica entità costante in un universo di personaggi destinati a scomparire così come sono venuti.
Sopravvissuta per più di ottomila anni agli attacchi dell’uomo, Ryhope Wood ha col tempo acquisito una sorta di vita propria, come un unico grande essere vivente in grado di difendersi, privo però di voce e autocoscienza.
Questa energia vitale è tale da permetterle, ogniqualvolta entri in contatto con delle menti umane, di scavare nella loro memoria arcaica e di materializzare gli archetipi degli eroi che in ogni tempo, a seconda delle situazioni, gli uomini hanno desiderato corressero in loro aiuto; queste materializzazioni sono dette mitago (mito imago, immagine di un mito). Al contempo la foresta scava anche nell’inconscio del singolo individuo, dando ai mitago caratteristiche derivanti esclusivamente dai suoi sentimenti e bisogni.Lo stesso Holdstock ha in un’intervista confermato che, per delineare questo strano processo, si è ispirato alle teorie di Carl Gustav Jung; secondo questo maestro della psicanalisi, infatti, alla base della nostra psiche ci sarebbe anche un inconscio collettivo, che comprende tutte le esperienze delle generazioni passate e che si esprime nell’istinto e negli archetipi. Essi sono prodotti delle esperienze primordiali degli aspetti fondamentali della vita che si manifestano a noi per immagini.
Questo spiega il carattere visionario dei libri, dove le figure oniriche che appaiono non sono solo espressione dell’inconscio dei personaggi, ma soprattutto dell’autore, che per crearle ha prima di tutto scavato dentro se stesso.
Ed ecco questi viaggi.
La foresta dei Mitago (Mythago Wood), 1984

Poi a Steven, di ritorno dalla seconda guerra mondiale, arriva la notizia della morte del padre; la lettera del fratello riporta anche l’annuncio del suo matrimonio con la bella Guiwenneth, eppure quando torna il ragazzo non trova nessuna coppietta felice, solo il fratello, ossessionato da Ryhope Wood, e il cadavere di una giovane donna.
O meglio, il cadavere di un mitago, dato che Guiwenneth non era altro che una creazione della mente del padre.
Sarà qui che inizierà il viaggio dei due fratelli all’interno della foresta.
Una curiosità a riguardo di questo libro: Holdstock aveva in mente per esso una fine totalmente diversa rispetto a quella che ora leggiamo. Lui stesso in un’intervista ha raccontato di come abbia cambiato idea praticamente di fronte al foglio, senza neanche sapere perché; questo ha mutato totalmente il senso del testo, creando un netto divario tra quello che Steven crede di aver visto nel corso del suo viaggio e quello che ha visto.
Ciò è in fondo perfettamente in linea con il senso globale della storia, un cammino prima di tutto dentro se stessi e, in questo caso, soprattutto alla ricerca di ciò che si ama e desidera di più: Guiwenneth è il simbolo stesso dell’amore, cercato da entrambi i fratelli fino quasi all’autodistruzione, è il desiderio, la donna ideale. Per raggiungerla bisogna andare fino al nucleo del bosco, il Lavondyss, che in una terra plasmata dalla propria mente non è nient’altro che il nucleo di se stessi.
E poi c’è il rapporto con il mito: dentro Ryhope Wood i miti diventano realtà, così che qualunque mitago vi si trova coinvolto viaggia esclusivamente in una direzione, quella che porta alla fine della storia. Steven e Christian in teoria dovrebbero essere liberi, non essendo mitago, eppure diventano ugualmente i protagonisti di un racconto che esiste dalla notte dei tempi, immutabile. Insomma, il legame tra quello che loro sono e desiderano –e che quindi lì creano –e quello che i loro antenati furono e desiderarono –e che quindi crearono –è tanto forte, indissolubile, da fondere il sogno del singolo con quello dell’umanità, rendendolo una cosa sola.
Ma quest’ultimo concetto viene trattato meglio nei due libri seguenti.
Lavondyss (Lavondyss) 1988

Tallis è una ragazzina particolare, in grado di cogliere le storie che misteriose creature — tre mitago con il volto coperto — le raccontano, sempre intenta a costruire bambole, maschere che la mettono in contatto con un mondo sconosciuto. Poi un giorno Tallis scopre che il fratello Harry, creduto da tutti morto, è in realtà rimasto intrappolato in una terra spaventosa; la ragazzina fa di tutto per liberarlo e, nel tentativo di mettersi in contatto con lui, vede un giovane e bellissimo guerriero in fin di vita, Scathach.
Se ne innamora.
Non può lasciare che muoia, deve salvarlo, e nel cercare di farlo crea qualcosa le cui conseguenze saranno paradossali.
Commenti
2 Edoardo quello che dici è corretto, alcuni personaggi sono rievocati nel secondo libro, così come in quelli seguenti, i protagonisti però sono diversi..coloro sui quali era stato in precedenza puntato il riflettore diventano solo ombre sullo sfondo. Forse il senso delle parole dell'artico era questo...
Cmq complimenti per come hai bene in mente i fili della trama
E' una saga che adoro ma a volte mi ci perdo... ![]()
» postato da Tigana alle 22:43 del 25-05-2008
3 «Cmq complimenti per come hai bene in mente i fili della trama
quote]
Mi accodo ai complimenti...
anche io faccio un casino....
» postato da Castalia alle 09:15 del 26-05-2008
4 Volevo solo ringraziare Lucia per questo splendido articolo (con 3 anni di ritardo, ma questi sono i miei tempi
... ). Non mi stancherò mai di ripetere che Holdstock, qui da noi, è un autore troppo poco conosciuto e le sue opere, ahimè, alquanto sottovalutate (forse in parte per il non proprio impeccabile lavoro di traduzione). I suoi libri sono quelle rare perle nel campo letterario che hanno il potere di cambiare il lettore e la sua visione del mondo (in meglio, ovviamente). Tante cose sono successe in questi ultimi 3 anni, tra le quali la pubblicazione in lingua originale di "Avilion", l'ultimo regalo di R.H., e la sua prematura dipartita per le terre dei mythago.
» postato da (Tallund ) alle 17:38 del 10-05-2011
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1 vorrei solamente esprimere un disappunto verso una cosa che ho letto nell'articolo... vi è scritto che i personaggi del secondo libro di Holdstock, Lavondyss, non hanno niente a che fare con quelli del primo. In realtà proprio il fratello di Tallis, Harry Keaton, è l'aviatore in motocicletta che entra nella foresta con Steven, nel primo libro, la foresta dei Mitago. Nel secondo e nel terzo volume, Tallis trova segni di lui all'interno della foresta ( i totem con particolari segni che Tallis poi interpreta e svela come manifestazioni dello sfregio che suo fratello ha sul viso, trasportati nelle immagini di sua creazione al suo passaggio). Nel primo libro Harry accompagna misteriosamente Steven nel bosco, ma lo lascia ancor più incredibilmente. Nel testo sono seminati indizi del suo viaggio durante la guerra in una foresta simile a quella di Ryhope, in cui lui ha trovato una sorta di paradiso terrrestre, che poi è ciò che rappresenta Lavondyss( Avalon, Lyonesse, l'Eden...). Per questo lui abbandona il sentiero in comune con Steven per seguire la propria strada, alla ricerca della soluzione per la sua cicatrice, che 'intacca la sua intera psicologia, i suoi dubbi e tutta la sua storia.
» postato da (Edoardo Segato) alle 14:23 del 25-05-2008