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Cenerentola e il Signor Bonaventura
Trama:

Narrata così, a grandi linee, la trama non rende giustizia a questo delizioso film, comico, fantastico, surreale, ricco di trovate, che ebbe enorme successo ma che, dopo qualche replica alla già citata TV dei Ragazzi, sembra ormai introvabile se non perduto.
Prima di parlare della pellicola, è però opportuno chiarire ai più giovani cosa rappresentasse — e rappresenta tuttora — il fenomeno Signor Bonaventura per almeno quattro generazioni di lettori, tanto che l'autore, il poliedrico Sergio Tofano (in arte, semplicemente Sto) è ricordato soprattutto per questo a scapito di moltissime altre sue ottime interpretazioni teatrali, cinematografiche e televisive (ci piace ricordare il vecchio generale in pensione in Il padre di famiglia, di Nanni Loy o le due apparizioni a fianco di Gino Cervi nella serie Maigret).

Dalle storie su carta furono tratte sei fortunatissime commedie messe in scena dalla compagnia teatrale Tofano — Rissone — Almirante nel 1928; da quella di maggiore successo, La regina in berlina, fu tratto liberamente, nel 1941, l'unico film che vide protagonista il nostro eroe; va detto che Sergio Tofano, impagabile interprete teatrale della sua creatura, per pudore o per timore di sovraesporsi (era uno dei divi più amati dell'epoca), si limitò a sceneggiatura, regia e alla particina del dottore.
Dalle poche immagini il film sembra debitore, nella struttura se non nella storia, a Il paese delle meraviglie, con Stan laurel e Oliver Hardy, da me citato in precedenza: a favore dell'opera di Tofano giocano una miglior interpretazione corale e soprattutto le scenografie, quasi un simpatico "sfottò", presente anche nelle storie a fumetti, all'Espressionismo Tedesco.

Fin qui, purtroppo, arriva il ricordo di questo film, e non per mia negligenza; qualsiasi altra aggiunta dovuta alla memoria (il fatto che fosse, ovviamente, recitato tutto in rima, la buffa contrapposizione di due orchi, uno carnivoro e cattivissimo, l'altro vegetariano e buono in maniera eccessiva...) possono soltanto aggiungere amarezza pensandoi alla difficoltà nel reperire materiale che pure, fino a qualche anno fa, era rintracciabile se non diffusissimo. Resta comunque un esempio ulteriore di quanto interesse ci fosse, una volta, per un prodotto di successo che non fosse necessariamente di matrice estera senza perdere nulla nel confronto.
Commenti
2 Solidamente piantati nel nostro cuore, gentile Signora. La mia mamma non veniva a ripescarmi, immaginava dov'ero (lei, a suo tempo, faceva lo stesso, con il DNA non si scherza...) Sono io a ringraziare Lei, e mi scuso per il ritardo con cui lo faccio. Colgo l'occasione per ringraziare anche il cinema parrocchiale dietro Piazza Bologna, a Roma (ora famoso e blasonato Cineclub), dove ho trascorso la remota infanzia e ho incontrato per la prima volta questo film e tanti, tanti altri di quelli che più amo.
» postato da pick alle 10:09 del 11-04-2007
3 Il signor Bonaventura resta insuperabile come il suo impareggiabile milione, scritto in corsivo con bella grafia. Esistono perle del nostro passato cinematografico italiano che spero non siano andate perdute per sempre.
» postato da erbetta alle 10:34 del 11-04-2007
4 OT Tranquilla, non lo sono... è una vitaccia, sospesa tra Bradbury e Truffaut,
ma piena di soddisfazioni. ![]()
» postato da pick alle 11:26 del 11-04-2007
5 Film meraviglioso. Avevo la cassetta registrata molti anni fa dalla TV, ma sono stata alluvionata recentemente in Veneto ed è andata perduta. Dove potrei acquistare il film in DVD o in cassetta?
» postato da (Annalisa Cammelli) alle 18:10 del 14-01-2011
6 Temo, purtroppo, che sia ormai introvabile.
Cosi' come introvabile mi risulta un'altra 'incursione' nel cinema Fantasy con Paolo Stoppa, Non e' mai troppo tardi, di Antonio Trabbi, curiosa ma decorosa 'versione italiana' di Canto di Natale, di Charles Dickens.
» postato da pick alle 17:41 del 01-02-2011
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1 Ringrazio Manganelli per aver riportato alla luce uno dei film della mia infanzia, a cui la mia fantasia ricorre spesso, e mi chiedo che fine hanno fatto opere italiane di quel periodo. Avevo sette anni,partivo da casa, da sola, entravo al cinema e trascorrevo tutto il pomeriggio li' dentro, finchè mia madre, preoccupatissima, mi ripescava. Si sono rivisti "La corona di ferro", "La disfida di Barletta", "La cena delle beffe".E gli altri?
» postato da Maria Teresa Cecchini alle 23:18 del 11-02-2007