La Quintessenza di Darkover
6. Il Futuro di Darkover

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Henry Kuttner come la più fine science-fantasy mai scritta.» Ma chi sono Henry Kuttner e C.L. Moore?

 

Marito e moglie pubblicarono le prime storie quasi contemporaneamente, su riviste blasonate dei primi anni ‘30, come la note Startling Stories e Weird Tales, e qui presero


La prima edizione di Weird Tales
forma gli originari, vitali embrioni di un genere che in precedenza era stato solo intravisto da altri scrittori. Mentre la Moore dava vita a racconti come: Shambleau 1933, Black God's Kiss 1934, e Black God's Shadow 1934, Kuttner, poco dopo, s’ingegnava in racconti similmente strutturati, ancora molto fantascientifici nel loro complesso di elementi, questo è vero, ma con guizzi innovativi, quasi, per certi versi, “fantasy” o “horror”, e lo vediamo in: The Black Kiss 1937 e in Quest of the Starstone 1937. Un primo (e più corposo) tentativo di science-fantasy prende tuttavia già piede nel romanzo firmato a quattro mani, sempre dai due, Earth’s Last Cittadel (1943), ma è solo con The Dark World che Moore e Kuttenr prendono pienamente coscienza di una realtà letteraria unica, narrando la storia di un uomo che, letteralmente, «cambia i mondi».

 

Storie caratterizzate molto bene, con personaggi innovativi, curiosi, come il primo in assoluto sviluppato dalla Moore, il protagonista delle storie pubblicate su Weird Tales, Northwest Smith, un avventuriero dagli occhi di ghiaccio e dai trascorsi ambigui. Smith vive rintanato in sobborghi marziani o in umidi porti di Venere, trafficando in affari loschi, quando, inopinatamente, viene coinvolto in avventure ai limiti di generi fantasy e horror: l'incontro con la Medusa (in Shambleau); la fuga da una fortezza in cui una informe lava nera vive vampirizzando la forma più perfetta della bellezza che riesce a creare (The Blach Thirst); la prigionia in un sogno che diviene un incubo (Scarlet Dream), e così discorrendo.

 

Questo curioso personaggio fa il paio con una guerriera fantasy, Jirel di Joiry (una specie di antesignana delle Libere Amazzoni di Darkover), che spazia in mondi strani e visionari alla ricerca, di volta in volta, dell'amore o della vendetta. Immersa in un universo tecno-magico


Libera Amazzone di Darkover
(chiave di volta della science-fantasy), Jirel è forte ma fragile, spietata, lussuriosa, ma anche sensibile. Il suo peregrinare sul fondo di inferni cosmici è descritto talvolta in maniera talmente dettagliata da risultare sorprendente. E la presenza della magia e la transizione in altre dimensioni sono dunque fra gli elementi principali che caratterizzano il ciclo di Jirel di Joiry e quello di Northwest Smith. I due personaggi, forse non a caso, si incontreranno in un racconto (il già citato Quest of the Starstone) scritto dalla Moore a quattro mani, in collaborazione con l’allora futuro marito Henry Kuttner.

 

Una realtà, questa della science-fantasy, che i due inseguiranno per il resto della loro carriera, contagiando una serie innumerevole di autori del fantastico, tra cui Marion Zimmer Bradley.

Darkover’s Heart…

Ne abbiamo già parlato a sufficienza, oltrepassando anche i limiti di una qualsiasi corposa e strutturata analisi, tuttavia resta da dire che l’autrice, forse per prima e una volta per tutte, con semplicità estrema, chiarì il senso della Saga di Darkover accomunando questo ciclo di romanzi proprio alla science-fantasy. Le bastarono poche righe, poche parole, e forse, nel dirlo, non si rese nemmeno conto di aver dato una “definizione” tra le più calzanti di un genere da lei stessa costruito e sviluppato in cinquanta anni di carriera: «Il nucleo originale della storia» dichiarò la Zimmer Bradley, «ruotava su un argomento che mi aveva sempre


Le Genti di Darkover: una Amazzone, un Terrestre, e un Uomo Felino di Corresanti
affascinata: cosa trasforma un gruppo di scienziati e colonizzatori provenienti da una cultura tecnologicamente avanzata in una società di stampo feudale e vagamente magico?» Semplice e lineare, come detto: in poche righe seppe rendere chiaro il concetto di science-fantasy.

 

Il ciclo di Darkover è per questo l’esempio più eclatante del genere in questione, perché perfetta fusione di scienza e stregoneria, e tutto ciò per una capacità innata di Marion Zimmer Bradley: saper trattare con la stessa abilità tecnologia e pratica magica. I volumi della saga di Darkover, tutti allo stesso modo, rispecchiano ciò, dunque non fu un caso isolato, non fu un innesto a posteriori di elementi fantasy o fantascientifici in un contesto “altro”; e non fu nemmeno una goffa virata da un genere all’altro, ma una lunga e sapiente analisi di scienza e magia, questo sì.

 

E’ da qui che ha preso vita la Quintessenza di Darkover, un appuntamento che ha lungamente indagato la saga in questione — toccandone il cuore segreto — per mettere in luce una serie di aspetti poco osservati e conosciuti di un ciclo storico della letteratura fantastica, e per esaminare tutte quelle particolarità di rado indagate, come l’appartenenza di Darkover a un genere poco conosciuto ma indubbiamente apprezzato, vivo e vitale.

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Autore: Luca Azzolini - Data: 6 novembre 2006

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Commenti

1 complimenti per gli articoli, ma nell'ultimo più che di futuro si parla di passato. eppure un futuro in qualche modo già c'è, se la longanesi si decide a fare quello che una casa editrice dovrebbe fare: pubblicare. che io sappia l'ultima trilogia che comincia con the fall of neskaya è già pronta o quasi. mi pare che gli acquirenti ci siano, visto che in edizione tea si continua a ristampare... e mi sa che non è nemmeno finita lì. non sono aggiornata all'ultimo anno, ma l'anno scorso si parlava di qualcos'altro già in cantiere, dagli appunti di mzb. In ogni caso ra la sua sconfinata produzione c'è ancora tanto da pubblicare in italia, forse non è darkover, ma è sempre mzb e il suo stile inconfondibile fa dimenticare anche darkover. Anche fermandosi solo alla fantasy "pura" (chiamiamola così) mancan di sicuro "tiger burning bright" e i due "glenraven". Allegri quindi! Se Longanesi permette....

» postato da michela leo alle 17:15 del 08-11-2006

2 Ciao Michela! :D sono l'autore degli articoli, e ti ringrazio per i complimenti! 8) Che dire, inizio dalla domanda che campeggia nell'oggetto: passato o futuro? Diciamo che il titolo dell'approfondimento l'ho studiato apposta perchè fosse un "evidente" controsenso. Mi spiego. Darkover è nato (si è sviluppato) nel passato (anche piuttosto lontano, oramai), si basa su opere letterarie del passato, ma parla del futuro, ed è un ciclo che ancora oggi non vede la parola fine spiccare tra le sue tante pagine: si protende nel futuro... Insomma, ho giocato un po' con questa idea di passato che pensa al futuro, a MZB che si ispiarava (dichiaratamente) alla Moore e a Kuttner, grandi autori degli anni '30 e '40, e come dico nell'approfondimento: ci si immerge nel passato, ma solo per intravvedere il futuro (contorto, eh? <img src=:"> ). Ok, andiamo col resto, mi chiedi di La Caduta di Neskaya, e io ti dico: ci vuole pazienza. Se cerchi bene su FantasyMagazine, troverai altri miei articoli dove parlo dei prossimi libri di Darkover, dell'autrice che li sta concludendo, e di cosa dobbiamo aspettarci prossimamente. :D Credo di aver risposto a tutto, e mi fa piacere vedere che qualche Darkovano e qualche Darkovana ogni tanto risalta fuori... :D Ciao :bye Luca

» postato da Edwin di Wytryn alle 21:03 del 08-11-2006

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