Gli scrittori e i Giochi di Ruolo

Il Gioco di Ruolo può aiutare uno scrittore? Un'analisi dettagliata di come i GDR possono influenzare gli scrittori di fantasy, e non solo loro

Il gioco di ruolo e la scrittura?

Il Gioco di ruolo può aiutare uno scrittore? Intendiamo di uno scrittore del fantastico ma non solo, non sarebbe impossibile parlare di altri generi. Ma prima di tutto, cos’è il Gioco di Ruolo?

 

Prendiamo la definizione da Wikipedia, la famosa enciclopedia on-line: “In un gioco di ruolo, abbreviato spesso in GdR, GDR o RPG (dall'inglese role-playing game), un giocatore, chiamato generalmente "Master", "Custode", "Narratore", ecc. racconta una storia, mentre gli altri assumono il ruolo di personaggi della storia. A volte i personaggi sono ideati da loro, altre volte dal Master, e si muovono in un mondo immaginario o simulato, con precise e a volte complesse regole interne. Ogni personaggio è caratterizzato da svariate caratteristiche a seconda del tipo di gioco di ruolo (per esempio forza, destrezza, intelligenza, carisma e così via), generalmente definite tramite punteggi, che descrivono le capacità del personaggio della storia. Il ruolo dei giocatori, che muovono i personaggi nella storia, è di interpretare le azioni dei personaggi e le loro reazioni al contesto immaginario che il Master crea intorno a loro.”

 

Pertanto, anche se difficilmente vi farete una idea di cosa è veramente se non avete mai partecipato, potete osservare che ci sono molti argomenti in comune con la narrativa: una storia, dei personaggi, un mondo con delle regole, ovvero un'ambientazione.

 

Il GDR di punti a favore come strumento per aiutare la creatività ne ha sicuramente. Abitua a pensare in termini di ambientazioni solide e coerenti, o almeno dovrebbe farlo. E di fatto, purché non abbia un regolamento sballatissimo, può insegnare qualcosa sulle armi e sui modi di combattere dell'epoca di riferimento, nozioni utili se il conflitto armato è un elemento di cui si vuole scrivere. E spesso il GDR propone ambientazioni tratte proprio da libri di argomento fantastico. Può essere uno dei suoi aspetti più attraenti: avere la possibilità di vedere un'opera che abbiamo letto con piacere, analizzata e scomposta in elementi che la rendono più concreta e comprensibile, e soprattutto giocabile.

 

Di fatto, come il GDR si è ispirato ai libri fin dai suoi albori, di rimando ha già ispirato, o aiutato nel lavoro creativo, diversi autori. Il mondo di Dragonlance, di Margaret Weis e Tracy Hickman è un esempio famoso: un mondo fantastico con una lunga serie di racconti, creato come supplemento di un GDR e per giunta creato divertendosi, dal momento che alcune delle caratterizzazioni che i giocatori hanno dato ai propri personaggi sono rimaste nei libri. Si possono fare tutte le valutazioni che si vogliono sul valore artistico di un racconto “targato” in copertina con il nome di un gioco di ruolo, cui segue una serie di miniature dedicate e altro merchandising, ma ciò non toglie che anche autori non collegati alla produzione di GDR ne abbiano avuto esperienza nel proprio background. Un esempio lampante è Katharine Kerr, l’autrice del ciclo di Deverry. Ricevuto in regalo uno di questi giochi nel 1979 ne ha avuto un’influenza decisiva (ricevendo anche i consigli di Greg Stafford, creatore di Runequest).

 

Infatti la più evidente utilità del GDR la possiamo vedere proprio nella costruzione dettagliata di una realtà alternativa. E qui esiste anche una prima differenza di possibilità creative: chi decide di arbitrare un GDR può limitarsi ad acquistare le ambientazioni che esistono (moduli, espansioni ecc...) oppure usare la fantasia al posto del portafogli e crearsi le proprie. In tal caso può tramutare i libri che ha amato in ambientazioni di gioco. Oppure può dedicarsi a un lavoro più complesso: la creazione di mondi, che dista solo un passo


ingrandisci
dalla creazione di una ambientazione fantastica valida anche per un libro.

 

Dal disegnare una cartina, immaginare terre e mari e una geografia, può già nascere molto. Va fatto con un minimo di logica (e avendo almeno presente la geografia del mondo in cui abitiamo!), ma non c’è bisogno di conoscenze specialistiche. In verità non manca chi pensa che un mondo immaginario debba essere descritto con estremo rigore scientifico (ci vorrebbe quindi un geologo, un botanico, uno zoologo ecc... per creare una ambientazione)…può darsi, ma bisogna anche saper valutare fino a che punto ne valga la pena. Sia nello scrivere un libro o un racconto, sia nel creare una ambientazione per il GDR di ambientazione fantastica, mantenere quello che in inglese si definisce il "sense of wonder" può essere più importante dell'esattezza scientifica di ogni particolare.

 

Se si è compiuto questo lavoro per il gioco, si ha già un addestramento utile per individuare ed eliminare incongruenze e assurdità che altrimenti potrebbero farsi strada non viste nel nostro lavoro creativo. Si sa, del resto, che le basi devono essere solide per far muovere con sicurezza chi deve narrare: agli spettatori (o giocatori) non è indispensabile far vedere tutto.

 

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Autore: Bruno Bacelli - Data: 18 febbraio 2008

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Commenti

1 complimenti.. ottimo articolo, molto ben scritto, molto interessante.. ci sono mille diversi spunti e mille idee interessanti per giocatori, master e scrittori..

» postato da (mauro longo) alle 08:38 del 27-02-2008

2 Grazie per il gentile, e graditissimo, commento!

» postato da Rakanius alle 19:37 del 05-03-2008

3 Anch'io ho trovato interessante l'articolo. Nonostante non sia appassionata di GdR, credo che ci sia qualche spunto da tenere in considerazione per aspiranti scrittori fantasy. Complimenti!

» postato da Nimiel alle 08:33 del 07-03-2008

4 Articolo impressionante, in effetti! :shock: Nel senso buono, ovviamente. :D Per la prima volta, a me che un GdR non l'ho mai giocato (e avrei anche qualche dubbio a immaginare se si tratti di una cosa che si concretizza, per aspetto materiale, in un libro o in una scatola) ne ho colto l'essenza. O almeno così credo. :D

» postato da metalupo alle 09:49 del 07-03-2008

5 «e avrei anche qualche dubbio a immaginare se si tratti di una cosa che si concretizza, per aspetto materiale, in un libro o in una scatola» Grazie ancora per i complimenti. Quanto al tuo dubbio: la "cosa" si concretizza in manuali, schede (fotocopiate generalmente dai manuali) e dadi (generalmente di svariate forme): il tutto ovviamente a volte proviene da una scatola a volte viene acquistato separatamente (D&D base e avanzato, per esempio, nelle varie edizioni italiane ha avuto entrambe le soluzioni). Frequente l'uso di miniature o segnalini, mappe divise in quadrati o esagoni e altri accessori. Logicamente il gioco di ruolo dal vivo ha ben poco di tutto questo...

» postato da Rakanius alle 11:12 del 08-03-2008

6 articolo decisamente interessante complimenti, da ex DM ho colto molte delle problematiche vissute in game. Mi pare solo che non sia stata evidenziata la funzione del gdr online in auge da qualche anno. Ritengo che tutto quanto detto sia totalmente applicabile al gdr su internet, ma con una particolarità, i forum, che costituiscono una risorsa incredibile per allenarsi alla scrittura costruendo lentamente nel corso dei mesi la psicologia del proprio pg e imparando a scrivere in maniera sempre più accattivante. Personalmente sono arrivato a creare alcuni pg SOLO in forum senza necessità di trasporli poi nel gdr vero e proprio quindi realizzando di fatto dei piccoli racconti.

» postato da (gianrico gambino) alle 22:28 del 21-03-2008

7 Ringraziando, preciso che per quanto riguarda i "massive multiplayer online RPG" non ho esperienza diretta, ma per quello che vedo fare, si tratta di videogame cooperativi (o di videogame CONTRO altri esseri umani). Non nego che chi li prepara faccia del lavoro creativo, o che chi ci gioca abbia delle interazioni, ma secondo me il gioco di ruolo è un'altra cosa. Mi riservo di cambiare idea quando cambiasse la natura di questo tipo di giochi. Il gdr via forum, chat eccetera è un valido ripiego quando non ci sia la possibilità di incontrarsi, da una parte perde la spontaneità e l'approccio diretto del gioco "faccia a faccia," dall'altra permette momenti più riflessivi, come dici tu, che possono essere interessanti (visto che anziché parlare intorno a un tavolo tutti si mettono a scrivere, ovviamente è una cosa stimolante). Per mia fortuna ho sempre giocato "dal vero," ed è il primo motivo per cui non ne ho parlato; inoltre, direi che cambi il mezzo per "vedersi" più che il tipo di gioco, sia pure con le particolarità che hai evidenziato.

» postato da Rakanius alle 02:18 del 22-03-2008

8 Mi ha colpito non poco questo articolo, in quanto come giocatore di ruolo navigato, ho sempre pensato che tale ludica attività potesse aiutarmi nello scrivere racconti, nella maniera da te descritta. Non mi sono ancora messo alla prova, ma ho una serie di idee in testa. Aggiungo infine, che pur non ancora cimentatomi nella scrittura, mi sono invece lanciato nella recitazione teatrale. E posso assicurare chi mi legge, che quelle divertenti, appassionanti, a volte spassose, altre volte drammatiche, serate passate con gli amici a interpretare personaggi di mondi fantastici e non, insomma passate a giocare di ruolo, mi hanno aiutato non poco nel processo di immedesimazione in personaggi di opere teatrali, e in tono minore anche nell\'interpretazione, sia gestuale che vocale. I risultati sono stati gratificanti, a livello dilettantesco, e non credo che avrei mai raggiunto tali soddisfazioni personali se non avessi mai conosciuto il gioco di ruolo.

» postato da (Davide Ventura) alle 22:13 del 13-04-2008

9 complimenti, interessante davvero! è da quando gioco di ruolo che penso di mettermi a scrivere... il gdr offre moltissimi spunti sia per intreccio di trame che per ambientazioni, personaggi ecc. Sono d'accordo anche sul fatto che aiuti molto anche l'interpretazione teatrale... io ho fatto il percorso opposto, ho recitato prima di conoscere il gdr, ma ho trovato molte affinità fra le due attività ( considerando sopratutto che gli ultimi spettacoli che ho fatto lasciavano parecchio spazio all'improvvisazione). Quindi beh chissà magari qualcuno di noi potrebbe diventare uno scrittore o un attore famoso proprio grazie ai gdr!!Speriamo :-)

» postato da Sayuri alle 14:01 del 14-04-2008

10 Ciao! Ho letto con piacere questo articolo e, essendo un Narratore per Gdr e un aspirante scrittore ho trovato parecchie riflessioni che avevo già fatto scritte da te nell'articolo appunto. Certo, nello scrivere una storia partendo da una sessione di gioco si deve stare attenti a non schematizzare troppo, anche se gli spunti interessanti sono di certo notevoli. Al contrario, invece, mi capita spesso di fare vivere ai PG dei miei giochi situazioni con una partenza simile a quella dei racconti che scrivo (magari prima di averli fatti leggere eh eh). Comunque, davvero, bell'articolo, esauriente e coinvolgente IMHO bye

» postato da Yenvel alle 14:20 del 14-04-2008

11 Credo che se si intende un allenamento, nella costruzione e implementazione di una trama, ok; ma la capacità necessaria a creare atmosfere, piani sintattici, l'uso del linguaggio, la padronanza della narrazione ecc. di certo non si sviluppa dilettandosi in un gioco di ruolo.

» postato da Ewn Garabandal alle 02:50 del 07-06-2008

12 Ewn Garabandal: potrei dirti che, tra giocatori che recitano e altri che ce la mettono tutta ad interpretare un personaggio, non è detto che sia come dici tu. Ma ovviamente ammetto che, per quanto riguarda questi elementi, il GDR può dare un contributo solo nelle fasi iniziali dell'esperienza. Ovvero, per fare un esempio: un arbitro può prendere il gusto e qualche abitudine alla narrazione con il GDR, ma sicuramente se deve cercare di scrivere un libro DECENTE non potrà che approfondire faticosamente in privato, leggendo, studiando eventualmente le tecniche, provando e riprovando. L'elemento che ho messo in primo piano nell'articolo, quello dell'ambientazione, l'ho però visto carente in molti autori. Può essere una scelta, più o meno corretta. Ma di alcuni penso, fra me e me, che avrebbero potuto guadagnarci con un po' di sano GDR...

» postato da Rakanius alle 11:25 del 07-06-2008

13 «L'elemento che ho messo in primo piano nell'articolo, quello dell'ambientazione, l'ho però visto carente in molti autori.» Volevo precisare che su questo punto sono daccordo con te (oltre a quello che hai citato all'inizio riguardo "il via", "la scintilla", che può essere innescata dal divertimento per un gioco di ruolo.) Il mio intervento era una precisazione riguardo alla complessità di costruire un libro con coerenza stilistica, tecnica e narrativa (bello o brutto, poi, starà ai lettori deciderlo), un impegno molto faticoso se affrontato con una certa ricercatezza e precisione.

» postato da Ewn Garabandal alle 14:00 del 07-06-2008

14 Bell\'articolo: fresco e pieno di idee. Devo dire che concordo con la maggior parte dei punti in questione, essendo io sia un master che un giocatore. Potrei integrare il tuo articolo con questo mio commento personale: L\'esperienza da narratore in un GDR mi ha cambiato, ha rivoluzionato il mio modo di pensare. Potendo comparare l\'effetto delle tue storie su altre persone( in questo caso i giocatori) sono stato in grado di evidenziare cosa appassiona e cosa no, ho imparato ad avvinghiare il lettore alla trama solo notando l\'attenzione manifestata dagli altri partecipanti al gioco di ruolo. Imparai a capire la mente degli altri e sulla carta non scrissi la storia che volevo ma quella che avrebbe voluto il lettore. Concludo dicendo che il gioco di ruolo mi ha forgiato come scrittore.

» postato da (Leggenda ) alle 14:32 del 15-06-2008

15 Bell'articolo: fresco e pieno di idee. Devo dire che concordo con la maggior parte dei punti in questione, essendo io sia un master che uno scrittore. Potrei integrare il tuo articolo con questo mio commento personale: L'esperienza da narratore in un GDR mi ha cambiato, ha rivoluzionato il mio modo di pensare. Potendo comparare l'effetto delle tue storie su altre persone( in questo caso i giocatori) sono stato in grado di evidenziare cosa appassiona e cosa no, ho imparato ad avvinghiare il lettore alla trama solo notando l'attenzione manifestata dagli altri partecipanti al gioco di ruolo. Imparai a capire la mente degli altri e sulla carta non scrissi la storia che volevo ma quella che avrebbe voluto il lettore. Concludo dicendo che il gioco di ruolo mi ha forgiato come scrittore.

» postato da (Leggenda ) alle 14:35 del 15-06-2008

16 «ho imparato ad avvinghiare il lettore alla trama solo notando l\'attenzione manifestata dagli altri partecipanti al gioco di ruolo. » Questo punto, ad esempio, mi trova daccordo. Sempre facendo ben attenzione, comunque, a discernere la lettura dell'interazione uditiva. :wink:

» postato da Ewn Garabandal alle 17:14 del 18-06-2008

17 « Potendo comparare l'effetto delle tue storie su altre persone( in questo caso i giocatori) sono stato in grado di evidenziare cosa appassiona e cosa no » Alcuni chiaramente potrebbero rispondere che questo in sé non è né positivo né negativo. Altri potrebbero dire che lo scrittore scrive e deve scrivere in primo luogo per se stesso ecc... Però io questo elemento, che non avevo considerato prima e in effetti riconosco adesso aver lavorato anche su di me, lo metterei tra le cose valide. Che possono darti un contributo o, almeno, da riflettere.

» postato da Rakanius alle 00:19 del 19-06-2008

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