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Harry Potter fra Libero Arbitrio e Predestinazione: due saggi e due opposte visioni a confronto
Nel mio saggio L’Incantesimo Harry Potter, all’interno del capitolo dedicato ai Doni della Morte, ho affrontato una questione cruciale della saga, quella del rapporto fra Predestinazione e Libero Arbitrio.
Riepilogando molto succintamente, la mia posizione è la seguente: la Rowling ha iniziato la saga all’insegna del Libero Arbitrio, dove ciascuno ha scelto autonomamente i proprio destino (Lily, Piton, l’Ordine, i Mangiamorte e lo stesso Voldemort, che decide quale contenuto attribuire alla profezia, designando Harry piuttosto che Neville come suo eguale).
Ma quando si tratta di Harry, la possibilità di autodeterminazione del ragazzo — definita con le parole dell’Etica di Spinoza come “ciò che si determina ad agire da sé e non in seguito ad altre cause determinanti” si trova estremamente vincolata: egli non è davvero libero di scegliere se affrontare Voldemort o sottrarsi a lui, perché in quest’ultimo caso il Mago Oscuro — che dando la propria interpretazione alla Profezia ha inconsapevolmente tracciato anche il Destino del proprio antagonista — continuerà a perseguitarlo impedendogli di realizzare appieno un’esistenza normale come quella che il ragazzo vediamo essersi creato 17 anni dopo il fatidico duello.
Solo una volta liberatosi della su pesante Ombra, Harry sarà infatti veramente in grado di scegliere davvero liberamente come regolare il corso della propria esistenza, procurandosi la sicurezza di una famiglia e il lavoro dei suoi sogni giovanili, quello di Auror.
La stessa Rowling deve aver ravvisato questa contraddizione, poiché per bocca di Silente tenta in qualche modo di ‘giustificarsi’. Alla fine del capitolo 23 di Harry Potter e il Principe Mezzosangue, alle pagg. 465 e 466, si legge infatti il seguente colloquio fra Harry e il preside:
“Ma signore” — ribatté Harry, facendo un enorme sforzo per non sembrare polemico “la conclusione è sempre la stessa, no? Devo cercare di ucciderlo, o…”.
“Devi?” — chiese Silente. “Certo che devi! Ma non a causa della profezia! Perché tu, tu stesso, non sarai mai in pace finché non avrai tentato! Lo sappiamo entrambi! Immagina solo per un istante di non aver mai ascoltato quella profezia! Che cosa proveresti ora per Voldemort ora? Rifletti!”
[...]
”Certo!” — gridò Silente. “Vedi, la Profezia non significa che tu devi fare qualcosa! Ma ha indotto Lord Voldemort a designarti come suo eguale…in altre parole tu sei libero di scegliere che cosa fare, libero di voltare le spalle alla profezia! Ma Voldemort continua ad attribuirle importanza. Continuerà a darti la caccia…il che rende certo, di fatto, che”.
“Che uno di noi finirà per uccidere l’altro” — completò Harry.
Ora ammettendo anche che, profezia a parte, Harry volesse affrontare Voldemort a causa delle perdite inflittegli, questo non toglie che per il ragazzo sarebbe comunque impossibile sottrarsi al duello, per il semplice motivo che egli è stato designato rivale dal mago Oscuro e questi continuerà a ricercare il confronto finale, come del resto fa presente anche Silente. Non solo: anche Harry, se vuole liberarsi della sua condizione di Horcrux, deve comunque intraprendere lo stesso cammino, visto che non può vivere appieno finché non avrà espulso da sé quella parte buia che incombe su di lui e lo lega a filo doppio.
Nel suo saggio Harry Potter e la filosofia, l’autore Simone Ragazzoni sposa invece appieno l’angolazione della Rowling, affermando che “il valore etico della libera scelta non consiste nell’esercizio di una libertà astratta e assoluta, ma nella pratica di una libertà sempre iscritta in un contesto […] in cui si tratta di rispondere a ciò che accade” (pg.97)

L’autore fa leva sul passo finale del capitolo sopraccitato, ove la Rowling ci rende partecipe dei pensieri di Harry di fronte alle rivelazioni di poc’anzi:
“Ma finalmente capiva quello che Silente aveva cercato di dirgli. Era, si disse, la differenza fra essere trascinato nell’arena ad affrontare una battaglia mortale e scendere nell’arena a testa alta”.
Ma rispondere a ciò che accade non significa affatto agire, bensì reagire! E una reazione è, per definizione, una risposta sottoposta al vincolo dello stimolo che l’ha provocata... Vi è quindi, a mio avviso, una estrema contraddizione col concetto di libertà.
L’elemento psicologico, cioè il fatto che Harry scelga di ‘scendere nell’arena’, e il fatto che lo faccia o perché spinto dalla profezia o dal semplice desiderio di vendetta, non svincola il ragazzo dai limiti imposti al suo agire, perché la scelta opposta, quella di NON scendere nell’arena, gli resta comunque preclusa.
Magico o babbano che sia, il mondo che viviamo è sempre, concettualmente, quello degli opposti, dello Ying e dello Yang, della luce e del buio, e proprio in virtù del contrasto fra questi opposti riusciamo a orientare le nostre scelte (poco importa poi che, nel concreto, esse vengano corrette e guidate anche da altri fattori: in astratto qualsiasi possibilità esiste). Ma nella vita di Harry il ‘nero’ della non-scelta non esiste: esiste solo il ‘bianco’ e un’infinita gamma di grigi, che possono essere parenti prossimi del nero quanto si vuole, ma non si potranno mai identificare con quel colore.
Sempre nell’Incantesimo Harry Potter, ho precisato che i vincoli imposti all’eroe della saga sono tuttavia comprensibili quando si pensa che, nella finzione romanzesca, l’autore deve comunque dare una compiutezza alla storie e dunque il protagonista deve, volente o nolente, affrontare e completare la missione affidatagli. Ciò può spiegare perché la Rowling, in conclusione, finisca per infilarsi, suo malgrado, in un vicolo cieco.
Qualunque altra spiegazione è, a mio modo di vedere, una giustificazione costruita a posteriori, che per reggersi in piedi deve fare leva su stampelle quali distinzioni etiche (come appunto quella propugnata da Simone Regazzoni), o psicologiche (quella fornita dalla Rowling) e richiamarsi anche a una certa particolare visione dell’eroismo.
E ciò che si regge su delle stampelle non è in grado, per definizione, di camminare da sé.
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Commenti
2 Le versioni dei fatti ci sono entrambe, se sai leggere. Se poi vuoi approfondire puoi sempre comprarti i libri.
Se poi l'autore di HP e la filosofia vorrà scrivere un suo uteriore approfondimento a commento, nessuno glielo impedirà, stai tranquillo.
E' chiaro che io presento la MIA visione, in contrapposizione con la sua, cosa ti aspetti?
Io quello che mi aspetto da chi legge il pezzo te lo dico subito: commenti costruttivi, che dicano "concordo con questa o quell'altra visione per questo e quel motivo". Il tuo commento non rientra certo nella categoria... ![]()
» postato da Marina alle 11:28 del 29-12-2008
3 Mmm! Difficile schierarsi perchè entrambi (Lenti e Regazzoni) potrebbero avere ragione.
Nella Camera dei segreti, pag.299, Silente afferma: "Sono le scelte che facciamo, Harry, che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità", ciò sembrerebbe avvalorare la tesi filosofica di Regazzoni.
Marina sostiene (o almeno per quel che ho capito io, il che non fa testo
) che le scelte di Harry siano tutte conseguenze di una re-azione agli avvenimenti del contesto e in ciò ci sarebbe la contraddizione della Rowling, che non lascia al suo personaggio la libertà di esercitare il suo arbitrio.
La Rowling, probabilmente ha dovuto raddrizzare il tiro nel corso della sua lunga saga e non tutto è stato perfettamente armonizzato, corretto e quadrato ( 
perciò, IMO, qualche contraddizione possiamo pure perdonargliela.
Nelle funzioni di Propp all'eroe è affidato un destino da compiere e si rende necessaria una reazione da parte del protagonista, che in quanto tale è costretto ad agire.
Non è semplice sciogliere questo nodo, che mi auguro di non aver ancor di più ingarbugliato con queste poche righe
![]()
» postato da la vecchia strega alle 13:31 del 29-12-2008
4 Ecco, questo è l'esempio di commento costruttivo che intendo e ringrazio La Vecchia Strega per averlo postato.
Naturalmente non c'è né una ragione né un torto, solo modi diversi di vedere la questione, quindi le posizioni sono tutte legittime, se argomentate, e la contrapposizione nasce naturalmente dall'essere più o meno convincenti agli occhi di ciascuno in base a precisi ragionamenti.
Dici bene citando Propp, e infatti una delle precisazioni che faccio nel saggio, così come nel'articolo, riguarda appunto l'esigenza narrativa di concludere il viaggio dell'eroe facendogli compiere la sua missione (e quindi mandandolo all'inevitabile scontro). Infatti credo sia proprio questa l'esigenza che ha stretto la Rowling nell'angolo, ma quello che intendo dire io è che, se da un lato è capibile e sorvolabile, dal lato strettamnete tecnico scricchiola inevitabilmente (mentre per Regazzoni non scricchiola affatto, ma questo IMO perché gli dà una giustificazione poggianolda su un equilibrismo 'sofistico', per così dire) e credo che se ne sia accorta quando era troppo tardi per aggiustare il tiro. Non aggiustandolo a livello di trama quanto di enfasi proprio sul discorso della profezia. Così secondo me ha appiccicato quel discorso di Silente per cercare di minimizzare, ma personalmnete non mi ha convinto.
Del resto non è la prima volta che si è ingarbugliata sul finale, basta vedere tutto il panegirico inutile della bacchetta di sambuco, quando poteva risolvere altrimenti, e IMo molto meglio, con la bacchetta gemella di Harry.
Certo, dal di fuori e a posteriori è facile parlare, me ne rendo conto. La complessità dela trama e delle sottotrame, la vastità del mondo magico e delle sue regole e la mole di pagine sono fattori molto difficili da tenere completamente sotto controllo, me ne rendo perfettamnete conto. Cio' non toglie che tali contraddizioni esistano ![]()
» postato da Marina alle 14:02 del 29-12-2008
5 se mi posso permettere, mi trovo in una posizione un po' di mezzo: se è vero infatti che Harry Potter si trova nell'impossibilità della non-scelta, onestamente non credo che questo violi il suo libero arbitrio; mi spiego meglio: l'idea che ho di libero arbitrio (personalissima, lo ammetto) è l'equivalente di poter scegliere, consapevolmente, tra almeno due diverse possibilità. Ecco Harry ha la possibilità di scegliere, solo che una scelta ha conseguenze che non ritiene accettabili. Credo sia quello che succede un po' nella vita di tutti, spesso diciamo di non aver scelta, in realtà semplicemente consideriamo inaccettabili le conseguenze di una particolare scelta (che resta comunque praticabile). E d'altra parte qualunque scelta è influenzata, sempre, dal contesto e da tutte le variabili coinvolte, e dunque mai del tutto libera (se con libera si intende condizionata solo dal pensiero del soggetto che sceglie). Detto ciò non mi trovo comunque neanche del tutto d'accordo con l'autore di "Harry Potter e la filosofia", di cui non condivido appieno la definizione di libero arbitrio. Comunque la si veda, ritengo però che la questione sia fondamentalmente avulsa da un discorso prettamente legato all'opera in questione, od alla letteratura in generale, quanto invece attinente alla definizione da attribuire al libero arbitrio, valga questo per un qualunque personaggio di un'opera letteraria, quanto per un essere umano in generale. Volendo poi approfondire il personaggio in questione, credo che ad influire sulla scelta siano anche altri fattori oltremodo rilevanti, quali la giovane età (che lo porta ad appoggiarsi ad una figura forte di guida quale è Silente), ed il modo in cui è cresciuto (e quindi i sentimenti che è portato a nutrire verso Voldemort).Su questa falsa riga trovo decisamente pertinente tirare in ballo Propp. chiedo scusa per la lunghezza del commento.
» postato da (Carlo Grecuzzo) alle 22:55 del 29-12-2008
6 Mi riservo di rispondere in modo più approfondito alle obiezioni di Marina Lenti. Mi preme dire però che Marina Lenti (la cui interpretazione io critico duramente nel mio libro) ha avuto l'eleganza e la correttezza (rarissime) di leggere con attenzione quello che ho scritto e aprire una discussione in merito (dopo avermi dato grande spazio in un'intervista). Discussioni serie e senza sconti sui temi, ma con stile. Ecco quello che dovrebbe sempre accadere, secondo me. E Marina Lenti ha dimostrato, grande stile.
» postato da (Simone Regazzoni) alle 17:57 del 01-01-2009
7 Sinceramente (udite udite!) io non ci vedo nessun "conflitto d'interessi" in questo articolo (e se lo dico io 
, in quanto Marina, pur non accogliendo la tesi di Ragazzoni, non lo aggredisce con concetti del tipo "Simone sei un idiota, mentre io ragione perché sì!", ma motiva la sua tesi, così come motiva con chiarezza quelli che sono i punti principali dell'altro saggio.
Passando al discorso "a quale tesi ti senti più vicino?", tendo decisamente verso Marina (io e lei saremmo capaci di litigare anche su quanto fa 1+1, ma quando si tratta di HP difficilmente la pensiamo diversamente). Infatti la contraddizione "libero arbitrio/predestinazione" è l'aspetto di HP che più mi ha dato fastidio di volume in volume e che nei Doni della morte a mio avviso raggiunge il suo culmine con l'ormai famoso finale alla "volemosse bbene". Ora l'ora è tarda. Magari nei prossimi giorni ci ritorno e completo un po' il mio pensiero al riguardo. Intanto buona notte a tutti ![]()
» postato da Okamis alle 00:44 del 04-01-2009
8 «La Rowling, probabilmente ha dovuto raddrizzare il tiro nel corso della sua lunga saga e non tutto è stato perfettamente armonizzato, corretto e quadrato ( 
perciò, IMO, qualche contraddizione possiamo pure perdonargliela.»
L'intera etica voluta da JK Rowling nella sua opera può essere riassunta nelle parole di Silente: "E' arrivato per ognuno il momento di scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile."
A questo ha teso tutta la sua opera, ma, bisogna ammetterlo, nel caso della profezia, ha fatto un autogol, che poi ha cercato di aggiustare come Marina ha ben saputo vedere. La profezia le ha dato il finale per un libro, L'Ordine della Fenice, che altrimenti non avrebbe avuto rivelazioni ad effetto nelle ultime pagine, dato che la storia degli horcrux la voleva tenere per i libri successivi, ma ha, secondo me, commesso un grave errore proprio perché va a cozzare con il concetto di libera scelta, da lei così volutamente propugnato. Errore che, come la vecchia strega, sono propenso a perdonarle.
«il valore etico della libera scelta non consiste nell'esercizio di una libertà astratta e assoluta, ma nella pratica di una libertà sempre iscritta in un contesto in cui si tratta di rispondere a ciò che accade»
Questa affermazione non mi convince affatto per questo motivo: non è che uno sceglie sempre in base a un contesto.
Il punto non è tanto ciò che noi scegliamo di fare o non fare. Noi scegliamo invece di essere in una data maniera. Cioè ci facciamo nostri dei principi, ai quali poi accordiamo le nostre scelte d'azione.
Questo risponde anche, direi, all'obiezione di Marina secondo cui Harry Potter, di fatto, non ha alcuna scelta anche trascurato il discorso della profezia.
Qui non concordo con lei. E' vero che se noi siamo in un determinato modo, siamo costretti ad agire di conseguenza, ma è anche vero che per essere come si è, bisogna fare delle scelte.
A volte sull'onestà e sulla virtù dobbiamo scommettere, specialmente quando vediamo che tutto intorno a noi non si agisce affatto in modo morale.
L'uomo cerca e cercherà sempre una cosa: la felicità. In questo non c'è libero arbitrio. Dal santo all'assassino, tutti cercano di essere felici.
La libera scelta avviene nella discriminazione tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato (e talvolta molto più facile) ed è la scelta di darsi dei principi e del rimanere leali ad essi in ogni circostanza.
» postato da Incantatore dalle 9 vite alle 14:08 del 04-01-2009
9 Ringrazio Simone per il post - ribadendo che se vorrà scrivere un approfondimento per FM sul suo punto di vista è il benvenuto - e tutti coloro che hanno contribuito alla discussione con spunti molto interessanti (e non date retta a Okamis, abbiamo sempre discusso, anche ferocemente
:"> ma mai litigato, non si litiga per un'idea diversa, finché l'interlocutore si esprime nel rispetto dell'interlocutore
) e cioè in pratica tutti tranne l'autore del primo mex
Purtroppo al momento non ho il tempo di coglierli e proseguire la discussione, spero di poterlo fare in tempi più calmi fra un po'.
» postato da Marina alle 19:31 del 08-01-2009
10 Metto il link di un testo sulla concezione della libertà in Platone, perché leggendolo mi è tornata in mente questa discussione: http://www.emsf.rai.it/aforismi/aforismi.asp?d=200 Per chi non fosse propenso a leggere tutto, copincollo quello che mi è sembrato il tema centrale: la mia libertà coincide nel corso della mia vita con il conoscere; cioè io sono libero nel corso della mia vita di accumulare tutte le conoscenze necessarie perché poi nel momento supremo della decisione io possa essere consapevole del destino che scelgo. Secondo questo concetto di libertà il giovane Potter avrebbe agito liberamente: negli anni precedenti ha avuto modo di accumulare le esperienze che lo hanno spinto verso la sua decisione. L'articolo dice anche: Ciò che sta a me non ha nulla a che vedere con la possibilità di sfuggire il destino; ma ciò che sta a me è essenzialmente la possibilità di conoscere il destino, e dunque di seguirlo volentieri, non come gli schiavi seguono il carro dei vincitori, in catene. Io penso che forse l'ingarbugliarsi della Rowling sia stato più che altro quello di passare, in medias res, da un concetto di libertà a un altro, perché nei primi libri non mi sembra che la cosa fosse presentata proprio così.
» postato da Adelasia alle 16:19 del 20-01-2009
11 Questa è appunto la tesi propugnata dalla Rowling e difesa da Simone.
Personalmente, dal basso del mio niente
:"> mi permetto di dissentire dal grande Platone. Per me libertà è poter scegliere. Conoscere mi mette se mai nelle condizioni di poter scegliere più o meno a ragion veduta , ma assimilare le due cose mi sembra voler dire che un gatto è un cane in quanto entrambi quadrupedi
PS Non credo affatto al concetto di destino, probabilmente è uno dei motivi per cui questa visione platonica è per me improponibile. Libertà e destino sono due concetti antitetici e ogni tentativo di conciliarli IMo è operazione che può essere oggetto di capriole filosofiche, appunto. ma si tratta pur sempre di capriole ![]()
» postato da Marina alle 12:59 del 21-01-2009
12 "Libertà e destino sono due concetti antitetici". Nulla di più vero; infatti entrambi i concetti sono errati. Può sembrare OT, ma cercare di capire se dalla saga si evinca una weltanschung "libera" o "fatalista" è come chiedersi se il gatto di Schroedinger è vivo o morto: assolutamente inutile; il gatto non è in nessuno dei due stati. Ciò che invece è utile è chiedersi "allora qual'è lo stato in cui si trova il gatto?", cioè capire la meccanica quantistica. Io non credo che l'introduzione della profezia sia stata una scivolata, per quanto poi bene dissumulata: è stata invece la cosa più geniale e intrigante (assieme ai discorsi di Silente e ai dilemmi interiori di Harry, da cui _non_può_ essere separata!). Se la Rowling non avesse esplicitato il dilemma del libero arbitrio, nessuno si sarebbe posto il problema, e tutti (perdonate la metafora) avrebbero continuato a credere piattamente che il gatto fosse precisamente vivo o morto, ciascuno secondo la propria ristretta visione. Ripeto: libero arbitrio e predestinazione sono entrambi concetti errati, un po' l'aveva capito anche Dante. Questo almeno è quello che penso io, spero di esser stato stimolante.
» postato da (Mat ) alle 19:57 del 28-04-2009
13 Mat per essere stato stimolante lo sei stato, ma mi domando un paio di cosette. In pirmis, non concordo con te nel dire che il problema non se lo sarebbe posto nessuno se la Rowling non lo avesse esplicitato. Personalmente trovo che Harry viva questo probema a partire dal primo libro. Glielo dice Hagrid, quando gli dice che lui era iscritto ad Hogward dal giorno in cui è nato! Caspita. Se non è assenza di libero arbitrio questa... Comprendo che l'autrice abbia dovuto seguire lo schema del suo racconto portando i due antagonisti a uno scontro che lei ha ritenuto inevitabile e del resto la cosa le lera perfettamente lecita essendo loro due sue creature. Ma questo approccio ha inevitabilmente reso Harry un fantoccio, esattamente come lo è Luke Skywalker nella prima trilogia di Star Wars nella quale il vero protagonista, l'unico libero, è Fener ( oVader che dir si voglia).
Quanto ai quesiti filosofici che ti poni, mi domando una cosa fondamentale, tu dici che non importa se il gatto sia vivo o morto ma chiedersi in che stato esso sia. Ma lo stato non potrà essere che vivo o morto, cioè sei davanti a una situazione binaria 1 o 0 non esiste 0,53 anche se il gatto fosse morente sarebbe ancora vivo. E non è affatto vero che il gatto non è in uno dei due stati, si deve solo lasciare spazio alla ragione per vedere in quale dei due stati esso si trovi. La ragione non può che partire dai dati reali. E i dati reali non sono mistificabili. Tornando a Potter, o è libero o non lo è. Io ritengo onestamente che non lo sia affatto, sarebbe stata una scelta interessante anche dal punto di vista narrativo se egli avesse liberamente scelto di non cercare lo scontro con Colui che non deve essere nominato, ma come dire non sono libero di deciderlo io ehehe ![]()
» postato da (gianrico gambino) alle 11:13 del 30-04-2009
14 Mat, in aggiunta a quanto rilevato da Gianrico, preciso che lo stato quantico resta aperto a tutte le possibilità finché non vai a misurare l'esperimento, all'atto del quale avrai comunque un responso in un senso o in un altro.
Il paragone non mi sembra dunque calzante applicato a una serie che, in un modo o nell'altro deve comunque chiudersi.
Grazie in ogni caso per il contributo alla discussione, semrpe benaccetto ![]()
» postato da Marina alle 12:16 del 30-04-2009
15 Concordo con Marina ma se volete possiamo porre il quesito su un livello ulteriore... qual'è il libro fantasy o fantastico (non mi sento di mettere Potter nel fantasy onestamente) in cui i protagonisti hanno libertà di scelta? In fondo hanno un demiurgo che li costringe a fare una serie di scelte e azioni della quali essi sono responsabili fino a un certo punto. Rari sono i casi in cui un personaggio si assume un compito e non lo subisce. Pensiamo banalmente a Frodo. La sua libera decisione è quella di offrirsi volontario (che non è poco bisogna ammetterlo) per recare a Mordor l'Unico Anello. Non è una decisione che gli casca sul cranio. Harry Potter DEVE combattere Voldemort, non ha alternative. Frodo (lo dice bene nel film) continua giorno dopo giorno a fare la scelta di proseguire. Nonostante tutto in questo mi pare che Tolkien abbia ancora parecchio da insegnarci. E nonostante questa libera decisione (che potrebbe portarci a ritenere che l'eroe giunga al successo) Frodo finisce per fallire. Frodo non riesce a portare a termine la missione, avrebbe fallito se Gollum non gli avesse staccato un dito e non si fosse inciampato cadento nel vulcano. Trovo che questi personaggi siano realmente liberi e che viaggino nel romanzo con qualcosa in più rispetto ad harry che sta su un binario dal quale non ha la facoltà di togliersi.
» postato da (gianrico gambino) alle 09:57 del 04-05-2009
16 Beh il libero arbitrio finisce dove si scontra con quello di qualcun altro, nevvero? La Rowlling a mio avviso ribadisce proprio questo nel (quasi) delirante dialogo citato tra Dumbledore (scusate se adotto la versione inglese ma quella italiana non m'è mai andata giù) ed Harry: la sostanza è chiara per quanto esposta alla rinfusa e vado a parafrasarla in breve, almeno come l'ho compresa io. La profezia c'è, amen. Che sia vera o meno poco conta però, perché una delle parti in gioco (Voldemort) è convintissima che lo sia e manovrerà come se lo fosse, usando il SUO libero arbitrio e i mezzi a sua disposizione - che sono tutt'altro che pochi. Finché questi mezzi saranno taanto significativi da limitare la libertà di Harry, e allora ti credo che il povero fanciullo sarà obbligato a combattere una guerra che non ha voluto e calcare il percorso segnato dalla profezia stessa. Ma questo è avulso dal fatto che il vaticinio sia vero o meno. Mettiamo che Voldemort avesse deciso di starsene alle Maldive vivendo su una barca e mangiando ananassi, dopo aver fatto a tocchi i pochi Mangiamorte rimasti: in quel caso HP sarebbe stato libero di viversi la sua vita in pace? Certo che sì dico io, a meno che non fosse stato LUI a credere alla profezia e ad andare a stanare (ma a questo punto contro il parere del suo mentore) il suo nemico sullo yacht. Perché in nessun punto della storia interviene un deus-ex-machina incontrollabile che instrada i due antagonisti sul sentiero di guerra. Sono scelte. La forza di ciascuna scelta limita la libertà dell'altro ma ciò è insito nel concetto di libero arbitrio.
» postato da emacs77 alle 10:24 del 04-05-2009
17 «Beh il libero arbitrio finisce dove si scontra con quello di qualcun altro, nevvero?
»
No, Emacs77, quelli sono i Diritti ![]()
» postato da Marina alle 13:22 del 04-05-2009
18 Anche se teoricamente sono d'accordo con emacs, non possiamo ignorare che di fatto il libero arbitrio di HP non è affatto "operativo", indipendentemente dalla ragione per cui questo accada. In realtà Harry è TENUTO a comportarsi secondo la profezia, perché... sennò come lo scriveva la Rowling l'ultimo libro? Che poi il tutto sia variamente giustificato è vero ma permane un po' di contraddizione con quello che nella stessa saga era stato detto prima, quindi se qualcuno a questa idea del libero arbitrio ci teneva è rimasto/a deluso/a.
» postato da Adelasia alle 16:05 del 05-05-2009
19 Per gianrico bambino: Premesso che il gatto di Schroedinger è un esasperazione (quindi effettivamente O è vivo O è morto, in quanto oggetto macroscopico), la tua obiezione non vale se ci riferiamo a sistemi quantistici microscopici. Una particella di spin semintero non si trova per forza nello stato "spin su" oppure in quello "spin giù", ma può trovarsi in una miriade di altri stati, pur essendo questi due gli unici stati possibili dopo una misura lungo l'asse y. Per marina: dopo una misura lungo l'asse y la particella si trova costretta a collassare "su" oppure "giù", ma se la misura la fai lungo l'asse x collasserà "destra" o "sinistra". Insomma, non è vero che, alla fin fine, gli unici stati possibili sono quei due, lo sono solo se assumi implicitamente che l'unica misura possibile sia quella lungo l'asse y. Comunque la meccanica quantistica era solo una metafora: quello che volevo dire io è che, per capire la Natura, non bisogna chiedersi in quale dei due stati è la particella perché così non si conclude niente; quello che invece bisogna fare è aprire la mente a una gamma estremamente più ampia e complessa di possibili stati. Allo stesso modo (secondo me), per capire la questione "libero arbitrio e predestinazione" in Harry Potter (ma in realtà per capirla *in generale*, non solo in HP) non bisogna chiedersi quale dei due sia il modello giusto: bisogna aprire la mente all'infinita gamma di sfumature che vi è non solo nel mezzo, ma "in tutte le altre direzioni".
» postato da (Mat ) alle 20:06 del 12-05-2009
20 Concordo appieno con l'osservazione di emacs77. Anche ammettendo che Harry non abbia scelta, Voldemort ce l'ha. Dunque il libero arbitrio, all'interno della saga, esiste, NONOSTANTE la profezia. Tuttavia la profezia è stata fatta (e alla fine è andata come ha detto la profezia), e lo stesso Silente ha spesso, nel corso della saga, fatto alcune "previsioni", su molte delle quali Harry riflette nel settimo libro (per esempio, la mano di Codaliscia). Anche Gandalf, ne "Il signore degli anelli" prevede in un certo senso l'utilità di Gollum. Dunque il libero arbitrio esiste, ma se quello che succederà è prevedibile (quindi predeterminato), com'è possibile parlare di vero libero arbitrio? Non è una domanda da poco, questa è una questione su cui i teologi cercano di mettere una pezza da secoli : l'onniscienza di Dio entra in contraddizione col libero arbitrio, ed una delle correnti del protestantesimo è nata proprio a partire da questa contraddizione, "scegliendo" la dottrina della predestinazione. Dove sta la verità?
» postato da (Mat ) alle 20:23 del 12-05-2009
21 Scusate il posto triplo, con questo concludo.
La verità (per riallacciarmi al post precedente) è che tanto il concetto di "libero arbitrio" quanto quello di "predestinazione" sono errati (così come in fisica classica - perdonate se ci torno sempre, ma sono un fisico!
- sono "errati" i concetti di "particella pura" e "onda pura"). Sono entrambe approssimazioni, e come tutte le approssimazione valgono *solo entro certi limiti*. Secondo me uno dei pregi di questa saga è quello di sconfinare al di fuori di questi limiti, evidenziando le inesattezze di queste due visioni antitetiche.
Per risolvere la questione non basta discutere di libero arbitrio e di predestinazione, nè cercare una soluzione di compromesso tra i due casi: è necessario un radicale cambio di prospettiva.
» postato da (Mat ) alle 22:08 del 12-05-2009
22 «Concordo appieno con l'osservazione di emacs77.
Anche ammettendo che Harry non abbia scelta, Voldemort ce l'ha. Dunque il libero arbitrio, all'interno della saga, esiste, NONOSTANTE la profezia.
»
peccato che la discussione verta sul libero arbitrio di Harry... Quello di Voldemort nessuno l'ha mai negato.
Per il resto dei post, mi pare tu abbia perso di vista l'obiettivo primario della discussione eh, ma proprio un filo...
:">
» postato da Marina alle 20:03 del 13-05-2009
23 Scusate, a me sembra che in alcuni casi si vada troppo a fondo nella discussione. Mi spiego.
Il principio da tenere presente è che per forza di cose TUTTI i personaggi di una storia sono vincolati alla volontà dell'autore. Da questo punto di vista nessuno ha libero arbitrio. Sembra una banalità, ma quando leggo che Harry è legato al suo destino se no la Rowling non aveva materiale per l'ultimo libro mi viene da ribadirlo
Qui stiamo ragionando spaccando il capello, ossia... astraiamo i personaggi dalla loro condizione di non esistenza e cerchiamo di capire se, NON FOSSE LA ROWLING a manovrarli come pupazzi, il giovane Harry in particolare avesse scelta o meno.
Ci aggiungo un pezzettino a latere: ma siamo arcisicuri che l'amata JK abbia fatto di queste elucubrazioni prima di buttare giù il canovaccio? (lasciamo perdere che ora risponderebbe di sì, o meglio si manterrebbe sibillina). Non è che ci stiamo facendo dei viaggi molto interessanti ma senza fondamento? Dopotutto la storia è piena di critica che cerca di immaginare "cosa avrà voluto dire tizio" perché questo è in parte il suo mestiere, quando magari tizio quel giorno aveva semplicemente battuto la testa
Sto ironizzando, ovviamente. Il bello di creare un mondo sta anche in quello che ci creano sopra gli altri ![]()
» postato da emacs77 alle 09:39 del 15-05-2009
24 Eleas e gianrico sono la stessa persona giusto per non creare confusioni ^^
Primo: concordo con emacs nel tenere sempre presente che nessuno dei personaggi di un libro è veramente autonomo, ma tengo a precisare che la bontà del racconto sta anche nel farceli sembrare talmente reali da agire liberamente.
Secondo: gli stati della fisica per quanto interessanti siamo sicuri che rispondano a problemi di tipo che non sono fisico? mi spiego, per ogni fenomeno esiste un corretto metodo di analisi, sei sicuro che analizzare un comportamento di tipo sociale con gli strumenti della fisica sia esatto? che lo sia metodologicamente? Per questo marina ha fatto notare che sei un attimo fuori rotta credo.
Terzo: che voldy sia ben libero di fare quel che preferisce è fatto ovvio e noto, lui decide di credere alla profezia Harry non può lo deve fare volente o nolente.
E qui mi ricollego alla prima osservazione quella di emacs, un libro ovviamente parla di personaggi immaginari, ma propone una visione del mondo, una weltanschauung come si diceva al liceo, e questa visione passa dalle sue pagine alla zucca di chi lo legge, per questo ritengo sia interessante capire se harry sia o no libero. E io ritengo di no. Perché in tal caso il messaggio che passa è sei libero solo se decidi di tuo di agire in un certo modo, fuori dagli schemi come fa voldemort, se stai nelle regole sei privo di libertà. Beh se questo è il messaggio di Harry Potter a sto punto mi trovo davvero a dire che non mi piace ![]()
» postato da Eleas alle 10:19 del 15-05-2009
25 Beh, non ho mai usato gli strumenti della fisica nel campo della narrativa. Citare la MQ non significa usarla. La mia era solo una metafora, che per forza di cose paragona due cose appartenenti a campi diversi. Ok, scordatevi tutti gli esempi di fisica, farò un riassunto in due punti: 1. non ha senso -secondo me- parlare di predestinazione nè di libero arbitrio, tanto in Harry Potter quanto nel Signore degli Anelli quanto _in_generale_, e 2. per risolvere il dilemma bisogna cambiare prospettiva, prima di tutto definendo cosa significano i termini "libero arbitrio" e "predestinazione"; il 90% delle cose complesse lo sembrano solo a causa di definizioni imprecise.
» postato da (Mat ) alle 20:42 del 18-05-2009
26 Chissa perchè sono sempre i giornalisti o comunque persone adulte a commentare questo tipo di cose, perchè ogni tanto on lasciano parlare anche i ragazzi. Trovo che sono solo un mucchio di sciocchzze: quesa gente cerca sempre di vedere quello che gli pare, cercano continuamente di contestare, ma perchè ogni tanto non si fertmano e provano q vedere quanta realtà ci sia (nonostante tutto) in quetse letture e quanti valori siao celati fra quelle righe?
» postato da (davide uccellari) alle 23:16 del 18-06-2009
27 Se magari ci spieghi con chi ce l'hai
. Il pistolotto che hai postato non mi sembra molto chiaro...
» postato da Marina alle 23:31 del 18-06-2009
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1 Ridicolo! Certi confronti non possono essere scritti da una delle due parti, a meno che non vi sia anche l'altro articolo a opera di Regazzoni. La prossima volta, che sia obiettivo e presenti entrambe le visioni dei fatti, dai!
» postato da (willArcano ) alle 11:11 del 29-12-2008