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L'ultimo dei templari

Una doverosa premessa. Questo film con i templari non c'entra nulla.
Il titolo originale di questo film diretto da Dominic Sena, veterano dell'action movie, con titoli come Codice: Swordfish e Fuori in 60 secondi, è Season of the Witch.
Chi ha dato il titolo italiano al film ha pensato che forse si sarebbe venduto meglio con un titolo che sfruttasse l'oramai inaridito filone templarico, o magari ha pensato alla fortunata serie dei National Treasure, sempre con Nicolas Cage. Non so.
Personalmente di templari, di Rennes-Le-Chateau, di crociate sono un po' saturo. Ma questo non c'entra con questo film.
La speranza è sempre quella che ogni volta che viene annunciato un "ultimo templare" questo sia veramente l'ultimo.
La storia è ambientata nel XIV secolo. Behman il cavaliere, interpretato da Nicolas Cage e il suo amico più stretto Felson, interpretato da Ron Perlman (Hellboy) rientrano a casa dalle crociate, dopo decenni trascorsi a combattere, e trovano il loro mondo distrutto dalla Peste.
I vertici della chiesa ritengono che la colpa sia di una strega, Anna (Claire Foy). Ai due verrà affidata una pericolosa missione, ossia scortare la presunta strega fino a una lontana abbazia dove verrà tentato un rituale per porre fine alla maledizione.
Una vicenda molto lineare, ma non priva di momenti di azione e pericolo, accompagnerà il trio di personaggi durante il film, fino alla rivelazione della vera origine della ragazza e allo scontro finale con il solito "male oscuro che potrebbe distruggere il mondo".
Nulla di particolarmente innovativo insomma.
Il film scorre, la ricostruzione d'ambiente è professionale e curata, nonostante un budget non enorme per pellicole del genere, di circa 40 milioni di dollari.
Gli attori lavorano per come sanno fare. Cage non interpreta mai, sono i ruoli che gli vengono cuciti addosso ormai. Anche Perlman è una maschera ormai, ma fa parte del gioco.
Sempre imponente il monolitico Christopher Lee sul set, anche lui non passerà alla storia per la varietà delle sue espressioni, ma la presenza è sempre d'effetto.
Anche Clare Foy compie il suo dovere senza infamia e senza lode.
Il film dura quanto basta per non annoiare. Ogni comparto lavora con perizia tecnica senza raggiungere particolari vertici, ma l'operazione tutto sommato convince un pubblico che non cerca un prodotto particolarmente innovativo, ma solo di passare un'ora e mezza a distrarsi.
Abbiamo sicuramente di meglio, ma anche di molto peggio. Ma è meglio che gli spettatori esigenti si astengano dalla visione.
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