L'esecuzione


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Ludwig von Drake
Hobbit
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MessaggioInviato: Mer 06 Feb 2013 21:10 pm    Oggetto: L'esecuzione   

Il paese iniziava a svegliarsi. Il giorno rischiarava e qualcuno usciva infreddolito ma ben imbottito per i servizi del mattino.

Le signore attempate comparvero dal nulla, portando con sé rughe e verruche sulle facce incartapecorite. L’angolo, appartenuto a generazioni di vecchie, si riempì delle loro sdentate parole a mezze labbra.

Giunsero i cafoni, grossi ragazzotti di poche speranze ma dallo sguardo duro. I bambini ne evitavano calci e sputi, ma dal loro sguardo trasudava l’ammirazione di chi “un giorno anch'io sarò così!”
L’intelligenza nello sguardo aggiungeva che, probabilmente, avrebbero raggiunto l’elevato obiettivo.

In breve, la piazza si era riempita anche di contadini e birrai.

Dalle porte aperte giunse il suono delle trombe e lo scalpiccio dei cavalli. Il duca quel giorno non ci sarebbe stato. Il capitano delle guardie cittadine, interamente in marrone e a dorso di una giumenta dello stesso colore, era alla testa del gruppo. Dietro di lui veniva un signorotto fedele al nostro duca, addobbato in rosso e oro. Due barbuti dal volto da sgherri cavalcavano dietro al signorotto e alle loro spalle un terzo scagnozzo portava un carretto trainato da un mulo.

Su quella carrozza da poveracci stava un possente negro. Lo tenevano a petto nudo, legato per le mani e col volto incappucciato. Diverse cicatrici di frusta gli segnavano il dorso. Le unghie dovevano essergli state strappate.

L’eccitazione della folla crebbe alla vista del condannato. Quando lo fecero salire sul patibolo iniziarono fischi e insulti. I bambini insultavano con ardente passione, ma i cafoni sputavano meglio di tutti gli altri.

Tolsero il cappuccio al negro e la urla si zittì. Nessuno aveva assistito al processo, come nessuno aveva visto quei capelli rossi e quegli occhi azzurri. Lui sorrise e mi accorsi che anche i suoi denti non andavano.
Tutti quelli che avevano denti tra di noi, li avevano giallognoli o marroni. I suoi erano bianchi, come la neve prima che la gente la insozzasse. “Valar morghulis” disse e la folla iniziò a blaterare di maledizioni nere, prima di riprendere con fischi, insulti e sputi giallognoli.

L’esecuzione riprese il suo corso. “In ginocchio” urlò uno degli sgherri, senza ottenere risposta né ubbidienza. “In ginocchio, provolone!” ripeté incazzato, ancora senza risultati. Un cazzotto in faccia e alla bocca dello stomaco non fecero che allargare il sorriso del nero. Con la faccia imbestialita la carogna prese un bastone e lo colpì con rabbia dietro la schiena, stavolta riuscendo a farlo abbassare e a rendere l’infimo pubblico gioioso e festante.

Dovevano mettergli la testa nel patibolo, ma la cosa non era facile. L’uomo non opponeva particolare resistenza, ma sembrava un masso e non collaborava, non ascoltando comandi né o minacce. Il boia nel suo cappuccio nero stava fermo, suo compito era solo azionare la macchina e si rifiutava di fare qualunque altra cosa.

Il capo delle guardie cacciò la sua spada. “In un modo o nell’altro devi comunque perdere la testa”. Prese per bene le misure e sorrise a mezza bocca pronto a far assaporare il sangue alla sua lama. “Vado?” chiese al signorotto che lo guardava. “Vai” rispose l’altro, non con il tipico annoiato tono da nobile, ma con una certa preoccupazione.

Contento di poter far fuori qualcuno quel giorno, ammirò la sua lama, “ti stacco quella testa di provolone un colpo alla volta, bastardo”.
Il nostro giovane prete decise, però, che non doveva andare così. “Fermi” urlò dal fondo della piazza. “Quest’uomo deve essere confessato!”

“Padre, lei non sa” disse il signorotto.

“Io so, figliolo” disse alzando la Bibbia. Tutti si inginocchiarono, signorotto compreso. “Ficcategli la testa in quel patibolo e fatemi passare” ordinò il prete: era con noi da pochissimo tempo, ma aveva le palle.

In quattro, il capo delle guardie fu costretto a partecipare, riuscirono finalmente a ficcargli quella beneamata testa nel patibolo.
“Figliolo” disse il prete, poggiando la mano sul patibolo “vuoi confessare i tuoi peccati?”

“Ti perdono” rispose l’uomo sorridendo.

“E’ indemoniato” urlò il prete, scuotendo la testa e allontanandosi.

Il negro si spostò un po’ e guardò la folla: “vi perdono tutti”.

Fu allora che vidi la mia buona allieva. Si tolse il cappuccio e rivelò i suoi capelli corvini, tirati all’indietro in modo da mostrarne l’attaccatura a V. I suoi occhi erano verdi, ma circondati da un alone nero. Era vestita come un frate e forse per questo tutti rimasero sorpresi nel vedere il suo volto femminile quando tolse il cappuccio.

Un’ombra nera coprì il sole. “Quel giorno il cielo si oscurerà” gridò la mia Maddalena “e saprete che l’Uomo cammina tra voi, quando sopravvivrà alla morte”.

Il boia lasciò andare la fune e la lama corse giù, rapida come una cattiva notizia.

Rapida come era scesa si bloccò, prima di tagliare la testa all’uomo.

“Magia nera” gridò qualcuno. Tutti si allontanarono da Maddalena, creando un vuoto intorno a lei.
“QUESTA è magia nera” rispose lei. “Tu sia maledetto, bastardo” aggiunse, sputando in direzione del signorotto.

Lo sputo colpì, invece, un bambino grasso, che stava mangiando una mela. Il bambino rimase immobile, poi iniziò ad annaspare. Si mise le mani alla gola, tentando di aspirare tutta l’aria che non voleva più entrare nei suoi polmoni. Anche intorno al bambino si formò il vuoto, fin quando non si sentirono le urla della madre. La donna non poté fare altro che gridare abbracciando il figlio, fino a vederlo diventare cianotico e senza vita.

“puttana” inveì, ma i suoi insulti furono coperti da un ruggito.

Il sole era tornato a splendere, illuminando la torre campanile mentre questa si fratturava, sotto il peso di un’indistinta ombra nera.

L’edificio crollò tra le fiamme, come un castello di carte. Tutti presero a correre. Maddalena fuggì via. Il signorotto e i suoi sgherri la inseguirono. Il boia abbandonò il patibolo insieme al capo delle guardie. Il prete accarezzò lo strumento di morte e solo dopo si unì alla fuga generale.

Il negro tirò su il pezzo di legno, che avrebbe dovuto tenergli il capo bloccato e che non era più bloccato. Nessuno fece caso a lui mentre scappava.

Che strano, mi dissi. Un legittimo colpevole che non meritava la morte era sopravvissuto. Un legittimo innocente, dall'animo reo, era morto.

Sorridendo, mi chiesi se una moneta e un pastore briccone bastavano a fare di un uomo l’Uomo, il Sopravvissuto, Colui che avrebbe camminato tra noi.
uljanka
Sua Luminosa Oscurità
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MessaggioInviato: Gio 07 Feb 2013 11:01 am    Oggetto:   

Posso dire che questa seconda parte,ove è contenuto l'elemento fantastico della storia, meritava di essere postata da sola?

Laughing
E io, che sono Tenebra, altro non posso vedere se non la Luce, e perciò sono la Luce.

Quando qualcuno dice 'io non credo nelle fate' da qualche parte una fata ride e prepara il suo fucile.
Ludwig von Drake
Hobbit
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MessaggioInviato: Gio 07 Feb 2013 17:08 pm    Oggetto:   

uljanka ha scritto:
Posso dire che questa seconda parte,ove è contenuto l'elemento fantastico della storia, meritava di essere postata da sola?

Laughing

yes!

Very Happy
thyangel83
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MessaggioInviato: Dom 10 Feb 2013 12:09 pm    Oggetto:   

@ Ludwig

Come scrittore, meriti.

Ma sarò sincero, la prima parte del tuo racconto mi ha convinto molto di più. Racconto…oppure no: sembra in realtà che siano gli stralci di un romanzo, ma questo devi confermarlo tu.

Nella prima parte, il realismo è davvero convincente. In questa seconda parte, l’aggiunta dell’elemento fantasy stride un po’ con l’ambientazione, già superbamente descritta. Le frasi sono più “affastellate”e la narrazione si fa più caotica. Io, personalmente, non avrei avuto molta fretta di concludere tutta questa scena in così poche righe: secondo me, se dai a questo stralcio di narrazione un più ampio respiro, non può che guadagnarci. I personaggi sono molto interessanti: il negro, il prete, il signorotto…e anche il narratore (e qui mi conforto, per il fatto che già la prima parte del racconto mi pareva contenere molto “showing”, il che si sarebbe giustificato con il punto di vista di un narratore interno alla scena; cosa che, per l’appunto, è); tutti questi personaggi meriterebbero un approfondimento psicologico maggiore. Forse, se questo è lo stralcio di un romanzo, l’approfondimento si trova altrove. Però, letto così, il brano manca un po’ di spessore.

Non vi trovo difetti a livello tecnico, a parte forse qualche dettaglio che è sfuggito all’editing.
Citazione:
Tolsero il cappuccio al negro e la urla si zittì.
Qui non mi torna qualcosa.
Citazione:
Il negro tirò su il pezzo di legno, che avrebbe dovuto tenergli il capo bloccato e che non era più bloccato
Qui avrei evitato la ripetizione. Il secondo "bloccato" è relativo al legno o alla testa?
Lavorerei ancora sull'impianto narrativo. Mi ripeto: secondo me questo brano merita un respiro maggiore.
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Ludwig von Drake
Hobbit
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MessaggioInviato: Dom 10 Feb 2013 12:45 pm    Oggetto:   

Grazie. In effetti, avevo il dubbio di averci lavorato poco sopra.

Ho dovuto.anche modificare alcune parti per renderle adatte a un racconto (i
e. svelare alla fine il trucco della moneta).

Ci lavorerò su, basandomi sui tuoi consigli.

Grazie ancora.

PS purtroppo, non sono in grado di scrivere romanzi... Sad
thyangel83
Gollum
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MessaggioInviato: Dom 10 Feb 2013 13:05 pm    Oggetto:   

@ Ludwig

Ci compensiamo: io non sono in grado di scrivere racconti...
Ne scrivo, ma mi rendo conto di avere tantissimi limiti.

Il trucco della moneta mi piacerebbe averlo capito, ma temo di non averlo afferrato. Necessito di spiegazioni.

Io, leggendo queste tue righe, sono convinto che tu possa scrivere romanzi e ti consiglio di farlo. Sono un estimatore del romanzo molto più che del racconto, perché col romanzo riesci a sviscerare concetti e situazioni che nei racconti inevitabilmente spesso si perdono per brevità. Inoltre, molto più che il romanzo il racconto necessita di assoluta perfezione stilistica: non che un romanzo tu lo possa scrivere da schifo, tutt'altro, però un'imperfezione di stile in un romanzo avvincente viene perdonata da molti (da me non tanto, comunque...), mentre un racconto, essendo breve, non accetta giustificazioni. Il romanzo offre di per sé a chiunque voglia scrivere delle possibilità che un racconto non offre.
Spesso molti scrittori si allontanano dal'idea di scrivere un romanzo, vedendolo come un ostacolo insormontabile; ma non è così. Certamente, rispetto a un racconto, richiede una dose di costanza e tenacia, perché non bastano poche ore a vedere il risultato del proprio lavoro, ma giorni, mesi, anni... Figurati che io il mio primo romanzo (concluso) l'ho cominciato nell'estate del 2009 e l'ho terminato alla fine della primavera del 2012; e, se Dio vuole, forse riuscirò a vederlo pubblicato entro il 2013, ma c'è la possibilità che mi tocchi aspettare fino all'inverno 2014.
Il romanzo ti dissangua. George Orwell disse che "scrivere un romanzo è un'immensa fatica, un'operazione che uno scrittore compie animato da un demone che lo tortura da dentro." Ma ne vale la pena, davvero.

Provaci, se ti va. E' un consiglio.
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Ludwig von Drake
Hobbit
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MessaggioInviato: Dom 10 Feb 2013 15:27 pm    Oggetto:   

Una cosa, stavo rileggendo e ho trovato un "marrana" al posto dell'insulto (con iniziale maiuscola) che avevo inserito io. Sono io.che mi sono del tutto rincretinito o qualcuno.mi ha modificato il racconto? Ho letto dei limiti ai termini trpo forti, ma una madreche crede che gli abbiano ucciso il fgllio non può dire marrana, è ridicolo.

Edit: Ho visto ora anche un provolone. Andiamo, ragazzi, fantasy non significa per bambini. Almeno cambiatemi le parole decentemente o chiedete a me di cambiarle!
thyangel83
Gollum
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MessaggioInviato: Dom 10 Feb 2013 16:07 pm    Oggetto:   

Mi chiedevo anche io il perché di quelle strane parole... "Provolone" era proprio ridicolo e "marrana" non l'utilizzerei, perché a dispetto del suo carattere dimesso può risultare un insulto piuttosto forte, se si va a cercare la sua origine, e, tra parentesi, è anche molto discriminatorio.

Capisco la necessità di "smorzare" i commenti un po' troppo forti, ma non vedo proprio l'utilità di apportare editing ai racconti inseriti, a meno che non siano offensivi verso qualcuno. Sempre tra parentesi, il bellissimo racconto recentemente selezionato da Kinzica per FM è ricco di espressioni forti, ma non è stato editato. Per fortuna.
Secondo me, anche questo racconto di Ludwig non andava cambiato.
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Ludwig von Drake
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MessaggioInviato: Dom 10 Feb 2013 16:49 pm    Oggetto:   

... molto meglio tre asterischi.
Reginald Graham
Lo Stolto
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MessaggioInviato: Dom 10 Feb 2013 17:05 pm    Oggetto:   

Cioè... È stato editato (termine orrendo e inesistente) sostituendo un insulto troppo forte con "provolone"?!?!
La vedo difficile e molto molto strana la cosa....
Perché provolone poi??
Possibile?
Ludwig von Drake
Hobbit
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MessaggioInviato: Dom 10 Feb 2013 18:32 pm    Oggetto:   

Reginald Graham ha scritto:
Cioè... È stato editato (termine orrendo e inesistente) sostituendo un insulto troppo forte con "provolone"?!?!
La vedo difficile e molto molto strana la cosa....
Perché provolone poi??
Possibile?

Vero, editare, nel modo in cui è stato utilizzato, è un forestierismo.

A volte nello scrivere si cade in tentazione. Francamente, però, preferisco cadere in questa che in quella che porta a un eccesso di puntini sospensivi o a infrangere in genere la "regola del tre".

Detto ciò, difficile e/o strana o meno, sta di fatto che io non avrei mai inserito quei termini nel mio testo e che le mie parole erano "ca**one" e "pu**ana" (anche leggeri viste le relative situazioni).
Reginald Graham
Lo Stolto
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MessaggioInviato: Dom 10 Feb 2013 19:10 pm    Oggetto:   

Ludwig von Drake ha scritto:
Reginald Graham ha scritto:
Cioè... È stato editato (termine orrendo e inesistente) sostituendo un insulto troppo forte con "provolone"?!?!
La vedo difficile e molto molto strana la cosa....
Perché provolone poi??
Possibile?

Vero, editare, nel modo in cui è stato utilizzato, è un forestierismo.

A volte nello scrivere si cade in tentazione. Francamente, però, preferisco cadere in questa che in quella che porta a un eccesso di puntini sospensivi o a infrangere in genere la "regola del tre"


Non voleva essere una critica rivolta a te il discorso fatto sul tanto odiato termine "editare", consideralo uno sfogo e basta.
Poi, sia chiaro, nei topic mi sento completamente libero di usare quanti puntini sospensivi voglio, infrangere la regola dei tre, non usare apostrofi e.............. E molto altro ancora. Non sto scrivendo un racconto o un libro ora, cerco di accorciare i tempi sai???? Smile E di dire la mia sulla questione, mi pare che sia libero di farlo Ludwing, errori compresi.
Detto questo, vediamo come si evolve il caso del provolone nero Very Happy
Reginald Graham
Lo Stolto
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MessaggioInviato: Dom 10 Feb 2013 19:28 pm    Oggetto:   

A me piace la prima parte del tuo racconto. Trovata più scorrevole della seconda. Detto questo se hanno trasformato ca****e ma lasciato inalterato il termine in*****o la cosa è curiosa e strana eh?
CDuMbledore
Modessa Modessa
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MessaggioInviato: Dom 10 Feb 2013 20:04 pm    Oggetto:   

C'è il correttore automatico di parolacce, inserito dopo avvenimenti molto spiacevoli avvenuti in passato. Non è contro di te, ci mancherebbe.

(searching for)


Ultima modifica di CDuMbledore il Lun 11 Feb 2013 1:52 am, modificato 1 volta in totale
thyangel83
Gollum
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MessaggioInviato: Dom 10 Feb 2013 22:10 pm    Oggetto:   

Sì, Modessa, questo lo avevo intuito. Forse i nostri amici di recentissima acquisizione questa cosa non la sanno.
Tuttavia, è un tipo di editing che mal si adegua al caso dei racconti. Poi capisco che editare manualmente corregendo tutto di volta in volta sia arduo.
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