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Il dono di Donato Altomare
Scrivere
Quando hai scoperto, e come, che avevi qualcosa da dire, che sentivi la necessità di scrivere? E quando hai iniziato e su quali argomenti? Quale è stato il percorso che hai affrontato prima di veder pubblicato un tuo romanzo? Hai ricevuto molti rifiuti?
Questa non è una sola domanda. Procediamo per ordine:
1a) Durante i primi anni del liceo.
1b) Scrivendo per un giornalino di scuola che si chiamava 7 in condotta.
1c) Il primo racconto in assoluto era divertente, sempre di genere fantastico. Si chiamava La Partita Infernale e narrava di un incontro di calcio all’Inferno con da una parte i dannati, aiutati dall’oriundo Dante e da Virgilio, dall’altra i demoni, aiutati da qualche aluccia di troppo o dalla bufera infernale. Ovviamente in porta ai dannati c’era Beatrice. Il primo vero racconto è stato L’uomo. Mai edito e che non vedrà mai la luce in quanto troppo ingenuo. La passione per la narrativa fantastica umoristica mi è rimasta, basta pensare a E la Padella disse…
1d) La questione è quasi divertente. Ho pubblicato centinaia di racconti, ma, a parte lo stretto gruppo di frequentatori delle convention e lettori di fanzine, il grosso pubblico di appassionati italiani non poteva certo conoscermi. Qualche racconto sulla Gazzetta del Mezzogiorno o su altre pubblicazioni professionali a grande tiratura è servito a poco. Mi sono reso conto che la strada del racconto non avrebbe portato da nessuna parte. D’altro canto un romanzo per me era (ed è) troppo lungo da scrivere, mi annoio presto a trattare lo stesso argomento, per cui mi sono inventato il romanzo a grappolo o a spina di pesce. Una storia centrale da fare da spina dorsale (o raspo se preferite) e una serie di racconti, perfettamente integrati ovviamente e mai fini a se stessi, per rimpolpare la storia e dare a essa la lunghezza di un romanzo. L’ho fatto per la prima volta con Mater Maxima. E ho vinto il Premio Urania. Poi l’ho ripetuto con Surgeforas (premio Le ali della Fantasia), con Il dono di Svet (altro premio Urania), con Vladimir Mei, libero agente (premio Italia) e lo sto facendo con gli altri romanzi che sto scrivendo.
1e) Con i romanzi l’unico rifiuto vero è stato di Gianfranco Viviani (che aveva una montagna di ragioni per non pubblicare il romanzo che gli avevo proposto, ma ero giovane e ingenuo). Alcuni editori hanno accettato miei romanzi ma mai pubblicati, altri non mi hanno risposto, ma non lo considero un rifiuto, in quanto sono quasi certo che non abbiano neanche letto quello che mandavo. Per i racconti i rifiuti sono stati molto rari.
Come e quando nascono le idee per i tuoi romanzi e da quali esigenze sono mossi? Da dove “nascono” le tue storie? Da dove i tuoi personaggi?

2a) La mia esigenza primaria è raccontare una storia. Mi piace da matti. Tant’è che dico sempre di non essere uno scrittore, ma un narratore.
2b) Le mie storie nascono estrapolando la realtà. Spesso mi chiedo: cosa succederebbe se all’improvviso… succede qualcosa di strano? Chessò… compare per le strade della città un animale preistorico estinto, oppure sento suoni insoliti (perdonate le banalità, sono soltanto esempi), oppure mi chiedo come andrebbero certe cose se mutassero certe altre. Insomma, la mia mente è sempre in movimento. Poi amo molto mettermi in un cul de sac e venirne fuori in maniera credibile. Un gioco, le mie storie sono nient’altro che un gioco. Poi qualcuno ci trova anche un po’ di morale e pensieri profondi. Ma sono un caso, non lo faccio a posta, lo giuro.
2c) I miei personaggi sono reali, tanto che un paio di volte dei miei amici si sono riconosciuti. Quando si devono descrivere personaggi bisogna dare loro spessore, fare in modo che non siano soltanto stereotipi, che siano credibili, insomma.
Antico e sempre attuale dilemma: pensi che scrivere sia dote innata o che si possa imparare, anche con le "nuove tecniche di scrittura"?
Scrivere è nel DNA quando si nasce. E’ una dote, come lo è narrare, dipingere, comporre, scolpire, giocare a calcio. Non lo si può imparare. Al contrario imparare le tecniche di scrittura, ad esempio, può essere utile a migliorare, ma nulla di più.
Sei uno scrittore lento o veloce, meditativo o istintivo? Tecnica a macchia di leopardo o disciplinato con ruolino di marcia? Imbrigli i personaggi o lasci che siano loro a decidere quale percorso deve seguire la vicenda?
Non credo esista uno scrittore più irregolare di me. Non ho una tecnica che preferisco. Vi sono storie, anche lunghe, che inizio a scrivere quando le ho tutte in mente, altre che inizio a scrivere senza avere la minima idea di dove andare a parare. Ho scritto storie perché mi piaceva un titolo, o un finale o semplicemente una parola. Ora sto scrivendo un fantasy a macchia di leopardo. Ho iniziato con la frase finale e saltabecco da una parte all’altra, su e giù a seconda di quello che mi va di scrivere. Ovviamente questo comporta una costante revisione di quanto scritto perché a volte muto i personaggi e alcune vicende dopo e devo tornare indietro per le opportune modifiche. Altre volte ho preso alcuni pezzi e li ho incollati, ovviamente collegandoli tra loro, altre ancora ho un personaggio di base e scrivo vari episodi. Insomma, tutte le tecniche sono buone per scrivere. Scrivo ogni giorno e in fretta, tanto che faccio errori di battuta e di sintassi a chili. Quando scrivo un racconto, ad esempio, posso metterci poche ore a buttarlo giù, poi ci vuole un mese a renderlo leggibile. Questo anche perché quando scrivo sto già pensando a quello che verrà dopo e dopo ancora, mentre le mia due dita picchiano i tasti del computer.
Come è nato Il dono di svet? E a cosa stai lavorando ora?
L’ho già raccontato. Il mio agente, Tommaso D’Alessandro mi ha chiesto di inventare un personaggio per una serie di fumetti, dandomi indicazioni generiche. La settimana seguente gli ho proposto Svet, col suo dono e con la sua ambientazione parastorica. Lui ne è stato entusiasta e mi ha detto di buttargli giù una storia subito. Cosa che ho fatto in poco tempo, poi un’altra e un’altra ancora. A un tratto, mentre lui cercava disegnatori adatti, mi sono reso conto che, con una ‘chiusa’ avevo un romanzo tra le mani. L’ho completato. Ma che farne? Il resto è storia.
Ora sto lavorando a sei romanzi contemporaneamente. No, non sono folle né sbruffone, è che mi sono reso conto che posso ovviare alla noia di trattare a lungo lo stesso argomento passando da una storia a un’altra quando mi va. Così sta nascendo Svet 2 (Il sogno di Svet), un romanzo (davvero sui generis) sui vampiri, un romanzo di fantascienza post apocalisse, un romanzo su Gesù (tutti l’hanno fatto, perché io no?), un romanzo parastorico che ha a che fare con i terremoti e, dulcis in fundo, un fantasy tutto italiano, tutto mio. Probabilmente porterò a termine questo per primo perché mi sta appassionando molto.
Pensi che in Italia si possa vivere “solo” scrivendo fantascienza o fantasy?
Soltanto pochi anni fa avrei detto decisamente di no. Oggi sarebbe difficile, ma non impossibile.
Quale consiglio ti sentiresti di dare agli scrittori esordienti? Partecipare ai concorsi? Affidarsi a un agente investendo una somma di denaro? Inviare a qualche editore? Cosa fare?
Partecipare ai concorsi ti spinge a scrivere e a migliorare. In genere chi partecipa a un concorso cerca di curare meglio il proprio lavoro, cose che a volte si trascura se non sai che fartene. Affidarsi a un agente sì, ma non mi risulta che gli agenti prendano denaro soltanto per curare i tuoi interessi, almeno nel mio caso e in quelli di altri amici non è avvenuto. Se accade credo che bisogna rifuggire come la peste questo genere di agente. Naturalmente se si chiede ‘lavoro’ a qualcuno esperto (revisione, editing, ecc.) è giusto pagarlo, come un qualsiasi professionista, ma è un’altra cosa.
Si può anche mandare il proprio lavoro a un editore, ma qui bisogna fare molta attenzione. Chiunque in una casa editrice selezioni i testi non ha molto tempo da perdere, quindi non bisogna mandare mai l’intera opera. Basta una sinossi compatta e chiara, per far conoscere la storia che si racconta, e uno o due capitoli del romanzo (a seconda della lunghezza) per dare un’idea di come si scrive. Certamente la sinossi viene letta, poi, se la trama interessa, viene letto anche il capitolo. A quel punto se il romanzo dovesse interessare sarà l’editore a chiedere l’intera opera. Bisogna evitare lettere di accompagnamento infarcite di autoesaltazione (ho vinto il tale premio, mi sono classificato tra i finalisti di tal’altro, ho pubblicato nel giornale…). Se i premi o i giornali sono importanti non c’è bisogno di dirlo perché chi legge ed è interessato può informarsi, nel caso non lo sia è assolutamente inutile, se non controproducente, dirlo. Inoltre… l’italiano e la grammatica non sono degli optional. E’ stato bellissima il commento di un critico a Mater Maxima che, dopo aver parlato bene del romanzo, ha concluso dicendo: …inoltre è scritto in perfetto italiano.
Fantasy
Cosa ti affascina del fantasy e cosa non ti piace?
Molte nel primo caso, poche nel secondo. Mi piace la capacità di straniamento che ti regala, mi affascina l’idea di un mondo dove il buono vince e il cattivo viene punito, cosa alquanto rara in fantascienza e che ne sta decretando la lenta agonia. La gente è stufa di ingiustizie e di mondi angoscianti nella vita reale, quindi non le può certo sopportare anche in quella immaginaria. Mi piace l’atemporalità e l’ageografia, mi piace la figura dell’eroe che non potrà mai tramontare. Ciò che non mi piace e l’eccessiva sudditanza straniera, ma l’ho già detto e l’uso che alcuni fanno del fantasy per raccontare storie adatte a bambini che sanno appena leggere spacciandole per adatte a tutti.
Ultimamente il genere fantasy sta conoscendo una nuova stagione di enorme successo, sia in libreria, sia al cinema. Secondo te per quale motivo? Cosa riflette questa popolarità?
Ho risposto prima a questa domanda. Aggiungerei che il fantasy oggi è la concretizzazione del mito moderno. Ogni epoca ha avuto i suoi miti, oggi la realtà ne è alquanto carente (a meno che non siano miti negativi che ce ne sono a bizzeffe), per cui ben venga un genere letterario che ce ne regala di nuovi.
E’ un genere, per te, che si avvia verso un periodo ancora più fiorente o si tratta solo di un fuoco di paglia?
In genere non ci azzecco mai. Per cui mi limiterò a dire che è mia fervente speranza che prosegua, almeno… sino a quando non avrò finito il fantasy che sto scrivendo.
Un fantasy che ti piacerebbe aver scritto è...
Tutto quello che ha scritto Robert E. Howard.
Leggi fantasy italiano? Che ne pensi?
Leggo tutto quello che posso degli italiani. Per il fantasy preferisco quello ‘vecchio’, dei vari Gianluigi Zuddas, Adalberto Cersosimo, Tullio Bologna, ma anche qualche giovane autore che non cito perché non si monti la testa.
Dimmi la prima cosa che ti passa per la mente, meglio un aggettivo, per…
J.R.R. Tolkien: geniale, ma finiamola;
J.K. Rowling: tenace e fortunata;
Marion Zimmer Bradley: brava grande mestierante;
Michael Ende: straordinario affabulatore;
Neil Gaiman: sic transit…;
Valerio Evangelisti: lo odio e lo amo, non necessariamente in quest’ordine;
Licia Troisi: lasciamo perdere, per carità;
e… Donato Altomare: parafrasando Wilde: di me non posso dichiarare nulla se non la mia fantasia.
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