Philip Pullman: Il Buon Gesł e il Cattivo Cristo

L'autore di Queste oscure Materie è in Italia per presentare il suo ultimo libro

Per quale ragione ha deciso di raccontare questa storia?


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Due cose mi hanno spinto a scrivere Il Buon Gesù e il Cattivo Cristo. La prima è stata una conversazione che ho avuto con l’arcivescovo di Canterbury (Rowan Williams, n.d.r.) sul palco del National Theatre di Londra. Lui era venuto a vedere la rappresentazione teatrale tratta da Queste Oscure Materie, e alcuni bambini del pubblico l’avevano riconosciuto — l’arcivescovo è un uomo che potremmo definire d’aspetto venerabile: capelli bianchi, gran barba bianca… — I  bambini gli chiesero perché era lì a vedere una storia che attaccava la chiesa, e lui ha risposto di trovarla piacevole e apprezzarla. Il responsabile del teatro seppe di questo scambio e pensò che sarebbe stato interessante se io e l’arcivescovo avessimo discusso del libro e dei suoi argomenti in pubblico, sul palco. Andammo, e durante questo incontro — che ho trovato davvero interessante; stimo molto l’arcivescovo, è un intellettuale, e un uomo molto intelligente — lui disse: “Senti, hai attaccato la Chiesa e posso capire perché. Ma non capisco perché tu non abbia fatto parola di Gesù”. Al che ho risposto che aveva assolutamente ragione, e che prima o poi ne avrei parlato, forse avrei persino scritto un libro su di lui.La seconda cosa che mi ha spinto a scrivere questo libro è che il mio editore in Gran Bretagna ha iniziato a pubblicare una serie di miti antichi raccontati da autori contemporanei. Mi ha chiesto se ero interessato a farne uno, e l’idea mi è piaciuta molto. Così, in un angolo della testa avevo l’idea di raccontare di Gesù, e in un altro l’idea di raccontare un mito, finché le due cose non si sono fuse in una sola. 

A cosa si è ispirato per scrivere di Gesù e a cosa per scrivere di Cristo?

Volevo drammatizzare le differenze tra l’uomo Gesù, la figura storica, e Cristo la figura inventata, la creazione della Chiesa. Ho pensato che il modo migliore fosse scinderle in due persone diverse. L’idea di farne due gemelli è venuta subito dopo, anche perché mi è sempre piaciuto scrivere di gemelli, sono interessanti. Nelle storie ci sono quasi sempre un gemello buono e uno cattivo, e c’è quasi sempre una scena in cui uno viene scambiato per l’altro. Ed ecco la scena della resurrezione: uno viene sepolto, e l’altro viene scambiato per lui.

Quanto alla loro caratterizzazione… Direi che hanno fatto tutto da soli, hanno preso forma nella mia mente naturalmente, come fanno i personaggi. Io ho dovuto solo prendere nota di quello che facevano e scriverlo. Sono rimasto sorpreso dal modo in cui Cristo si è sviluppato, lui è come un personaggio di un romanzo, mentre Gesù non lo sembra affatto. Una volta capito questo ci ho giocato volutamente: tra le altre cose, questa è una storia che parla del raccontare delle storie. Il romanzo è una forma moderna di racconto, creato negli ultimi trecento anni circa. Ho pensato che inserendo un personaggio da un romanzo moderno all’interno di un racconto dal respiro così antico, quasi fiabesco, avrei potuto raccontare come quel personaggio, Cristo — che di fatto rappresenta la Chiesa — trascendeva l’epoca della storia attraversando i secoli. E’ paradossale perché Gesù — sia quello vero sia il mio — credeva che il mondo sarebbe finito molto presto, che sarebbe arrivato il regno dei cieli. Invece Cristo, che parla per la Chiesa del futuro, sa che non è così e che bisogna creare qualcosa che occupi il vuoto nell’attesa della fine dei giorni, preservando la parola di Gesù. Esattamente l’opposto di ciò che Gesù voleva. Come ho detto, paradossale, ma è una storia sul tramandare le storie.

Sarebbe stato facile identificare Cristo come il cattivo della storia, eppure — nonostante il titolo del libro — lei è riuscito a farne un personaggio in conflitto, molto umano. E’ un punto di vista molto interessante da offrire ai lettori, che non offre facili risposte.

Il titolo dà un’idea diversa, lascia pensare che sia tutto molto semplice, ma leggendo ci si rende conto in fretta che il Cristo della storia è in preda al dubbio e al senso di colpa, si domanda se stia facendo la cosa giusta o meno. A un certo punto è così disperato che non sa più cosa sia giusto e cosa sbagliato, così va a chiederlo ai lebbrosi e ai mendicanti, i quali gli danno risposte che si contraddicono a vicenda. Alla fine del libro capisce che non ci sono né risposte né risoluzione, che la tensione tra “ispirazione” e “organizzazione” è una tragedia umana eternamente ricorrente e non sarà mai risolta. Alla fine l’ispirazione muore e l’organizzazione trionfa perché continua nel tempo, finché una nuova e diversa ispirazione si affaccia a sostituire la vecchia. E’ un ciclo ricorsivo, e per Cristo è una tragedia: se non scrive la storia, Gesù sarà dimenticato, ma per raccontare la storia è necessario creare la Chiesa e modificare il messaggio di Gesù. E alla fine lo Straniero, che ovviamente rappresenta il lato umano e più venale della Chiesa, se ne va portandosi via il pane e il vino.

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Autore: Chiara Codecą e Francesco Coppola - Data: 8 settembre 2010

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Commenti

1 Senza entrare nel merito del libro, vorrei fare delle normali considerazioni. Napoleone, che non era certo un bigotto, verso la fine dei suoi giorni, fece una riflessione semplice ma interessante: io, da condottiero, so bene quanto intensamente vadano spronati gli uomini per far sì che rischino la vita per me. Eppure, malgrado abbia conquistato l'Europa, il giorno dopo la mia caduta in disgrazia non c'è già più nessuno che si ricordi di me o che sia disposto a combattere in mio nome. Com'è possibile che, dopo secoli, ci siano ancora persone disposte al martirio in nome di Cristo? E come hanno fatto una manica di pescatori, senza mezzi pratici e senza basi culturali, a conquistare letteralmente il mondo per i secoli a venire? E, Napoleone, che non era uno scienziato o un filosofo, ma era comunque un grande conoscitore di come vanno le cose del mondo, giunse ala conclusione che l'unica spiegazione possibile ad un fenomeno così unico sia che Cristo è davvero presente nella Chesa: è lui che è risorto, è lui che è Dio. E quindi la tanto vituperata Chiesa, pur con tutti i suoi difetti, sarebbe la prova più tangibile della realtà dei Vangeli. Ovviamente, Philip Pullman, che non è certo un Napoleone qualsiasi, può benissimo illuminarci tutti, smascherando quanto fossero stati idioti secoli di credenti prima di lui (inclusi fior fior di pensatori), ma resta comunque una considerazione: come dice il proverbio "Chi sa fa, chi non sa fare insegna, chi non sa neppure insegnare dirige". Il mondo d'oggi è zeppo di gente che non sa cosa sia il cristianesimo, perché s'è sempre guardato bene dal praticarlo, tuttavia è sempre pronta a fare i conti in tasca alla Chiesa e ad insultare i credenti. Caro Philip, caro Dan Brown, caro Odifreddi, se la Chiesa non esistesse, avreste dovuto inventarvela, altrimenti sareste ad arare la terra coi gomiti...

» postato da (DKR ) alle 10:57 del 08-09-2010

2 Non posso che dissentire con DKR. Philip Pullman non è un autorucolo da quattro soldi che ha avuto successo solo perché attacca la Chiesa. E' innanzitutto un grande scrittore, e Queste Oscure Materie è innanzitutto una trilogia di grandi romanzi pieni di atmosfera, sentimenti e grandiosi personaggi. E' una storia drammatica e traumatica di crescita, maturazione, disillusione e (anche, ma non solo) ribellione ai sistemi che impongono dogmi talvolta vetusti, irrazionali o persino (come credo volesse dire Pullman con la sua trilogia) mortificanti per ciascun individuo. Si può essere d'accordo o meno con il modo in cui l'autore affronta certi argomenti, ma resta il fatto che sono libri che fanno riflettere, il che, in un'epoca di romanzi superficiali e scontati, è già di per sé un gran valore. Il paragone con Dan Brown mi sembra abbastanza fuori luogo. Quanto a questo nuovo libro, aspetto di leggerlo per giudicare. E' possibile che l'autore abbia deciso di marciare sulla propria fama e sul "chiasso" che di solito genera questo tipo di opere, ma è anche possibile che vi troveremo qualcosa di più. Da un autore come Pullman me l'aspetto.

» postato da Laeryn alle 16:08 del 09-09-2010

3 Per fortuna che Philip Pullman ce l'ha su con il Cristianesimo e non con altre religioni... un tale libro, non ha importanza il contenuto basta il titolo!, in altri paesi (con un altro nome di Messia, ovviamente!!) e il povero autore sarebbe stato lapidato! Del resto è già successo, o no? :roll: Ora, noi che siamo così buoni e permissivi, perchè abbiamo costantemente gente che lucra sulla nostra religione e sul nostro credo? :( Poi dicono che non c'è libertà di parola? Ma quando mai!!! Noi abbiamo i liberi pensatori e i liberi scrittori e permettiamo di buon grado che TUTTI possano dire e scrivere ciò che vogliono anche se INSULTANO liberamente chi invece, per natura e credo, sta zitto e si fa i fatti suoi! :no Non lo trovo giusto! Ogni volta che si parla di religione bisognerebbe SEMPRE essere rispettosi, ma forse per Pullman dipende dalla religione. :wink: Aspetto il suo giudizio/suo prossimo libro su Maometto! Se mai ne farà uno! Ma tanto dirà: "bè che c'entra?"... Comodo, è troppo comodo sputare sempre su chi professa il perdono! Vergogna! :@

» postato da AnnaMaria DeCurtis alle 18:39 del 14-09-2010

4 Mi chiedo da dove trai le tue convinzioni sull'opera di Pullman e quel che l'autore intende trasmettere. L'hai letta l'intervista a cui è dedicato questo specifico topic?

» postato da un muspeling alle 20:22 del 14-09-2010

5 Faccio riferimento all'intervista, dato che non ho letto il libro. Dall'articolo si evince che Philip Pullman abbia voluto dare il suo personale punto di vista sulla vicenda di Gesù Cristo, cercando di scoprire con la sua interpretazione quanto di originario c'è in questa figura e quanto d'idealizzazione sorto con la nascita della Chiesa. Un punto di vista che può piacere o meno, ma che può essere spunto di riflessione. Da questo possono nascere delle domande e queste portare a una ricerca, che conduce sempre ad apporfondimento e crescita. Una domanda che si potrebbe fare è quanto si conosce della religione cristiana, soprattutto del messaggio evangelico. Prima di poter criticare o sostenere un Pullman che scrive un libro su Gesù occorre aver letto personalmente i vangeli, i libri che parlano del suo messaggio. AVerli letti, compresi e viverli, facendo sì che le parole non rimagano tali, ma siano atteggiamenti concreti. A quel punto fare un confronto sereno, cercando di osservare ogni posizione da diverse angolazioni, accetando luci e ombre, senza rinnegarle.

» postato da M.T. alle 01:26 del 15-09-2010

6 Questo satiro infernale che vi scrive si concede un riso di scherno, e non può fare a meno di annusare estasiato un vago olezzo di peccato di presunzione...Una fraganza un pò retrò e piuttosto commerciale, ma sempre attuale e in voga nondimeno. Bah, che delusione. Speravo in una provocazione proficua e invece è la solita solfa. Non posso che lamentare ancora una pervicace "ingenuità" «"E' paradossale perché Gesù — sia quello vero sia il mio — credeva che il mondo sarebbe finito molto presto, che sarebbe arrivato il regno dei cieli. Invece Cristo, che parla per la Chiesa del futuro, sa che non è così e che bisogna creare qualcosa che occupi il vuoto nell'attesa della fine dei giorni, preservando la parola di Gesù. Esattamente l'opposto di ciò che Gesù voleva. Come ho detto, paradossale, ma è una storia sul tramandare le storie."» E' paradossale(se non imbarazzante),invece, quanto ci si fregi in sotteso di essere tra i pochi a prendersi la santa briga di leggere la Bibbia, per poi riportarla alla mano ad ogni occasione buona di dibattito agnostico puntualmente del tutto distorta... Un consiglio ai signori Pullman del mercato editoriale: mai citare le fonti se non le capite e giocare ai liberi pensatori delle libere interpretazioni in un tale stato di miseria intellettuale. Insomma non facciamo i soliti Browninani, per amor d'urano! Confido nell'intelligenza di quanti non si scandalizzeranno verso i chierici e gli storici quando leggeranno per sbaglio del gemello "cattivo" di Gesù in un racconto "allegorico", giusto? Vedremo. Con il Gesù-sposo fecondo-della-Maddalena le speranze per una reazione ragionata sono state disattese(soprattutto presso il popolino e qualche preato...) «"L'autore ha detto così, quindi è così". E' una cosa che non mi piace, preferisco che la democrazia della lettura continui, quindi scelgo di non dire come la penso.» Questo semmai si chiama relativismo della lettura, pratica alquanto improbabile nonostante l'ambiguità della semantica. A meno ché non si voglia intendere più sinceramente che anche coloro che non hanno recepito niente o che hanno travisato tutto hanno diritto di replica...ma questo è già un diritto acquisito, un esercizio frequente, non solo tra i comuni mortali a quanto pare. Interessante notare come l'autore pur professando un bizzarro neutralismo, sia abbastanza famoso per non aver mai mancato attraverso ogni sua opera notoria di esprimere platealmente esattamente come la pensa. E' abbastanza ovvio che non essendo lasciato nulla all'interpretazione o meglio a qualunque interpretazione, questa sia di fatto una concessione originale solo nelle premesse. Per il resto, da quando è diventato inusuale fare propria ogni storia da parte dei lettori a prescindere dal messaggio? Non ho capito se si riferisca agli autori in generale e indirettamente anche agli autori delle Sacre Scritture, ma il punto che evidentemente sfugge a Pullman è che non tutti gli scrittori del mondo e della storia scrivono o hanno scritto per assecondare fantasie o elucubrazioni personali da proporre al vaglio indistinto di chiunque. Alias, non siamo tutti solo scrittori di favole... «"Se lo pensano è un loro problema, io insisto nel mio diritto di scrivere di qualunque argomento." » Benissimo.E c'è chi invece vorrebbe insistere nel "diritto" di contestazione degli argomenti senza cognizione di causa. Sono curiosa di sapere quante e quali polemiche susciterà questa "ingegnosa" ultima fatica, e soprattutto curiosa di vedere quanti capiranno se ne varrà(ancora) la pena... Insomma, giriamo ancora per la serie "Gli atei annoiano perchè parlano sempre di Dio" :roll:

» postato da mr.Woland.theRussian alle 01:44 del 15-09-2010

7 «Volevo drammatizzare le differenze tra l'uomo Gesù, la figura storica, e Cristo la figura inventata, la creazione della Chiesa» Si dice sempre che i cattolici sono persone che vivono coi paraocchi, ottusi e pieni di pregiudizi. Direi che l'esordio dell'autore è di per sé più che esplicativo. Poi vorrebbe spacciare l'esperienza creativa alla base del suo libro, come un romantico 'vagare per mano all'ispirazione' «Quanto alla loro caratterizzazione... Direi che hanno fatto tutto da soli, hanno preso forma nella mia mente naturalmente, come fanno i personaggi. Io ho dovuto solo prendere nota di quello che facevano e scriverlo. Sono rimasto sorpreso dal modo in cui Cristo si è sviluppato, lui è come un personaggio di un romanzo, mentre Gesù non lo sembra affatto» ma dalla prima frase dell'intervista, appare abbastanza chiaro come la sua opera non sia con tutta probabilità un tentativo di ricerca del vero , quanto quello di dimostrare una tesi... la solita tesi.

» postato da Olorin alle 10:13 del 15-09-2010

8 questa non è altro che una intervista fatta bene. Il libro, per giudicarlo, va prima letto. l'argomento è vecchio di più di duemila anni, ma sempre di attualità.I commenti sono, per lo più di una smaccata faziosità e non meritano commento.

» postato da (luciano poli ) alle 12:00 del 21-09-2010

9 «questa non è altro che una intervista fatta bene. Il libro, per giudicarlo, va prima letto. l'argomento è vecchio di più di duemila anni, ma sempre di attualità.I commenti sono, per lo più di una smaccata faziosità e non meritano commento.» I commenti sono in genere sull'autore e gli ultimi due nello specifico, sui contenuti dell'intervista. Se non te ne sei accorto, è semplicemente perché la faziosità smaccata - ma non la nostra - ti ha leggermente annebbiato...

» postato da Olorin alle 13:47 del 21-09-2010

10 Non buttiamola, come nella peggior ipotesi, in rissa. I commenti sono leciti e rispecchiano il pensiero di ognuno, come tali vanno rispettati. Se non condivisi è lecito esprimere la propria opinione contraria, non è lecito bollarli negativamente. Nessuno può arrogarsi la proprietà del vero assoluto.

» postato da G.C. alle 14:51 del 21-09-2010

11 Sono stato accusato - insieme ad altri - di aver commentato in maniera indebita, fuori tema e smaccatamente faziosa (cioé di aver preso a calci il libro senza averlo letto). Semplicemente ho fatto notare che il mio commneto (e non solo il mio) è strettamente relativo all'articolo, il quale casualmente riporta le opinioni dell'autore nel merito dell'argomento che nel libro viene trattato (vado anche di quote in quote nel mio post...). E' un invito a una lettura più attenta e approfondita, non un incitamento alla rissa, il mio...

» postato da Olorin alle 15:37 del 21-09-2010

12 Ho modificato e corretto il mio post precedente proprio per evitare incomprensioni ed essere inequivocabile. Il che potrebbe essere decisamente sconveniente per la causa conciliare :twisted: ««questa non è altro che una intervista fatta bene. Il libro, per giudicarlo, va prima letto. l'argomento è vecchio di più di duemila anni, ma sempre di attualità.I commenti sono, per lo più di una smaccata faziosità e non meritano commento.» I commenti sono in genere sull'autore e gli ultimi due nello specifico, sui contenuti dell'intervista.» Esattamente quanto detto da Olorin. Inoltre, preferendo di gran lunga la mia filosofia del lettore rispetto a quella promulgata da Pullman, per cui, quanto letto nell' intervista alla mente acquista un significato preciso, allora, non essendoci ambiguità di intesa, credo si sia perfettamente in grado di replicare in maniera oggettiva nel momento in cui emergono contraddizioni e imprecisioni in alcune sentenze. E questo non solo è lecito ma anche automatico, pur rischiando di dubitare l' autorità di un savio canuto con la laurea in creatività. Non vorrete scambiare tanto facilmente con assolutismo un minimo di accortezza... E in proposito mi autocito ancora «E c'è chi invece vorrebbe insistere nel "diritto" di contestazione degli argomenti senza cognizione di causa.» Dove il diritto in queste circostanze è un principio aleatorio conformista che talvolta si sostituisce comodamente a quello più semplice e vetusto della ragione No flames only peace and love for my mind(and yours) 8) A(r)mate la vostra mente prima di commentare <img src=:"> (Self-monitum)

» postato da mr.Woland.theRussian alle 17:14 del 21-09-2010

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