Zeferina

Riccardo Coltri, Zeferina - FANTASTICO - Asengard - Elfheim - 2009 - pagine 345 - prezzo 15,50 euro - giudizio: buono

Cosa sarebbe successo, subito dopo la pervenuta unità italiana, se le favole e i miti nostrani fossero ben più che un contenitore di nuclei di verità? Se esistessero davvero Anguane, Beate Genti, Fauni, Fate (qui dette Fade) e altri dei tanti popoli fantastici di cui si narra lungo lo Stivale? Streghe e maghi ma anche profezie, illusioni e incantesimi?

Probabilmente ci sarebbe stata una qualche occasione per queste stirpi per incontrarsi in un dato luogo, tutte insieme, così come i miseri mortali dovettero fare, dalla Sicilia alla Lombardia, per combattere le guerre risorgimentali del dopo 1861.

Di certo, questo mondo fantastico non avrebbe avuto vita facile nelle tante città e nelle campagne troppo antropizzate, ma le nostre catene montuose sarebbero state, coi loro luoghi allora poco o per niente accessibili, una casa ideale.

Ancora così è in Lessinia — area montuosa situata fra le province di Verona, Vicenza e Trento — ricettacolo di antiche identità altrove dimenticate (qui, infatti, stanno tredici comuni che ancora si richiamano ai Cimbri, forse gli stessi che avrebbe “distrutto” il generale Mario, all’epoca della Res Publica romana.

 

 

Ecco allora Nero, uno dei due protagonisti del romanzo: ha moglie e figli, è un boscaiolo, non così robusto ma più allenato alla fatica di altri più grossi di lui, che si guadagna da vivere trasportando legna… o forse no? Ha strane frequentazioni con dei misteriosi figuri e per loro fa alcuni lavori, li chiama disegnando rune sulla neve, o sul terreno, bagnandole col proprio sangue. Per soldi, medicine e redenzione personale, apprendiamo, si possono servire “le genti dei boschi”, che hanno bisogno di questi famigli, perché le leggende non si sono mai fermate — contrariamente a quanto si pensa. Sui monti della Lessinia c’è una guerra dimenticata, in cui gli orchi, che hanno abbracciato la fede nella Croce dopo il Concilio di Trento, certo in un modo loro peculiare e mescolato a reminiscenze precristiane, sono impegnati contro oscuri stregoni incappucciati dal volto tatuato con un teschio, i regninsaori.

Il giorno in cui due soli brilleranno insieme in cielo e il morto condurrà il vivo, si racconta, la battaglia finale verrà combattuta e il sangue sparso in passato, sarà perdonato.

 

 

Zeferina invece è una ragazza, madre di un bimbo con un occhio solo. Il nome di lei è stato sussurrato dai boschi, e suo figlio è speciale: attorno a lui s’imperniano diverse attese nate dalle leggende. Tutti vogliono quell'infante, e per questo inseguono la strana ragazza dai capelli color arancia, allevata da una zia strega e costretta a fuggire, di luogo in luogo, proprio come il vento. Lei è l’altra fondamentale protagonista del racconto.

Zeferina fugge da tutti, da ogni fazione, poiché c'è chi terrebbe lei ma ucciderebbe il piccolo, e chi farebbe l’esatto contrario. Dove andare, alla fine di tanto correre? Forse in Merica, terra di redenzione sognata da tanti connazionali all’epoca, ma intanto deve nascondere il bimbo e far perdere le proprie tracce. Far calmare le acque, insomma, e poi si penserà a una meta definitiva, lontana.

I protagonisti costituiscono due punti di vista distinti che per la gran parte della vicenda vagano per conto proprio. Nero, famiglio degli orchi, in cerca di redenzione e quindi anche servo di un cambiamento atteso, e Zeferina trovata da piccola presso un fiume, una madre che cerca di salvare il proprio unico amore rimasto, espressione della circolarità della vita e dei suoi tanti nuovi inizi.

 

 

Se la storia fosse stata ambientata in un mondo secondario, forse, a questi due personaggi sarebbero state concesse più risorse. La loro storia avrebbe potuto essere uno Sword and Sorcery, magari una Epic Fantasy. Ma Zeferina vaga per la Lessinia dell’ultimo tumultuoso squarcio d’800 e Nero è un ex galeotto che arrotonda con i lavoretti extra per gli orchi per curare la moglie. Quando Zeferina varca un certo cancello, sarà prigioniera e succube delle forze che vi allignano nell’ombra e nel sangue; e Nero, quando è costretto a fuggire da Campofontana e viene arruolato nell’esercito degli orchi, ecco, lui non resterebbe: tiene famiglia e diserterebbe se solo gliene si presentasse l’occasione.

Siamo ben lontani da una narrazione dell’Avventura, quindi, e molto più vicino a un oscuro Picaresco.

 

 

Tanto sangue scorre dai monti, sino a investire le prime comunità più a valle. Quasi ne viene sommersa Zeferina stessa, lassù nel Regno oltre il cancello, ma gl’incantesimi che ha appreso leggendo dai Libri del Comando della zia, dopotutto, non sono stati scritti col sangue? Non sono forse una pallida ombra dei monti fatati?

Il libro è ben scritto, molto “parlato” con descrizioni mai eccessive e buone caratterizzazioni. La cartina a corredo è una delle più belle apparse negli ultimi anni e il nutrito glossario è esauriente, anche se sarebbe stato meglio, forse, se organizzato in ordine alfabetico.

Il libro è originale, oscuro, ricco di quelle ombre che subito possono balzare all’occhio non appena si cominci a scavare nella nostra complessa e articolata eredità culturale, sebbene forse troppo congestionato d'incontri, di arti mozzati, di ragazzini assassini. Personaggi come Masin e Gioseffi, a cui è stato dato spazio, sono riusciti, hanno un loro spessore anche se solo accennato; i gruppi di montanari indigeni — orke, regnisaori, beate genti — hanno un perché una volta accettata la loro natura di esseri umani non tanto “magici” quanto un po' particolari, ma tanti altri personaggi appaiono solo in brevi “flash” di cui forse si poteva fare a meno.

Tuttavia il libro è importante, poiché è uno dei primi che offre le sue pagine come suolo su cui camminano le creature del nostro immaginario tradizionale.

Autore: Francesco Coppola - Data: 16 luglio 2009

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Commenti

1 Ho finito il libro, e devo dire che mi ha sorpreso in positivo e in negativo: il ritmo è così veloce che spesso sono dovuta tornare indietro per capire qualche passaggio, e ho sentito la mancanza di qualche descrizione in più. Alla fine mi sono sentita col fiatone, come se avessi corso assieme alla protagonista... Però mi è piaciuta l'atmosfera, molto sanguinosa e dark e l'originalità dell'idea di base.

» postato da Kinzica alle 08:52 del 20-07-2009

2 Accidenti ce l'ho lì e non ho ancora avuto il tempo di leggerlo. In compenso l'ha letto mia morosa e l'ha apprezzato, soprattutto per le atmosfere, l'ambientazione e i "personaggi" :D Ah, dimenticavo, complimenti a Muspel per la recensione :wink:

» postato da Stefanoventa alle 10:30 del 20-07-2009

3 Complimenti Francesco, ma non mi è del tutto chiaro quanto ti è piaciuto... escludendo le stelline di giudizio. :wink: Il libro ce l'ho anche io ma non ancora letto, e la prima cosa che noto, sfogliandolo, è che nei dialoghi non c'è quasi mai il riferimento di chi sta parlando. Un approccio sicuramente coraggioso, ma genera confusione in chi legge o l'autore è riuscito a gestirlo bene?

» postato da by Ax alle 11:04 del 20-07-2009

4 Grazie mille Cris, Stefanoventa e By Ax! :D Per rispondere a By Ax: il libro mi ha lasciato sensazioni contrastanti. Non sono nel mio gusto tanta sanguinarietà e le atmosfere stregonesche, ma è un fatto di punti di vista e non per quello gli ho dato un certo voto. Per converso i meriti di stile e d'ambientazione ci sono e anche alcuni personaggi mi sono piaciuti. I dialoghi, per me, sono riusciti bene. Reticenti in modo credibile e non mi sono perso nel comprendere chi è che sta parlando.

» postato da un muspeling alle 11:15 del 20-07-2009

5 Chi è che sta parlando si capisce, ma a volte manca qualche collegamento. La tecnica dell'assenza, ovvero "non" descrivere più di tanto l'evoluzione di certe azioni, certe situazioni, certe premesse affidando tutto a una comprensione laterale, è imho troppo esasperata: al posto del pathos spesso si genera confusione, e questo spezza il pathos, appunto. (e io sono la Sintesi fatta persona... :wink: )

» postato da Kinzica alle 12:38 del 20-07-2009

6 Beh, magari, con un minor numero di comprimari la narrazione sarebbe riuscita meglio, magari. :roll: Però sì, come spesso accade, Kinzica ha ragione, ora che ci penso la sensazione di essere slegato il testo me la diede. :roll:

» postato da un muspeling alle 13:29 del 20-07-2009

7 «la prima cosa che noto, sfogliandolo, è che nei dialoghi non c'è quasi mai il riferimento di chi sta parlando. » Io mi sono impuntata un paio di volte, ma nel complesso la lettura è più che comprensibile. Anche io ho trovato un tantino eccessivo il tributo di sangue richiesto, molto, tanto horror. Molto bella l'ambientazione la descrizione dei luoghi, che pur non conoscendo di persona, me li ha fatti sentire come casalinghi. La storia scorre molto velocemente. C'è qualcosa che non mi ha convinto del tutto, ma non ho ancora messo a fuoco cosa sia. Edit: bella recensione, incendiario. ;)

» postato da GattaMatta alle 14:47 del 20-07-2009

8 Vi dirò che a me la Zefe è proprio piaciuta. E' un romanzo coraggioso, insolito, che non lascia prigionieri. Da non perdere

» postato da spacechili alle 20:59 del 20-07-2009

9 Anche a me è piaciuto. Mi rendo conto che dai miei commenti potrebbe sembrare il contrario, ma nonostante le perplessità durante la lettura, alla fine del libro, quanto tutto è compiuto (e tutto ricomincia), la visione d'insieme mi ha lasciato più che soddisfatta. Adoro le favole nere, e questa senz'altro lo è! :wink:

» postato da Kinzica alle 21:47 del 20-07-2009

10 «Anche a me è piaciuto. Mi rendo conto che dai miei commenti potrebbe sembrare il contrario, ma nonostante le perplessità durante la lettura, alla fine del libro, quanto tutto è compiuto (e tutto ricomincia), la visione d'insieme mi ha lasciato più che soddisfatta. Adoro le favole nere, e questa senz'altro lo è! :wink:» Kinzica, mancano solo le Iele... :wink:

» postato da spacechili alle 23:24 del 20-07-2009

11 Bella recensione, mi viene voglia di leggerlo, ma purtroppo sto studiando cose tristissime di questi tempi

» postato da Ladro d'Anime alle 22:27 del 01-08-2009

12 Grazie, felice dell'apprezzamento sono! :D

» postato da un muspeling alle 08:36 del 04-08-2009

13 L'ho cominciato 8)

» postato da Palin alle 09:23 del 04-08-2009

14 Con l'uscita del nuovo romanzo di Coltri ( http://www.fantasymagazine.it/notizie/11268/il-ritorno-di-riccardo-coltri/ ), ho cominciato Zeferina. Sono solo alle prime 50 pagine ma l'atmosfera e lo stile mi piacciono. A dirla tutta, magari la laconicità dei dialoghi non mi sta entusiasmando, soprattutto quando vengono usati (spesso) quei "Sì", "Chi?", "Cosa?", "Eh?" che danno l'idea di uno scambio di battute tra sordi. Il che potrebbe anche essere divertente, se non fosse che la situazione è dannatamente seria. Sono comunque fiducioso. :wink:

» postato da by Ax alle 20:12 del 23-11-2009

15 La scelta dei dialoghi, così occlusi, per me è molto realistica, sa di verismo verghiano anzi! Poi, non so se in Lessinia tradizionalmente si era invece molto più ciarlieri! <img src=:"> Comunque, la cosa non mi è spiaciuta e, anzi, mi ha calato ancora di più nell'atmosfera da Regno d'Italia appena costituito!

» postato da un muspeling alle 23:17 del 23-11-2009

16 Preciso meglio, visto che siamo nell'ambito della prima impressione: i dialoghi stringati non sono un problema di per sé. Sono quella sorta di intercalare infilati nel mezzo che, almeno a me, lasciano un po' perplesso: a volte mi sembrano fuori contesto, quasi con l'intenzione di far inciampare il senso del dialogo. Ripeto che comunque l'atmosfera del romanzo mi piace.

» postato da by Ax alle 09:21 del 24-11-2009

17 l'ho ordinato spero non sia deludente come "Romanitas" che era quasi sullo stesso genere!

» postato da Andrew:Mars alle 18:36 del 27-11-2009

18 Bene Andrew! Aspetto le tue impressioni sul libro! :D

» postato da un muspeling alle 21:46 del 30-11-2009

19 «l'ho ordinato spero non sia deludente come "Romanitas" che era quasi sullo stesso genere!» Guarda che Romanitas e Zeferina non hanno niente, ma proprio NIENTE in comune ^_____^ :wink:

» postato da Kinzica alle 22:11 del 30-11-2009

20 Sono a metà romanzo. Mi sta piacendo, ma i capitoli presi singolarmente mi sembrano più incisivi della storia nella sua interezza. Il disegno generale si intuisce ma resta quasi defilato rispetto alle singole scene, che dimostrano più solidità del collante che le unisce. Qualcuno si riconosce in questo o è solo una mia impressione? O magari dipende semplicemente dal fatto che la trama di suo è abbastanza lineare. Con questo non intendo minimamente sminuire il lavoro di Coltri che, anzi, mi sembra ben fatto e reso vivo dalle creature che presenta. Inoltre trovo bello l'amalgama tra il vissuto reale e le visioni che popolano la mente della protagonista; spesso non si avverte la differenza. Ci casco quasi sempre. :)

» postato da by Ax alle 21:13 del 01-12-2009

21 Beh, non posso che dirti "aspetta di finire il libro"! :wink:

» postato da un muspeling alle 22:22 del 01-12-2009

22 Ho finalmente iniziato a leggerlo, e per ora mi sembra bellissimo. La prosa è molto efficace, coraggiosa in molti aspetti, e sono proprio i dialoghi , che sanno di sperimentazione linguistica, a renderla tale. Gli scambi di battute mi sembrano comunque spontanei, appropriati al contesto. Gli intercalari (eh? Cosa?) sono tipici del Nord Italia. Anche gli studenti di Agraria di Milano, che provengono dalle campagne della Bergamasca e del Bresciano, dove ancora ci si esprime in dialetto, parlano un po' come i personaggi di Coltri. La cosa che mi piace di più è che finalmente le fade, gli orchi, i massarioli sono CREATURE SOPRANNATURALI temibili, innominabili, e non prototipi fissi usciti dalla solita fantasilandia. Forse in un ambientazione diversa, "tradizionale", la storia mi sarebbe piaciuta molto meno.

» postato da uljanka alle 09:51 del 13-04-2010

23 Io l'ho appena finito e non mi sono affatto pentito di averlo preso. Lo stile dei dialoghi secondo me ogni tanto esagera e diventa confuso, ma in sostanza mi è piaciuto (e ci sono intercalari peggiori da quelle parti 8) ). Uljanka, ti accorgerai di quanto in realtà il soprannaturale sia normale...e viceveversa :wink: E anche questo mi è piaciuto molto.

» postato da Barbagianni alle 18:33 del 13-04-2010

24 Letto e trovato molto bello. Pregevole la ri-costruzione del mondo, e la commistione tra le varie razze di esseri fatati, anche se in alcuni punti sembra di trovarsi di fronte a un catalogo o a una wunderkammer di prodigi e mostri, che vengono solo esibiti ma non partecipano all'azione e non interagiscono tra loro. I protagonisti sono personaggi forti e ben costruiti. Soprattutto l'eroina eponima, che ha attirato tutte le mie simpatie. Devo dire che non ho avuto alcuna difficoltà nel seguire la trama, ma probabilmente non faccio testo, visto il pastrocchio che ho combinato nell'elaborare il mio di romanzo. Quel che mi è stato ostico è comprendere il perché della contrapposizione tra genti fatate, il motivo intrinseco di questa corsa agli armamenti per la "grossen Stroach". Non c'è Bene e non c'è Male, la Luce e la Tenebra sono presenti in entrambi gli schieramenti. Alla fine ho interpretato tutto come un enorme rito di purificazione, di autoimmolazione delle Genti Nascoste, nel quale la povera ragazza e il suo sventurato bambino sono coinvolti per una serie di sfortunatissime, casuali, corrispondenze con la profezia. Coincidenze che poi perdono il loro carattere di casualità per diventare parte del rito, simbolo nel simbolo. Forse mi sono spiegata male?

» postato da uljanka alle 16:31 del 21-04-2010

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