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Il Custode del Drago - Robin Hobb

Le Giungle della Pioggia sono paludi e foreste che si estendono per miglia e miglia all’interno delle Rive Maledette, fra Borgomago e Calched.
Sono fatte di acqua e fango, piante ciclopiche e intricate frange di rampicanti: una natura che ha dovuto adattarsi alle condizioni deviate di questa regione, all’acqua di fiumi e torrenti mutevoli dove la poca terra ferma è un bene prezioso quanto instabile.
Chi ci abita è abituato a sopravvivere al vento, ai nubifragi, alle acque del Fiume della Pioggia corrosive come acido e capaci di disintegrare legno, abiti e pelle. Per questo la citta di Trehaug è costruita in aria, le sue abitazioni si agganciano ai fusti degli alberi-picchetto e si arrampicano verso le cime in cestini ondeggianti, collegate fra loro da passerelle e corde in modo che nessuno sia costretto a scendere troppo in basso.
Thymara è nata qui ed è sopravvissuta per l’amore di suo padre: i bambini segnati dalle Giungle delle Piogge, con mutazioni evidenti alla nascita, devono essere “esposti”, ovvero lasciati morire per arginare le troppe deviazioni di specie.
Il suo efficace lavoro di raccoglitrice non basta a compensare gli artigli al posto delle mani, le file di scaglie sul corpo e due occhi azzurri quasi fosforescenti: alla giovane mutante non resta che accettare un incarico “per quelli come lei”, la cui morte non è un problema ma un sollievo per la comunità.
Infatti, nelle Rain Wilds si sono schiusi i bozzoli dei serpenti che hanno risalito le correnti del fiume fra mille difficoltà, ma il tempo per la loro mutazione in draghi non è stato sufficiente. Nonostante l’aiuto del drago-regina Tintaglia, i nuovi nati sono storpi, ottusi, violenti e incapaci di volare. E soprattutto la loro presenza minaccia gli affari dei Mercanti delle Giungle della Pioggia, che desiderano continuare il recupero dei reperti degli Antichi presenti nella città di Casserik.
L’unica soluzione è condurli verso il luogo delle loro memorie ancestrali, scortati da custodi capaci di assisterli, sfamarli e anche corteggiarli durante il viaggio, perché le magiche creature nonostante la loro deformità non hanno dimenticato chi sono.
E’ questo che ci si aspetta dai giovanissimi dragon keeper come Thymara, Sylve, Tats, Jerd. E’ questo che l’azzurra Sintara, una dei quindici draghi sopravvissuti, desidera e pretende da coloro che la accompagnano.
.
Il Custode del Drago è il primo romanzo della nuova duologia di Robin Hobb intitolata Cronache delle Giungle della Pioggia, e riprende la narrazione del ciclo Liveship Traders focalizzandosi su un particolare sviluppo narrativo capace di coniugare il fantasy classico (i draghi) con una visione moderna e particolare: la ricerca di integrità perduta e di riscatto da parte di esseri deviati, siano essi pseudo umani che si avviano a somigliare a rettili, o rettili dipendenti dagli umani.
Non si tratta di una storia autoconclusiva, il libro termina in un momento di tensioni e scelte, ma una storia di questo calibro non può esaurirsi in un solo volume e di questo il lettore è consapevole.
A differenza della Trilogia dei Lungavista e della Trilogia dell’Uomo Ambrato, siamo di fronte a un romanzo corale scritto in terza persona che fa dimenticare le carenze stilistico/narrative presenti in Lo Spirito della Foresta (Trilogia del Figlio Soldato) da poco edito in Italia.
Altre figure protagoniste intrecciano le loro vicende a quella di Thymara: Alise, studiosa di draghi con il desiderio di affrancarsi da un matrimonio triste, Sedric che nasconde una relazione tanto ambigua quanto letale per le decisioni presenti e future, il capitano Leftrin e la sua chiatta Tarman fatta con legno magico proibito, la nave senziente Paragorn, Maltha Vestrit ormai divenuta un’Antica; ma soprattutto il sogno dei draghi, ciò che veramente li attende nella loro disperata quest verso la città di Kelsingra.
In genere i draghi di un mondo fantasy sono forti, potenti, “superiori”.
In questo romanzo non è così. L’interrogativo che l’autrice sviluppa li pone in un’ottica molto diversa dai canoni classici, dove si associano maestosità e mediocrità, fascino e repulsione, nobiltà di stirpe e istinti crudeli.
I draghi di Robin hobb sono splendidi e deformi: blu, verdi, rosso rubino, neri scintillanti, con ali rachtiche e menti incomplete.
La loro ricomparsa dopo innumerevoli anni esercita attrazione e desiderio di conoscenza, ma anche fastidio, odio malcelato e brama di ricchezze.
La loro grandezza è tutta nei ricordi assimilati alla nascita e ereditati mangiando i propri simili, legata però alla superba convinzione di assoluta superiorità rispetto agli umani.
I poteri che possiedono, virtù fatate, intelligenza, sangue "nobile", non risparmiano a questa antica stirpe il ritrovarsi menomata, costretta a vivere nel fango fra piaghe e parassiti, in preda a una fame costante e in balia di esseri che disprezza.
Cosa unisce i personaggi di questo insolito romanzo della Hobb, dove scaglie e artigli sembrano indice di evoluzione come di involuzione?
La risposta è: il controllo, nonché il desiderio e la capacità o l'incapacità di sottrarsi ad esso, in qualsiasi modo.
Thymara, Alise, Sedric, i draghi e il capitano della nave hanno qualcuno che vuole decidere della loro vita o della loro morte, contro cui cercano di combattere con armi diverse, diversa moralità, diverso istinto.
Il seguito conclusivo di Dragon Keeper, intitolato Dragon Haven, è già stato pubblicato in originale nel 2010 e si spera che giunga presto anche nelle nostre librerie. Magari con una mappa più completa e un titolo più preciso, visto che "il" custode del drago è in realtà una ragazza.
Risorse in rete
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Recensioni di altri libri di Robin Hobb
Il Custode del Drago - Robin Hobb: dai il tuo voto
Commenti
2 «Questo libro sembra un trattato di psicologia comportamentale. E' evidente come la Hobb punti tutta la sua attenzione sui rapporti di dipendenza/indipendenza tra i vari personaggi e sul bisogno di trovare un posto in un mondo che li rigetta. Eccezionale la caratterizzazione dei personaggi. Personalmente ho sentito la mancanza di un po' di azione visto che, cosa piuttosto atipica per un fantasy, non vi è praticamente nessuno scontro se non verbale»
Mi hai veramente incuriosita! Non pensavo di comprare questo libro, ma da come lo descrivi, sembra proprio che potrebbe piacermi! (anche se, in effetti, non sopporto le storie di draghi
)
» postato da nisana alle 10:20 del 17-05-2010
3 «
Mi hai veramente incuriosita! Non pensavo di comprare questo libro, ma da come lo descrivi, sembra proprio che potrebbe piacermi! (anche se, in effetti, non sopporto le storie di draghi
)»In verità per gran parte del libro i draghi restano in secondo piano, sono soprattutto un mezzo per fare evolvere i rapporti tra i vari personaggi. Solo nel finale diventano il fulcro della storia
» postato da l'assassino alle 14:05 del 17-05-2010
4 Prima o poi mi ricimenterò con la Hobb. Sono a metà di Bingtown - uh, Borgomago? - e mi manca ancora tutto l'ambrato...
A dir la verità è una lettura che mi piace, ma m'immalinconisce, come penso sia comune.
«Personalmente ho sentito la mancanza di un po' di azione, cosa piuttosto atipica per un fantasy»
Ma non per un fantasy di questa autrice...
«Mi hai veramente incuriosita! Non pensavo di comprare questo libro, ma da come lo descrivi, sembra proprio che potrebbe piacermi! (anche se, in effetti, non sopporto le storie di draghi
)»
In effetti non sono draghi normali. Lo stile è come dice l'assassino psicologico, ed io aggiungerei, molto molto emotivo.
» postato da Incantatore dalle 9 vite alle 14:09 del 17-05-2010
5 @assassino: sul 'solo il finale diventa il fulcro della storia' direi che circa la Hobb non è una novità
Io... Credo che lo prenderò in inglese, su Book Depository è già a otto euro...
» postato da Asher_85 alle 14:10 del 17-05-2010
6 «Prima o poi mi ricimenterò con la Hobb. Sono a metà di Bingtown - uh, Borgomago? - e mi manca ancora tutto l'ambrato...
A dir la verità è una lettura che mi piace, ma m'immalinconisce, come penso sia comune.»Con i libri dove il protagonista era Fitz più che malinconico ero proprio distrutto
@Asher: vero ma in questo libro si vede chiaramente che ci troviamo solo a metà del totale
» postato da l'assassino alle 14:20 del 17-05-2010
7 Secondo me questo libro ha elementi innovativi che altri della Hobb non hanno. Non si sente la mancanza dell'azione, anzi direi che c'è molta azione, solo più nascosta.
Anch'io sono scettica (dopo Tolkien, le Guin etc) circa le storie di draghi, ma questa è diversa.
Il libro non è affatto autoconclusivo, ma una volta tanto direi che è un pregio.
» postato da Kinzica alle 21:04 del 17-05-2010
8 Solo per aggiungere anche qui la notizia, letta sul blog dell'autrice, che Robin Hobb sta attualmente scrivendo un terzo romanzo delle Rain Wild Forests, le Giungle della Pioggia, che diventano dunque composte da tre romanzi.
» postato da Incantatore dalle 9 vite alle 14:47 del 11-10-2010
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1 Questo libro sembra un trattato di psicologia comportamentale. E' evidente come la Hobb punti tutta la sua attenzione sui rapporti di dipendenza/indipendenza tra i vari personaggi e sul bisogno di trovare un posto in un mondo che li rigetta. Eccezionale la caratterizzazione dei personaggi. Personalmente ho sentito la mancanza di un po' di azione visto che, cosa piuttosto atipica per un fantasy, non vi è praticamente nessuno scontro se non verbale
» postato da l'assassino alle 01:43 del 17-05-2010