All'Ombra dell'Antico Nemico

Giovanni Magherini Graziani, All'Ombra dell'Antico Nemico - FANTASTICO - Edizioni Hypnos - Impronte - 2011 - pagine 172 - prezzo 14,90 euro - giudizio: ottimo

All’Ombra dell’Antico Nemico, raccolta di racconti di Giovanni Magherini Graziani, svela una Toscana ricca di leggende e folklore: sette storie per una cultura rurale ormai relegata in un angolo e forse destinata a scomparire, fatta di memoria e veglie attorno al fuoco nella stagione dell’ultimo raccolto dell’anno.

Quali sono i temi di quel fantastico che s’insinua nei racconti “di paura” delle campagne toscane? Spettri e malefici, morti inquieti, streghe e balli angelici, tutti sotto le ali dell’Antico Nemico, che è uno e uno solo. 

 

La narrazione di Magherini ha un realismo garbato, a volte cupo, mai disperato. Lo stile è quello prettamente toscano del “parlare scritto”, vicino al Fucini delle Veglie di Neri; in più, l’ingresso del soprannaturale nel quotidiano, che trasforma l’aneddoto in fiaba magica.

Leggendo i racconti si ha l’impressione di essere trasportati in una serata contadina d’altri tempi e di ascoltare un lungo racconto corale a più voci, senza soluzione di continuità, dove una storia tira l’altra. Folklore, cristianesimo spicciolo e archetipi pagani si mescolano in un arazzo di micro trame attorno al tema del Mondo Altro.

Il Diavolo

Questo primo racconto narra d’invocazioni esaudite, lezioni feroci agli “scettici”, dispetti notturni a chi si trova per malaugurata sorte sotto certi tetti.

Se chiamato dalla persona giusta, magari già sulfurea di suo, il Maligno arriva nelle vesti di un terribile e manesco vecchietto o sotto forma di capretto dispettoso, sparendo poi fra le tradizionali fiamme infernali. Oppure si nasconde dove “ci si sente e ci si vede” — espressione tipica per indicare i luoghi infestati — e fa visite che non si dimenticano.

Il libro del comando

La storia di un libriccino che evoca forze maligne, murato nella parete di una chiesa dove si forma e riforma una crepa, è solo uno dei vari “dicono che” presenti in questo dialogo fra l’autore e il contadino Paolaccio.

Le presenze, non sempre innocue, s’incrociano alle semplici vite dei paesani e a volte coabitano con loro, quando non danno luogo a vere e proprie possessioni.

I temi sono quelli tipici della tradizione, ma conservano intatto il fascino dell’ombra e dell’occulto: case stregate e anime inquiete in celle murate, piccoli lumi che svolazzano nel buio come lucciole e svelano paioli di spilli nei muri. Resti di chiese e vecchi castelli che portano il malaugurio a chi ne ruba le pietre o, peggio, un pezzo di soglia, e forse celano il famoso tesoro di Porsenna: una chioccia d’oro e i suoi pulcini, che a volte si sentono pigolare la notte.

Lo specchietto

La magia degli specchi è demoniaca ma spesso utile, quindi anche i buoni cristiani la avvicinano attraverso la figura dello stregone che, data la cultura del tempo, non può che essere ebreo.

C’è però un piccolo inconveniente: sembra proprio che il Diavolo non si limiti a soddisfare le richieste del malcapitato ma esca dallo specchio e gli si appiccichi addosso, omaggiandolo di prodigi e abilità non desiderate, tormentandolo nel sonno, apparendo, durante una notte di tempesta, in forma di cavallo ballerino che vuole accompagnarti fino a casa. Il prezzo dei suoi servigi è l’anima, naturalmente.

La strega

Le streghe esistono, se è la voce del popolo a dirlo, e sono colpevoli del più atroce dei misfatti: i malefici di morte ai bambini. In un periodo in cui la mortalità infantile era alta, il capro espiatorio erano donne malviste e condannate dalla superstizione popolare.

In questo racconto tuttavia il Magherini ci mostra la cosiddetta strega nella superstizione e nella realtà: la “malefica” capace di trasformarsi in gatto nero per insidiare case e persone è una vecchia sull’orlo della follia, abbandonata e derubata dalla sua famiglia, che vive di elemosine in un letamaio.

Fioraccio

Unico racconto italiano mai comparso nella mitica rivista Weird Tales, Fioraccio è una storia di zombie. Il revenant dannato non è solo nelle sue molteplici resurrezioni: il Demonio contratta per lui, scatena tempeste e finalmente se lo porta via, appena sciolto il legame con la terra consacrata.

E’ interessante come venga raccontato l’esorcismo praticato non su un vivo ma su un morto, con una varietà di dettagli macabri: il cadavere putrefatto e puzzolente che ghigna "con quei due dentacci fuori e cogli occhi fissi in fondo alle buche".

San Cerbone

Una casa che sembra uscita da un racconto di Dracula e una buia notte di pioggia. Un labirinto di stanze abbandonate ospita un ritratto femminile, effige inquietante di un fantasma che infesta la villa con l’eco di antichi crimini: forse la soluzione migliore è allontanarsi appena possibile, lasciando ad altri la sgradevole eredità di queste presenze.

La storia offre un elenco prevedibile di temi gotici: la notte tempestosa, la Casa, il Fantasma, il delitto. Eppure, il lettore si trova a tal punto immerso nello scenario da non poter evitare di rabbrividire.

Leonzio

E’ probabile che il Magherini Graziani conoscesse Poe e Mozart: la storia di Leonzio, ricco, scapestrato e irrispettoso nei confronti della vita e della morte, mescola in chiave tutta toscana una certa Mascherata Rossa e la scena finale del Don Giovanni.

La morale è “i morti bisogna lasciarli stare, perché alle volte hanno fatto dei brutti scherzi” come, in questo caso, battere alla porta durante il più fastoso dei balli per infliggere la giusta punizione, assieme a uno sterminato esercito di topi…

 

Le storie di Magherini Graziani sono imperdibili per chi ama il folklore autoctono, le sue radici e le sue diramazioni.

Il libro, edito da Edizioni Hypnos, offre però qualcosa in più rispetto al piacere della lettura: un testo curato nei dettagli che permette una visione d’insieme dell’autore e del suo contesto storico-culturale, attraverso la cura dei particolari linguistici, l’esauriente analisi introduttiva di Danilo Arrigoni, il corredo di note che costituiscono un saggio parallelo di approfondimento.

Infine, ma non in ordine d’importanza, la postfazione contenente i commenti di Henry Cochin, contemporaneo e amico dell’autore — nonché curatore del volume Le Diable: moeurs toscanes, 1886 — capace di offrire una visuale d’epoca unica e affascinante.

Autore: Cristina Donati - Data: 5 gennaio 2012

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