Il viaggio della Jerle Shannara

Terry Brooks, Il viaggio della Jerle Shannara (The voyage of the Jerle Shannara) - FANTASY - Mondadori - Omnibus - 2001 - traduttore: Riccardo Valla - pagine 1 - giudizio: mediocre

Dopo la deludente trilogia del Verbo e del Vuoto, nella quale soltanto il primo romanzo Il Demone aveva convinto, Terry Brooks torna alla saga che ne ha decretato la fortuna negli ultimi venticinque anni. Il primo romanzo della serie, La spada di Shannara, uscito in Italia nel 1978, pur non essendo un esempio di originalità, ricalcando in tutto e per tutto il capolavoro di Tolkien Il Signore degli anelli, era diventato un pilastro della letteratura fantasy degli ultimi trent'anni, grazie a certe caratterizzazioni dei personaggi e della magia, a un ottimo intreccio e a una magistrale tecnica narrativa. Grazie a quel successo clamoroso, negli anni seguenti l'autore americano aveva prodotto altri sette romanzi legati alle gesta degli abitanti delle Quattro terre, ognuno sempre meno convincente del precedente. Il risultato di quest'ennesima fatica di Brooks è il più ovvio: un immancabile e costante declino verso il "già letto".

I tre romanzi de Il viaggio della Jerle Shannara ricalcano esattamente la stessa storia che ormai gli appassionati di genere conoscono alla perfezione. La ricetta è sempre la stessa: una mappa; un obiettivo da raggiungere; una compagnia stereotipata di mentori, guerrieri, e protagonisti all'apparenza deboli portatori di fardelli; antagonisti oscuri e potentissimi (anche se questa volta fanno poca paura); un viaggio pieno di insidie; il destino del mondo in gioco. L'eterna lotta tra il bene e il male, insomma, senza aggiungere niente ai lavori che ormai affollano gli scaffali degli appassionati. Se otto romanzi si erano dimostrati più che sufficienti, undici appaiono davvero troppi. Brooks, sebbene abbia annunciato questa trilogia come il suo capolavoro, non è più nemmeno in grado di mischiare gli ingredienti, ottenendo così una minestra dal sapore ormai troppo noto. L'unica trovata delle navi volanti non distoglie l'attenzione da una storia ormai trita e ritrita, in cui un lettore attento sarà in grado in ogni momento di prevedere ciò che sta per succedere, rimanendo con l'amarezza e la delusione di aver buttato via i propri soldi e di essere stato tradito. Quello di Brooks, più che uno sforzo di fantasia, sembra il lavoro di un ingegnere (per altro ben fatto, da questo punto di vista). Lo dimostrano fin troppi elementi, uno su tutti la decisione di concludere i primi due romanzi senza un finale, costringendo così il lettore, curioso di conoscere la fine, a comprare quello successivo. È un espediente che non aveva mai utilizzato in passato, e tradisce la consapevolezza dello stesso Brooks di aver offerto un prodotto di gran lunga inferiore ai precedenti. Sempre a dimostrazione del grande lavoro di ingegneria proviamo a fare un gioco: ecco come si trasforma Il Signore degli anelli ne Il viaggio della Jerle Shannara.

— Un potente stregone di nome Gandalf si reca da un piccolo e insignificante hobbit di nome Frodo per servirsi della sua innocenza di fronte alla magia e caricarlo di un peso insostenibile.

— Un potente druido di nome Walker si reca da un piccolo e insignificante uomo di nome Bek per servirsi della sua innocenza di fronte alla magia e caricarlo di un peso insostenibile.

— Frodo viene attaccato dai cavalieri neri e assaggia per la prima volta la potenza della magia.

— Bek viene attaccato dai lupi-ombra e assaggia per la prima volta la potenza della magia.

— Un gruppo variegato di personaggi convergono nel palazzo degli elfi per creare la Compagnia dell'anello. Obiettivo: raggiungere Mordor e salvare il destino dalla Terra di mezzo togliendo definitivamente al nemico la possibilità di maneggiare una magia potentissima.

— Un gruppo variegato di personaggi convergono nella capitale degli elfi per creare la spedizione della Jerle Shannara. Obiettivo: raggiungere la terra sconosciuta al di là della Spartiacque azzurro togliendo definitivamente al nemico la possibilità di maneggiare una magia potentissima.

— Saruman, potente stregone al pari di Gandalf, un tempo buono e ora sotto l'influsso dell'ancora più potente Sauron, vero nemico da sconfiggere, si impone come antagonista e minaccia la compagnia utilizzando un esercito di mostri: gli Orchetti.

— La strega di Ilse, potente strega al pari di Walker, un tempo buona e ora sotto l'influsso dell'ancora più potente Morgawr, vero nemico da sconfiggere, si impone come antagonista e minaccia la spedizione utilizzando un esercito di mostri: i Mwellret.

— Gandalf si perde a Moria, nessuno lo crede ancora vivo. La Compagnia prosegue senza di lui.

— Walker si perde a Castledown, nessuno lo crede ancora vivo. La Compagnia prosegue senza di lui.

 

Forse non è il caso di andare avanti. Entrambe le opere superano le mille pagine e la loro trama, per quanto molto simile, è lunga e articolata. La strega di Ilse e Bek, nemici legati da un passato misterioso, si alleano alla ricerca di Walker rinchiuso nelle segrete del castello nella lotta contro il temibile Antrax, un'entità che si serve della tecnologia del vecchio mondo e si nutre di magia (operazione che era riuscita indubbiamente meglio a Stephen King nei romanzi della Torre nera). Intanto il Morgawr, minacciato dal potere crescente dei suoi avversari, organizza venti navi di non-morti per raggiungere la Jerle Shannara per lo scontro finale.

Terry Brooks ci aveva abituato a una narrazione scorrevole e coinvolgente, tenendo sempre alto il livello di interesse della storia. Questa vota, a dimostrazione della mancanza di idee, si dilunga troppo sulla riesumazione del passato, rievocando fra le altre la Canzone, le Pietre magiche e la Spada di Shannara, storie che il lettore ormai ben conosce e che non interessano più. A peggiorare le cose la brutta abitudine di ripetere più volte gli stessi episodi, per bocca del narratore prima e dei personaggi poi. Si ha sempre più spesso la sgradevole sensazione che certe digressioni, più che necessarie alla trama, siano necessarie ai rapporti con l'editore, per rispettare la formula ormai consolidata che una buona opera di fantasy debba essere una trilogia, e ogni romanzo debba superare le trecento pagine. In questo caso un romanzo unico, di quattro-cinquecento pagine, scremato di tutto il superfluo, avrebbe sicuramente gratificato di più il lettore, ma Brooks dimostra di amare più il proprio portafoglio dei propri lettori. Il risultato è che per buona parte la lettura risulta inutile e noiosa, anziché avvincente come lo stesso Brooks ci aveva abituati. Ma probabilmente l'autore ritiene di non aver ancora raschiato il fondo, visto che nelle librerie si è appena concretizzata la minaccia della nuova trilogia Il Druido Supremo di Shannara con l'uscita del nuovo romanzo Jarka Ruus: la storia di come l'ex strega di Ilse, recuperate le proprie radici benigne, cerca di rifondare il Consiglio dei Druidi. Resta la curiosità di vedere se i lettori si fideranno ancora, persuasi di leggere quella che Brooks stesso ha definito una trilogia epocale, o se finalmente inizieranno a guardarsi intorno, accorgendosi che in Italia un buon gruppo di giovani emergenti è in grado di pubblicare opere ben più grandi.

 

· Terry Brooks, La strega di Ilse (traduzione dall'originale Ilse Witch di Riccardo Valla), 2001 — Mondadori (Omnibus) — 365 pagine, 17,56 Euro

o Terry Brooks, La strega di Ilse (traduzione dall'originale Ilse Witch di Riccardo Valla), 2002 — Mondadori (Oscar) — 363 pagine, 7,80 Euro

· Terry Brooks, ll labirinto (traduzione dall'originale Antrax di Riccardo Valla), 2002 — Mondadori (Omnibus) — 291 pagine, 17,60 Euro

· Terry Brooks, L'ultima magia (traduzione dall'originale Morgawr di Riccardo Valla), 2002 — Mondadori (Omnibus) — 318 pagine, 17,60 Euro

Autore: Emanuele Terzuoli - Data: 30 maggio 2003

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Commenti

1 Secondo il mio giudizio la trilogia non è per niente un brutto libro, questo, in confronto alla saga di shannara. Infatti non sono riuscito a leggerla completamente perchè troppo noiosa, però vi consiglio di leggerla almeno fino alla fine del terzo libro, questo per capire meglio la storia. Detto questo consiglio vivamente Il Viaggio della Jerle Shannara ai lettori di fantasy, se lo leggerete non ve ne pentirete sicuramente. Inoltre vorrei esprimere un commento agli autori della recensione: se il lettore è interessato alla lettura del libro, oltre a rimanere deluso della recensione, leggendola vedrà tantissimi elementi anticipatori del libro, troppe descrizioni della storia e non vorrà più leggerlo solo per questo. Perciò non fidatevi della recensione e leggete!!!

» postato da Alessandro 90 alle 17:44 del 26-06-2007

2 letto questo commento, mi son detto....leggi anche la recensione, magari ti si aprirà un mondo. Ho letto la recensione (tra l'altro sacrosanta in ogni sua affermazione) e, tuttora il post che guarda dall'alto il mio resta oscuro....

» postato da frankifol alle 18:09 del 26-06-2007

3 La recensione è fin troppo buona... :roll:

» postato da Darklight alle 19:45 del 26-06-2007

4 E il primo commento è assolutamente inintellegibile... :roll:

» postato da Oberyn Martell alle 23:03 del 26-06-2007

5 Beh... vista la data della recensione (3 anni fa). Non mi stupisco dello scarso interesse nella saga. A mio modesto parere non mi stancherò mai di dire che a parte la prima trilogia, IMHO meritevole e la successiva quadrilogia leggibile sopratutto per gli affezionati... di Brooks non salvo altro. Peccato... :?

» postato da DiVega alle 10:46 del 27-06-2007

6 Mah, Alessandro... sono un lettore di Terry Brooks da decenni. Continuo a riconoscergli alcune doti che altri invece negano a spron battuto (ho amato alcuni suoi libri). Ma, davvero, la Jerle Shannara è indifendibile. Ho corretto "continua" in "continuo", perché intendevo parlare per me e non mettere parole in bocca ad Alessandro (scusate, brutto refuso).

» postato da Negróre alle 11:42 del 27-06-2007

7 il primo libro della trilogia della jerle shannara non mi era dispiaciuto in fin dei conti (sarà per il fatto che l'autore alimenta molti enigmi che si risolvono nei libri seguenti...in malo modo)quelli successivi però sono veramente in caduta libera.

» postato da Bran alle 12:04 del 27-06-2007

8 Io ho letto di quella saga solo La Strega di Ilse. L'ho finito, ma a fatico e sbadigliavo anche... non ho sentito alcun bisogno di continuare quella lettura... :? Però c'à altro di pregevole nelle saghe del Demone e di Landover, non tutto, ma qualcosa si salva :)

» postato da un muspeling alle 13:59 del 27-06-2007

9 Ho abbandonato la lettura dopo 120 pagine circa, io... Non credo di averlo mai fatto! perfino con quella ciofeca di L'ultimo dei ramas ho raggiunto le 200 pagine prima di buttarlo nel cesto dei librio mai finiti perchè brutti...

» postato da Darklight alle 20:03 del 28-06-2007

10 Ho letto la strega di Ilse e personalmente mi è parso un bel libro,soprattutto dal punto di vista dello stile letterario.Devo dire però che è l'unico libro di questo autore che ho avuto il piacere di leggere...

» postato da l'ombra della luce alle 23:08 del 12-07-2008

11 Ho paura che il recensore Emanuele non abbia capito una cosa basilare: il genere fantasy si basa su specifici archetipi che non possono, semplicemente, essere omessi. Lo stesso Signore degli Anelli è una ri-presentazione delle antiche saghe norrene, con influssi finlandesi. Il giovane apparentemente debole che è costretto ad affrontare un lungo e pericoloso viaggio, il vecchio mago, il perfido stregone... Questo è uno dei miti primordiali, Emanuele, e il fantasy moderno lo porta avanti nel tempo. Il segreto è chiamare in causa i nostri soliti archetipi e nasconderli sotto nuovi vestiti, nuovi nomi, nuove sembianze fisiche e, ovviamente, aggiungere particolari personali che provengono dalle nostre vite, dalle nostre esperienze. E, magari, aggiungere attinenze con le problematiche della nostra società attuale. E Terry Brooks, a volte meglio a volte un po' meno bene, riesce in tutto questo.

» postato da (emilio ballatore) alle 21:32 del 13-11-2009

12 «Ho paura che il recensore Emanuele non abbia capito una cosa basilare: il genere fantasy si basa su specifici archetipi che non possono, semplicemente, essere omessi. » Un conto è basarsi su archetipi, un conto è scrivere storie che sono una la fotocopia dell'altra. Il secondo fantasy che ho letto è stato Il signore degli anelli (il primo era stato Lo hobbit...). Un paio di mesi dopo ho letto La spada di Shannara. Sto parlando di 22 anni fa, e, per quanto mi riguarda, parecchie centinaia di romanzi fa. Direi che non ero una lettrice particolarmente esperta o matura. Però per buona parte de La spada di Shannara sono stata in grado di prevedere con una notevole precisione cosa sarebbe accaduto in seguito. Perché? Ma semplicemente perché il buon Terry ha riscritto la stessa storia di Tolkien. Non si è basato sugli archetipi, ha riscritto il romanzo. Scegliendo bene le parole, perché comunque ero coinvolta dal romanzo, ma la fantasia, già allora, mi sembrava scarsina. Non ho letto questi romanzi, con Brooks ho chiuso parecchi anni fa (comunque ho letto 8 romanzi del ciclo di Shannara), ma a leggere la recensione mi sembra che il difettuccio che avevo notato già allora qui sia ancora presente, solo ingrandito in maniera esponenziale. è un po' come Terry Goodkind, anche lui negli ultimi anni ha scritto pagine e pagine di romanzi raccontando sempre la stessa storia. Alla fine mi rimane una sola impressione: che noia!

» postato da Martina alle 22:42 del 13-11-2009

13 «Il secondo fantasy che ho letto è stato Il signore degli anelli (il primo era stato Lo hobbit...). Un paio di mesi dopo ho letto La spada di Shannara. Sto parlando di 22 anni fa, e, per quanto mi riguarda, parecchie centinaia di romanzi fa. Direi che non ero una lettrice particolarmente esperta o matura. Però per buona parte de La spada di Shannara sono stata in grado di prevedere con una notevole precisione cosa sarebbe accaduto in seguito.» Mi ha impressionato questo tuo ricordo, Martina, perché è letteralmente ciò che avrei potuto scrivere io di me, compresi i 22 anni fa! :shock:

» postato da Negróre alle 13:55 del 14-11-2009

14 « compresi i 22 anni fa! :shock:» Beati giovincelli. :D

» postato da G.C. alle 18:43 del 14-11-2009

15 La Spada di Shannara, specialmente nella prima parte, deve molto a quella che è la trama generale del S.d.A., per stessa ammissione dell'autore, punto. Tutta la seconda parte se ne discosta completamente. Per il resto, i libri di Brooks, a partire dalle Pietre Magiche, godono di "totale autonomia". Inoltre, Martina, mi chiedo: se La Spada fosse come tu dici la fotocopia del Signore (...e non mi pare che possa aspirare a tanto ;-)), come mai il figliol prodigo Christopher, così attento alle finanze di famiglia, non abbia ancora, citato Brooks per plagio. Per finire (poi basta, Brooks, si saprà difendere anche da solo. Non era un avvocato?), trovo che l'autore della saga di Shannara sia da apprezzare più che per la trama, per la la bravura con cui fonde elementi fantastici con altri attualissimi e fin troppo reali. Dalla tematica dell'inquinamento e degli esperimenti genetici (a tal proposito un pollice alzato per negròre e per la sua Rocca dei Silenzi) al problema della violenza dilagante e dell'insensatezza delle guerre. In tutti i suoi singoli libri. Trovatemi un altro autore che sappia (o che voglia) fare altrettanto.

» postato da (emilio ) alle 11:19 del 16-11-2009

16 « Dalla tematica dell'inquinamento e degli esperimenti genetici (a tal proposito un pollice alzato per negròre e per la sua Rocca dei Silenzi) al problema della violenza dilagante e dell'insensatezza delle guerre. In tutti i suoi singoli libri. Trovatemi un altro autore che sappia (o che voglia) fare altrettanto.» China Mieville, e lo fa mille volte meglio ^_^ (e questo lo dico pur considerando Brooks un autore non da buttare tutto via)

» postato da Okamis alle 11:44 del 16-11-2009

17 China Mieville lo fa mille volte... diversamente. Sono due generi completamente diversi. C.M. è decisamente più urban fantasy, con tinte noir alla Gaiman. T.B. tende all'high e epic fantasy, a pensarci bene anche nella sua serie del Demone. Dire che è meglio Mieville rispetto a Brooks, a parer mio, è come dire che è meglio Moorcock di Tolkien. Maestri tutti e due, ma imparagonabili. Credo che qui, Okamis, semplicemente, viga il detto: de gustibus. No?

» postato da (emilio ) alle 13:22 del 16-11-2009

18 Che siano due autori operanti in generi completamente diversi non lo metto in dubbio, però tu non avevi specificato di proporre un autore del medesimo sottogenere del Fantasy :wink: (tra l'altro avrei potuto citare anche Swanwick; non so perché non mi sia venuto subito in mente, ma anche per lui valeva il medesimo discorso) Sul de gustibus, in questo caso vale a mio avviso fino a un certo punto. Come ho già scritto in altre occasioni, considero Brooks un buon artigiano (ma tutto fuorché un maestro del genere), il cui difetto maggiore non risiede tanto in pecche stilistiche o di fantasia, quanto nel rovinare praticamente tutte le sue saghe con seguiti di qualità via via sempre più scadente. Ad esempio, il Brooks migliore per me è quello di Landover. Lo trovo il più divertente e spigliato, oltre che ironico. Peccato che dopo due ottimi episodi iniziali la serie vada peggiorando, fino ad arrivare al pessimo "La sfida di Landover", quintessenza dei luoghi comuni del Fantasy. E con Jerle ho avuto la medesima impressione: una mediocre continuazione di una serie di libri che, pur non brillando per originalità, risulta abbastanza divertente, ma sulla quale forse è già stato scritto tutto.

» postato da Okamis alle 13:33 del 16-11-2009

19 «La Spada di Shannara, specialmente nella prima parte, deve molto a quella che è la trama generale del S.d.A., per stessa ammissione dell'autore, punto. Tutta la seconda parte se ne discosta completamente. Per il resto, i libri di Brooks, a partire dalle Pietre Magiche, godono di "totale autonomia". Inoltre, Martina, mi chiedo: se La Spada fosse come tu dici la fotocopia del Signore (...e non mi pare che possa aspirare a tanto ammicca), come mai il figliol prodigo Christopher, così attento alle finanze di famiglia, non abbia ancora, citato Brooks per plagio. » Come mai Christopher non abbia citato Brooks per plagio puoi provare a chiederlo a lui, non a me. Non sono nella sua testa e non so perché prende una decisione piuttosto che un'altra. Ma non sono l'unica ad aver notato forti somiglianze fra i due romanzi. Poi, come ho già detto, Brooks non è un totale incapace. Sa presentare bene le sue storie. Anche Paolini non è un mostro d'originalità, ma Brooks scrive 100 volte meglio. Infatti di Terry ho letto 14 libri, quindi non reputo che tutto ciò che ha scritto sia una porcheria. Però spesso non è originale. La sua cosa più originale, a mio avviso, è la saga Il verbo e il vuoto, e l'unico che mi sia davvero piaciuto è il primo romanzo. «trovo che l'autore della saga di Shannara sia da apprezzare più che per la trama, per la la bravura con cui fonde elementi fantastici con altri attualissimi e fin troppo reali. Dalla tematica dell'inquinamento e degli esperimenti genetici (a tal proposito un pollice alzato per negròre e per la sua Rocca dei Silenzi) al problema della violenza dilagante e dell'insensatezza delle guerre. In tutti i suoi singoli libri. Trovatemi un altro autore che sappia (o che voglia) fare altrettanto.» Robert Jordan.

» postato da Martina alle 14:51 del 16-11-2009

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