La Città delle Navi

China Miéville, La Città delle Navi (The Scar) - FANTASTICO - Fanucci - Collezione Immaginario Solaria - 2004 - pagine 1 - prezzo 18,50 euro - giudizio: ottimo

In fuga da New Crobuzon, dove amici e conoscenti di lsaac Dan der Grimnebulin vengono rastrellati dalla milizia, Bellis Coldwine, ex fidanzata dello scienziato rinnegato, si imbarca per Nova Esperium, intenzionata a vivere in quella colonia di frontiera finché la situazione nella metropoli non si sarà risolta. Ma la sua nave viene assaltata da misteriosi pirati, gli ufficiali al comando vengono uccisi e i passeggeri, inclusi i prigionieri Rifatti, liberati e accolti come membri paritari della comunità corsara e portati ad Armada, una mitica città galleggiante di imbarcazioni sequestrate e riadattate dagli abitanti, dove trovano riparo fantastiche e inquietanti creature in un affresco di avventura e fantasia, magia e scienza. A tutti vengono offerti lavoro e alloggio, in quella strana città che accoglie chiunque ma che per motivi di sicurezza è impossibile lasciare… 

 

La città delle navi è l’affascinante opera di un equilibrista della parola, un acrobata dello stile, un alchimista dei generi, un illusionista della trama. China Miéville ha rinnovato il fantastico creando un melange di fantasy e fantascienza originalissimo e audace, capace di toccare vette mai esplorate prima, osando là dove nessuno avrebbe creduto si potesse andare, ricostruendolo dalle fondamenta, disfacendone confini, regole e clichè. The Scar, questo il titolo originale (la cicatrice, elemento fondamentale del libro), ricalca la concezione spericolata e stupefacente di Perdido Street Station, libro dai virtuosismi estremi, mantenendo una forte connotazione ondivaga, in cui il movimento e l’azione risultano preponderanti, perfettamente innestati nelle riflessioni orchestrate sulla pagina dalla mente del suo straordinario demiurgo.

 

L’autore inglese gioca con la materia che crea con maestria e semplicità disarmanti, come fosse la cosa più normale del mondo: stupirsi diventa un’incantevole abitudine che si rinnova pagina dopo pagina, incessantemente, in una nenia insaziabile e seducente. Questa è vera letteratura, meraviglia senza fine che incanta con la grazia dell’invenzione e della prosa. Invenzioni linguistiche (e scientifiche) come il meteoaffabulatore, meccanismo che permette alle navi di solcare le distese oceaniche, o come la taumaturgia, evoluta forma di magia che permette l’incontro della tradizione con la tecnologia, delle credenze ancestrali con le più innovative teorie scientifiche del Bas-Lag.

La fauna marina? Pura fantasia al potere, come d’abitudine nelle più ardite metafore con le quali Miéville illustra persone, pensieri, emozioni, concetti, strumenti e azioni, ghirigori dalla più incredibile e sfrenata immaginazione.

 

Leggere Miéville significa spiccare un volo pindarico nella letteratura di genere, dagli esiti meravigliosamente imprevedibili, persuasivi, esuberanti, ben più convincenti e innovativi di tanta ‘alta letteratura’. Tutto scorre con impressionante fluidità, a dispetto della dimensione ‘aliena’ in cui ci si ritrova scaraventati procedendo nell’universo narrativo di Miéville, in un’entusiasmante cavalcata che sembra non finire mai.

 

I personaggi sono complessi, multiformi, nessuno è del tutto bianco o nero, le sfumature caratteriali sono celate sotto uno strato di cinismo o indifferenza, superficialità o indecisione; un velo che è un piacere sollevare con calma. Ciascuno di loro ha una personalità interessante perché molto umano. Miéville sa essere lieve, incisivo, poetico e brutale, e non soltanto nelle descrizioni d’ambiente, ma anche nei pensieri dei personaggi, nei loro stati d’animo, nelle loro azioni; le sue parole riescono a trasmettere emozioni, e sono un magnete da cui è impossibile staccarsi.

 

E’ un’esperienza bellissima assistere alla recitazione, a volte muta, dei suoi attori. L’autore ci racconta di un essere mitico che popola gli abissi, delle sfide alla scienza e alla magia, delle meraviglie e degli orrori della natura, umana e non, di come un obiettivo folle possa diventare appetibile per la brama di potere e di conoscenza di due persone, gli Amanti, duplice e unificante creazione di particolare potenza, spiazzante e disturbante; ci racconta della speranza di rivalsa dei Rifatti, che sembrano espiare le pene della società intera, reietti di quella città composita che è New Crobuzon, per i quali si prova orrore e disgusto, divertimento e pietà; è contro di loro che si accanisce il voyeurismo delle persone, una giustizia infame e perfida che ha ormai istituzionalizzato la tortura, una tortura legale che sfoga i propri istinti e le proprie frustrazioni più infime in aberrazioni terribili e inimmaginabili, in una ‘palestra di ricerca’ che non ha e non può avere altri fini che la crudele, malvagia, perversa, feroce atrocità che sostituisce il senno dell’uomo.

 

Rispetto a Perdido questa è una storia fondata su un unico piano narrativo, piuttosto intimista, su una donna distante, altera, che si ritrova strappata a un destino nebuloso e incerto, a un ambiente da cui è stata costretta a fuggire ma dove desidera ardentemente tornare, nonostante le incognite del futuro, senza mai rassegnarsi a ciò che appare del tutto inevitabile. Bellis è una donna che si crogiola in una solitudine auto-imposta, assolutamente convinta della distanza abissale che la separa dagli altri, ormai pressoché integrati in una patria che vive e cresce alimentandosi dei cittadini altrui. Armada, la città delle navi che ‘prende il posto’ di New Crobuzon, è di una creatività sorprendente: la sua filosofia è del tutto peculiare, un macro-universo pulsante in continuo divenire, che si rimescola, muta, si adatta come un essere vivente. La società costruita ad Armada è una società multirazziale che convive divisa in fazioni e quartieri-stato, in una città dove la povertà non uccide e il dissenso è limitato perché limitata è la scelta: o far parte della polis galleggiante o morire. Si è liberi, ma la libertà è un concetto insieme universale, totalizzante e condizionante. Tutti hanno una casa e un lavoro, possono vivere, sono tutelati, ma non possono andare via, o tornare da dove sono stati strappati a forza dai pirati armadiani.

I cittadini acquisiti restano fedeli alla gabbia galleggiante soprattutto perché al di fuori di essa non avrebbero altro, sebbene si dichiarino felici di avere avuto un’alternativa alla vita miserevole cui spesso erano destinati in madrepatria. La scelta che viene loro prospettata è la migliore e se ne convincono quasi tutti, adattandosi a un meccanismo di potere e dominazione delle masse molto interessante.

 

Anche per questo siamo di fronte a un romanzo politico, come d’abitudine per Miéville, che ci mostra lo smarrimento di chi è stato sradicato, rubato alla sua realtà. La folle perversione degli Amanti, misteriosa e attraente, con i loro rituali d’amore e potere, donne-zanzara assetate di sangue, razze e civiltà dagli strani usi sono solo alcune delle sorprese che ci aspettano in questo libro. Oceanografia, taumaturgia, ancestrali evocazioni, culture primitive, avanzate, incredibili e diversissime, personaggi strani e insondabili, come l’ambiguo e misterioso Uther Doul, o il millenario vampiro Brucolac.

 

Ci sono molte simbologie nel libro, e Miéville utilizza la letteratura di genere per imbastire riflessioni sociali, politiche, scientifiche e psicologiche sulla realtà quotidiana, pur mediate in un universo lontanissimo. Tante sono le cose ignote e oscure, specie per Bellis, che attraversa una fase della sua vita, un viaggio fisico doloroso, ma anche un viaggio dentro se stessa, ugualmente lancinante. Un viaggio non è mai immobilità: può essere parentesi o cambiamento, possibilità, proprio come quella che tanti ad Armada e nella vita desiderano o si sforzano di evitare.

Quando The Scar finisce, ognuno di noi può decidere di credere a quella cicatrice che ci lascia come a un cambiamento o a un ritorno, proprio come dopo un viaggio.

Autore: Giuseppe Pagano - Data: 19 aprile 2006

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1 Ave, Comunicazione di servizio...la frase che chiude la recensione è stata pubblicata monca: Quando The Scar finisce, ognuno di noi può decidere di credere a quella cicatrice che ci lascia come a un cambiamento o a un ritorno, proprio come dopo un viaggio. Ci mancano le tre parole sottolineate: provvedereste alla svista (certamente non voluta), please? :wink: p.s. Fico, sono pure in primo piano! :mrgreen: p.p.s. A Daniele piacciono così tanto le mie parole che se ne è mangiate tre... :mrgreen: :wink: Divus Imperator Dixit.

» postato da T.U.F.K.A.C.* alle 00:14 del 19-04-2006

2 Bravo compagno, porta alto il nome della triade! :D Una considerazione: sotto le 4 stelle non si va mai, eh? :mrgreen: Una domanda: non ho letto una sola critica all'operato di China, cosa gli impedisce l'ottenimento il massimo dei voti nella tua scala di valori. Io forse il maggior difetto, se di difetto si può parlare, è l'eccessivo cinismo, e pragmatismo, che permea ogni protagonista. Per quanto Miéville dipinga una realtà soffocante e deprimente non riesco a concepire che non ci sia manco una persona in tutto il romanzo che sia mossa da ideali e valori maggiori della propria sopravvivenza. Evidentemente deve essersene accorto pure lui perchè nel "Treno degli Dèi" qualche utopista è presente. :D

» postato da Casanunda alle 00:51 del 19-04-2006

3 Bravo Caesar, bella recensione! Ma non hai parlato della metafora sociale delle donne zanzara :wink: «Miéville dipinga una realtà soffocante e deprimente non riesco a concepire che non ci sia manco una persona in tutto il romanzo che sia mossa da ideali e valori maggiori della propria sopravvivenza.» Secondo me un paio di personaggi privi di cinismo ci sono e sono Shekel e Tanner: la loro amicizia è più simile al rapporto tra padre e figlio, un angolo di commovente familiarità - basti pensare alla scena in cui il vecchio Rifatto insegna a nuotare all'inesperto Shekel - in mezzo alla durezza della vita su Armada orientata solo al raggiungimento dello scopo finale.

» postato da Melian alle 09:37 del 19-04-2006

4 «Bravo compagno, porta alto il nome della triade! :D» :applauso :applauso :applauso :applauso :applauso :applauso «Una domanda: non ho letto una sola critica all'operato di China, cosa gli impedisce l'ottenimento il massimo dei voti nella tua scala di valori» Ecco confermato il fatto che tu non legga i miei post. :roll: Io ho letto solo Perdido Street Station (neanche tutto) e, come gia riferito, concordo pienamente per quanto riguarda le mere capacità descrittive del autore. Purtoppo però, ho trovato la trama della prima opera di Mièvile, particolarmente... noiosa.

» postato da DiVega alle 11:56 del 19-04-2006

5 Ecco confermato che non leggi i titoli delle recensioni :wink: Qui si parla de La città delle navi. L'aggettivo "noiosa" per la trama di Perdido, opinione non criticabile in quanto gusto personale anche se non hai finito il romanzo :roll:, potrebbe non applicarsi - e davvero non si applica! - a questo secondo romanzo di Miéville dove l'aspetto avventuroso è ancora più evidente e dove si entra immediatamente nella vicenda. Tra l'altro questo potrebbe anche piacerti di più, visto che tra i protagonisti c'è anche uno straordinario spadaccino e i duelli, uno in particolare, sono descritti veramente bene.

» postato da Melian alle 12:19 del 19-04-2006

6 Ave, Ben tre lettori...troppa gente... <img src=:"> «Una considerazione: sotto le 4 stelle non si va mai, eh? :mrgreen:» :no Lettore disattento: http://www.fantasymagazine.it/collaboratori/171 E comunque...i libri brutti non li recensisco. :mrgreen: «Una domanda: non ho letto una sola critica all'operato di China, cosa gli impedisce l'ottenimento il massimo dei voti nella tua scala di valori.» Il massimo dei voti lo darei solo a un capolavoro, e al momento non ne ho trovati. Personalmente, e rimanendo a Miéville, La città delle navi è appena un gradino sotto Perdido Street Station, libro eccellente ma non capolavoro assoluto. Quanto all'eccessivo cinismo, concordo con la risposta di Melian, sebbene condivida la visione di Miéville. «Ma non hai parlato della metafora sociale delle donne zanzara :wink: » Quella delle donne che spremono gli uomini fino all'osso anche nella vita reale? Mi sarei inimicato le femministe... :mrgreen: Divus Imperator Dixit.

» postato da T.U.F.K.A.C.* alle 14:59 del 19-04-2006

7 «Secondo me un paio di personaggi privi di cinismo ci sono e sono Shekel e Tanner» Spoiler!! Mia interpretazione : Tanner ha bisogno di Shekel altrimenti sarebbe completamente solo, e riversa su di lui l'amore che non riesce ad avere per sè stesso. Shekel come trova la "dolce metà" si allontana parecchio da Tanner, e il rapporto rischia di sciogliersi. Shekel torna da Tanner solo perchè lo trova un maestro migliore della signora, in pratica. ;) /Spoiler!!

» postato da Casanunda alle 17:49 del 19-04-2006

8 Ora sei tu il cinico :wink: SPOILER Considera che Shekel era il suo carceriere, Tanner avrebbe potuto tranquillamente infischiarsene oppure odiare il giovane e invece sceglie di diventare suo amico quasi un suo tutore. In Armada le possibilità di conoscere altre persone, o altri rifatti, sono numerose e a Tanner viene anche affibiata un'attività impegnativa, tuttavia rimane vicino a Shekel anche quando lui si innamora e si allontana un po'. Ma la loro amicizia non si scioglie, tanto che Tanner non lo rifiuta quando ritorna da lui. Una vera amicizia in fondo. /FINE SPOILER Oppure hai un concetto di amicizia più strano del mio :shock:

» postato da Melian alle 18:03 del 19-04-2006

9 «Oppure hai un concetto di amicizia più strano del mio :shock:» Io questa amicizia mi sembrava dovesse scoppiare ogni volta che giravo la pagina. <img src=:">

» postato da Casanunda alle 18:40 del 19-04-2006

10 Questa recensione appassionata mi spinge un passo avanti verso il suicidio finanziario... bella, complimenti. Devo comprare un romanzo di questo tizio, non importa più il prezzo, non importa nemmeno la pila di libri ancora da leggere che giace nella penombra della mia stanza... ... inizierò con Perdido Street Station, se non altro per quanto è bello il titolo.

» postato da Eva alle 21:48 del 20-04-2006

11 Ave, Non ci posso credere...una quarta persona che legge le recensioni! «Questa recensione appassionata mi spinge un passo avanti verso il suicidio finanziario... bella, complimenti. » :D :oops: «Devo comprare un romanzo di questo tizio, non importa più il prezzo, non importa nemmeno la pila di libri ancora da leggere che giace nella penombra della mia stanza... » :applauso «... inizierò con Perdido Street Station, se non altro per quanto è bello il titolo.» Ottima scelta! :D Perdido Street Station, oltre che una pietra miliare, è a mio parere superiore a The Scar (e forse anche più ostico), ma allo stesso tempo eccezionale, molto superiore al 90% dei libri che ci sono in giro. Inoltre ha un finale che vale tutto il prezzo del libro! Divus Imperator Dixit.

» postato da T.U.F.K.A.C.* alle 17:06 del 28-04-2006

12 «Non ci posso credere...una quarta persona che legge le recensioni!» Visto? <img src=:"> Al mondo c'è ancora un sacco di gente che si preoccupa di sentire lo opinioni degli altri, e specialmente qui. :wink: Poi magari il più delle volte si dimenticano di scrivere un commento, come succede di solito a me ( :oops: ), ma ci sono. Vi farò sapere cosa ne penso quando l' avrò 1) trovato, 2) acquistato, 3) letto. :wink:

» postato da Eva alle 20:58 del 28-04-2006

13 «Ave, Non ci posso credere...una quarta persona che legge le recensioni! » Almeno 5... :P Ma finché non leggerò La città delle navi (già nella mia libreria, adoro i regali 8)) non dirò la mia :wink:

» postato da griffondor alle 21:24 del 28-04-2006

14 «Poi magari il più delle volte si dimenticano di scrivere un commento, come succede di solito a me ( :oops: ), ma ci sono.» Vero.

» postato da Orontes alle 21:32 del 28-04-2006

15 ehi, l'ho letta anche io caesar! e ho cercato per tutte le biblioteche di firenze perdido street station, ma non ce l'ha nessuno disponibile. (in realtà l'unica biblioteca che lo possedeva mi ha risposto che ce l'aveva disperso... :( ). lo comprerò per la mia! prossima spesa garantito, mi hai fatto appassionare!

» postato da salamedipere alle 01:10 del 29-04-2006

16 Con me allora siamo in sette. Considerando Caio (membro honoris causa) ne manca uno soltanto per formare la nostra Compagnia della Recensione. :wink:

» postato da mikimago alle 09:24 del 29-04-2006

17 «Con me allora siamo in sette. Considerando Caio (membro honoris causa) ne manca uno soltanto per formare la nostra Compagnia della Recensione. :wink:» Avete la mia... ehm... tastiera! 8)

» postato da Diable Noire alle 17:03 del 29-04-2006

18 Ave, Calma, troppa gente...poi il thread fa indigestione... :mrgreen: «ehi, l'ho letta anche io caesar! e ho cercato per tutte le biblioteche di firenze perdido street station, ma non ce l'ha nessuno disponibile. (in realtà l'unica biblioteca che lo possedeva mi ha risposto che ce l'aveva disperso... :( ). lo comprerò per la mia! prossima spesa garantito, mi hai fatto appassionare!» :applauso (Io sono contento di diffondere il Verbo, ma Mièville non sgancia una lira... :?) Divus Imperator Dixit.

» postato da T.U.F.K.A.C.* alle 18:52 del 01-05-2006

19 « Avete la mia... ehm... tastiera! 8)» E il mio...mouse :wink:

» postato da mikimago alle 10:01 del 03-05-2006

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