Killing Touch: ecco il nome di una band che già dal suo debutto promette scintille. Spaziando dal contesto 'fantasy' metal che è sempre al vertice del mio interesse, vorrei soffermarmi sul disco d’esordio One of a Kind di questo quintetto power progressive metal.

La band, di origine emiliana, nasce dall’intento del celebre songwriter Michele Luppi (Ex-Vision Divine) di creare un nuovo progetto assieme al bassista Giorgio JT Terenziani e al chitarrista Michele DR. VIOSSY Vioni (entrambi già compagni nella cover band hard rock Mr. Pig), ai quali si sono aggiunti anche Paolo DIMITRI Caridi, Davide Montorsi e Andrea Goldoni, rispettivamente batteria, seconda chitarra e tastiera del gruppo.

Pur non traendo ispirazione dal fantasy o dalla antiche mitologie come sono soliti fare i gruppi epici, One of a Kind ha in comune con questi ultimi un punto di riferimento letterario, dato che le tracce prendono spunto dal romanzo La Zona Morta di Stephen King.

Ma passiamo al contenuto dell’opera: sin dal primo ascolto appare subito chiaro come la grinta e la preparazione tecnica del gruppo siano i punti di forza dei dodici tasselli che compongono il disco. Le canzoni sono molto dinamiche, incentrate su ritmiche serrate, rapidi assoli di chitarra/tastiera e accelerazioni in doppia cassa, a esclusione di Still Walking, un brano strumentale pianistico suonato dallo stesso Luppi la cui unica pecca è rappresentata forse dall’eccessiva lunghezza. Tuttavia il lavoro svolto non viene affatto compromesso. Canzoni come The Touch, Wheel of Fortune, Mimicking Death e Danger Zone dimostrano la capacità dei Killing Touch di fondere il power progressive all’hard rock in un mix di strabiliante originalità e adrenalina pura.

Da menzionare anche la titletrack One of a Kind a metà dell’album, dove il piano accompagna in sottofondo l'eccellente voce di Michele Luppi per poi lasciare spazio a un assolo di chitarra elettrica in perfetta sintonia col pezzo. È forse questo il maggior pregio della band: il saper curare la componente strumentale senza mettere in secondo piano la prestazione vocale del cantante, difetto tipico di alcuni gruppi appartenenti al genere.

Vi state ancora chiedendo se valga la pena di ascoltarli? Andate a sentirli suonare dal vivo. Non solo vi dimostreranno la loro preparazione tecnica in tutto e per tutto, ma vi accoglieranno con una simpatia e un’umiltà fuori dal comune, che non avevo mai riscontrato in nessuna band. In sede live potrete assaporare inoltre alcuni brani dei Vision Divine, tra cui La Vita Fugge. L’illimitato acuto finale di Michele Luppi vi lascerà senza fiato. In definitiva consiglio questo gruppo anche a chi, come me, non è un fiero sostenitore del progressive: le loro canzoni trasmettono emozioni a dir poco uniche.

La band:

Michele Luppi - vocals, acoustic piano, keyboards

Michele “Dr. Viossy” Vioni - lead guitar

Giorgio “JT” Terenziani - bass

Davide Montorsi – guitar

Paolo “Dimitri” Caridi - drums

Tracklist:

1. The Touch 2. Black Ice

3. Wheel Of Fortune

4. Mimicking Death

5. The Danger Zone

6. One Of A Kind

7. Tommy’s Cane

8. Still Walking

9. Walls Of Sympathy

10. Falling Away

11. Justify

12. Thy Will Be Done