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Elementi di psicopedagogia nell'antica scuola di Hogwarts

La quarta di copertina:
Elementi di psicopedagogia nell’antica scuola di Hogwarts — Harry Potter e la magia dell’educazione è un libro fresco e scorrevole che permette di comprendere interamente la saggezza delle fiabe che, da Chesterton a George MacDonald, da Lewis a Tolkien, è stata trasmessa anche alla Rowling.
Negli ultimi anni, infatti, il genere fantasy si è imposto in maniera notevole all’attenzione del pubblico degli adolescenti, Tolkien e Lewis in testa e ovviamente il 'fenomeno Harry Potter'. E’ quindi utile interrogarsi sul ruolo pedagogico che le opere di fantasy rivestono nella crescita dei ragazzi; in primo luogo si può affermare che le favole assolvono una funzione di insegnamento morale ed etico e lo fanno senza mai essere esplicite, ma alludendo e divertendo. Dietro le avventure mirabolanti dei vari personaggi si intravede una visione antropologica dell’autrice, che descrive il contesto del mondo attuale portando il lettore da una visione di uomo individualista verso una visione di uomo guidato da valori morali, quali la scelta del bene, il dono, il sacrificio, l’amicizia, l’amore.
Questo breve saggio visita i territori della fantasia di Hogwarts con il cuore e con la mente, facendone gustare al lettore timori e perplessità e aiutandoci a comprenderla interamente.
Prefazione di Paolo Gulisano.
L'autore:
Antonio Carriero (1988) è seminarista e studente di teologia presso la Facoltà Teologica Pugliese (Istituto Regina Apuliae di Molfetta). E' giornalista e romanziere del periodico per ragazzi Mondo Erre, dove ha anche firmato il romanzo fantasy a puntate, Il mitico Ignatius.
Tra i suoi personali interessi letterari il fantasy ha sicuramente un posto rilevante.
Indice:
Prefazione (a cura di Paolo Gulisano)
1. Ex-ducere, un nuovo incantesimo?
2. Il romanzo a più dimensioni
3. Harry in latino e greco: l’antico rivive ancora!
4. Hogwarts, scuola delle pari opportunità
5. Il Quidditch
6. Il Preside e don Bosco: due metodi in comune
7. Dolores Umbridge, ordine e potere
8. Severus Piton, l’insegnante bisbetico
9. Il senso critico a scuola
10. Draco Malfoy e la leadership
11. Il mutuo insegnamento
12. La lezione dello Specchio delle Brame
13. Verso una prospettiva teologica
Dettagli:
Editore: Il Cerchio (collana Fantasia)
ISBN: 9788884742285
Pagine: 80 — € 10.00
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Commenti
(Puoi leggere i commenti precedenti sul forum)
17 Dedicare decine di saggi a un testo come Harry Potter mi sembra una follia, ma, insomma, ci sono 10 milioni di italiani che guardano il GF, quindi non mi meraviglio più di nulla. Per carità, fai bene a tirare acqua al tuo mulino, visto che ti occupi di HP e hai scritto alcuni libri sull'argomento.
» postato da Zweilawyer alle 10:38 del 24-02-2010
18 « Per carità, fai bene a tirare acqua al tuo mulino, visto che ti occupi di HP e hai scritto alcuni libri sull'argomento.» Ti posso assicurare molto ben fatti. Se esiste una persona competente in materia di HP questa è Marina. Va da sè che se l'argomento non interessa si è padroni di disinteressarsene.
» postato da G.C. alle 10:53 del 24-02-2010
19 «Dedicare decine di saggi a un testo come Harry Potter mi sembra una follia, ma, insomma, ci sono 10 milioni di italiani che guardano il GF, quindi non mi meraviglio più di nulla.» la follia mi sembra piuttosto paragonare HP al GF. Chi conosce bene HP sa che c'è una tale ricchezza di materiale (e 17 anni di elaborazione la giustificano) che le decine di saggi sono tutte giustificate. La mia impressione è che tu non lo abbia letto con attenzione oppure che l'argomento neppure ti interessi ed esprima giudizi su qualcosa che non ti attrae, così tanto per dire qualcosa. Continuando sul binario dei tuoi criteri, Ilaria Katerinov aveva 25/26 anni quando ha scritto Lucchetti babbani, e ti assicuro che è un bel saggio sui problemi della traduzione. Per contro, Isabelle Canì è un'accademica di lungo corso, quindi immagino stia fra i 40 e i 50 anni almeno, tuttavia il suo è il saggio più scemo e inutile che io abbia letto sull'argomento « Per carità, fai bene a tirare acqua al tuo mulino, visto che ti occupi di HP e hai scritto alcuni libri sull'argomento.» acqua al mio mulino? Mica l'ho scritto io il libro che stai soppesando a priori. Cosa ci guadagnerei? E quanto ai miei, di libri, di certo non vivo dei loro proventi, perché come forse saprai di scrittura campano ben pochi. Quindi la tua frase è doppiamente risibile
» postato da Marina alle 11:27 del 24-02-2010
20 Per me quelli su Harry Potter sono mere operazioni commerciali. D'altronde, come biasimare chi cerca di buttarsi nella scia di uno dei più grandi successi editoriali di sempre. Sta accadendo lo stesso con Twilight (ho visto titoli come La Filosofia di Twilight, Twilight.Manuale di seduzione, ecc.). Parli di "ricchezza di materiale"...bah... ci sono migliaia di libri più ricchi, più profondi, più interessanti, su cui nessuno ha mai scritto un saggio. Perchè? Semplice, se non si scrive su qualcosa di famoso non si vende una copia. E' innegabile. Secondo te Harry Potter va letto con attenzione? In particolare l'Ordine della Fenice va letto con attenzione? 800, dico 800 pagine di nulla, sconclusionate, al limite dell'idiozia. Lasciamo perdere.
» postato da Zweilawyer alle 14:32 del 24-02-2010
21 «Secondo te Harry Potter va letto con attenzione? In particolare l'Ordine della Fenice va letto con attenzione? 800, dico 800 pagine di nulla, sconclusionate, al limite dell'idiozia. Lasciamo perdere.» Legittima opinione che però non rende meno legittima quella di molti altri che la pensano diversamente...
» postato da Palin alle 14:35 del 24-02-2010
22 Concordo con Marina, sempre molto obiettiva. Brava!
» postato da (Ivan Basile) alle 14:37 del 24-02-2010
23 @Palin Hai ragione, però non avevo ancora offeso nessuno quando qualcuno ha scritto che ho un basso profilo culturale.
» postato da Zweilawyer alle 15:12 del 24-02-2010
24 «Parli di "ricchezza di materiale"...bah... ci sono migliaia di libri più ricchi, più profondi, più interessanti, su cui nessuno ha mai scritto un saggio. Perchè? Semplice, se non si scrive su qualcosa di famoso non si vende una copia. E' innegabile. » Pienamente d'accordo. HP è a mio parere una saga molto ben costruita nel suo incedere di libro in libro - fatta eccezione per la conclusione -, nell'evolvere dello stile di pari passo con la crescita dei personaggi e l'incupirsi dei temi e della trama. Per quanto mi riguarda, ci vedo del gran intrattenimento e nulla più, men che meno elementi di stampo educativo in merito ai quali, già in tempi non sospetti, avevo avanzato parecchi dubbi.
» postato da Olorin alle 15:23 del 24-02-2010
25 I primi due libri sono gradevoli (per un pubblico Under14), poi, almeno per me, la Rowling ha imparato ad allungare il brodo, perdendo lo stile asciutto originario. Il Calice di Fuoco e l'Ordine della Fenice sono il triplo de La Pietra Filosofale, e guardacaso sarebbe possibile tagliare 400 pagine ciascuno senza togliere un solo avenimento rilevante.
» postato da Zweilawyer alle 16:03 del 24-02-2010
26 «@Palin Hai ragione, però non avevo ancora offeso nessuno quando qualcuno ha scritto che ho un basso profilo culturale.» E chi l'ha scritto?
» postato da Palin alle 16:31 del 24-02-2010
27 « Il Calice di Fuoco e l'Ordine della Fenice sono il triplo de La Pietra Filosofale, e guardacaso sarebbe possibile tagliare 400 pagine ciascuno senza togliere un solo avenimento rilevante.» Scusa, ma il tuo ragionamento a questo punto non vale solo per HP. Vale per tutte le trilogie e saghe create fin qui. Quando si crea un universo vasto come quello di HP è inevitale l'inserimento di particolari irrilevanti ai fini della trama del singolo libro; non per allungare il brodo, ma appunto per creare e caratterizzare un mondo. Quante pagine toglieresti al Signore degli Anelli senza eliminare avvenimenti rilevanti, o a qualunque altra saga scritta (prescindendo dal genere e dal target)?
» postato da Coram85 alle 16:39 del 24-02-2010
28 Dipende dal libro e dallo stile dell'autore. La Rowling secondo me non aveva intenzione di scrivere dei tomi del genere, si è forzata o è stata forzata dall'editore ad allungare la minestra, lo dimostrano i suoi primi lavori. Di certo ci sono tante altre saghe cui toglierei centinaia di pagine mentre da altre non elimineri una virgola o solo poche scene. Al Signore degli Anelli toglierei solo un centinaio di pagine, a Shannara più o meno la metà, alle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco dipende dal libro (ce ne sono un paio in cui non succede nulla, una presa in giro del lettore).
» postato da Zweilawyer alle 17:15 del 24-02-2010
29 «
Hai ragione, però non avevo ancora offeso nessuno quando qualcuno ha scritto che ho un basso profilo culturale.»
Scusa ma ti pongo anche io la medesina domanda di Palin: dove?
Vorrei sollecitare uno scambio critico senza degenerare in accuse personali, in questo caso non ne trovo e ti inviterei a controllare.
Per quanto riguarda il discorso commerciale o no mi sembra palese che ciò che muove la grande ruota dell'editoria siano i profitti. Solo uno sciocco, o un non bisognoso, scrive ciò che vuole senza tenere conto dei vincoli dell'editore.
Non dimentichiamo che la Rowling ha un passato sufficientemente buio e quando la fortuna bussa alla tua porta sei ben felice di aprirle.
Gli ideali sono come le onde pronte a frangersi sugli scogli della convenienza.
Se poi una persona appassionata di HP decide di scriverci un libro (ti prego di credermi se ti dico che l'ultima delle intenzioni di Antonio Carriero è il guadagno) almeno il beneficio del dubbio sulla capacità critica è doveroso concederlo, almeno fino alla lettura. ![]()
» postato da G.C. alle 17:43 del 24-02-2010
30 @G.C. e Palin : lo dice questa ospite: «Forse converrebbe prima leggerlo, il libro, anziché fare congetture ed esprimere pregiudizi sull'autore. Un atteggiamento simile è indice di basso profilo culturale. Scusatemi tanto!»
» postato da Kinzica alle 17:58 del 24-02-2010
31 Già... magari l'autore si rivelerà capace di illustrare nuove e sorprendenti prospettive partendo dalle quali sarà possibile per me rivalutare e utilizzare HP come strumento di discussione e approfondimento pedagogico.
Oppure, non avendolo letto non lo so, ma forse l'intento della sua disamina è quello di distruggerla completamente quest'opera dal punto di vista educativo.
Nel merito del valore specifico del saggio, non mi posso giustamente esprimere.
Ho letto però l'intera saga di HP e quando apprendo di certe idee che vi ruotano attorno, rimane in me piuttosto netta la sensazione che si stia ingigantendo lo spessore di quest'opera (sia in negativo che in positivo), fondamentalmente snaturandola. Un po' come succede in certe trasmissioni sportive che parlano di calcio... a proposito... ![]()
» postato da Olorin alle 18:03 del 24-02-2010
32 Premesso che ho la viva impressione di stare nella favola del lupo e l'agnello, dove a ogni mia controbiezione (vedi quella dell'età) non sapendo che ribattere si sposta allora il filo del discorso, mi adeguo al continuo svicolamento e procedo sul nuovo filone: «Per me quelli su Harry Potter sono mere operazioni commerciali. D'altronde, come biasimare chi cerca di buttarsi nella scia di uno dei più grandi successi editoriali di sempre. Sta accadendo lo stesso con Twilight (ho visto titoli come La Filosofia di Twilight, Twilight.Manuale di seduzione, ecc.). » allora, qualche informazione, perché mi sembra che tu proceda per sentito dire: è legge di mercato piuttosto nota che la domanda crei l'offerta. Dunque se una serie impatta molto sull'immaginario è ovvio che gli editori cerchino di dare fra gli altri, anche prodotti in quel filone. Un'operazione commerciale, nel senso negativo con cui la connoti, sarebbe proporre libri privi di contenuto utile e fatti solo per cavalcare l'onda. Per carità, ce ne sono anche su HP ma ciò non toglie che invece ce ne siano altri che offrono ottimi contenuti. Punto secondo, veniamo agli autori. Probabilmente non sai, come tanti non sanno, che l'84% dei libri pubblicati non vende più di 500 copie. Se consideri che la royalty è fra il 4 e il 10% del prezzo di copertina fatti quattro conti e vedi cosa rende 'l'operazione commerciale' all'autore. Questo vale anche se scrivi saggistica su un argomento molto in voga come HP e solo un autore (e un lettore) molto ingenuo potrebbe pensare che questo è un facile modo di arricchirsi. Anche perché a fronte di un anno, un anno e mezzo speso a fare un libro ben fatto e a fronte di questi 'lauti guadagni', si fa mille volte meno fatica a fare il proprio lavoro normale, con introiti infinitamente maggiori. Quindi chi lo fa, lo fa prima di tutto per sfogare una passione e per divertirsi (esattamente come succede per gli articolo su FM). Se poi, come nel mio caso ma anche in quello di altri che conosco, l'opera ti viene richiesta, non vedo perché dovresti rifiutarti di scriverla solo perché qualcuno ha la balzana idea che scrivere una roba su HP equivalga a vendere tanto quanto la Rowling e quindi pensa male di te. Faccia quel che gli pare, io il libro lo scrivo cmq ben volentieri "e grazie tante" . « Parli di "ricchezza di materiale"...bah... ci sono migliaia di libri più ricchi, più profondi, più interessanti, su cui nessuno ha mai scritto un saggio. Perchè? Semplice, se non si scrive su qualcosa di famoso non si vende una copia. E' innegabile. » intanto gradirei un po' di nomi. Secondariamente mi sembra il ragionamento naif di chi sostiene che pubblicare tanto fantasy di scarsa qualità nasconde le opportunità per i prodotti migliori. A me viene davvero da ridere: se un prodotto ha appeal venderà cmq grazie al passaparola, esattamente come è successo per HP o altri bestseller. Mi sembra cmq che, ad esempio, la saggistica sul SdA fosse già copiosa prima del boom cinematografico, quindi come vedi argomenti che offrono molte sfaccettature sono sempre stati trattati, indipendentemente dal fatto se era 'in' o meno l'argomento. Terzo e ultimo: è ben difficile che la gente compri il saggio di Pincopallino, anche se è su HP o Twilight o quel che ti pare, se l'autore non si sbatte un po' a promuoverlo. Intanto perché il posto sullo scaffale non è in evidenza, poi perché sei Pincopallino e chi ti conosce, e infine perché un mucchio di gente fa il tuo stesso (s)ragionamento sullo 'sfruttamento commerciale' senza nemmeno prendersi la briga di sfogliare prima il libro. E questo è il pregiudizio più grosso da sfatare, come tu stesso stai dimostrando in questa discussione. E di solito è un pregiudizio che arriva da chi la saggistica non la legge quasi mai, visto che è un aprioristico declassamento di un genere letterario che ha invece da sempre una sua dignità. « Secondo te Harry Potter va letto con attenzione? In particolare l'Ordine della Fenice va letto con attenzione? 800, dico 800 pagine di nulla, sconclusionate, al limite dell'idiozia. Lasciamo perdere.» l'Ordine è quello che assieme ai Doni mi piace meno. E anch'io ritengo sia annacquato. Ma lo stile cosa c'entra con le tematiche presentate nell'opera? Se anche abbiamo il minuto resoconto delle pulizie in casa Black, questo significa che la lotta Bene Male, la Predestinazione e il Libero Arbitrio, le tematiche mitologiche e tutto l'ambaradan che la Rowling ci ha intessuto spariscono? « Per quanto mi riguarda, ci vedo del gran intrattenimento e nulla più, men che meno elementi di stampo educativo in merito ai quali, già in tempi non sospetti, avevo avanzato parecchi dubbi. » e di nuovo spostiamo il discorso. Ok. Allora la mia risposta è che gli elementi appaiano educativi o meno (discorso che abbiam già fatto e su cui non torno) non toglie il fatto che ci siano una miriade di contenuti analizzabili. Io stessa, col materiale avanzato, oggi potrei scrivere un altro saggio con un taglio completamente differente. Nonostante tutto quello che è già uscito sull'argomento. Mi sembra dunque che ci sia ben di più, in HP, che nella favola delle paperelle.
» postato da Marina alle 18:10 del 24-02-2010
33 «Premesso che ho la viva impressione di stare nella favola del lupo e l'agnello, dove a ogni mia controbiezione (vedi quella dell'età) » L'obiezione dell'età rimane valida. Per quanto un ragazzo potrà essere bravo e precoce, a 21 anni avrà sulle spalle al massimo un paio di anni di studi universitari. Se ci mettiamo anche 3 o 4 anni di passione liceale per la psicopedagogia ed Harry Potter, rimaniamo comunque a un livello non troppo alto. «Punto secondo, veniamo agli autori. Probabilmente non sai, come tanti non sanno, che l'84% dei libri pubblicati non vende più di 500 copie. Se consideri che la royalty è fra il 4 e il 10% del prezzo di copertina fatti quattro conti e vedi cosa rende 'l'operazione commerciale' all'autore. Questo vale anche se scrivi saggistica su un argomento molto in voga come HP e solo un autore (e un lettore) molto ingenuo potrebbe pensare che questo è un facile modo di arricchirsi. » Quei dati sono il mio pane quotidiano. Collaboro da anni con un casa editrice ed offro consulenze gratuite sui contratti proposti dalle case agli scrittori emergenti. «intanto gradirei un po' di nomi. Secondariamente mi sembra il ragionamento naif di chi sostiene che pubblicare tanto fantasy di scarsa qualità nasconde le opportunità per i prodotti migliori. A me viene davvero da ridere: se un prodotto ha appeal venderà cmq grazie al passaparola, esattamente come è successo per HP o altri bestseller.» La saga di Martin, quella di Erikson, di Abercrombie, di Sapkowski, solo per rimanere al fantasy. Ma temo che basterebbe prendere un volume a caso da IBS. Il tuo ragionamento mi sembra ben più naif. Un prodotto non arriverà mai a certi numeri senza uno sforzo promozionale importante. Chi avrebbe comprato Le Cronache del Mondo Emerso senza l'investimento pubblicitario della Mondadori? «Terzo e ultimo: è ben difficile che la gente compri il saggio di Pincopallino, anche se è su HP o Twilight o quel che ti pare, se l'autore non si sbatte un po' a promuoverlo. Intanto perché il posto sullo scaffale non è in evidenza, poi perché sei Pincopallino e chi ti conosce, e infine perché un mucchio di gente fa il tuo stesso (s)ragionamento sullo 'sfruttamento commerciale' senza nemmeno prendersi la briga di sfogliare prima il libro. E questo è il pregiudizio più grosso da sfatare, come tu stesso stai dimostrando in questa discussione. E di solito è un pregiudizio che arriva da chi la saggistica non la legge quasi mai, visto che è un aprioristico declassamento di un genere letterario che ha invece da sempre una sua dignità.» E chi declassa il saggio come genere letterario? Non l'ho mai sostenuto. Declasso i saggi che riguardano una storiella per bambini. Mezzo miliardo di copie vendute, ma pur sempre una storiella per bambini. «Se anche abbiamo il minuto resoconto delle pulizie in casa Black, questo significa che la lotta Bene Male, la Predestinazione e il Libero Arbitrio, le tematiche mitologiche e tutto l'ambaradan che la Rowling ci ha intessuto spariscono?» Prima hai parlato di "a priori", ora io ti dico che tematiche del genere si trovano anche in Ancess, basta trovarle, inserirle "a posteriori" quando nella mente dell'autrice c'era solo la voglia di portare a casa la pagnotta. A leggere dei saggi sulla sua opera, la Rowling si starà facendo grasse risate. E poi, per Bene e Male, Predestinazione e trucchetti infantili, lo ripeto, ci sono centinaia di testi migliori. « Per quanto mi riguarda, ci vedo del gran intrattenimento e nulla più, men che meno elementi di stampo educativo in merito ai quali, già in tempi non sospetti, avevo avanzato parecchi dubbi. » Giusto. In fin dei conti comunque, fra un'accusa di ragionamento naif e di (s)ragionamento (decidi, o l'uno o l'altro), non mi pare che tu abbia aggiunto nulla di rilevante.
» postato da Zweilawyer alle 21:28 del 24-02-2010
34 «@G.C. e Palin : lo dice questa ospite:
«Forse converrebbe prima leggerlo, il libro, anziché fare congetture ed esprimere pregiudizi sull'autore. Un atteggiamento simile è indice di basso profilo culturale. Scusatemi tanto!»»
Appunto, è un ospite, non gli interlocutori con cui lui si stava accanendo ![]()
» postato da Palin alle 21:48 del 24-02-2010
35 Dai Palin, non mi sono accanito ![]()
» postato da Zweilawyer alle 22:06 del 24-02-2010
36 « L'obiezione dell'età rimane valida. Per quanto un ragazzo potrà essere bravo e precoce, a 21 anni avrà sulle spalle al massimo un paio di anni di studi universitari. Se ci mettiamo anche 3 o 4 anni di passione liceale per la psicopedagogia ed Harry Potter, rimaniamo comunque a un livello non troppo alto. » no che non lo è, per il semplice motivo che tu parli per assiomi non si capisce su che basi, io ti ho portato esempi concreti « Quei dati sono il mio pane quotidiano. .» beh da quel che scrivi non sembra proprio « La saga di Martin, quella di Erikson, di Abercrombie, di Sapkowski, solo per rimanere al fantasy. Ma temo che basterebbe prendere un volume a caso da IBS. » bene, e arriviamo al concetto di 'migliore'. Migliore per chi, secondo chi, secondo che parametri? « Il tuo ragionamento mi sembra ben più naif. Un prodotto non arriverà mai a certi numeri senza uno sforzo promozionale importante. Chi avrebbe comprato Le Cronache del Mondo Emerso senza l'investimento pubblicitario della Mondadori? » sul Mondo Emerso si potrebbero dire molte cose, l'investimento pubblicitario è solo un fattore. E in ogni caso un libro ci può anche stare ma se poi i seguiti non camminano da soli non c'è investimento che tenga. Evidentemente la Troisi mette nei libri qualcosa che fa breccia nel suo target, che vi piaccia o no. Ma parliamo dei best seller che sono volati senza alcun investimento... Esuliamo pure da Hp, parliamo ad es della profezia di celestino, autopubblicato, autopromosso e poi volato col passaparola? Per conto ci sono molti titoli lanciati con tutti i crismi e che ciononostante floppano. Dove sta il naif in tutto questo? « E chi declassa il saggio come genere letterario? » tu, implicitamente, facendo certi discorsi qualunquisti «Declasso i saggi che riguardano una storiella per bambini. Mezzo miliardo di copie vendute, ma pur sempre una storiella per bambini. » ecco, quando sento dire che Hp è uan storiella per bambini mi rendo conto che all'interlocutore sono sfuggite un sacco di cose. In poche parole, non ha compreso a fondo l'opera. Ma non cercherò certo di convincere qualcuno che ha in testa tutti questi pregiudizi, fiato sprecato. A monte di questo, ammesso e non concesso che tu avessi ragione,allora la saggistica sulla letteratura infantile non ha diritto di esistere? ROTFLMAO! « Prima hai parlato di "a priori", ora io ti dico che tematiche del genere si trovano anche in Ancess, basta trovarle, inserirle "a posteriori" quando nella mente dell'autrice c'era solo la voglia di portare a casa la pagnotta. » Ancess? A posteriori la Row ha inserito poche cose, rileggiti i libri, i conti tornano quasi tutti fin dal primo tassello « In fin dei conti comunque, fra un'accusa di ragionamento naif e di (s)ragionamento (decidi, o l'uno o l'altro), non mi pare che tu abbia aggiunto nulla di rilevante.» au contraire, ho mostrato, a chi è in grado di vederlo, che le tue critiche poggiano sul fumo e su teoremi rivelati. Non si sa da chi.
» postato da Marina alle 22:26 del 24-02-2010
37 «no che non lo è, per il semplice motivo che tu parli per assiomi non si capisce su che basi, io ti ho portato esempi concreti» Quali, la 26enne che ha scritto sui difetti di traduzione? Mi pare ci sia una bella differenza. «beh da quel che scrivi non sembra proprio» Sopravviverò. «bene, e arriviamo al concetto di 'migliore'. Migliore per chi, secondo chi, secondo che parametri? » Perfetto, potevi dirmelo prima, siamo passati al relativismo. La prossima affermazione quale sarà? La capanna di fango masai è bella come il Colosseo? «Evidentemente la Troisi mette nei libri qualcosa che fa breccia nel suo target, che vi piaccia o no.» Esatto. Ecco che torna il parallelo con il GF, me lo hai servito su un piatto d'argento. Gli autori infatti hanno messo qualcosa che fa breccia nel target..le pere di una maggiorata. Vogliamo scriverci un saggio? «Ma parliamo dei best seller che sono volati senza alcun investimento... Esuliamo pure da Hp, parliamo ad es della profezia di celestino» Una delle poche eccezioni che confermano la regola. «tu, implicitamente, facendo certi discorsi qualunquisti» Qualunquisti? Non avrei potuto essere più specifico. Ho detto che un saggio su HP, di 64 pagine e scritto da un 21enne non può avere alcuna attrattiva per un lettore adulto. «ecco, quando sento dire che Hp è uan storiella per bambini mi rendo conto che all'interlocutore sono sfuggite un sacco di cose. » Eh sì, perchè ci vuole una mente raffinata per carpire i profondi insegnamenti di HP. Basta la quinta elementare e aver letto un poco di Esopo per avere le capacità necessarie. «A posteriori la Row ha inserito poche cose, rileggiti i libri, i conti tornano quasi tutti fin dal primo tassello» Parlavo di ciò che inseriscono i commentatori a posteriori. Non è un'operazione difficile. Si parte con una tesi e si rivolta il testo alla ricerca di conferme. Qualcosa, alla fine, esce fuori. D'altronde, ripeto, hanno scritto un saggio sulla filosofia di Twilight. Non ho letto neanche quello, ma immagino sia una zozzeria di rara fattura. «au contraire, ho mostrato, a chi è in grado di vederlo, che le tue critiche poggiano sul fumo e su teoremi rivelati. Non si sa da chi.» Purtroppo te lo stai dicendo da sola. Temo.
» postato da Zweilawyer alle 23:02 del 24-02-2010
38 Caro Zweilawyer, non vorrei sembrarti scortese, ma il tuo atteggiamento mi sembra davvero di basso profilo culturale, come denuncia l'ospite Rosa Bardecchi. Io credo invece che un libro di psicopedagogia su Harry Potter scritto da un 21enne possa incuriosire di gran lunga anche un adulto. Io, per esempio, ho 47 anni e ti garantisco che leggerò questo libro, perché davvero molto incuriosito. Grande Antonio Carriero!
» postato da (Giorgio Sacco) alle 00:49 del 25-02-2010
39 « Quali, la 26enne che ha scritto sui difetti di traduzione? Mi pare ci sia una bella differenza.» fra 22 e 26 anni? Ma per favore! E sull'accademica 40/50 enne? Come al solito fai affermazioni assolutiste bastate sul nulla « Sopravviverò.» ecco, tipica uscita di chi non ha argomentazioni « Perfetto, potevi dirmelo prima, siamo passati al relativismo. La prossima affermazione quale sarà? La capanna di fango masai è bella come il Colosseo?» in arte tutto è relativismo « «Evidentemente la Troisi mette nei libri qualcosa che fa breccia nel suo target, che vi piaccia o no.» Esatto. Ecco che torna il parallelo con il GF, me lo hai servito su un piatto d'argento. Gli autori infatti hanno messo qualcosa che fa breccia nel target..le pere di una maggiorata. Vogliamo scriverci un saggio?» sul GF ritengo che andrebbero senz'altro scritti dei saggi di sociologia, per capire cosa spinga dei deficienti a stare sotto una telecamera 24/7 e milioni di spettatori a guardarli, sì. E per quanto riguarda il Mondo Emerso, vedo che proprio rispondere a un'obiezione che ti viene mossa è fuori dalla tua portata, devi per forza cambiare argomento « Una delle poche eccezioni che confermano la regola.» peccato che non sia un'eccezione, parecchi libri hanno avuto la stessa sorte « Qualunquisti? Non avrei potuto essere più specifico. Ho detto che un saggio su HP, di 64 pagine e scritto da un 21enne non può avere alcuna attrattiva per un lettore adulto. » non mi riferivo a questo, questo è un assolutismo preconcetto, visto che non hai letto il libro ««ecco, quando sento dire che Hp è uan storiella per bambini mi rendo conto che all'interlocutore sono sfuggite un sacco di cose. » Eh sì, perchè ci vuole una mente raffinata per carpire i profondi insegnamenti di HP. Basta la quinta elementare e aver letto un poco di Esopo per avere le capacità necessarie.» raffinata no, aperta sì e visto che giudichi libri senza averli letti non è il tuo caso « Parlavo di ciò che inseriscono i commentatori a posteriori. Non è un'operazione difficile. Si parte con una tesi e si rivolta il testo alla ricerca di conferme. Qualcosa, alla fine, esce fuori. » i commentatori non inseriscono nulla, traggono considerazioni sulla base di dichiarazioni dell'autore o in base al riscontro testuale. Se la speculazione si spinge oltre il commentatore coscienzioso ha l'onestà intellettuale di specificarlo. E poi collegano i dettagli cercando di individuare uno schema. Un piccolo margine di rischio di interpolazione c'è sempre, ma questo si applica a qualsiasi esegesi di qualsiasi testo. Di nuovo, stai stai criticando la saggistica come genere ««au contraire, ho mostrato, a chi è in grado di vederlo, che le tue critiche poggiano sul fumo e su teoremi rivelati. Non si sa da chi.» Purtroppo te lo stai dicendo da sola. Temo.» Non temere, perché io ho fornito argomentazioni, a differenza tua. E a questo punto direi che la discussione è diventata sterile e inutile: mi piace parlare con chi ha idee diverse solo se le sostanzia, non se fa affermazioni stile "perché lo dico io".
» postato da Marina alle 00:51 del 25-02-2010
40 Zweilawyer, dimmi, sei per caso frustrato perché un 21enne è riuscito a pubblicare un testo di psicopedagogia su HP? Secondo me gli fa un grande onore! L'Autore ha tutta la mia stima. Comprerò e commenterò il libro a posteriori. Concordo con Marina. Discorrere con certa gente non porta da nessuna parte! Ciaooooooo.
» postato da (Mario Daddario) alle 00:59 del 25-02-2010
41 Torno a dirlo ancora, se pur a malincuore, che certi atteggiamenti sono indice di basso profilo culturale! Tra l'altro, nel mio primissimo post muovevo questo giudizio al plurale...; mi insospettisce, pertanto, che il signor Zweilawyer ne abbia fatto una questione personale, anzi: un'offesa personale!!! Evidentemente si rispecchia in ciò che ho scritto. E lo credo bene, a giudicare da quel che ha poi continuato a scrivere in contesa con la sig. Lenti. Purtroppo la nostra bella Terra è piena di "ignoranti", nel vero senso del termine. E badi, signor Zweilawyer, che l'ignorante è chi si ostina a non voler sapere. Proprio come fa lei, pregiudicando questo libro e il suo relativo autore. Sa cosa penso? Penso che abbia fatto una pessima figuraccia a dire tante "cavolate" su questo bel forum, visitato anche da ragazzi alla ricerca di qualche buon esempio. Non mi sembra che lei sappia dare molte speranze alla cultura. I suoi commenti sono asettici e ingarbugliati. Cosa scrive poi, che offre consulenze gratuite? Meno male, perché con quello che dice non la pagherei neppure un centesimo! Ossequi.
» postato da (Rosa Bardecchi) alle 01:46 del 25-02-2010
42 «
Per quanto riguarda il discorso commerciale o no mi sembra palese che ciò che muove la grande ruota dell'editoria siano i profitti. Solo uno sciocco, o un non bisognoso, scrive ciò che vuole senza tenere conto dei vincoli dell'editore.
»
O un sognatore, si può aggiungere: una persona che non rinnega sè stessa, correndo il rischio di non venire pubblicata perché non scrive romanzi commerciali.
Ognuno ha il suo punto di vista e le sue preferenze: chi ritiene HP illuminante, chi una lettura gradevole con qualche buono spunto, chi un boom commerciale e c'è anche chi ritiene molti altri scrittori superiori alla Rowling: ognuno ha le sue impressioni.
Di certo molti cercano di aggrapparsi al carro del vincitore e di vivere un poco di luce riflessa, come succede col fiorire di tanti libri che analizzano il mondo di HP. Molti lo fanno solo per i soldi, non perchè gli piace scrivere, ma perchè vogliono sfruttare il momento; altri, come Marina, lo fanno per passione, per trasmettere ad altri ciò che questi romanzi hanno dato. Occorre capire a quale schiera appartengono gli scrittori, non solo per i saggi, ma per qualsiasi genere: tra calcolatori sfruttatori o amanti della scrittura.
Zweilawyer, condivido una parte delle tue riflessioni, specie su Erikson e Sapkowski che reputo geniali e ottimi, ma che hanno un settore più ristretto rispetto al più commerciale HP e quindi meno d'impatto sul grande pubblico: tuttavia la qualità è indiscutibile e assolutamente superiore e inarrivabile
(la soggettività è venuta fuori, ma serve per stemperare gli animi: alle volte prendersi troppo sul serio fa male
)
Ma a entrambi gli schieramenti suggerisco di raffreddare la discussione: avete espresso le vostre opinioni e le posizione che avete non cambieranno; è una prova di forza inutile. Rischia di divenire come tante polemiche che si trascinano in 3D dedicati a Troisi, Twilight e cose similari. Si tratta di perdite di tempo che non danno niente. E poi diventano squallide quando cominciano le solite frasi trite e di livello basso come questa:
«Zweilawyer, dimmi, sei per caso frustrato perché un 21enne è riuscito a pubblicare un testo di psicopedagogia su HP? »
o quella precedente questo intervento.
Viste e riviste su tanti 3D.
Quando si riuscirà a evolvere in un confronto arricchente? O si dovrà ancora continuare a coltivare la cultura adolescenziale che impera nell'italo paese?
» postato da Anonimo (DH) alle 01:59 del 25-02-2010
43 Avviso tutti, ospiti compresi che provvederò a cancellare indiscriminatamente i post non attinenti al tema. Le considerazioni sulla presunta incapacità di giudizio o basso profilo culturale non sono graditi. Ognuno è libero di esprimere la propria opinione senza necessariamente venire giudicato. Gli attacchi personali non ci servono.
» postato da G.C. alle 09:06 del 25-02-2010
44 Intervallo Nostalgia Mi sembra di essere tornata ai vecchi tempi quando queste discussioni tra i Paladini di Harry Potter e "babbani" per cui un Harry Potter Buono è un Harry Potter Morto erano all'ordine del giorno. Quasi quasi strizzo un po' gli occhioni per farmi scendere una lacrimuccia di commozione.
» postato da Melian alle 09:28 del 25-02-2010
45 «
Ognuno ha il suo punto di vista e le sue preferenze: chi ritiene HP illuminante, chi una lettura gradevole con qualche buono spunto, chi un boom commerciale e c'è anche chi ritiene molti altri scrittori superiori alla Rowling: ognuno ha le sue impressioni.»
no Ohdrein, non si tratta di ritenere HP illuminante, non è che sia un libro 'magister vitae' per intenderci, però mi fa davvero sorridere chi lo svilisce a favoletta per bambini (o per bambini mai cresciuti, visto che i lettori adulti superano di gran lunga i piccoli e non credo che mezzo mondo sia affetto dalla sindrome di Peter Pan
). E soprattutto mi fa sorridere chi vorrebbe decidere quali saggi vanno pubblicati e quali no, è la stessa (il)logica di chi nega alla Troisi il diritto di pubblicare la narrativa perché non incontra il suo gusto. Al mondo c'è sempre stato tutto e il contrario di tutto e nei libri ogni pubblico ha il suo mercato. Non vedo perché rompere le balle ai fan della Troisi, piuttosto che a quelli di Hp o chi per lui. Non piacciono queste pubblicazioni e quel che gli ruota attorno? Non le si legga e le si lasci ai chi le apprezza. Fare censure, soprattutto senza aver letto i libri che si denigra (come abbiamo visto), è, lo ripeto, atteggiamento ridicolo e intellettualmente ristretto
«
Di certo molti cercano di aggrapparsi al carro del vincitore e di vivere un poco di luce riflessa, come succede col fiorire di tanti libri che analizzano il mondo di HP. Molti lo fanno solo per i soldi, non perchè gli piace scrivere, ma perchè vogliono sfruttare il momento; »
ribadisco che non è così, per i motivi che ho già esposto, e se davvero ci fosse qualcuno che pensa così è un illuso. Boom come la Rowling o Dan Brown succedono, anche se non tutti i giorni, ma mai con la saggistica.
Clizia, questa non è una battaglia 'babbani-potteriani', è una discussione contro le censure, come ho spiegato sopra.
» postato da Marina alle 10:34 del 25-02-2010
46 Ohdrein, non si può accusare la signora Rosa Bardecchi per il suo commento, di poco arricchente che fosse... di coltivare la cultura adolescenziale nell'italo paese... bla, bla, bla... Le affermazioni del signor Zweilawyer non sono da meno, (commento personale rimosso in quanto non pertinente e accusatorio G.C.) Pregiudicare un libro senza averlo letto (da quel che mi è sembrato di capire leggendo fra le righe) è un errore di partenza. Io, personalmente, leggo anche i libri di "basso profilo culturale", come dice qualcuno, perché vivere la cultura nel migliore dei modi è anche questo slancio di mente. Diamoci una calmata!
» postato da (Gino Acquviva) alle 10:53 del 25-02-2010
47 Per quanto mi riguarda, non vedo nella saga potteriana i contenuti e le premesse inerenti tematiche educative, su cui po(t)ter creare un saggio di psicopedagogia, in senso positivo. Ho letto la saga e quindi mi sento di esprimere, a titolo personale, questa opinione. Ribadisco anche che, se accade a qualcuno di fare sei al superenalotto, può accadere anche che l'autore mi sorprenda scovando una qualche sorta di 'magia' per rendere invece plausibile l'esatto contrario del mio pensiero. Detto questo, ognuno può poi scrivere i libri/saggi che vuole, pure delle vaccate stordenti (non mi riferisco a questo caso specifico, dato che non l'ho letto) e se trova un editore compiacente, può anche pubblicarle e se l'editore a sua volta individua il ventre molle del mercato, può pure elaborare una strategia aggressiva e investire in milioni di copie e pubblicità creando dalla premesse iniziali, un successo planetario. Non c'è censura che tenga come anche non ci dovrebbe essere censura sul poter dire che un libro fa schifo... a stretto parere di chi, corredato di ragioni se su un forum, lo afferma.
» postato da Olorin alle 11:00 del 25-02-2010
48 «Per quanto mi riguarda, non vedo nella saga potteriana i contenuti e le premesse inerenti tematiche educative, su cui po(t)ter creare un saggio di psicopedagogia, in senso positivo. Ho letto la saga e quindi mi sento di esprimere, a titolo personale, questa opinione.» ok, legittimo, ma visto che non hai letto il saggio potrebbe anche sorprenderti no? Come tu stesso ammetti nel periodo seguente. Ergo coverrai che stroncare un libro dalle premesse è assolutamente illogico « Non c'è censura che tenga come anche non ci dovrebbe essere censura sul poter dire che un libro fa schifo... a stretto parere di chi, corredato di ragioni se su un forum, lo afferma.» ma infatti nessuno contesta che Hp possa non piacere. Quel che io contesto è svilirlo a favoletta delle paperelle. E svilire un saggio sull'argomento quando non lo si è neppure letto.
» postato da Marina alle 11:14 del 25-02-2010
49 Avrei una proposta, così... a scanso di equivoci e conclusioni affrettate: leggiamo il libro, poi diamoci appuntamento su questo stesso forum per scambiarci idee, opinioni e critiche, sia positive sia negative, per avvallare o confermare quanto è stato scritto finora. Lancio qui questa sfida! Coraggio, facciamo un confronto con la "C" maiuscola. E chiedo perdono a Zweilawyer per averlo indirettamente offeso, anche se, ribadisco, non era mia intenzione: la mia affermazione sull'atteggiamento di baso profilo culturale era indirizzato a chiunque adotti un atteggiamento snob e di qualunquismo. Nulla di personale, quindi. Un abbraccio a tutti.
» postato da (Rosa Bardecchi) alle 11:24 del 25-02-2010
50 «
Clizia, questa non è una battaglia 'babbani-potteriani', è una discussione contro le censure, come ho spiegato sopra.»
.
Nessun lettore propone censure contro un libro solo perché esprime le impressioni che lo spingono a non comprarlo.
Quando entro in libreria e vedo il libro X accanto al libro Y e scelgo di comprare X perché Y tratta un argomento che non mi piace che male vi fo?
E se discuto, anche appassionatamente, su questo forum le motivazioni che mi spingono a non comprare Y sono forse una novella Torquemada o una nipotina di Stalin?
E come posso cambiare idea al riguardo se, per difendere tale libro, qualunque esso sia, sento usare da certe persone le seguenti frasi fatte?
- Non l'hai letto e quindi non giudicare (ma io il libro non voglio leggerlo e voglio spiegare il perché di questa mia scelta... poi gli altri sono liberissimi di controbattere, è ovvio, ma non mi diano dell'ignorante per partito preso);
- Non sei dentro il mondo dell'editoria e quindi non puoi esprimere un giudizio ( se tutti i critici fossero anche autori o editori o caporedattori il dibattito letterario non esisterebbe);
- Non porti argomenti e io invece sì (e qui si ignora e si stravolge puntualmente ciò che l'interlocutore dice);
- Tu propugni la censura (e dire questo per cercare di mettere a tacere chi parla con te, censurando i suoi argomenti è ridicolo).
Qui si era annunciata la pubblicazione di un microsaggio scritto da un giovane letterato. Per me l'autore può essere anche una persona di cultura raffinatissima e avere un futuro di ottimo educatore, nessun giudizio su di lui.
Però io vedo un articolo che mi presenta la sua opera e contiene queste frasi:
«è un libro fresco e scorrevole che permette di comprendere interamente la saggezza delle fiabe che, da Chesterton a George MacDonald, da Lewis a Tolkien, è stata trasmessa anche alla Rowling.»
Di che parla quindi? Delle fiabe in generale o di HP in particolare?
Primo elemento a sfavore: poca chiarezza nell'argomento dell'opera.
«In primo luogo si può affermare che le favole assolvono una funzione di insegnamento morale ed etico e lo fanno senza mai essere esplicite, ma alludendo e divertendo.»
E qui si parla delle fiabe, va bene.
« Dietro le avventure mirabolanti dei vari personaggi si intravede una visione antropologica dell'autrice, che descrive il contesto del mondo attuale portando il lettore da una visione di uomo individualista verso una visione di uomo guidato da valori morali, quali la scelta del bene, il dono, il sacrificio, l'amicizia, l'amore.»
Prima si parla di fiabe, e ora di una misteriosa autrice. Tali parole potrebbero essere applicate a qualsiasi scrittore per l'infanzia. Dal contesto si è capito che è la Rowling, ma il passaggio è un po' troppo brusco. Non mi pare che venga effettivamente spiegato quali peculiarità trovi l'autore del saggio nell'opera della Rowling.
«
Questo breve saggio visita i territori della fantasia di Hogwarts con il cuore e con la mente, facendone gustare al lettore timori e perplessità e aiutandoci a comprenderla interamente.»
Qual'è l'oggetto a cui i pronomi si riferiscono, la fantasia? Che senso ha l'espressione "timori e perplessità"? E come può un breve libro di divulgazione come quello qui segnalato aiutarci a comprendere interamente un mondo composito e originale quale l'universo creato dalla grande fantasista britannica?
Da una segnalazione così scarna e generica io non ottengo alcun elemento che mi inviti a leggere il libro.
Se sono una fan di Harry Potter posso essere incuriosita e cercarlo in libreria.
Se storco il naso di fronte agli aspetti più kitsch del fenomeno Harry Potter continuo a storcerlo e dico, che, onestamente, ricamarci sopra troppe dotte parole è grottesco.
Forse sarebbe bene che il nostro pedagogo-teologo intervenisse nel dibattito e illustrasse l'argomento del suo lavoro. O che almeno fosse proposto un indice dell'opera.
Anche perché, visto il modo in cui la segnalazione è stata redatta, la brava Marina potrebbe anche non averlo letto il saggio...
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» postato da uljanka alle 11:40 del 25-02-2010
51 «
Nessun lettore propone censure contro un libro solo perché esprime le impressioni che lo spingono a non comprarlo. »
assolutamente sì, invece, se le impressioni sono infondate e quelle di Zweilayer mi sembrano palesemente tali. Da quando l'età di un autore è un criterio oggettivo?
Senza contare i suoi commenti sul fatto che Hp non merita saggistica in quanto storiella per bimbi
«
Anche perché, visto il modo in cui la segnalazione è stata redatta, la brava Marina potrebbe anche non averlo letto il saggio...
»
Ulianka, nonostante tu sia qui ormai da qualche anno, vedo che ancora ti sfugge la differenza abissale fra segnalazione e recensione. La segnalazione - come in questo caso - si basa sul comunicato stampa dell'editore. Certo che non l'ho letto, che scoperta dell'acqua calda, se no avrei scritto una recensione
» postato da Marina alle 11:48 del 25-02-2010
52 « Da quando l'età di un autore è un criterio oggettivo?»
bé, se viene a dire la sua su argomenti quali pedagogia (nello specifico), senso della vita/etica/moralità (a titolo esemplificativo ma non esaustivo), un po' conta...
«Senza contare i suoi commenti sul fatto che Hp non merita saggistica in quanto storiella per bimbi
»
c'è saggistica e 'saggistica'. HP è un fenomeno letterario la cui portata numerica, giustifica sicuramente degli approfondimenti. Arrivare a stilare trattati sulla moralità potteriana, ecco... mi pare travalichi le intenzioni e le situazioni dell'autrice stessa. Pensiero mio, ovviamente. ![]()
» postato da Olorin alle 12:04 del 25-02-2010
53 «
no Ohdrein, non si tratta di ritenere HP illuminante, non è che sia un libro 'magister vitae' per intenderci, però mi fa davvero sorridere chi lo svilisce a favoletta per bambini (o per bambini mai cresciuti, visto che i lettori adulti superano di gran lunga i piccoli e non credo che mezzo mondo sia affetto dalla sindrome di Peter Pan) .»
Hai ragione: mezzo mondo no, però l'Italia non conta
:"> (è una battuta, prendetela come tale)
Però ho conosciuto chi ha ritenuto HP quasi come una bibbia: a ognuno dice una cosa diversa. Questione di sensibilità
«
Non vedo perché rompere le balle ai fan della Troisi, piuttosto che a quelli di Hp o chi per lui. »
Basta che non le rompano loro agli altri
:"> (altra battuta)
«
Non piacciono queste pubblicazioni e quel che gli ruota attorno? Non le si legga e le si lasci ai chi le apprezza. »
Saggio consiglio che già applico.
««
Di certo molti cercano di aggrapparsi al carro del vincitore e di vivere un poco di luce riflessa, come succede col fiorire di tanti libri che analizzano il mondo di HP. Molti lo fanno solo per i soldi, non perchè gli piace scrivere, ma perchè vogliono sfruttare il momento; »
ribadisco che non è così, per i motivi che ho già esposto, e se davvero ci fosse qualcuno che pensa così è un illuso. Boom come la Rowling o Dan Brown succedono, anche se non tutti i giorni, ma mai con la saggistica.
»
Non hanno pèubblicato, ma ho conosciuto chi ha fatto questo ragionamento; inutile dire che non hanno il mio rispetto come scrittori.
Una disamina sull'età però vorrei farla, non è un'accusa, ma una semplice osservazione. Succede spesso che scrittori del fantastico in Italia siano molto giovani perchè vige il pensiero che per parlare ai giovani occorrono i giovani: su questo non sono d'accordo. Questo non significa che i giovani non siano validi, ma che abbiano una corsia preferenziale. Tuttavia, senza togliere nulla alle capacità, gli manca il vissuto e questo toglie ricchezza ai contenuti dei loro scritti, che potrebbero essere migliori se solo gli si desse un pò di tempo.
Gino Acquaviva, devo fare alcune precisazioni. Uno, le sollecitazioni fatte da G.C. e da me sono cadute nel vuoto, dato che si continua con le critiche personali. Due, il mio intervento e il riferimento a Rosa Bardecchi era inerente al punto uno. Tre, l'ultima parte dell'intervento era riferita al tono generale che stava prendendo la discussione e che si è visto in altri 3D: non era riferito a una persona in particolare.
» postato da Anonimo (DH) alle 12:19 del 25-02-2010
54 « "Nell'ampio e variegato panorama della letteratura in generale e per i giovani in particolare, il genere Fantasy negli ultimi anni si è imposto in maniera notevole all'attenzione del pubblico degli adolescenti, ma non solo. Tra i fenomeni più rilevanti il grande ritorno di Tolkien e Lewis, e il "fenomeno Harry Potter".
Dopo diverse pubblicazioni dedicate al maghetto di Hogwarts, apprezzato e contestato in diversi ambiti, è certamente utile ora interrogarsi sul ruolo pedagogico che svolgono i sette volumi che compongono l'intera saga dell'autrice scozzese, J.K. Rowling, sul ruolo che rivestono nella crescita degli adolescenti che tanto li apprezzano.
Quale lezione è possibile imparare, perciò, dallo Specchio delle Brame? Che paragone c'è tra don Bosco e Albus Silente? Quale ruolo ha il Quidditch, lo sport dei maghi, nella formazione di studenti ancora alle prime... bacchette?
Gli interrogativi sono tanti, e per ciascuno vi è un'immediata risposta, semplice e coincisa, per aiutare il lettore ad entrare nella magia dell'educazione che è in Harry Potter.
La saggezza delle Fiabe, da Chesterton a George MacDonald, da Lewis a Tolkien, è stata trasmessa anche alla Rowling, e in questo unico e inedito saggio, l'autore, Antonio Carriero, ha visitato con il cuore e con la mente i territori della fantasia di Hogwarts, per farcela gustare fugando timori e perplessità, e aiutandoci a comprenderla interamente".»
Il comunicato stampa dovrebbe essere questo, o almeno lo si dice in questo sito. Non so se Marina lo conosca.
http://www.marinalenti.com/index.php?option=com_content&view=article&id=280%3Aelementi-di-psicopedagogia-nellantica-hogwarts&catid=46%3Amarina&Itemid=138
A me sembra che i concetti ivi espressi siano un tantino differenti...
:">
» postato da uljanka alle 12:19 del 25-02-2010
55 «« Da quando l'età di un autore è un criterio oggettivo?» bé, se viene a dire la sua su argomenti quali pedagogia (nello specifico), senso della vita/etica/moralità (a titolo esemplificativo ma non esaustivo), un po' conta... » non la sua, semmai quel che lui evince dal testo potteriano. C'è differenza. allora un conto sono i dubbi espressi da Ulianka sulla genericità delle informazioni fornite dall'editore, quello è un criterio oggettivo e mi va bene. Quello anagrafico no, anche perché in ogni caso c'è gente che a 22 anni ha capito più di gente di 60. Dipende dall'intelligenza di base, dalle esperienze che ha fatto, e sicuramente anche un po' dalla formazione, ma solo in seconda battuta perché nulla supera l'esperienza di vita.
» postato da Marina alle 12:22 del 25-02-2010
56 Guarda guarda quante risposte..uhm..
Ignorante, frustrato, un delicato invito a tornare fra i banchi si scuola, il ridicolo sig. infilato prima del mio nick, insomma, non mi sono fatto mancare nulla. Ho espresso le mie ragioni, e la tempesta di "sei prevenuto" "non stanno in piedi" "evviva il maghetto", non le hanno minimamente scalfite. Volete fare orecchie da mercante? Accomodatevi.
Quanto ad insulti e frecciatine, beh, li trovo ridicoli.
E con questo chiudo, tanto non si va da nessuno parte.
ps.
«La saggezza delle Fiabe, da Chesterton a George MacDonald, da Lewis a Tolkien, è stata trasmessa anche alla Rowling»
Giusto, da Tolkien alla Rowling il passo è breve
![]()
» postato da Zweilawyer alle 12:22 del 25-02-2010
57 Questa è solo una mia impressione, bisogna vedere i contenuti del saggio, ma ottanta pagine, trattando l'argomento sotto un profilo psicologico, non sono un pò poche? Per una saga come HP, se si vuole fare una disamina approfondita, si può spaziare molto di più. Un fattore non capisco, spero di non andare fuori argomento, è il prezzo. Dieci euro per ottanta pagine. Non è molto, ma perchè ci sono libri di ottocento pagine e costano, es., sedici euro? E' una cosa che non mi è chiara.
» postato da Anonimo (DH) alle 12:29 del 25-02-2010
58 "Arrivare a stilare trattati sulla moralità potteriana, ecco... mi pare travalichi le intenzioni e le situazioni dell'autrice stessa. Pensiero mio, ovviamente". Sì, Olorin, credo proprio che sia un pensiero tuo. Il grande merito della Rowling, credo stia proprio in questo. Sino a prova contraria, l'unico lavoro disapprovato dall'Autrice è stato fino ad oggi il Lexicon di Harry Potter, di Steve Vander Ark, l'unico ad aver travalicato realmente le intenzioni dell'Autrice. Quanto ad un libro sulla moralità cui ti riferisci... non credo che riguardi il nostro caso. Questo testo segnalato (con le migliori delle intenzioni, penso) serve a dare una lettura di quegli aspetti educativi nei 7 volumi, e non altro. Ma aspetterò di leggerlo, prima, per poter dare poi un apporto personale più maturo. E non mi piace sentir dire che un 21enne non possa dire niente di pedagogia. Agli esami di maturità, un 18enne (e non un 21enne) è chiamato a dare conto alla commissione esaminatrice di quel che ha appreso in cinque anni di questa vasta disciplina, molto articolata, che è la pedagogia. Secondo me - e concludo - (commento rimosso, non pertinete e accusatorio nei confronti di altrui pareri, G.C.) e in effetti non capita spesso un libro del genere fra le mani. Mi complimento con l'Autore.
» postato da (Rosa Bardecchi) alle 12:33 del 25-02-2010
59 I prossimi messaggi contenenti accuse o considerazioni dirette alle persone verranno cancellati in toto.
» postato da G.C. alle 12:37 del 25-02-2010
60 «non la sua, semmai quel che lui evince dal testo potteriano. C'è differenza.» Come ho già detto, concedo il beneficio del dubbio in attesa di verificare le conclusioni che vengono tratte da tale lavoro, anche se dall'articolo, mi pare di intuire che si vada nella direzione di un'opinione positiva in merito a quanto viene pedagogicamente dedotto dalla saga, cosa che mi fa imbracciare già lo spadone a due mani, potenziato per mezzo di sortilegi vari. Poiché non mi pare pedagogico l'intento primario dell'autrice, né lei è professionista in tal senso, molto sarà affidato alla capacità di interpretazione dell'autore del saggio... cioé, ci dovrà mettere molto del suo, a mio parere! «Quello anagrafico no, anche perché in ogni caso c'è gente che a 22 anni ha capito più di gente di 60. Dipende dall'intelligenza di base, dalle esperienze che ha fatto, e sicuramente anche un po' dalla formazione, ma solo in seconda battuta perché nulla supera l'esperienza di vita.» Scusami, ma mi pare di cogliere un po' di contraddizioni. Sono sostanzialmente più che in accordo con l'ultima tua affermazione. L'esperienza, è giusto, non è semplicemente l'aver vissuto molto a lungo né aver fatto tante cose, bensì consta di come questi due fattori sono stati elaborati dalla persona per crearsi una struttura interiore. Posto che l'intelligenza sia uno degli strumenti - non il solo, né il più importante - una persona non può essere 'esperta' della vita, senza essere passato attraverso prove e trasformazioni. Nutro quindi qualche dubbio sulla credibilità di autori giovani impegnati in certi argomenti.
» postato da Olorin alle 12:41 del 25-02-2010
61 «
Il comunicato stampa dovrebbe essere questo, o almeno lo si dice in questo sito. Non so se Marina lo conosca.
http://www.marinalenti.com/index.php?option=com_content&view=article&id=280%3Aelementi-di-psicopedagogia-nellantica-hogwarts&catid=46%3Amarina&Itemid=138
A me sembra che i concetti ivi espressi siano un tantino differenti...
:">»
ah ma sei una mia lettrice? Non sapevo...
In ogni caso, si tratta di due comunicati stampa differenti, giunti in momenti differenti. L'articolo x FM, benché uscito dopo, è stato scritto in base al primo. Ma sempre da materiale da comunicato stampa.
Ripeto, quando leggerò il libro fornirò anche la mia opinione, per il momento ribadisco che bollare un libro a priori per l'argomento che tratta o l'età dell'autore è operazione miope.
Zweilawyer, per quanto mi riguarda non ho lanciato alcun epiteto contro di te, ho detto che non argomenti le tue posizione (se non con farsi tautologiche) e che il tuo ATTEGGIAMENTO verso la questione è illogico e mi appare ridicolmente aprioristico Poi magari sei uno scienziato da Nobel in altre questioni, questioni, ma qui dimostri una chiusura intellettuale totale.
» postato da Marina alle 12:46 del 25-02-2010
62 « Scusami, ma mi pare di cogliere un po' di contraddizioni. Sono sostanzialmente più che in accordo con l'ultima tua affermazione. L'esperienza, è giusto, non è semplicemente l'aver vissuto molto a lungo né aver fatto tante cose, bensì consta di come questi due fattori sono stati elaborati dalla persona per crearsi una struttura interiore. Posto che l'intelligenza sia uno degli strumenti - non il solo, né il più importante - una persona non può essere 'esperta' della vita, senza essere passato attraverso prove e trasformazioni. Nutro quindi qualche dubbio sulla credibilità di autori giovani impegnati in certi argomenti.» non vedo contraddizioni né in quanto ho detto io, né in quanto scrivi qui sopra in relazione a ciò che ho detto. abbiamo espresso gli stessi concetti e dunque mi sembra siam d'accordo che un 22enne possa aver elaborato più cose di un 60enne. Del resto mi baso sulla mia esperienza: a 22 anni, purtroppo, avevo già sperimentato la lunghisssima malattia e la perdita di un genitore, con tutto l'annesso e connesso di sofferenza fisica e psicologica. I miei coetanei, per loro fortuna, a quell'età conoscevano solo gli studi e il divertimento. Credo che se avessimo scritto un saggio sul senso della vita sarebbero usciti lavori abissali fra loro. Per contro conosco gente di 40/50 anni che sta ancora con la testa sulla discoteca o giù di lì... Questo intendevo dire.
» postato da Marina alle 12:59 del 25-02-2010
63 «
Però ho conosciuto chi ha ritenuto HP quasi come una bibbia: a ognuno dice una cosa diversa. Questione di sensibilità
.»
per carità, trattare un testo come la Bibbia (inclusa la Bibbia stessa o qualsiasi altro testo religioso) è qualcosa che aborro, ma il fatto che un testo dica a ognuno cose diverse lo trovo normalissimo. nessuno leggerà mai quel che leggi/ascolti/senti/vedi tu.
E' il bello dell'arte.
Quanto al numero di pagine, non lo trovo contestabile, per il semplice fatto che io posso vedere 80 pagine di analisi laddove tu, più bravo, ne riusciresti a scrivere 120. Dipende dalle cose che trovi da dire. Ti dò invece ragione sul rapporto numero prezzo, ma anche qui l'autore non può avere colpa
Il discorso che fai sui giovani autori di narrativa invece è diverso: al di là dei contenuti che uno riesce a metterci, è anche questione di tecnica narrativa (non richiesta in un saggio, anche se saperlo rendere non soporifero sicuramente aiuta). Quella, sì, IMO è solo frutto di esperienza nello scrivere e quindi, in automatico, dipende dall'età anagrafica.
Rosa, il lexicon è stato disapprovato non perché andasse al di là degli intenti ma perché violava il copyright
E cmq anche se la Rowling disapprovasse il contenuto di un saggio potrebbe legittimamente dirlo ma mai bloccare la sua stampa, ci mancherebbe ![]()
» postato da Marina alle 13:07 del 25-02-2010
64 « Del resto mi baso sulla mia esperienza: a 22 anni, purtroppo, avevo già sperimentato la lunghisssima malattia e la perdita di un genitore, con tutto l'annesso e connesso di sofferenza fisica e psicologica. I miei coetanei, per loro fortuna, a quell'età conoscevano solo gli studi e il divertimento. Credo che se avessimo scritto un saggio sul senso della vita sarebbero usciti lavori abissali fra loro. Per contro conosco gente di 40/50 anni che sta ancora con la testa sulla discoteca o giù di lì... Questo intendevo dire.» Esatto, è questo il vissuto che intendo e su cui occorre basarci. Il tuo ragionamento è perfetto e lo condivido, ma quanti riescono ad arrivarci? Pochi. I più difendono un giovane perchè è giovane e bisogna dargli spazio, ma non danno argomentazioni valide. Tu sì e per questo meriti rispetto, assieme alle persone che maturano con le esperienze. « Ti dò invece ragione sul rapporto numero prezzo, ma anche qui l'autore non può avere colpa » Assolutamente; ho sfruttato la discussione per cercare di capire un fatto che vedo spesso, non era riferito solo al libro in questione. Speravo che magari qualcuno che conosce meglio l'ambiente dell'editoria potesse dare una spiegazione.
» postato da Anonimo (DH) alle 13:24 del 25-02-2010
65 «
Assolutamente; ho sfruttato la discussione per cercare di capire un fatto che vedo spesso, non era riferito solo al libro in questione. Speravo che magari qualcuno che conosce meglio l'ambiente dell'editoria potesse dare una spiegazione.»
azzardo la mia: dipende sicuramente dalla carta e dal tipo di stampa e poi credo anche dalla rilegatura e tiratura.
La questione della carta è più fondamentale per l'editore di quel che appare al lettore: ricordo che storsi il naso di fronte agli 11,50 euro per Harry Potter a test, che è 192 pagine, quando la prima edizione dell'Incantesimo Harry Potter costava 11 con 224 pagine. Allora l'editore mi ha fatto vedere il tipo di carta e alla mia obiezione che al lettore della bella carta frega molto poco e che fa sempre un calcolo prezzo-pagine (e lo so perché l'ho sempre fatto anch'io
:"> ) mi ha risposto che cmq la carta è importante per delle collane di qualità e bla bla. Sì, lo capisco, ma resto dell'idea che sarebbe meglio carta più popolare, anche se non carta igienica come certi libri che si rompono solo a voltare la pagina, ma un prezzo inferiore...
» postato da Marina alle 14:07 del 25-02-2010
66 Visto come si è sviluppato il discorso credo proprio che ci penserò bene prima di dire che un libro non mi interessa. Tutta la mia solidarietà a Zweilawyer
» postato da l'assassino alle 14:35 del 25-02-2010
67 « Assolutamente; ho sfruttato la discussione per cercare di capire un fatto che vedo spesso, non era riferito solo al libro in questione. Speravo che magari qualcuno che conosce meglio l'ambiente dell'editoria potesse dare una spiegazione.» Posso darti un esempio pratico. Un libro di 150 pagine circa, stampato su avoriata da 80gr, copertina 4 colori morbida da 300gr, b/n, cucitura filo refe, costa circa 1,8 euro a copia (tiratura 1000 copie). Parlo di tipografie medio-grandi. I prezzi crollano ulteriormente su tirature maggiori e si alzano in modo esponenziale sotto le 1000 copie.
» postato da Zweilawyer alle 14:58 del 25-02-2010
68 «Visto come si è sviluppato il discorso credo proprio che ci penserò bene prima di dire che un libro non mi interessa. Tutta la mia solidarietà a Zweilawyer»
Mi sembra non corretto quello che dici.
Se un libro non ti piace, o non hai intenzione di acquistarlo, non vedo perchè non dovresti dirlo.
Se noterai bene gli scambi tra forumisti (e sottolineo tra forumisti) sono stati accesi ma non ci sono stati insulti.
Diversamente gli esterni si sono espressi senza argomentazioni e solo in maniera accusatoria, lasciando il tempo che trovano.
Meglio sarebbe stato sostenere le tesi di Zweilawyer piuttosto che fornire comprensione, se la cava benissino, anzi ha fornito un buon esempio di sangue freddo.
Penso che non possa non aver considerato che l'espressione a sfavore di un fenomeno come HP generi un coro di contrarietà.
Dovrebbe essere un gladiatore di lungo corso. ![]()
» postato da G.C. alle 16:43 del 25-02-2010
69 E' logico il salire/scendere di prezzo in base alla tiratura: più si produce e più il risparmio è grande. Poi dipende anche dal tipo di rilegatura e dal tipo di copertina che si usa, semplice o cartonata; e nel prezzo occorre mettere anche il costo per pagare chi lavora nella casa editrice. Questo lo comprendo; quello che non capisco è perchè la differenza alle volte sia così poca tra libri totalmente diversi. Faccio un esempio. Prendiamo la stessa casa editrice, Armenia. La Dimora Fantasma (Erikson),791 pag, copertina cartonata con sovracopertina : 19 euro. Il cacciatore solitario (R.A.Salvatore), 440 pagine copertina non rigida, 15 euro. 4 euro di differenza: non è molto considerando la diversità di qualità. Però il prezzo del secondo se facciamo il raffronto, stride. E' a questo che mi riferisco quando non riesco a capire: non può essere questione solo di carta e penso che la tiratura dei due libri in questione sia uguale. Allora cos'è che non quadra? Chiedo scusa per il fuori tema: ero partito riferendomi al libro di questo 3d.
» postato da Anonimo (DH) alle 16:50 del 25-02-2010
70 Vedo che ci siamo orientati su aspetti più squisitamenti economici e tecnici.
C'ho pensato un po' e una precisazione però mi pare necessaria, se no sembra sempre che alla fine diciamo tutti le stesse cose, giuste o sbagliate che siano
«non vedo contraddizioni né in quanto ho detto io, né in quanto scrivi qui sopra in relazione a ciò che ho detto. abbiamo espresso gli stessi concetti e dunque mi sembra siam d'accordo che un 22enne possa aver elaborato più cose di un 60enne.»
A vent'anni, per quanto una persona possa essere brillante, sensibile, intuitiva, nonostante abbia pure affrontato prove umanamente difficili, è comunque acerba. Ripeto, non è la quantità di quel che si è affrontato e nemmeno la drammaticità, è proprio come si 'è' il problema, il punto della traiettoria vitale in cui ci si trova. L'energia, il dinamismo, le prospettive con cui una persona di vent'anni interpreta sé stesso nella realtà, determina il modo in cui elabora qualsiasi evento e il primo insegnamento che ne trae.
Il solo fatto di convivere non più con un naturale accrescimento del proprio vigore fisico e mentale con l'andar del tempo, bensì con l'esatto contrario, ti mette già in una posizione umana totalmente differente, ti costringe ad aggiungere una chiave di lettura radicalmente diversa da quella utilizzata fino a un momento prima. Ed è il più marginale di tutti i macroelementi che intervengono.
Quindi stiamo dicendo proprio due cose opposte e resto scettico in merito all'argomento trattato (la psicopedagogia) in relazione all'oggetto studiato (la saga potteriana) e alla "preparazione" - lo si legga nel senso lato di quanto sopra esposto - del giovane saggista.
Tra l'altro noto che l'autore è uno studioso di teologia nonché seminarista. Questo potrebbe aprire tutto un mondo di contraddizioni che mi incuriosisce parecchio, dato che, almeno in parte, mi sento di condividere alcuni aspetti delle posizioni esposte dal suo 'schieramento'
riguardo l'opera della Rowling.
» postato da Olorin alle 18:02 del 25-02-2010
71 @G.C. :naturalmente la mia era solo una piccola provocazione
.
Per il resto mi sono fermato alla comprensione perchè ultimamente non avrei abbastanza energia per fronteggiare l'inesauribile Marina
.
» postato da l'assassino alle 18:31 del 25-02-2010
72 «
A vent'anni, per quanto una persona possa essere brillante, sensibile, intuitiva, nonostante abbia pure affrontato prove umanamente difficili, è comunque acerba»
Concordo. Avesse scritto una teoria matematica o un libro scientifico non avrei avuto nulla da obiettare, visto che si tratta di materie in cui l'esperienza di vita non conta.
«Dovrebbe essere un gladiatore di lungo corso»
Diciamo che non tutti hanno preso nel verso giusto le serie parodistico/trash che ho scritto in questi mesi, quindi ormai sono abituato a portare rete e tridente anche quando esco di casa.![]()
» postato da Zweilawyer alle 19:35 del 25-02-2010
73 «Visto come si è sviluppato il discorso credo proprio che ci penserò bene prima di dire che un libro non mi interessa. Tutta la mia solidarietà a Zweilawyer» chissà perché c'è sempre qualcuno che cerca di far passare il censuratore per il censurato... Assassino, se tu avessi letto attentamente il thread avresti capito che nessuno ha contestato il diritto di Zweilawyer a non essere interessato a un libro ma solo i motivi addotti a sostegno del disinteresse. Anche Ulianka ha detto i suoi e nessuno ha ribattuto alcunché, perché si tratta - che si sia d'accordo o no - di criteri oggettivi, quelli di Zweilawyer non lo sono.
» postato da Marina alle 21:03 del 25-02-2010
74 Notizia di servizio: ci è appena stato fornito l'indice del saggio, quindi l'ho aggiunto al pezzo, per completezza
» postato da Marina alle 21:20 del 25-02-2010
75 La filosofia di Twilight. I vampiri e la ricerca dell'immortalità «Cosa può dirci un vampiro sul significato della vita? Edward è un eroe romantico o uno stalker? Bella è una femminista? E Stephenie Meyer? Quanto influisce sul fantastico universo di Twilight il fatto che l'autrice sia mormone? Per i vampiri, Dio esiste? È giusto che Edward legga nel pensiero delle persone? Le risposte a queste e altre domande ne La filosofia di Twilight, un'interpretazione in chiave filosofica dell'universo creato da Stephenie Meyer. Se volete sapere se i vampiri sono "persone" a tutti gli effetti, perché Bella dovrebbe preferire Jacob a Edward e cosa c'entra l'eros di Platone con l'affascinante Cullen, allora questo è il libro che fa per voi!» Cosa dici, Marina, se dicessi che questo libro -a priori- ha tutte le carte in regola per essere una "cagata pazzesca" (cit.)? Avrei un basso profilo culturale (espressione bruttina, fra l'altro)? Il mio ragionamento sarebbe naif? Sarei un frustrato? Dovrei leggere prima di giudicare?
» postato da Zweilawyer alle 21:23 del 25-02-2010
76 Molto semplice: di tutte le cose che citi io ne ho detta solo una e quindi rispondo solo di quella, cioé del ragionamento naif, che però tu citi ora fuori contesto perché era riferito a qualcosa di ben preciso. Quindi per onestà intellettuale per cortesia non farni questi giochini perché mi sento presa per i fondelli. Detto questo dico che sì, dovresti leggerlo prima di dire che è una cagata, ma ti concedo che tu possa arricciare il naso di fronte a questa quarta, così come l'ha fatto Ulianka sul saggio potterico. Peccato che finora tu abbia respinto invece un libri partendo dall'assunto che un 22 enne non può dirti nulla e che i saggi su Hp, in quanto storiella per bambini, siano carta sprecata. Mi pare una bella differenza. Allora, o si parla seriamente, seguendo la coerenza di come si snoda il discorso, oppure se si vuol fare un po' di circo per cazzeggiare e tirare fuori una frase qui, una là, spostando l'argomento e funambolando fra i post basta dirlo, nel qual caso passo, anche perché da brava animalista detesto i circhi, a meno che non siano di soli acrobati come il Cirque de soleil...
» postato da Marina alle 21:41 del 25-02-2010
77 «1. Ex-ducere, un nuovo incantesimo? 2. Il romanzo a più dimensioni 3. Harry in latino e greco: l'antico rivive ancora! 4. Hogwarts, scuola delle pari opportunità 5. Il Quidditch 6. Il Preside e don Bosco: due metodi in comune 7. Dolores Umbridge, ordine e potere 8. Severus Piton, l'insegnante bisbetico 9. Il senso critico a scuola 10. Draco Malfoy e la leadership 11. Il mutuo insegnamento 12. La lezione dello Specchio delle Brame 13. Verso una prospettiva teologica » Il 3 ed il 4 sono due articoli (entrambi di una banalità sconcertante) postati su questo sito, quindi si tolgono altre pagine alle già miserrime 80. Il 5 dev'essere di grande spessore intellettuale, non lo nego; Il 6...ehm...Don Bosco...il Preside...dicevo del mettere dentro qualcosa di cui l'autrice riderebbe? Il 10, non lo so, mi viene da ridere solo a leggerlo, è più forte di me; 12 e 13 no comment. Grazie di aver postato la lista dei capitoli. Insieme al booktrailer rende un'idea perfetta dell'opera. Il tuo nuovo intervento non aggiunge nulla. Ti ho risposto punto per punto più di una volta.
» postato da Zweilawyer alle 21:43 del 25-02-2010
78 «[ Il tuo nuovo intervento non aggiunge nulla. Ti ho risposto punto per punto più di una volta.» ROTFLMAO! Decisamente io e te abbiamo un problema di comunicazione. Tratti la mia aggiunta come se fosse un "cicca-cicca" a tuo danno, mentre era un semplice atto di completezza informativa. Resta cmq il fatto che un indice è come una quarta di copertina: puoi dire che non è sufficiente a interessarti, ma di certo non puoi giudicare un libro su queste basi. PS Però mi sto annoiando a ripetere le stesse cose, eh!
» postato da Marina alle 22:11 del 25-02-2010
79 Un paio di punti dell'indice non mi convincono; è naturale che un titolo non dice tutto, ma può rivelare molto. 6. Il Preside e don Bosco: due metodi in comune Non ho letto tutti i libri di HP, tra Silente e don Bosco non ci vedo molto in comune, pur conoscendo la storia di questo sacerdote, a parte il puntare sui giovani. 8. Severus Piton, l'insegnante bisbetico Con I Doni della morte c'è una rilettura di questo personaggio che altro che insegnante bisbetico. L'ultimo mi pare una forzatura, un pò come il SdA che partiti e religione hanno tirato dalla sua parte, senza accorgersi che il messaggio che voleva dare era troppo grande per poter appartenere e essere limitato a qualche fazione.
» postato da Anonimo (DH) alle 23:50 del 25-02-2010
80 Messaggio identico al precedente e quindi rimosso. G.C.
» postato da (Rosa Bardecchi) alle 00:16 del 26-02-2010
81 «Secondo me - e concludo - molti commenti rivelano una verità di voi, ovvero che siete un po' invidiosi che un 21enne abbia già scritto un testo di psicopedagogia su Harry Potter; e in effetti non capita spesso un libro del genere fra le mani.» La recidività impera: fortuna che si era pregato di non colpire direttamente le persone che commentano. La disamina che è stata fatta riguardava una critica sull'opera: giusta o ingiusta, feroce o benevola. Ma indirizzata al libro. Questa teoria della gente invidiosa di altri che pubblicano, è vecchia e si è già vista in tanti 3D: un copione che si ripete ed è noioso. Se si ha la verità in tasca, allora si deve dimostrare che chi è invidioso ha scritto e il suo operato è stato respinto: altrimenti sono solo supposizioni. Perchè se si va per supposizioni, allora si può dire che chi difende a spada tratta un'opera senza averla letta, è amico dell'autore, quindi dà un parere soggettivo e di parte, che ha la stessa validità di chi giudica aspramente l'opera in questione.
» postato da Anonimo (DH) alle 00:32 del 26-02-2010
82 « 6. Il Preside e don Bosco: due metodi in comune Non ho letto tutti i libri di HP, tra Silente e don Bosco non ci vedo molto in comune, pur conoscendo la storia di questo sacerdote, a parte il puntare sui giovani. 8. Severus Piton, l'insegnante bisbetico Con I Doni della morte c'è una rilettura di questo personaggio che altro che insegnante bisbetico. L'ultimo mi pare una forzatura, un pò come il SdA che partiti e religione hanno tirato dalla sua parte, senza accorgersi che il messaggio che voleva dare era troppo grande per poter appartenere e essere limitato a qualche fazione.» so poco di Don Bosco quindi non mi pronuncio, ma Piton, al di là di quel che ha fatto per amore di lily, resta cmq un uomo bisbetico, arido, immaturo, invidioso, bilioso... Non vedo contraddizioni. L'amore per Lily non lo riscatta cmq da come si è evoluta la sua personalità e se professionalmente è un ottimo insegnante, nel senso che sa a menadito la sua materia, umanamente è esattamente il contrario e ne dà prova fino alla fine. Direi che da adulto è rimasto l'adolescente frustrato che era. Anche la prospettiva teologica a me quaglia: non solo per i riferimenti diretti al Vangelo, nel 7, ma anche per il sapore cristologico del sacrificio di harry+morte+resurrezione. Chiarisco che sono paralleli che mi fanno storcere il naso perché mi sanno di forzato, ma non di forzato nell'analisi saggistica, proprio di forzatura nel romanzo, da parte della Rowling (è la stessa chiave che mi ha fatto storcere il naso col finale di Hypeversum, troppo cattolicheggiante sulla faccenda di pentimento-espiazione-perdono e compagnia assortita). Però è innegabile che la mente corra a fare il parallelo e credo che il capitolo tratti di questo.
» postato da Marina alle 00:40 del 26-02-2010
83 «Piton, al di là di quel che ha fatto per amore di lily, resta cmq un uomo bisbetico, arido, immaturo, invidioso, bilioso... Non vedo contraddizioni. L'amore per Lily non lo riscatta cmq da come si è evoluta la sua personalità e se professionalmente è un ottimo insegnante, nel senso che sa a menadito la sua materia, umanamente è esattamente il contrario e ne dà prova fino alla fine. Direi che da adulto è rimasto l'adolescente frustrato che era. » Condivido la tua visione, ma avrei scelto un altro titolo per questo capitolo: so cosa vuol dire bisbetico, ma avrei fatto uno sforzo per trovare qualcosa di meglio. Questione soggettiva, comunque. Piton rimane a mio parere una delle figure migliori della saga, rappresenta l'individuo che non riesce a comunicare i suoi sentimenti, li teme, è insicuro, non ha il coraggio di viverli e li lascia nel mondo dei desideri, senza mai realizzarli. Per questo indossa una maschera austera, d'insensibilità, per non far vedere ciò che è realmente: ha paura di mostrare il suo lato più bello e più debole, quello che però lo renderebbe umano. E tutto questo per la paura di soffrire.
» postato da Anonimo (DH) alle 00:53 del 26-02-2010
84 «
Condivido la tua visione, ma avrei scelto un altro titolo per questo capitolo: so cosa vuol dire bisbetico, ma avrei fatto uno sforzo per trovare qualcosa di meglio.»
ah, ok, capito!
«
Piton rimane a mio parere una delle figure migliori della saga, »
ah, che sia il personaggio meglio caratterizzato, nulla quaestio
A me continua a stare antipatico, però sapendo il retroscena mi fa sicuramente pena.
Ed ecco per esempio un insegnamento pedagogico per lo scettico Olorin: Piton paga tutta la vita l'errore di aver sacrificato l'amore all'ambizione. Mi pare un ottimo messaggio da indirizzare ai giovani.
» postato da Marina alle 01:00 del 26-02-2010
85 « Ed ecco per esempio un insegnamento pedagogico: Piton paga tutta la vita l'errore di aver sacrificato l'amore all'ambizione. Mi pare un ottimo messaggio da indirizzare ai giovani.» Giusto. E anche come il rimpianto più cambiare la natura di un uomo.
» postato da Anonimo (DH) alle 01:13 del 26-02-2010
86 «Ed ecco per esempio un insegnamento pedagogico per lo scettico Olorin: Piton paga tutta la vita l'errore di aver sacrificato l'amore all'ambizione. Mi pare un ottimo messaggio da indirizzare ai giovani.»
Spero che l'impostazione dell'analisi svolta dall'autore nonché le tematiche affrontate all'interno del saggio, siano di tutt'altro tenore. Non sono psicopedagogo, ma mi pare un po' spicciolo in questo senso il messaggio che riporti...
.
In ogni caso, spero mi passerà l'OT chi di dovere, la semplificazione che fai del percorso umano di Piton - a mio parere, il personaggio più affascinante tra tutti quelli della saga - non la condivido e anzi, la trovo non corrispondente in tutto e per tutto. ![]()
» postato da Olorin alle 10:11 del 26-02-2010
87 «[
Spero che l'impostazione dell'analisi svolta dall'autore nonché le tematiche affrontate all'interno del saggio, siano di tutt'altro tenore. Non sono psicopedagogo, ma mi pare un po' spicciolo in questo senso il messaggio che riporti...
.
»
non è spicciolo, è il succo della questione, per brevità.
Se non fosse un periodo infame coglierei volentieri lo spunto per fare un approfondimento su FM per articolare ma di questi tempi è una promessa (o una minaccia, dipende dai punti di vista
:"> ) che non posso mantenere e non faccio mai promesse che non son sicura di mantenere
«[
In ogni caso, spero mi passerà l'OT chi di dovere, la semplificazione che fai del percorso umano di Piton - a mio parere, il personaggio più affascinante tra tutti quelli della saga - non la condivido e anzi, la trovo non corrispondente in tutto e per tutto.
»
beh parliamone
Magari, ancor meglio, dopo aver letto il capitolo in questione
Ma mi darai atto che un messaggio educativo nel percorso di Piton esiste.
Così come ne esistono tanti altri desumibili da altri personaggi (voldemort su tutti) o anche da piccoli particolari come la canzone del Cappello al quinto anno...
» postato da Marina alle 11:48 del 26-02-2010
88 Piton è a mio parere l'UNICA figura da cui si possa trarre una traccia pedagogica in tutta l'opera. Quello che Harry stabilisce con Piton sin dall'inizio, è secondo me un tipo di rapporto molto più vicino a quello tra mestro e discepolo, di tutti gli altri. Lo svelarsi agli occhi di Harry del compito 'oscuro' - clandestino - svolto dal professore, lo si potrebbe vedere proprio come la soluzione della parte conflittuale di quel rapporto: 'la crescita'.
Non sono un pedagogo, in ogni caso
P.S. ci sono troppi 'a mio parere' e 'secondo me' in questo post
:">
» postato da Olorin alle 12:21 del 26-02-2010
89 «Piton è a mio parere l'UNICA figura da cui si possa trarre una traccia pedagogica in tutta l'opera. » Non capisco, Silente no?
» postato da Palin alle 14:18 del 26-02-2010
90 Per come la vedo io, premesso che l'intento del libro non mi sembra proprio quello di fornire dei riferimenti educativi, quanto quello di creare una storia di successo - i personaggi non sono quindi chiaramente connotati in questo senso - Silente mi appare da quel punto di vista, una figura molto debole, tanto che la stessa autrice fa sì che Harry nel corso della saga, ne metta spesso in dubbio la dedizione e la disponibilità nei suoi confronti. Molte delle situazioni critiche nella trama, nascono proprio dalla mancanza per il maghetto di una guida quale il preside pareva essere preposto a diventare. Per contro, Piton ha una focalizzazione su Harry molto più costante ed efficace: lo stuzzica, lo pungola, lo controlla, lo stimola, si pone quale argine ai suoi eccessi (a volte addirittura, lo salva) e come termine anche 'tecnico' con cui confrontarsi. Si scopre solo poi, che Silente stesso lo aveva investito di questo compito... ma non è che anche la Rowling abbia scoperto mano a mano che sviluppava il personaggio, che era molto più 'genitore' il cattivo piuttosto che il buono? Ripeto, è una mia chiave di lettura che per primo riconosco essere piena di scricchiolii, semplicemente perché questo tipo di sfumature all'interno dell'opera, le ritengo trattate marginalmente, presenti con chiarezza solo occasionalmente, per cui prive di un vero sviluppo armonico e omogeneo e senza vera intenzione da parte di chi le ha scritte.
» postato da Olorin alle 15:00 del 26-02-2010
91 «Per come la vedo io, premesso che l'intento del libro non mi sembra proprio quello di fornire dei riferimenti educativi, quanto quello di creare una storia di successo - i personaggi non sono quindi chiaramente connotati in questo senso » certo che non c'è intento conscio ,ma quando crei dei personaggi inevitabilmente ci metti un po' dei tuoi valori nei Buoni e l'opposto di quel che consideri valori nei Cattivi. Nessuno può estraniarsi al punto da evitare questo, anche se lo vede poi a posteriori, a libro ultimato « - Silente mi appare da quel punto di vista, una figura molto debole, » anch'io su Silente sono in controtendenza rispetto alla maggioranza dei lettori: col 7 mi è scaduto a livelli abissali. E'solo un burattinaio, che sacrifica le persone, anche quelle che dice di amare, come pedine sulla scacchiera del Bene Supremo. In questo non è cambiato da quando, adolescente, sognava la stessa cosa con Grindelwald « Per contro, Piton ha una focalizzazione su Harry molto più costante ed efficace: lo stuzzica, lo pungola, lo controlla, lo stimola, si pone quale argine ai suoi eccessi (a volte addirittura, lo salva) e come termine anche 'tecnico' con cui confrontarsi. Si scopre solo poi, che Silente stesso lo aveva investito di questo compito... » io vedo un tutt'altro Piton: ciò che fa per Harry è incidentale, lui agisce solo per soddisfare il suo desiderio di vendetta contro chi gli ha ucciso Lily. Anzi, nei cofnronti di Harry prova ciò che - comprensibilmente, gli va dato atto - proverebbe chiunque nel vedere non solo il figlio del rivale ma il rivale redivivo in lui.
» postato da Marina alle 23:24 del 26-02-2010
92 Piton in Harry vede non solo la persona che l'ha umiliato, la figura del bullo che guida una banda e sbeffeggia quelli che sono un pò emerginati (come lo era lui, un ragazzo goffo e impacciato, che s'appoggia ai forti come Voldemort per trovare quella sicurezza che gli manca), ma chi gli ha rubato l'amore della sua vita. Harry assomiglia in tutto e per tutto nell'aspetto esteriore e nel modo di porsi a suo padre, ma c'è una differenza: ha gli occhi della madre. Interiormente è uguale a lei. Quando vede Harry, Piton è in forte conflitto: un odio sprezzante per la copia giovane dell'uomo che ha odiato più di ogni cosa e che non fa che ricordargli le ferite passate; ma non può negare quegli occhi che ricorrdano tanto Lily. Piton è un uomo spezzato, separato in sè stesso, tra odio, amore e rimpianto. Silente rappresenta il genio, adorato e rispettato da tutti, ma come tale lontano e distaccato, che non riesce a instaurare veri rapporti umani: è questo il suo punto debole. Cerca con Harry di recuperare, ma non riesce a superare la sua natura, che è quella di dimostrare di essere il migliore: l'etichetta di grande mago è un peso che non riesce a scrollarsi di dosso. Silente è un idealista, rincorre ciò che non ha mai potuto raggiungere: calore umano verso le persone.
» postato da Anonimo (DH) alle 23:58 del 26-02-2010
93 Una bella discussione, complimenti!
» postato da (Gianluca Cozzoli) alle 00:13 del 27-02-2010
94 «io vedo un tutt'altro Piton: ciò che fa per Harry è incidentale, lui agisce solo per soddisfare il suo desiderio di vendetta contro chi gli ha ucciso Lily.
Anzi, nei cofnronti di Harry prova ciò che - comprensibilmente, gli va dato atto - proverebbe chiunque nel vedere non solo il figlio del rivale ma il rivale redivivo in lui.»
«Quando vede Harry, Piton è in forte conflitto: un odio sprezzante per la copia giovane dell'uomo che ha odiato più di ogni cosa e che non fa che ricordargli le ferite passate; ma non può negare quegli occhi che ricorrdano tanto Lily. Piton è un uomo spezzato, separato in sè stesso, tra odio, amore e rimpianto. »
Non mi pare ci sia incidentalità e nemmeno accidentalità in ciò che fa Piton. Esegue ciò che Silente gli chiede di fare, proteggere Harry, pur dibattuto nel grande conflitto che descrivete. Che dentro di lui esistano crepe e ombre, non lo vedo come un elemento penalizzante per l'importanza della sua figura nella crescita di Harry fino a quando anche il personaggio di Piton non viene risucchiato nel gorgo dei rapporti 'alla pari'. Difatti Harry - e questo è uno dei bachi - stabilisce con gli adulti dei rapporti paritari quando non addirittura autorevolmente sbilanciati dalla sua parte. L'unico adulto che resiste a lungo a questa dinamica, a mio parere 'pedagogicamente malata', è proprio Piton.
Come detto da Ohdrein, Silente lo vedo quasi etereo, per cui molto poco realistico in questi termini.
Ma non abbiamo ancora parlato delle aberrazioni che il coinvolgimento della magia genera in tutte queste vicende!!!
Ok, mi fermo
ma resto sempre del parere che non ci sia un vero sviluppo di queste tematiche. E anche i personaggi, per quanto io abbia apprezzato la saga - a parte la sua conclusione - molto spesso non sono coerenti, ogni tanto vengono anche stravolti per tappare qualche buco della trama e quant'altro. Insomma, a mio parer è davvero dura tirarne fuori un saggio se non in merito ai significati indotti dell'opera.
» postato da Olorin alle 00:50 del 27-02-2010
95 Ho lavorato al pc fino alle ore piccole e prima di spegnere approfitto per passare di qua, anche perché nel WE avrò ancora meno tempo e mi spiacerebbe se la discussione, che finalmente s'è fatta interessante, scivolasse giù...
«
Non mi pare ci sia incidentalità e nemmeno accidentalità in ciò che fa Piton. Esegue ciò che Silente gli chiede di fare, proteggere Harry, pur dibattuto nel grande conflitto che descrivete. »
accidentalità no, certamente fa quello che gli ha chiesto Silente, ma incidentalità sì. A Piton non frega nulla di proteggere Harry, lo fa solo perché secondo il piano di Silente è l'unico modo per togliere di mezzo Voldemort.
Se poi Harry guadagna qualcosa dal punto di vista educativo dall'incontro con la personalità di Piton, è appunto incidentale e non di certo deliberatamente voluto da Piton, al quale continua a non fregare nulla di nessuno tranne che di sé. Anche se ha almeno il buongusto di inorridire alla fine quando apprende per cosa sia stato allevato il ragazzo. Anche di questo gli va dato atto. Però non scordiamoci anche che lo accetta, mentre se penso a come avrebbe reagito, ad esempio, un Arthur Weasley di fronte a un'enormità del genere, di sicuro si sarebbe opposto o avrebbe come minimo chiesto che Harry fosse informato da subito per potere scegliere senza avere le spalle al muro. E in caso di rifiuto, si sarebbe schierato con lui. Non a caso la Row ha lo ha evidenziato come la vera figura paterna della saga. Non James, che ne esce un deficiente, non Sirius, che ne esce un immaturo, nemmeno Lupin che ne esce un codardo e tantomeno Silente per quel che ho detto prima: è Arthur la quintessenza del vero rapporto paterno.
Ma tornando al saggio, mi sembra tu assimili due concetti diversi: quello che i personaggi insegnano, direttamente o indirettamente a harry, e il messaggio educativo indiretto che i giovane lettore evince dai loro comportamenti. E' questo, credo, il fulcro di una potenziale psicopedagogia hogwartsiana.
PS: Bella disamina, Ohdrein! ![]()
» postato da Marina alle 01:44 del 27-02-2010
96 Grazie Marina ![]()
» postato da Anonimo (DH) alle 11:53 del 27-02-2010
97 Ah, ah, ah... ma non mi fate ridere. Si possono dire tante stupidaggini in merito ad un libro del genere? Io lo comprerò perché sono curiosissima. Se non mi piacerà, allora spenderò qualche parola in merito. Sprecare tanto "fiato" su un libro che non è stato ancora letto mi sembra troppo pretenzioso, da parte di tutti i forumisti che sono intervenuti in questo spazio. Compresa io, forse!
» postato da (Antonella Romanelli) alle 14:25 del 28-02-2010
98 C'è stato uno scambio di pareri sul tema del libro in questione, ma si è anche avuto uno scambio di idee sulle figure di HP; riflessioni che possono arricchire una persona, se lo vuole. Non le reputo stupidaggini, a meno che con questo termini non si indichino argomenti che fanno riflettere, come fa la società attuale che banalizza gli spunti interessanti ed esalta l'apparire senza sostanza.
» postato da Anonimo (DH) alle 14:43 del 28-02-2010
99 «Ah, ah, ah... ma non mi fate ridere. Si possono dire tante stupidaggini in merito ad un libro del genere? Io lo comprerò perché sono curiosissima. Se non mi piacerà, allora spenderò qualche parola in merito. Sprecare tanto "fiato" su un libro che non è stato ancora letto mi sembra troppo pretenzioso, da parte di tutti i forumisti che sono intervenuti in questo spazio. Compresa io, forse!» evidentemente, come altri che hanno commentato a vanvera su questo thread al di fuori di questo forum, non hai compreso i termini della discussione, che vertevano sui criteri adottati per soppesare un libro e decidere del suo acquisto. La posizione in contestazione non è sulla presentazione dei contenuti, che può legittimamente convincere o meno, ma quella fondata su criteri aprioristici quali l'età dell'autore.
» postato da Marina alle 17:48 del 28-02-2010
100 personalmente, ho approcciato i giovani scrittori in maniera molto aperta (politically correct??) e mi sono preso ghirardi, paolini, ho tentato la via strazzulla. Che dire? Sono diventato aprioristico. Dal punto di vista della narrativa in genere, quindi, li evito. Nello specifico del thread, il fatto che il tutto, oltre ad essere palleggiato tra le mani di un ventenne, sia incentrato sulla psicopedagogia (c'è gente che ci studia per anni e ci prende lauree) mi rende oltre modo aprioristico. Si è detto che un ventenne può avere dei limiti nel campo della narrativa ma che i saggi sono un'altra cosa. Che un ventenne può scrivere tesine di tutto rispetto. Tesine, appunto. Altro elemento che mi rende sospettoso è l'ambientazione potteriana. A me hp è piaciuto, ma da qui a cercarci dentro il senso della vita ce ne passa. Lo vedo, teoricamente, come l'ennesimo testo che sale sul carro del vincitore. E poi, suffragando anche nel mio caso il basso profilo culturale che mi contraddistingue, vedere i titoli dei capitoli è stato devastante. "Il Gioco del quidditch"?? Ma dai. Poi ok, vogliamo fare psicologia ed antropologia di bassa lega, ed è lecito. Ma allora preferisco che so, il quadro sociale della classe mediobassa americana che vive tra difficoltà economiche e football messo in scena in friday night lights....il che è comunque tutto dire.
» postato da frankifol alle 18:45 del 28-02-2010
101 Oh my god! Ma Mondo Erre era la rivista che leggevo anch'io quando andavo all'oratorio! A questo punto comprendo l'approccio un tantino oratoriale al mondo di Harry Potter da parte del nostro autore. Forse a questo punto "Elementi di psicopedagogia eccetera eccetera" è un titolo pomposo e fuorviante.
» postato da uljanka alle 19:31 del 28-02-2010
102 Frankifol, il termine tesine è in riferimento alla quantità di pagine, non al contenuto (che ripeto, non ho ancora letto e non posso giudicare). Oggi cmq con tesine di 80 pagine ci si laurea, quindi se prefersici chiamiamole pure tesi, benché (nonna mode on) "ai miei tempi" (nonna mode off) le tesi veleggiassero sulle 300 e da qui, probabilmente, il mio riflesso automatico nello scrivere la parola tesina. Il che poi non significa automaticamente che 300 pagine di tesi non siano una tesina nel contenuto, se non nella quantità. In ogni caso il ns Marco recensirà il libro non appena gli arriverà, così almeno discuteremo su basi oggettive. Qualsiasi altro criterio, per quanto mi riguarda è fuffa. Se dovessi inseguire criteri che esulano da contenuto, potrei allora portarti - facendo senz'altro un errore - questo: Il Cerchio ha pubblicato saggi di Poalo Gulisano, che è tutt'altro che ragazzino e tutt'altro che sprovveduto in materia di fantasy, quindi per la proprietà transitiva anche il saggio di Carriero deve essere a quel livello. Il ragionamento come vedi ha una sua logica, solo che il punto d'arrivo è aberrante, perché chiunque sa dall'esperienza che il marchio di un editore non garantisce, a priori, un bel nulla. Così come appunto l'età dello scrittore, e ritorno all'esempio della veneranda Isabelle Canì, autrice di un saggio inutile e fuffoso su HP. Io stessa ho difeso in un approfondimento il diritto di Ghirardi & CO di scrivere un romanzo senza essere giudicati prima, dopodiché letti ampi stralci di Boscoquieto concordo che sia pessimo, ma si tratta di giudizio, appunto, sul contenuto. Del resto, benché rari nella letteratura non sono mancati i giovani fuoriclasse no?
» postato da Marina alle 20:51 del 28-02-2010
103 «Del resto, benché rari nella letteratura non sono mancati i giovani fuoriclasse no?» L'eccezione che conferma la regola. Ma quando le eccezioni nascono come funghi in spazi e tempi ristretti, c'è qualcosa di strano, come è accaduto spesso nel nostro paese. E a furia di gridare al lupo nessuno ci crede più.
» postato da Anonimo (DH) alle 21:11 del 28-02-2010
104 ««Del resto, benché rari nella letteratura non sono mancati i giovani fuoriclasse no?» L'eccezione che conferma la regola. Ma quando le eccezioni nascono come funghi in spazi e tempi ristretti, c'è qualcosa di strano, come è accaduto spesso nel nostro paese. E a furia di gridare al lupo nessuno ci crede più.» ma la regola è anche fatta da anche fatta da adulti no? Se statisticamente sono di più gli autori adulti, statisticamente saranno anche maggiori le probabilità che un certo numero di buoni libri venga dalla fetta di scrittori più nutrita, cioè quella adulta. Teniamo anche conto che un tempo i giovanissimi erano l'eccezione perché non essendoci Internet l'editoria era un mondo lontano e sconosciuto, oggi le nuove generazioni hanno più conoscenza a loro disposizione e più mezzi, e dunque fanno prima quel che le generazioni precedenti facevano a una certa età Che poi si gridi al capolavoro ogni volta che un ragazzino pubblica è una altro discorso, ma non è cmq il discorso applicabile qui, visto che non mi sembra che nessuno abbia affermato che questo saggio sia un capolavoro del panorama letterario italiano (oh, poi magari lo è anche, non so, ma parlo di squilli di trombe al lancio del volume)
» postato da Marina alle 21:33 del 28-02-2010
105 «
Altro elemento che mi rende sospettoso è l'ambientazione potteriana. A me hp è piaciuto, ma da qui a cercarci dentro il senso della vita ce ne passa. Lo vedo, teoricamente, come l'ennesimo testo che sale sul carro del vincitore. .»
carro del vincitore? Per una media del 5% sul prezzo di copertina a fronte di una media di 500 copie se va bene? Che trionfo, non c'è che dire, son cifre che cambiano la vita
Senza contare che se applicassimo il discorso a tutta la saggistica, allora tutti quelli che han scritto sull'Alighieri e sul Leopardi non sono che biechi profittatori della fama dell'opera altrui.
Meno male che gli editori ragionano altrimenti, se no leggeremmo solo saggi sulla vita sessuale dei coleotteri...
» postato da Marina alle 21:48 del 28-02-2010
106 non l'ho messa sull'economico. Intendo dire che nella scelta di un argomento , beh, scelgo quello che tira. Già mi immagino a presentare un saggio al mio editore..."ragazzo, di che parla?" ed io :"dei coleotteri signore". Molto meglio dirgli "Di hp signore!" O no? che poi, sempre detto tra noi, meno male che a lorenz ed alla coifmann l'editore non ha chiesto di hp. Tralascerei parallelismi tra hp e manzoni&co (ma eviterei anche roba banale come jordan, erikson e via dicendo), e concludo sottolineando come le nuove tecnologie siano una delle cause di questo fenomeno, per me aberrante, degli scrittori ragazzini. Che grazie alle possibilità fornite da questi "mezzi in più" ammorbano gli scaffali delle librerie.
» postato da frankifol alle 22:22 del 28-02-2010
107 «non l'ho messa sull'economico. Intendo dire che nella scelta di un argomento , beh, scelgo quello che tira. Già mi immagino a presentare un saggio al mio editore..."ragazzo, di che parla?" ed io :"dei coleotteri signore". » non è questione di come si presenta un saggio (e come ho già detto a volte è l'editore a richiederlo); la questione è che ogni saggio ha un suo segmento di pubblico, ed è giusto che ciascun segmento abbia i suoi saggi di riferimento senza che l'altro segmento storca il naso dicendo che quel segmento non ha ragion d'essere solo perché non è il suo. Quanto alla scelta dell'autore che lo presenta, è ovvio che come chi scrive di narrativa di solito scrive del genere che preferisce, così è anche chi scrive di saggistica. A maggior ragione nella saggistica, visto che ben difficilmente qualcuno diventa esperto di un argomento che non lo appassiona, no? « Tralascerei parallelismi tra hp e manzoni&co » se noti, non l'ho messa sulla grandezza ma sulla mera fama. E temo che all'estero siano molti meno quelli che conoscono Manzoni che quelli che conoscono la Rowling, o Dan Brown, o Stephen King o chi vuoi tu. « concludo sottolineando come le nuove tecnologie siano una delle cause di questo fenomeno, per me aberrante, degli scrittori ragazzini. Che grazie alle possibilità fornite da questi "mezzi in più" ammorbano gli scaffali delle librerie.» piaccia o no questa è la realtà: le nuove generazioni diventano sempre più precoci in tutto, dovremo farci l'abitudine.
» postato da Marina alle 23:08 del 28-02-2010
108 « Che poi si gridi al capolavoro ogni volta che un ragazzino pubblica è una altro discorso, ma non è cmq il discorso applicabile qui» Infatti, il discorso è riferito in generale, non a questo specifico, ma è una piega che ha preso in questi ultimi anni in Italia (si è citato Ghirardi e Starzulla poco sopra): capita sempre più di frequente che le case cerchino scrittori giovani, molto giovani, puntando più sull'età, che sul valore dell'opera. Alle volte sui giornali si parla di giovani scrittori, ma l'articolo verte sull'autore, volendolo mostrare come un caso letterario, mostrando la sua vita, ma mai parlando della sua opera: ci si concentra sul chi e non sul che cosa. Si parla tanto, ma alla fine non si concretizza nulla (es un articolo su Chi di Elisa Rosso). Non conta il valore dell'opera, ma il fattore mediatico. «le nuove generazioni diventano sempre più precoci in tutto, dovremo farci l'abitudine.» Che le nuove generazioni in teoria debbano andare oltre quelle vecchie è una realtà, ma il come sta succedendo adesso non so se è un bene; troppa fretta porta a consumarsi velocemente. La domanda è un'altra: il sistema che c'è attualmente è davvero il meglio che si può avere oppure c'è qualcosa di tremendamente sbagliato? Serve una seria riflessione su questo punto.
» postato da Anonimo (DH) alle 23:47 del 28-02-2010
109 « Che le nuove generazioni in teoria debbano andare oltre quelle vecchie è una realtà, ma il come sta succedendo adesso non so se è un bene; troppa fretta porta a consumarsi velocemente. La domanda è un'altra: il sistema che c'è attualmente è davvero il meglio che si può avere oppure c'è qualcosa di tremendamente sbagliato? Serve una seria riflessione su questo punto.» Io credo che il sistema attuale sia un po' lo specchio della società all'esterno dell'editoria...
» postato da Palin alle 00:31 del 01-03-2010
110 « Io credo che il sistema attuale sia un po' lo specchio della società all'esterno dell'editoria...» E' una giusta osservazione. E i lbri prodotti sono un suo riflesso (ad esempio se ne è parlato qui). Occorre vedere quanti sono in grado d'accorgersene
» postato da Anonimo (DH) alle 00:42 del 01-03-2010
111 C'è anche da sottolineare che di due capitoli abbiamo degli estratti (più probabilmente il 90% degli stessi), ovvero gli articoli pubblicati su FM dall'autore. Due concentrati di banalità e forzature.
» postato da Zweilawyer alle 13:18 del 01-03-2010
112 Ohdrein, in riferimento alla discussione sui vampiri (magari poi la riprendo di là) io non credo che la Meyer volesse proporre come positivo un modello negativo (che poi, se anche avesse proposto un messaggio avrebbe cmq avuto addosso una fetta di detrattori perché ci son quelli che stortano il naso di fronte a qualsiasi messaggio etico). E che in fondo tanto negativo non è, visto che rinnega la propria natura e fa una scelta etica di non uccidere umani. Credo che volesse semplicemente ribaltare un cliché per avere una storia un po' diversa. Anche se poi è diversa fino a un certo punto, visto che non è certo la prima che narrare di un vampiro buono. Dunque che Twilight non abbia guizzi particolari, né stilistici né narrativi siam d'accordo, ma ho l'impressione che si faccia eccessiva dietrologia sui suoi intenti e sui personaggi. Ho letto per es. un articolo secondo cui Edward sarebbe uno stalker, una tesi da morir dal ridere: ammetto che sia un po' troppo appiccicoso (ma anche nella vita c'è chi ama la gente appiccicosa e simbiotica) ma da qui a integrare il profilo dello stalker ci passa l'oceano. Quanto all'amore di Twlight, ho visto che tu contesti la portata. IMO la portata ci sta, ci sono amori fortissimi, che sembrano un romanzo, anche nella vita. Quello che manca, piuttosto, è la costruzione credibile di questo rapporto. I due si innamorano perdutamente senza alcun motivo. Una cosa che succede solo nelle fiabe, immagino per motivi di semplificazione rispetto al target i riferimento e di brevità delle stesse, ma che in un romanzo, anche se di un genere che è figlio della fiaba, fa senz'altro arricciare il naso. Zweilawyer: considerato il numero dei capitoli rapportati al numero di pagine, dubito che gli articoli apparsi su FM rispecchino i relativi capitoli (gli articoli saranno si e no due pagine...). E' roba che va bene appunto per un articolo, ma per un libro c'è sicuramente bisogno di approfondire molte delle affermazioni che vengono fatte in quella sede. Forzature cmq non ne ho viste.
» postato da Marina alle 14:39 del 01-03-2010
113 «Ohdrein, in riferimento alla discussione sui vampiri (magari poi la riprendo di là) .»
Meglio continuare là: la discussione è interessante e si può ampliare
(e poi saremmo in tema, qua stiamo uscenda dai binari
)
«io non credo che la Meyer volesse proporre come positivo un modello negativo.»
Infatti credo che quanto abbia fatto sia stata una cosa involontaria; e non volendo ha mostrato uno specchio della nostra epoca.
«un articolo secondo cui Edward sarebbe uno stalker, una tesi da morir dal ridere: ammetto che sia un po' troppo appiccicoso (ma anche nella vita c'è chi ama la gente appiccicosa e simbiotica) ma da qui a integrare il profilo dello stalker ci passa l'oceano.»
:">
:"> Comunque il confine tra lo stalker e l'innamorato è davvero sottile: volendo si può ritenere ogni innamorato uno stalker, data l'intensità delle emozioni che si vivono, ma sarebbe un errore. Un innamorato cerca di vedere il soggetto dei suoi sentimenti quanto più possibile, perchè in quei momenti è il centro della sua esistenza, ma non perseguita, non arriverebbe a far del male fisico o psicologico a chi tiene così tanto.
«Quanto all'amore di Twlight, ho visto che tu contesti la portata. IMO la portata ci sta, ci sono amori fortissimi, che sembrano un romanzo, anche nella vita. Quello che manca, piuttosto, è la costruzione credibile di questo rapporto. I due si innamorano perdutamente senza alcun motivo. Una cosa che succede solo nelle fiabe, immagino per motivi di semplificazione rispetto al target i riferimento e di brevità delle stesse, ma che in un romanzo, anche se di un genere che è figlio della fiaba, fa senz'altro arricciare il naso.»
Meglio continuare da un'altra parte: mi sta prendendo la mano e siamo fuori tema ![]()
» postato da Anonimo (DH) alle 15:50 del 01-03-2010
115 Ciao, complimenti a tutti per i commenti!
» postato da (Giovanni Manistri) alle 14:27 del 22-03-2010
Puoi continuare la discussione sul forum


16 «Non vedo per quale motivo dovrei leggere una manciata di pagine scritte da un adolescente su un argomento trito e ritrito.» perché strettamente parlando a 22 anni adolescenti non si è più; perché la saggistica è molto, molto diversa dalla narrativa e così come molti ragazzi di quell'età sono in grado di scrivere una buona tesina, potrebbero essere anche in grado di scrivere un buon saggio breve; infine, perché HP è tutt'altro che un argomento trito e ritrito: c'è materiale ancora per molti saggi, dipende dalle sfaccettature di analisi. Quindi non è che DEVI leggere questo libro, però neanche devi stroncarlo sulla base di motivazioni che - a priori - non reggono.
» postato da Marina alle 00:28 del 24-02-2010