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Gli editori del Fantastico

FantasyMagazine inaugura una nuova rubrica, curata da Marina Lenti e dedicata all'editoria del Fantastico.
All'uopo, intervisteremo a fondo le case editrici italiane del settore, esaminando il dietro le quinte del loro lavoro, cercando di capire cosa vorrebbero dagli autori, dai manoscritti e dai lettori.
Ogni puntata sarà suddivisa in tre parti: una presentazione della casa editrice, le specifiche per l'invio degli elaborati da sottoporre e, infine, l'intervista vera e propria, con domande standard per ogni editore coinvolto.
Questi sono i criteri usati per decidere quali editori includere nella rubrica:
— pubblicazione di almeno una collana dedicata in tutto o in parte al Fantastico, indipendentemente dall'età del pubblico di riferimento;
— nessuna richiesta di denaro all'autore, a nessun titolo;
— regolare corresponsione delle percentuale sul diritto d'autore in denaro, indipendentemente da quale sia la misura della percentuale concordata nel contratto.
Non è rilevante, invece, ai fini dell'inclusione, che tali editori:
— corrispondano anticipi sulle percentuali del diritto d'autore;
— abbiano anche una distribuzione in libreria;
— abbiano un ufficio stampa in grado di supportare costantemente l'autore.
Questo perché spesso solo gli editori grandi o medio-grandi hanno a disposizione questi mezzi e non sarebbe stato giusto penalizzare i molti piccoli che, con passione e determinazione, stanno cercando di farsi strada in questo difficile settore.
La selezione degli editori che rientrano nei suddetti criteri è operata in base alla Guida 2010 agli editori che pubblicano di Leonardo Pappalardo (Delos Books) oppure in base alla nostra conoscenza di prima mano o per fatto notorio dell'operato della casa editrice.
Abbiamo scelto di inaugurare la rubrica presentando la casa editrice Asengard. Potete leggere l'articolo qui sotto
Incontro con Asengard
Notizie correlate
Commenti
2 «La guida scritta da Pappalardo è veramente ottima per questo tipo di lavoro. Devo ancora recuperare l'edizione 2010, ma già la 2009 mi aveva colpita per quantità e qualità delle informazioni. Solo una cosa volevo chiedere, giusto per essere sicuro di aver capito bene: al punto 2 (nessuna richiesta di denaro all'autore, a nessun titolo) s'intende anche l'acquisto di copie, seppur minimo, giusto?» Per quanto ci riguarda, non solo di un qualsiasi numero di copie ma neanche di un francobollo. Sempre secondo quanto dichiarato dalla stessa casa editrice.
» postato da Manex alle 08:00 del 23-06-2010
3 Perché è discriminante il tipo di contratto con l'autore e non la qualità della pubblicazioni?
Preferite fare pubblicità al monnezzone piuttosto che al doppio binario?
Non sarebbe bene segnalare, tra le case "doppie" almeno quelle che indicono concorsi e hanno un buon catalogo, con autori consolidati e intelligenti?
Faccio notare che secondo la logica del "francobollo" anche la Delos sarebbe da discriminare. Sì, sono polemica. ![]()
» postato da uljanka alle 09:28 del 23-06-2010
4 «Faccio notare che secondo la logica del "francobollo" anche la Delos sarebbe da discriminare. Sì, sono polemica.
»
Brava, sei polemica, adesso per favore spiega esattamente cosa intendi, perché queste allusioncine velenose sono abbastanza fastidiose.
S*
» postato da S* alle 10:50 del 23-06-2010
5 «Perché è discriminante il tipo di contratto con l'autore e non la qualità della pubblicazioni?
»
E chi stabilisce la 'qualità' di un catalogo? Spero ti renderai conto che è un traguardo impossibile, atteso che i criteri di tali valutazioni sono sempre soggettivi.
Abbiamo optato invece per criteri oggettivi.
Se poi il catalogo dell editore xyz è buono o meno lo deciderà il singolo lettore, non un 'arbiter' che, in questo caso, lascia il tempo che trova, fosse anche Umberto Eco.
«
Preferite fare pubblicità al monnezzone piuttosto che al doppio binario?
»
ti è sfuggita la ratio della rubrica: non si sta 'pubblicizzando' autori, ma case editrici che quotidianamente si fanno un mazzo con rischio completamente a proprio carico. Ma al fuorviante termine 'pubblicizzare', sostituirei la parola 'far conoscere', visto che FM non percepisce alcunché in cambio della segnalazione.
«
Faccio notare che secondo la logica del "francobollo" anche la Delos sarebbe da discriminare. »
Delos non è a pagamento, bensì un editore cosiddetto 'puro', cosa che peraltro posso testimoniare di primissima mano.
Quindi elabora il concetto perché così è assai criptico...
«Sì, sono polemica.»
ah, che novità! ![]()
» postato da Marina alle 10:53 del 23-06-2010
6 Mi sembra un'ottima iniziativa questa rubrica sulle case editrici. Indipendentemente da come uno la pensa, è utile conoscere quelle che non pubblicano a pagamento e che lo affermano pubblicamente in un'intervista o altrove. Non mi è sembrata una discriminante sugli autori, ma sugli editori, anche perchè se si passa un certo confine diventa un percorso da fare col machete.
» postato da Kinzica alle 11:13 del 23-06-2010
7 Una rubrica davvero interessante, la seguirò con molto piacere ![]()
» postato da Stefanoventa alle 11:46 del 23-06-2010
8 Concordo con Kinzica. Una buona iniziativa: che qualcuno mi corregga se sbaglio, ma mi sembra che la rubrica, come il libro di Pappalardo, sia l'unica che affronta questo argomento.
» postato da Anonimo (DH) alle 11:56 del 23-06-2010
10 «Concordo con Kinzica. Una buona iniziativa: che qualcuno mi corregga se sbaglio, ma mi sembra che la rubrica, come il libro di Pappalardo, sia l'unica che affronta questo argomento.» Non proprio. Seppur con forme diverse, sono molti i siti che si occupano di "catalogare" quali sono gli editori seri, quelli con un doppio binario e quelli invece truffaldini, a partire da Writer's Dream.
» postato da Okamis alle 12:09 del 23-06-2010
11 Beh, mi sembra che la Delos chieda dei contributi superiori alla media per l'iscrizione ai concorsi. Ben più di un francobollo. Certo, sono giustificatissimi, visto che bisogna reclutare dei lettori, per mantenere l'impegno, che di ogni romanzo ricevuto si stila una scheda di valutazione, e che chi partecipa riceve una copia del romanzo vincitore. Bravissimi. E come rispondereste allora a chi, a causa di questo minimo contributo, minimo ma pur sempre presente, propone di inserirvi nelle liste a doppio binario? http://www.writersdream.org/blog/2010/06/doppio-binario-quelli-che/ Sapevo che mi si sarebbe risposto che è impossibile vagliare gli editori in base alla qualità delle pubblicazioni. Solita solfa. Le trame scontate e la cattiva scrittura (con errori, ripetizioni) si riconoscono dopo poche pagine, e chi lavora nell'editoria lo sa bene. Se un romanzo è banale e scritto male lo si cestina, no? Pubblicare senza chiedere contributo un fantasy di serie Z, pensando che sia ben vendibile, è forse più lodevole che dare voce a un autore intelligente ma "difficile" per tematiche e stile, chiedendogli l'acquisto di copie? Se non è da deprecare la prima cosa non lo è la seconda. Certo, la cosa giusta sarebbe dar spazio agli autori che "osano" senza chieder loro un soldo... ma nell'ambito del fantastico sembra cosa impossibile. Anch'io penso che sia utile conoscere di prima persona gli editori, che da queste interviste verranno informazioni utili e che gli appassionati del fantastico che impareranno quali operatori privilegiare. Discriminando le case editrici, comunque, si discriminano sempre anche gli autori, è inevitabile.
» postato da uljanka alle 12:10 del 23-06-2010
12 scusate, per doppio binario che s'intende?
» postato da Agar Cioccolato alle 12:15 del 23-06-2010
13 «scusate, per doppio binario che s'intende?» Qui si definiscono in tal modo quegli editori che pubblicano gratuitamente alcuni autori e chiedono un contributo ad altri. I criteri e le modalità variano da casa a casa.
» postato da uljanka alle 12:18 del 23-06-2010
14 DISCLAIMER: a scanso di equivoci, preciso che quel che segue sono le mie personali opinioni in tema di editoria, non sto parlando a nome di Delos perché non ricopro alcuna carica in questa casa editrice. Quanto invece ai criteri adottati per la rubrica, parlo invece in qualità di redattore cui è affidata la medesima. «Beh, mi sembra che la Delos chieda dei contributi superiori alla media per l'iscrizione ai concorsi. Ben più di un francobollo. Certo, sono giustificatissimi, visto che bisogna reclutare dei lettori, per mantenere l'impegno, che di ogni romanzo ricevuto si stila una scheda di valutazione, e che chi partecipa riceve una copia del romanzo vincitore. .» la scheda+il romanzo è molto più di quello che offrono altri concorsi. E cmq se uno si sente così fuoriclasse, può sempre provare a mandare il romanzo fuori dal concorso. Di clamorosi ripescaggi 'against all odds' dalla slush pile è piena la storia dell'editoria. Oppure uno può sempre decidere di non pubblicare con Delos e scegliersi un altro editore. In ogni caso il criterio di selezione della rubrica si riferisce al rapporto autore edito e suo editore e in quel senso il criterio si intende all'americana: se transitano dei soldi, lo fanno dall'editore all'autore, mai viceversa. Dunque i concorsi sono cosa a sé. Anzi, se la devo dire tutta ,io i concorsi li ho sempre trovati inutili, con tutto il rispetto epr chi ci prova. In ogni caso, se si eccettua quegli editori che fanno i concorsi più volte l'anno per pubblicare poi antologie da cui ricavare introiti dagli autori stessi, lo sbarramento serve solo a limitare la quantità industriale di elaborati che un editore riceve quotidianamente, non certo per vivere di rendita sulla tassa di iscrizione (sarebbe un po' dura riuscire a tenere aperta la baracca in questo modo) .Finiamola con la storia "editori tutti bastardi a prescindere". Ci sono anche ragioni di economia 'politica' come appunto la scrematura preventiva dei perditempo, dietro a certe iniziative. La guerra va fatta, semmai, a chi spenna gli autori col contributo raccontandogli che "così fan tutti", non agli altri. « E come rispondereste allora a chi, a causa di questo minimo contributo, minimo ma pur sempre presente, propone di inserirvi nelle liste a doppio binario? http://www.writersdream.org/blog/2010/06/doppio-binario-quelli-che/» personalmente direi "facciano quel che gli pare", ognuno usa i criteri che preferisce, a casa sua. « Sapevo che mi si sarebbe risposto che è impossibile vagliare gli editori in base alla qualità delle pubblicazioni. Solita solfa. Le trame scontate e la cattiva scrittura (con errori, ripetizioni) si riconoscono dopo poche pagine, e chi lavora nell'editoria lo sa bene. Se un romanzo è banale e scritto male lo si cestina, no? » peccato che il banale/scritto male è cmq soggettivo. Un sacco di volte, in redazione, qualcuno ha amato un libro che a qualcun altro ha fatto arricciare i capelli. La cattiva scrittura, peraltro, a meno che non si parli di sintassi italiana, è sempre soggettiva. Prendi ad esempio un tormentone dei Gamberi: lo show don't tell. Ho detto più volte che soppesare un libro su questo parametro è una scemenza, perché ci sono un sacco di classici pieni di 'sta roba, così come pieni di infodump. E' questione di stile, e lo stile che uno ama può non essere lo stile che ama un altro. Ergo lo stile è un parametro soggettivo, anche perché cmq è impossibile scrivere un romanzo tutto show don't tell. Come dico sempre, bene sapere le regoline, ma poi la bravura sta nel capire qundo usarle e quando no. « Pubblicare senza chiedere contributo un fantasy di serie Z, pensando che sia ben vendibile, è forse più lodevole che dare voce a un autore intelligente ma "difficile" per tematiche e stile, chiedendogli l'acquisto di copie? Se non è da deprecare la prima cosa non lo è la seconda. Certo, la cosa giusta sarebbe dar spazio agli autori che "osano" senza chieder loro un soldo... ma nell'ambito del fantastico si tratta di pochissimi casi illustri. » fermo restando quanto detto sopra, ma tu gli interventi degli altri li leggi? Ho già spiegato che qui non si tratta di rubrica che fa conoscere gli autori ma gli editori. Se poi uno decide che il catalogo di un determinato editore fa schifo, legittimo, ma affari suoi, che c'entra con la rubrica? « Anch'io penso che sia utile conoscere di prima persona gli editori, che da queste interviste verranno informazioni utili e che gli appassionati del fantastico che impareranno quali operatori privilegiare.» ecco, finalmente siam d'accordo su qualcosa « Discriminando le case editrici, comunque, si discriminano sempre anche gli autori, è inevitabile.» echissenefrega non vogliamo dirlo? FM non è mica l'ufficio stampa di nessuno e peraltro questo concetto di democrazia editoriale a me fa semplicemente ridere. E' lo stesso principio cui si appellano anche gli editori a pagamento: tutti han diritto di pubblicare. E tu stai andando addirittura un pezzetto più in là dicendo: tutti han diritto a essere segnalati. Ma dove sta scritto? Nelle testate si segnala o cose che si sono apprezzate, o cose che rispondono ai criteri adottati da quelle riviste. Non è compito di una rivista leggere e valutare tutto lo scibile, anche perché ci vorrebbe un reggimento di redattori a tempo pieno.
» postato da Marina alle 12:40 del 23-06-2010
15 Aggiungo una cosa che ho scordato nel post precdente e mi preme sottolineare: «Se non è da deprecare la prima cosa non lo è la seconda. .» ecco chiariamoo anche che questa rubrica non è la lavagnetta dei buoni e cattivi. Anche perché FM non è Dio e non intende distribuire patenti. La rubrica ha adottato parametri ben chiari (condivisibili o meno, questo resta al lettore ma non li inficia) e e chi non ci rientra semplicemente non ci rientra.
» postato da Marina alle 12:54 del 23-06-2010
16 Un'ottima iniziativa. E buon lavoro a Marina.
Fantasy Magazine, checché molti dicano in giro, resta un punto di riferimento per chi vuol discutere, comprendere e vivere il fantastico in Italia (assieme a realtà consolidate come Terre di Confine, ad esempio).
Circa i criteri di scelta, non credo d'aver ben capito l'intervento di Uljanka. Cos'è 'sta cosa del "francobollo"? Scusate se mi sfugge qualcosa di ovvio.
» postato da Negróre alle 12:59 del 23-06-2010
17 «Un'ottima iniziativa. E buon lavoro a Marina.
»
grazie, Andrea.
«
Circa i criteri di scelta, non credo d'aver ben capito l'intervento di Uljanka. Cos'è 'sta cosa del "francobollo"? Scusate se mi sfugge qualcosa di ovvio.»
si riferisce all'intervento di Ema, che ha usato il francobollo come metafora, intendendo che nei criteri non sono ricompresi gli editori che chiedono anche solo un minimo passaggio di denaro dall'autore verso di essi.
Come ho già spiegato, i criteri della rubrica si riferiscono al contratto fra l'editore e il suo autore, quindi i concorsi, che sono una preselezione (discutibile o meno non ha importanza, qui, semmai in OT c'è un apposito thread sull'Editoria dove ognuno può eventualmente lamentarsi di quanto faccia schifo questo sbarramento) non c'entrano nulla coi suddetti criteri adottati in questa sede.
» postato da Marina alle 13:10 del 23-06-2010
18 «Un'ottima iniziativa. E buon lavoro a Marina.
Fantasy Magazine, checché molti dicano in giro, resta un punto di riferimento per chi vuol discutere, comprendere e vivere il fantastico in Italia (assieme a realtà consolidate come Terre di Confine, ad esempio).
Circa i criteri di scelta, non credo d'aver ben capito l'intervento di Uljanka. Cos'è 'sta cosa del "francobollo"? Scusate se mi sfugge qualcosa di ovvio.»
Deriva dalla mia risposta. Che deriva a sua volta da un fatto accaduto. Una giustificazione del contributo che mi è stata fornita da un autore, quando gli ho fatto notare che mi segnalava un suo volume edito da una editrice a pagamento, è stata che aveva contribuito per cancelleria, francobolli e bollini siae. Una vera e propria millanteria dell'editore. Imho, i concorsi con tassa di iscrizione non sono contributo perchè non danno luogo necessariamente alla pubblicazione. Ogni editore o organizzatore potrà chiedere quanto ritiene opportuno e lascio giudicare agli aspiranti scrittori se tale importo sia equo rispetto alla dinamica del concorso. Tanto per fare un esempio, capita spesso di tasse che servono a pubblicare il volume dei vincitori o a pagare i lettori/valutatori. Altre volte in cambio dell'iscrizione non si riceve una emerita mazza.
Ma i concorsi esulano dagli scopi della nostra rubrica.
Qui parliamo di editori e del loro rapporto con la selezione dei manoscritti per la normale programmazione editoriale. Come detto prima dalla curatrice della rubrica non diamo giudizi sulla qualità dei romanzi, ma effettuiamo un servizio informativo che spieghi come lavora un editore, al fine di aiutare gli aspiranti scrittori a non mandare manoscritti a pioggia e a capire i perchè delle tempistiche per esempio.
» postato da Manex alle 13:20 del 23-06-2010
19 Diciamo che ho dato il mio benvenuto a questa nuova rubrica a modo mio e (lo ammetto) ho fatto un paio di ovetti fuori dal cesto.
:">
Ovviamente nessuno ha il diritto di essere segnalato nè lo può pretendere. Su FM d'altronde non ho visto notizia nemmeno riguardo a molti autori fantastici (in tutti i sensi) pubblicati dalle grandi case.
Faccio i miei complimenti a Marina per l'intervista a Valsesia della Asengard e leggerò con interesse le prossime "puntate".
» postato da uljanka alle 13:46 del 23-06-2010
20 Scusate, ho scritto il commento direttamente dalla pagina della notizia e lì si vedevano soltanto i primi commenti: l'ultimo era il primo di Uljanka. Grazie a Marina e Manex per la spiegazione e il tempo che si sono presi per darmela. Uljanka: in tutta sincerità, a me 'sta cosa dei "due binari" pare un po' sofistica. Che Delos chieda un contributo per i concorsi a me sembra solamente normale. Tu stessa ne vedi la ragione: è un lavoraccio selezionare le (tantissime) opere che arrivano. Vogliamo forse ripetere l'esperienza del concorso di Fantasy Magazine? Se un editore indice un concorso e ritiene che per gestirlo bene necessita di tot denaro a partecipante, qual è il male? E' un concorso: se un autore lo considera troppo caro, economicamente, non partecipa e finisce lì. Non mi sembra che per questo una casa editrice vada considerata poco seria: è tutto lì, alla luce del giorno. Non vorrei che per combattere i cattivi editori si facesse di tutta l'erba un fascio. (Preciso che io non ho nulla a che fare con Delos, né ho qualcosa in ballo con loro. E' il mio semplice, schietto pensiero.) Diverso è l'episodio di cui Manex mi ricorda (mi pare che avessi seguito la discussione in diretta, intervenendo pure). Non ricordavo il termine "francobollo". In quel caso si trattava di un raggiro vero e proprio, senza alcun concorso annesso. L'episodio, oltre tutto, a me è parso significativo: se devono cominciare a inventarsi cose di questo tipo, significa che cominciano a sentire l'alito sul collo. Continuiamo a parlarne e tentiamo di non causare vittime con "fuoco amico". In ogni caso, Uljanka, so cos'è che ti fa arrabbiare (sono parte in causa, giusto? E spero di non risultare presuntuoso se non mi sento parte degli scribacchini da quattro soldi che hanno avuto la (s)fortuna di pubblicare la loro spazzatura). Tuttavia so anche che l'unico modo per andare avanti non è tentare di "cambiare il sistema", come se i buoni autori fossero degli anarchici rivoluzionari, ma sfruttare le proprie qualità e semmai ribattere sul campo con i fatti. La punta di veleno tra i tuoi denti (che comprendo), in realtà avvelena te e non chi tu consideri "velenoso per i buoni autori". Non so se riesco a spiegarmi... Fa' del tuo meglio e poi cerca di costruirti una "carriera", scegliendo oculatamente editori via via più "forti": è l'unico modo pratico di contrastare la spazza-narrativa.
» postato da Negróre alle 13:46 del 23-06-2010
21 Ema, e io pensavo che il francobollo l'avessi usato come metafora
«Su FM d'altronde non ho visto notizia nemmeno riguardo a molti autori fantastici (in tutti i sensi) pubblicati dalle grandi case.
»
se i mandano il comunicato, segnaliaamo tutto quello che è pertinente agli argomenti di testata e ai criteri. Forse gli autori che non hai visto non sono stati segnalati a loro volta a FM dai propri uffici stampa. Vuoi fare qualche esempio, così verifichiamo meglio?
«
Faccio i miei complimenti a Marina per l'intervista a Valsesia della Asengard e leggerò con interesse le prossime "puntate".»
grazie ma in realtà i complimenti van girati tutti all'ospite, perché il contenuto 'succoso' è lui che lo produce direttamente
«
»
beh, allora personalmente di errori ortografici o sintattici in libri non a pagamento non ne ho mai visti
» postato da Marina alle 13:59 del 23-06-2010
22 convengo con negrore. ottima iniziativa, non vedo l'ora di leggere il prossimo articolo.
e un Brava a marina, scommetto che portare avanti questa rubrica sarà un lavoraccio.
riguardo la discussione, in un certo senso la polemica di ulja non è campata in aria, è solo che non è questo il luogo né il motivo per discuterne. è un argomento che non ha a che fare con la rubrica e gli scopi che si prefigge, da come ho inteso io.
quindi, proporrei di seppellire ascia e penna e mettersi di buon grado a leggere un gran bell'articolo.
» postato da ringstorm alle 14:16 del 23-06-2010
23 ««Concordo con Kinzica.
Una buona iniziativa: che qualcuno mi corregga se sbaglio, ma mi sembra che la rubrica, come il libro di Pappalardo, sia l'unica che affronta questo argomento.»
Non proprio. Seppur con forme diverse, sono molti i siti che si occupano di "catalogare" quali sono gli editori seri, quelli con un doppio binario e quelli invece truffaldini, a partire da Writer's Dream.»
Giusta correzione
, mi era sfuggito
. Al momento, un lavoro come quello di Pappalardo però mi sembra unico, il primo che ha realizzato un simile progetto che cerca di vagliare il mondo editoriale e il modus opernadi dei suoi membri.
» postato da Anonimo (DH) alle 14:35 del 23-06-2010
24 Negrò... tu non sei uno spazza-autore. (E spero che di non esserlo neanch'io). Di fantasy "da ombrellone" ce n'è in giro parecchio, però. Io ho in mente delle oneste case editrici "doppio binario" che propongono buona letteratura fantasy ma che vengono escluse da questa rubrica di approfondimento in base ai criteri di Marina. Se per lei la discriminante è il contratto che la casa propone all'autore, non la qualità del catalogo dell'editore stesso, è liberissima di non segnalare tali case editrici. Non sono d'accordo con tali criteri, li ho contestati, ma non posso che inchinarmi all'impegno di Marina e guarderò con interesse a questa rubrica. Per me la tassa per i concorsi è più che giustificata. Sono altri che includono la Delos nel novero delle case editrici che chiedono un contributo. E con questo depongo ascia e penna.
» postato da uljanka alle 14:36 del 23-06-2010
25 «Io ho in mente delle oneste case editrici "doppio binario" che propongono buona letteratura fantasy ma che vengono escluse da questa rubrica di approfondimento in base ai criteri di Marina. Se per lei la discriminante è il contratto che la casa propone all'autore, non la qualità del catalogo dell'editore stesso, è liberissima di non segnalare tali case editrici. Non sono d'accordo con tali criteri, li ho contestati, ma non posso che inchinarmi all'impegno di Marina e guarderò con interesse a questa rubrica.»
Capisco.
Ma, per l'appunto, chiudiamo qui, perché sennò mi sento un "rovina discussioni" troppo spesso (e Marina, poretta, lo sa!
:"> ). E la cosa, oltre a essere fastidiosa per chi segue il forum è fastidiosa anche per il sottoscritto, perché "dal vivo" sono tutt'altro che un polemico sterile.
Ho il difetto d'infilare nei discorsi troppa carne e così si esce dal seminato.
» postato da Negróre alle 14:43 del 23-06-2010
26 Grazie, Ring.
Okamis, tecnicamente non si può parlare di truffa, cmq. Occhio i termini
Ulianka: non confondiamo. FM non è il mio blog, quindi ci tengo a sottolineare che qualsiasi iniziativa proposta dal singolo redattore viene vagliata assieme al direttore di FM, discussa, emendata, precisata, migliorata.
Una volta che diventa rubrica è dunque da intendersi come prodotto i cui criteri riflettono lo spirito dell'intera testata.
Tu poi puoi non essere d'accordo coi criteri, ma i motivi che hai esposto non sono pertinenti (e tu stessa hai ammesso di aver deragliato). Se vuoi proporre la questione, come ho detto c'è una sede pertinente nel canale OT. Lì una discussione come quella che hai proposto può avere senso, qui il senso continuo a non vederlo, perché la rubrica parla di pere e tu vuoi parlar di mele.
» postato da Marina alle 14:48 del 23-06-2010
27 «Okamis, tecnicamente non si può parlare di truffa, cmq. Occhio i termini
»
Non ho fatto nomi, quindi non vedo perché dovrei fare attenzione. E comunque in passato ci sono state sentenze contro case editrici che affermavano il falso nelle loro pubblicità, tentando poi di far chiudere quei siti che avevano smascherato tale "giochetto".
» postato da Okamis alle 15:04 del 23-06-2010
28 Accidenti, ho letto la discussione in ritardo e volevo dire un mucchio di cose.
Penso continuerò sull'altro 3d, Editoria.
» postato da Kinzica alle 15:26 del 23-06-2010
29 ««Okamis, tecnicamente non si può parlare di truffa, cmq. Occhio i termini
»
Non ho fatto nomi, quindi non vedo perché dovrei fare attenzione. .»
semplicemente perché è giusto essere precisi e chiamare le cose col nome esatto.
Le sentenze cui ti riferisci, e che ho letto anch'io, non c'entrano con questo discorso. Un conto è una pubblicità ingannevole provata come tale, un altro conto è dire che l'editoria a pagamento è una truffa. Che marci sull'ego degli aspiranti pubblicatori è un conto, che per te (e anche per me) sia un fenomeno deprecabile è un conto, ma semanticamente non puoi chiamarla truffa a priori.
» postato da Marina alle 15:38 del 23-06-2010
30 «««Okamis, tecnicamente non si può parlare di truffa, cmq. Occhio i termini
»
Non ho fatto nomi, quindi non vedo perché dovrei fare attenzione. .»
semplicemente perché è giusto essere precisi e chiamare le cose col nome esatto.
Le sentenze cui ti riferisci, e che ho letto anch'io, non c'entrano con questo discorso. Un conto è una pubblicità ingannevole provata come tale, un altro conto è dire che l'editoria a pagamento è una truffa. Che marci sull'ego degli aspiranti pubblicatori è un conto, che per te (e anche per me) sia un fenomeno deprecabile è un conto, ma semanticamente non puoi chiamarla truffa a priori.»
E mi spieghi dove avrei scritto che tutti gli editori a pagamento sarebbero dei truffatori, visto che il mio commento faceva riferimento (in senso generale, oltretutto) alle metodologie seguite da altri siti? O_o
» postato da Okamis alle 15:44 del 23-06-2010
31 Ti servo subito: stavi parlando delle 3 liste del WD, che sono notoriamente divise in editori non a pagamento, a doppio binario e a pagamento. Rileggi il tuo post e vedi se non dà adito a intepretazioni. Oh, poi fai come ti pare eh, a me sembrava che per chi fa un punto d'onore dello scrivere correttamente, usare la parola appropriata non sia un semplice 'di più'...
» postato da Marina alle 15:53 del 23-06-2010
32 Io mi sono spostata per discutere di queste cose, ma vedo che qui si continua con l'OT. IT è l'Asengard e la rubrica sulle case editrici SENZA CONTRIBUTO, se ho capito bene, non quelle a pagamento, i truffatori etc.
» postato da Kinzica alle 15:55 del 23-06-2010
33 «Ti servo subito: stavi parlando delle 3 liste del WD, che sono notoriamente divise in editori non a pagamento, a doppio binario e a pagamento. Rileggi il tuo post e vedi se non dà adito a intepretazioni. Oh, poi fai come ti pare eh, a me sembrava che per chi fa un punto d'onore dello scrivere correttamente, usare la parola appropriata non sia un semplice 'di più'...»
Mi sono limitato semplicemente a fare l'esempio più noto a seguito di un commento al riguardo, senza esprimere minimamente un'opinione al riguardo. Se tu leggessi il mio post scritto il 31 maggio 2010 sul mio sito ("Democrazia culturale? No, grazie"
e i relativi commenti capiresti che la mia posizione riguardo le liste di editori è nettamente diversa da quella di WD. Tra l'altro circa un paio di anni fa il sottoscritto uscì da WD proprio per contrasti con Ayame. Estrapolare quindi un mio pensiero da un esempio (ripeto, il più NOTO) rivolto oltretutto a rispondere a un commento altrui, è quanto mai erroneo. Anche perché quando intendo esprimere un mio pensiero, sottolineo sempre la cosa con vari IMO et similia. A me pare che in questo caso non sia una questione di "scrivere correttamente", ma di "leggere correttamente".
» postato da Okamis alle 16:06 del 23-06-2010
34 @ Kinzica: Hai ragione, siamo OT. Nel caso si continua nell'altro topic, come è più giusto che sia.
» postato da Okamis alle 16:07 del 23-06-2010
35 «[
A me pare che in questo caso non sia una questione di "scrivere correttamente", ma di "leggere correttamente".»
ah certo, se leggere correttamente significa anche conoscere l'altrui pensiero espresso altrove in altre discussioni...
Un tantino irralisctitico direi, epr usare un eufemismo.
Chi legge si limita a leggere il post che legge, non è che lo coordina alla luce di tutto quel che puoi avere scritto in Rete. Se poi conti che spesso chi legge non legge nemmeno un intero thread ma saltapicchia occasionalmente spizzicando qua e là... Cmq, ribadisco, affari tuoi. Io ho fatto notare l'ambiguità, se poi non vuoi raccogliere, amen.
» postato da Marina alle 16:12 del 23-06-2010
36 ««[
A me pare che in questo caso non sia una questione di "scrivere correttamente", ma di "leggere correttamente".»
ah certo, se leggere correttamente significa anche conoscere l'altrui pensiero espresso altrove in altre discussioni...
Un tantino irralisctitico direi, epr usare un eufemismo.
»
Ultimo commento al riguardo, giurin giuretta ^_^
Quello che sto dicendo, Marina, è proprio il fatto che tu hai estrapolato un mio pensiero (errato, ma non è questo il discorso) da una frase dove NON esprimevo alcun pensiero ma dove citavo un esempio. I passaggi logici sono chiari e senza le ambiguità che tu invece ci leggi.
Un utente dice "correggettemi se sbaglio BLA BLA BLA"
Un altro fa notare "No, c'è chi CON FORME (metodologie forse era un termine migliore) DIVERSE (e ho spiegato un esempio di tale forme) fa quella coosa che dici tu, e ho citato l'esempio più noto".
Davvero non capisco come si possa estrapolare un MIO pensiero "pro" da un discorso del genere... O_o
» postato da Okamis alle 16:21 del 23-06-2010
37 Bene, ultima anch'io in proposito perché mi son già stufata io, immagino chi ci legge: Tu hai scritto:] Seppur con forme diverse, sono molti i siti che si occupano di "catalogare" quali sono gli editori seri, quelli con un doppio binario e quelli invece truffaldini, a partire da Writer's Dream. Ora, WD ha 3 liste: editori non a pagamento, a doppio binario, a pagamento. A casa mia 2+2 fa 4, se poi tu vuoi applicare i sistemi alternativi tipo le geometrie non euclidee, per carità, l'universo è pieno di dimensioni 'altre'
» postato da Marina alle 16:30 del 23-06-2010
38 «Beh, mi sembra che la Delos chieda dei contributi superiori alla media per l'iscrizione ai concorsi. Ben più di un francobollo. Certo, sono giustificatissimi, visto che bisogna reclutare dei lettori, per mantenere l'impegno, che di ogni romanzo ricevuto si stila una scheda di valutazione, e che chi partecipa riceve una copia del romanzo vincitore. Bravissimi.» Mah, francamente io conosco diversi concorsi per romanzi che chiedono più di cento euro di iscrizione. Comunque, che cavolo c'entra con la pubblicazione? Mica stanno pagando per essere pubblicati. «E come rispondereste allora a chi, a causa di questo minimo contributo, minimo ma pur sempre presente, propone di inserirvi nelle liste a doppio binario?» Secondo te dovrei rincorrere tutti i fanatici per dare loro delle risposte? Ma che pensino quello che vogliono. Se WritersDream deciderà di scrivere sul proprio sito che siamo un editore a pagamento eventualmente riceveranno comunicazioni legali. Ma ne dubito, perché mi sembra che i gestori del sito siano abbastanza attenti a scrivere cose corrette. «Discriminando le case editrici, comunque, si discriminano sempre anche gli autori, è inevitabile.» La discriminazione degli editori a pagamento va soprattutto a vantaggio degli autori stessi. Quando si rendono conto che pubblicare a pagamento non è pubblicare, magari invece di buttare i soldi in spese di stampa li spendono in qualche corso per imparare a scrivere. S*
» postato da S* alle 17:38 del 23-06-2010
39 Visto quello che trovo nelle librerie, speriamo anche che qualche editore si faccia un esame di coscienza e frequenti dei corsi per imparare a editare... sempre che ce ne siano! ![]()
» postato da Olorin alle 18:31 del 23-06-2010
40 Ottima e soprattutto utile iniziativa, la seguirò con interesse
tanti complimenti a Marina ![]()
» postato da gealach alle 20:11 del 25-06-2010
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1 La guida scritta da Pappalardo è veramente ottima per questo tipo di lavoro. Devo ancora recuperare l'edizione 2010, ma già la 2009 mi aveva colpita per quantità e qualità delle informazioni. Solo una cosa volevo chiedere, giusto per essere sicuro di aver capito bene: al punto 2 (nessuna richiesta di denaro all'autore, a nessun titolo) s'intende anche l'acquisto di copie, seppur minimo, giusto?
» postato da Okamis alle 00:33 del 23-06-2010