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Un Eldar nel regno del paradiso

Csokas nei panni di Borias e Celeborn
"Kingdom of Heaven ha le proporzioni di una grande storia epica, con tanto di battaglie, spade e amori, ma — al tempo stesso — offre qualcosa di profondamente contemporaneo allo spettatore". L'attore ungherese Marton Csokas, che il pubblico fantasy ha conosciuto nei panni di Celeborn, il leader degli Elfi del Bosco d'Oro, descrive così l'ultima fatica del grande Ridley Scott (Alien, Blade runner, Il gladiatore). Il film narra la storia di Goffredo di Buglione (interpretato da Liam Neeson) e del suo esercito cristiano in Terra Santa, e si preannuncia un nuovo kolossal ricco di scontri a colpi di spada, che ultimamente sembra abbiano conquistato Hollywood e il pubblico. Csokas, che nei panni immortali dell'elfo non ha partecipato a nessuna battaglia, avrà modo di rifarsi con il suo nuovo personaggio Borias, dal look completamente diverso (vedi foto). "In questo film ho molte battaglie con la spada. E' una disciplina che mi piace molto anche se io mi avvicino a essa come se si trattasse di una danza. Mi piacciono molto le mosse che si imparano. Più le ripeti, soprattutto, più le ripeti lentamente e più diventano parte di te".
Grandi attese, quindi, intorno al film di Ridley Scott, che già con Il gladiatore aveva dato nuova vita al genere. "Io credo che Ridley sarà in grado di fare qualcosa di più", continua Csokas, "Kingdom of Heaven è un film più politico rispetto al Gladiatore. Ha una trama epica ispirata a una storia vera che presenta una prospettiva interessante sulla religione, sulla fede di persone più radicali e su quella di persone che mostrano un lato più umano".
Marton Csokas lo abbiamo visto di recente nella parte del giudice investigatore in Evilenko, accanto a Malcom McDowell, indimenticato protagonista di Arancia meccanica. E non lo abbiamo visto, invece, nell'ultimo episodio di Guerre Stellari, dove è stato vittima di un'esperienza dura per la carriera di un attore, la stessa occorsa a Christopher Lee nel Ritorno del Re. "Devo dire che l'esperienza è stata stravagante: non ci veniva data tutta la sceneggiatura e non sapevamo praticamente nulla del personaggio. Recitavi contro uno schermo blu con alcuni degli attori, ma non tutti. Alla fine poi hanno del tutto tagliato la mia parte. Doloroso ma formativo".
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