Dal lontano esordio degli anni '30, attraverso le eroine della fine degli anni '80, seguiamo il cammino dei personaggi femminili animati. Le caratteristiche in linea con lo 'spirito dei tempi' delle ultime Pocahontas e Mulan sono il frutto di un cammino 'cartoonistico' che proviamo a ripercorrere
Il sipario si apre su Biancaneve, il primo lungometraggio risalente al 1937. Spero di non distruggervi un mito, ma è impossibile astenersi dall’osservare che la dolce, paffuta e fragile protagonista, ben lungi dal possedere un carisma da principessa di sangue blu, non è altro che il prototipo della massaia americana che ha furoreggiato sino agli anni cinquanta. Continuamente bisognosa di protezione, ingenua e fiduciosa ai limiti della stupidità (è quasi offensivo che persino i passerotti del bosco capiscano prima di lei che quella che le tende la mela non è altri che la strega cattiva), Biancaneve è perennemente e passivamente all’altrui mercè: si salva per il buon cuore del cacciatore, perché gli animaletti del bosco le trovano un riparo, perché i nani la prendono sotto la loro benevola protezione e, infine, perchè il Principe Azzurro non ha mai smesso di cercarla.
L’unico atto di autonoma volontà che le si vede compiere è riordinare la casa dei nanetti e insegnare loro il bon ton a tavola. Francamente un po’ poco: dopotutto non ci si attenderà una figura compiuta come Caterina d’Aragona, ma fra questa e la signora Cunningham di Happy Days, fra la lungimiranza politica e le torte di mele, potrà pur esistere una via di mezzo!

Cenerentola
Poi venne
Cenerentola (1950). Umile e sottomessa, anch’ella sopporta passivamente non solo le angherie della matrigna, ma anche quelle delle sorellastre e persino quelle del loro odioso gatto obeso. Già la generazione di bambine degli anni ’60, che non era certo sveglia come quella odierna, nutriva nei confronti di Cenerentola un senso di disagio e le piccole finivano molto combattute al riguardo: da una parte si schieravano il tifo per l’eroina e l’identificazione, dall’altra venivano a galla un po’ di autostima e di sano narcisismo infantile, che contrastavano una piena immedesimazione con un personaggio modesto ai limiti dell’autolesionismo. Tuttavia, rispetto a Biancaneve, un passo in avanti sembra essere stato fatto. Dopotutto Cenerentola trasgredisce un paio di volte ai divieti dell’autorità: va al ballo di nascosto e cerca di liberarsi quando, rinchiusa in soffitta, le vogliono impedire di provare la scarpetta di cristallo.

La bella addormentata nel bosco
Arriviamo alla
Bella Addormentata nel bosco (1959): Aurora è una fanciulla incolore quanto le altre due. Di grande grazia e bellezza, ma priva di qualsiasi autodeterminazione. Tenera e iperprotetta, finisce per non sviluppare un’autonoma personalità. L’unico divieto che ha il coraggio di infrangere è quello di fermarsi a parlare nel bosco, per due nanosecondi, con quello sconosciuto che poi, per sua fortuna, si rivelerà il suo Principe Azzurro.
Di ben diversa levatura, invece, sono le eroine figlie della post rivoluzione sessantottina che — passato l’intervallo animalista degli anni 70 con aristogatte, cagnoline dalmata e volpette sullo sfondo di Sherwood — tornarono antropomorfe durante i grintosi anni ottanta.
Ariel (La Sirenetta, 1989), Belle (La Bella e la Bestia, 1991) e Jasmine (Alladin, 1992) rispecchiano già perfettamente la voglia di ribellione e trasgressione di quell’epoca, rimasta appannaggio anche delle adolescenti odierne.

La sirenetta Ariel
Tutte e tre sono animate da un’incredibile sete di sapere: Ariel sogna di visitare il mondo degli umani e ne colleziona gelosamente ogni oggetto; Belle dà fondo alla biblioteca del suo paese; Jasmine brama di fare esperienza tra la gente comune e reale, al di là dell’artificiale gabbia dorata del Palazzo Reale paterno.
A tutte e tre si cerca di impedire l’accesso alla conoscenza, considerata dannosa e superflua per una donna (quando non addirittura pericolosa). Le tre ragazze sono figure moderne che si muovono in una società cristallizata basata su cliché ormai stantii. Lo avvertono e perciò rifiutano ciò che viene loro imposto per tradizione. Per esempio ‘il solito’ marito: Ariel non si interessa ai tritoni del suo mondo; Belle non è attratta dallo stupido fustacchione del villaggio che, invece, fa impazzire tutte le altre ragazze; e Jasmine non vuol sentire parlare dei nobilastri boriosi che chiedono la sua mano.

Belle e il suo principe
La Disney affronta qui, con grande attualità, il tema del ‘diverso’, nel senso dell’individuo che, non riconoscendo validi i canoni di conformismo attorno a sé, si comporta in maniera differente e, di conseguenza, viene bollato dalla collettività come ‘strano’ e confinato ai margini. Non è dunque un caso che tutte e tre le fanciulle si innamorino di altri ‘diversi’: Ariel di un principe umano e Jasmine di uno straccione che vive d’espedienti. Quanto a Belle, fa addirittura il salto abissale, invaghendosi di un essere metà antropo e metà zoomorfo, distanziando così ulteriormente le vecchie eroine che si attenevano al copione dell’eroe bello e forte, nei confronti del quale — guarda caso — l’amore scattava a prima vista. Belle, invece, non può certo contare sul
coup de foudre e si innamorerà solo dopo aver apprezzato la cultura e le doti di sensibilità e di gentilezza della Bestia.

Jasmine
Anche Ariel, prima ancora di conoscere a fondo il suo principe, è attratta dalla profonda umanità del soggetto; e la stessa Jasmine viene stregata da Alladin solo dopo aver conosciuto il suo stile di vita, improntato alla più ampia libertà di decisione, cosa che a lei è invece costantemente negata.
E mentre Biancaneve, Cenerentola e Aurora, protette dall’affetto di chi veglia sui di loro (nani, topi o fate che siano), si vedono consegnare ‘chiavi in mano’ il loro felice destino, Ariel, Belle e Jasmine sono fortemente determinate a essere le autonome artefici del proprio: avventuratesi coraggiosamente nel mondo reale, non sarà l’eroe a trovare loro, ma viceversa.

Mulan
Per contro, si assiste a uno sviluppo speculare del partner maschile: da invincibile e leggendario a umano e imperfetto. Alladin è ladro per necessità di mettere insieme il pranzo con la cena; la Bestia soffre di una crisi esistenziale che alterna accessi d’ira ferina a pianti di uomo piegato dalla sorte crudele; il principe della Sirenetta è un sognatore indeciso che insegue un miraggio di donna sulla cui concreta esistenza non ha alcuna certezza. Sembra proprio che persino la crisi dei ruoli riviva ormai nei cartoni animati!

Pocahontas
Ma torniamo alle loro controparti femminili: con queste tre coraggiose ‘mammine’ alle spalle, le eroine che si affacciano al ventunesimo secolo sotto le spoglie di
Mulan e
Pocahontas non potevano che assorbirne i tratti e le caratteristiche, incarnandone così la continuazione e lo sviluppo.
Di conseguenza, ci attendiamo ora che la Raperonzolo del nuovo millennio ne sarà quantomeno il perfezionamento, in modo da seguitare a rispecchiare fedelmente l’evoluzione, in chiave fantastica, del cammino compiuto dalle donne reali nella nostra società.
1 Cara Marina, rispondo al tuo bell'articolo con qualche piccola considerazione. Sono un ragazzo ventenne, da sempre innamorato della Disney. Sono d'accordo con te per quanto riguarda Biancaneve, Ariel,Belle Jasmine. Ma per quanto riguarda Aurora e Cenerentola consentimi di dissentire. Premetto che da sempre sono innamorato di Cenerentola (da quando la vidi per la prima volta a 4 anni al cinema Quattro Fontane di Roma). Prima di tutto definisco il personaggio con una frase di Walt Disney "Mentre Biancaneve aspetta il suo principe, con Cenerentola abbiamo compiuto un passo in avanti: lei il Principe se lo va a cercare". In effetti il personaggio di Cenerentola è completamente diverso da quello di Biancaneve, e il motivo di questo cambiamento non si può capire se non attraverso l'evoluzione dei personaggi femminili nelle produzioni disneyane di minore importanza. Vediamo innanzi tutto che nel film prodotto successivamente a Biancaneve, Pinocchio, il personaggio della Fata Azzurra (forse il più vicino alla donna cortese e inafferrabile dei poemi cavallereschi) è una versione ossigenata della principessa del '37 (leggesi Biancaneve), in Fantasia, più precisamente nella scena della Pastorale, le centaurette si presentano non solo in topless, ma una di esse ha anche la servetta di colore (successivamente censurata) che le pulisce lo zoccolo, da qui vediamo già un cambiamento radicale della donna animata uscita dallo Studio. Durante la guerra poi con il cortometraggio Reason and Emotions viene creata una piccola donnina, molto "rotondetta" e caricaturizzata che si presenta "anche un po' sexy". Ma il vero cambiamento ci sta nei package films (ovvero film a budget contenuto che assemblano vari cortometraggi e vengono pubblicati come lungometraggi: i lungometraggi venivano pagati di più che una serie di cortometraggi sconessi). Ne "Lo Scrigno delle Sette Perle", e più precisamente nel cortometraggio che vede Pecos Bill come protagonista, la cowgirl della quale il protagonista si invaghisce si presenta decisamente diversa da Biancaneve: le si vedono le mutande, cavalca una carpa a gambe larghe, ed è molto maliziosa: appena la vede il nostro eroe si comporta in maniera molto poco principesca buttandosi a terra, rotolando e scalpitando. Poi, durante una scena comico-romantica, la bella Sue si prende la testa del suo amato e si abbandona in un bacio molto appassionato (la pistola di lui inizia allora a roteare e a sparare all'impazzata). Anche nel giorno delle nozze la ragazza, osservatissima da tutti i vecchietti della città, fa due richieste al marito, un cuscinetto da mettere sotto alla gonna e una cavalcata sul cavallo dello sposo (che ovviamente non vuole collaborare). Dopo una cavalcata furibonda in cui la nostra donna se la cava benissimo, quello che la fregherà sarà la vanità, infatti mentre si trucca e si riassetta, il cavallo la fa volare via, e lei rimbalza sul cuscinetto, e viene rispedita in alto; così, rimbalzo dopo rimbalzo, la nostra eroina finirà sulla luna. Triste e sconsolato Pecos, dopo essersi tolto i vestiti, si ritirà su una rupe a piangere il suo amore perduto, colpiti dal dolore dei suoi lamenti, i coyote si uniscono al pianto, ed è così spiegato il loro ululato alla luna. Ancora peggiore la donna del rifacimento animato del "La leggenda della Valle Addormentata" in cui la protagonista Katrina Van Tassell, indispettita dal fatto che nel suo villaggio nessuno osa sfidare quel fustacchione del suo pretendente Bron Bonks, fa finta di concedersi all'unico che osa sfidarlo: il neo-maestro del paese Icaboad Crane (in realtà il pedagogo mira assai di più alle ricchezze del di lei padre che all'amore della ragazza). Quando quest'ultimo dopo varie peripezie sarà messo in fuga dopo che Bron gli avrà raccontato una storia di fantasmi, e dopo che la sua fifa si sarà materializzata sullo schermo (non dico come per non rovinarvi la sorpresa), la bella Katrina si concederà finalmente a Bron. Dopo questo passaggio (anche storico se consideriamo la Seconda Guerra Mondiale) l'immagine della protagonista si presenterà assai modificata, se Biancaneve aveva consolato un uccellino smarrito, Cenerentola non ci pensa due volte a dare una schiccherata nelle terga del suo amico alato come punizione per averla svegliata dai suoi romantici sogni. Lei prende in mano le redini delle circostanze, facendo notare che nell'invito al ballo era specificato che TUTTE le ragazze in età da marito erano invitate al ballo e il suo diritto di partaciparvi era siglato dalla firma reale. Non ci pensa due volte nemmeno quando lascia i panni in mano alle sorellastre e si prepara per l'arrivo del Duca. Inoltre il suo rapporto con Lucifero mi sembra tutt'altro che di sottomissione: lei lo insulta (quando non riesce a riconoscergli nessuna qualità buona), lo prende per la collottola ed è decisa a bastonarlo con la scopa dopo l'ennesima malefatta. Addirittura con la matrigna lei cerca di far valere i suoi diritti (quando rammenta di aver lavato le tende). Inoltre è bravissima a ricordare molto gentilmente alla Fata Madrina di non averle dato tutto quello di cui aveva bisogno ("vi ringrazio, ma non vi sembra che il mio vestito..."), e riguardo al ballo lei è contentissima di quella serata anche se non sapeva di aver ballato con il Principe ("neanche il Principe in persona sarebbe...."). Se poi vogliamo passare ad un piano più simbolico il film è caratterizzato da due elementi: primo-il passare del tempo (simbolo è l'orologio, sgirdato da Cenerentola per non lasciarle tregua, molto significativo se pensiamo ai sistemi di produzione tayloristi dell'epoca) secondo (collegato al primo)- l'elemento luminoso (è lei che apre le finestre di tutta la villa facendo entrare la luce anche nelle stanze abitate dai personaggi malvagi, questo contrasta perfettamente con il personaggio della Matrigna, sempre lasciata nell'oscurità, e il contenuto simbolico è palese). Ora, un personaggio come questo non mi sembra proprio un personaggio passivo. Con Aurora invece ci stà un involuzione: al personaggio viene dato tutto (simbolo ne sono di Doni della Beltà e del Canto), anche nella foresta è Filippo (l'evoluzione nel film semmai è proprio nella figura del Principe, da effemminato ad eroe, passando anche per un processo di umanizzazione) a sedurla, stringendole addirittura la mano mentre lei cerca di divincolarsi, per poi essere vinta dal suo fascino. Concludo ringranziandoti del tuo articolo che rende giustizia a tante ragazze che di sicuro mi hanno fatto vivere meglio e hanno dato un notevole contributo, nell'immagine collettiva, a inculcare fin dai primi anni quel concetto bellissimo chiamato emancipazione. Andrea (Giagia) Giglio
» postato da Andrea Giglio alle 16:28 del 18-09-2004