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Intervista a Faramir

Faramir e i cavalieri di Gondor
Faramir è uno dei personaggi più complessi de Il Signore degli Anelli. E' un valoroso guerriero, dotato inoltre di grande saggezza. Dà il massimo per Gondor, ma è preso in poca considerazione dal padre, che gli preferisce il fratello maggiore, Boromir. Quando incontra Frodo viene tentato dall'Unico Anello, ma gli resiste e lascia gli hobbit liberi di proseguire la missione.
E' un ruolo importante e David Wenham si considera fortunato a interpretarlo. In questa intervista al sito ufficiale l'attore australiano parla delle lotte interiori di Faramir, degli splendori di Minas Tirith e dell'eroica lotta per difendere la città.
Cosa si prospetta per Faramir nel Ritorno del Re?
Faramir, nel Signore degli Anelli, affronta ripetutamente battaglie sia morali che materiali. Nel Ritorno del Re tutto questo assume una scala più grande. Subisce pesanti pressioni da troppo tempo e alla fine arriva al punto di rottura. La tensione raggiunge il picco massimo.
Che relazione ha col padre Denethor, Sovrintendente di Gondor?
Denethor è sull'orlo della follia, ha commissionato a Faramir azioni assurde, come guidare degli uomini incontro a morte certa, contro le forze di Sauron. Ma Faramir ama il padre, ed esegue i suoi ordini senza discutere.
Come si sente Faramir, sempre all'ombra del fratello maggiore, Boromir?
Faramir sa che non soddisferà mai le aspettative del padre. Boromir era il figlio favorito. Mentre Boromir era un combattente spericolato, Faramir è un pensatore, costretto a comandare uomini in situazioni estreme. Dopo la morte di Boromir, Gandalf riassume bene la situazione dicendo che Faramir dovrà fare il lavoro per tutti e due.
Ma anche Faramir è un buon soldato, giusto?
Assolutamente. E' coraggioso, leale e molto abile. Darebbe la vita per Gondor senza esitazioni.
Cosa puoi dirci sulla Battaglia dei Campi del Pelennor? Dopo tutto, è la ritirata di Faramir da Osgiliath che annuncia l'inizio dell'assedio.
E' la battaglia più grande della Guerra dell'Anello. Mi ricordo un giorno, stavo in sella, tra centinaia di cavalli e stunt-men e pensavo "Sono un tipo davvero fortunato".
Dicono che Minas Tirith sia stupefacente.
E' così. C'era un gigantesco set costruito in una cava a Wellington. Era di una grandezza schiacciante e il dettaglio era incredibile. Mi sono trovato a girovagare per le strade, era molto facile perdersi.
Il Ritorno del Re soddisferà le aspettative?
So che le aspettative sono enormi, ma confido che il film le soddisferà pienamente, anzi forse le supererà. Il Ritorno del Re è sempre stato il favorito di Peter Jackson.
Qual'è la cosa di questo progetto che ti ha veramente impressionato?
L'intera pianificazione, per me, è stupefacente. Le cose sono state fatte veramente alla grande, con dettagli curatissimi. Una quantità spaventosa di amore e di fatica è stata utilizzata nella cura dei set, dei costumi, delle armi, delle armature. Vedere quante persone ci hanno messo l'anima è un'esperienza imbarazzante, ti rende consapevole dei tuoi limiti. Hanno fatto in modo che tutto quello che apparisse sullo schermo sembrasse vero. "Abbastanza vero" non era sufficiente. Mi considero maledettamente fortunato a essere stato coinvolto in questo progetto.
Al seguente indirizzo, oltre all'intervista in inglese, potrete vedere un filmato della Battaglia dei Campi del Pelennor, che vi darà un'idea di quello che ci aspetta a gennaio (è necessario Quicktime):
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