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The Fountain è un bagno di critiche

Pessime notizie da Venezia, il giorno dopo la proiezione di The Fountain. I giudizi sono quasi unanimi, la delusione palpabile. Tutti si aspettavano grandi cose, e come spesso accade, le aspettative sono state deluse.
Passi per i giudizi di critici non particolarmente affezionati al genere fantastico, ma anche Marco Spagnoli, che ha visto il film per FantasyMagazine (e non solo), non è stato tenero e lo definisce
“Più New Age che Fantasy, più metafisico che coinvolgente, The Fountain soffre di una sceneggiatura interessante trasformata, però, in un film di scarso appeal sotto il profilo squisitamente visivo ed emotivo”. (la recensione completa è disponibile all'indirizzo www.fantasymagazine.it/film/6333)
Una delusione dolorosa, ma non solitaria. C’è chi è stato anche più drastico nei giudizi. Vediamo una rassegna:
Repubblica, Claudia Morgoglione
Un'opera complessa, ambiziosa, per molti pretenziosa. Che ha diviso la platea degli addetti ai lavori, alla proiezione di questa mattina: sui titoli di coda, dalla platea sono partiti sia applausi che "buuu".
Il Giornale, Maurizio Cabona
Quello che fa diffidare subito, oltre al curriculum di Aronofsky, è il trittico di passato, presente e futuro dove si muove un unico personaggio, prima conquistador, poi scienziato, infine astronauta, alle prese con la Fontana della giovinezza. Sono gli ingredienti del peggiore dei polpettoni. (...) Se si dovesse indicare il peggiore film di questa Mostra, ormai giunta a metà, ecco un autorevole candidato.
L’Unità, Alberto Crespi
…Massimo rispetto per Aronofsky, ma sorprende la bruttezza visiva del film, il suo tono saccente e ambizioso, la sua prolissità. (...)
Il Corriere della Sera, Maurizio Porro
di culto, ma un pasticcio resta
Il Foglio, Mariarosa Mancuso
...una storia che riesce a essere nello stesso tempo confusa, prevedibile, piena di pretese.
La Stampa, Lietta Tornabuoni
…c'è di tutto, in un pastrocchio barocco sul tema dell'immortalità, sull'Albero della Vita che sconfigge la morte.... Un gran pasticcio a volte divertente, comunque generoso, che aspettava dal 1999 di venir realizzato, che è piaciuto molto agli spettatori ragazzi. Darren Aronofski altre volte è stato più bravo.
Cinematografo.it, Federico Pontiggia
Tanto rumore per nulla, Aronofsky piglia a piene mani e affastella inquisizione, francescani, tai-chi, escatologia e arboricoltura, fa professione di fede New Age, rincorre il sincretismo e spreca interpreti non disprezzabili. Soprattutto, non sa raccontare.
Il pubblico avrà la possibilità di dire la sua dal 3 novembre, data in cui il film sarà distribuito in Italia.
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