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Lo sciopero degli sceneggiatori ferma l'industria televisiva

la Writers Guild of America riunisce gli autori di media americani
A partire dallo scorso lunedì gli sceneggiatori iscritti alla Writers Guild of America (WGA) sono entrati in sciopero. Per chi non lo sapesse, la WGA è l’associazione di categoria degli scrittori americani che si occupa di spettacolo (televisione, cinema, documentari, notiziari e contenuti deicosiddetti new media), conta circa 12.000 iscritti e li rappresenta negli accordi contrattuali con i committenti.
Circa 12.000 autori per cinema, tv, ecc., hanno così incrociato le braccia quando le trattative con le maggiori case di produzione si sono arenate. La causa principale è il mancato accordo sulla ripartizione dei proventi dei nuovi media: allo stato attuale, infatti, agli autori non vengono riconosciuti i diritti derivanti dalla diffusione delle opere tramite download e streaming da Internet e dalle nuove piattaforme tecnologiche, come, per esempio, i cellulari di nuova generazione.
Come dire che gli sceneggiatori di una serie televisiva (Streghe o Heroes, per citarne un paio) percepisono un compenso a ogni passaggio televisivo, ma non hanno alcun riconoscimento quando la stessa serie viene — legalmente — messa a pagamento su internet dalla casa di produzione, come sta avvenendo sempre più spesso. A molti potrà sembrare un settore poco rilevante, ma i numeri parlano di una branca di mercato in crescita costante: per fare solo un esempio, al momento The Office conta oltre 7 milioni di download dal sito ufficiale NBC.
Lo sciopero non ha avuto grosso spazio sui media italiani, ma si rifletterà su tutti gli appassionati di televisione e cinema, per il semplice motivo che al momento non vengono più realizzate sceneggiature, né per le produzioni attualmente in corso, né per quelle che dovranno partire di qui a breve. Le regole dello sciopero, approvato dal 90,3% degli iscritti alla WGA, sono molto semplici: gli sceneggiatori hanno interrotto ogni tipo di consegna e di negoziazione di nuove storie con i committenti.
Solo la settimana scorsa Josh Whedon (Buffy, Firefly) aveva avuto dalla Fox il via libera per la produzione di una nuova serie, ma ieri ha dichiarato di aver sospeso ogni trattativa finché non sarà raggiunto un accordo.
Le prime vittime della situazione sono state le trasmissioni giornaliere con brevi tempi di produzione come i talk show e le soap opera, che nella maggior parte dei casi stanno già trasmettendo repliche, ma non va meglio per le serie televisive: gennaio e febbraio rischiano di mostrare un panorama televisivo piuttosto desolato. La produzione degli episodi continuerà finché ci saranno sceneggiature disponibili, ma una volta esaurite queste verrà sospesa. Sembra che una delle prime vittime potrebbe essere 24, già in predicato di essere tolta dal palinsesto prima del previsto.
Va anche ricordato che gli americani scioperano poco, ma in quei pochi casi lo fanno seriamente. L’ultimo sciopero della WGA risale al 1988, quasi vent'anni fa, ma in America lo ricordano ancora: durò la bellezza di 22 settimane, costringendo molte serie televisive a chiudere la stagione in anticipo o a uscire con sceneggiature scadenti, con un generale e ben visibile calo di qualità e quindi di pubblico.
Ebbe un impatto enorme su Hollywood, quantificabile in una perdita di circa 500 milioni di dollari dell'epoca. E' già stato stimato che, se lo sciopero odierno dovesse durare altrettanto, il danno economico sarebbe attorno al miliardo e mezzo di dollari. Uno dei produttori di Lost ha dichiarato ieri a Variety di aspettarsi non meno di 8 mesi di scontro. C'è poco da aggiungere, se non che ci auguriamo di cuore che si sbagli.
Per quanto riguarda il cinema il quadro è meno cupo. Salvo eccezioni, visti i tempi di produzione decisamente più lunghi quasi tutti i film del 2008 sono ormai in avanzata fase di pre-produzione e per il 2009 c'è tutto il tempo perché le due parti trovino un accordo, nella speranza che ci sia la volontà di trovare una soluzione prima che a farne le spese sia il pubblico.
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