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Turtledove ci porta in Atlantide

Harry Turtledove, l'autore del celebre ciclo della Legione Perduta, ha fatto la sua fortuna immaginando filoni storici ipotetici, che si tratti di far vincere i Confederati nella Guerra Civile Americana, far sbarcare gli alieni nel bel mezzo dell'Europa dilaniata dalla Seconda Guerra Mondiale o immaginare un'Inghilterra invasa dall'Invincibile Armada spagnola e forzata al cattolicesimo, con tanto di regina Elisabetta rinchiusa nella Torre di Londra. Buona parte della sua produzione non è stata ancora tradotta in italiano.
La sua creazione più recente è un'immaginaria isola di Atlantide, più vicina all'Europa rispetto al continente americano: in Opening Atlantis l'isola viene scoperta per caso dagli Inglesi e rapidamente colonizzata, ma si scatena una lotta per il suo controllo. The United States of Atlantis, recentemente pubblicato, narra della tensione che si sviluppa tra l'Inghilterra e la colonia, dopo che i Francesi ne sono stati scacciati (come è avvenuto storicamente nella Guerra dei Sette Anni, quella che negli Stati Uniti viene chiamata The French and Indian War ovvero la guerra contro indigeni e Francesi). Le Giubbe Rosse del monarca inglese hanno preso il controllo dei porti togliendo ai coloni di Atlantide i mercati e quindi la possibilità di scambiare i loro prodotti con le ambite merci europee: la manovra, intesa a piegare alla volontà del sovrano i coloni ostili, ottiene solo il risultato di spingerli maggiormente verso la lotta per l'indipendenza.
Il protagonista del libro è il valoroso Victor Radcliff, comandante dei rivoluzionari: inflessibile contro gli Inglesi, conduce passo dopo passo la colonia verso la libertà, e trova il tempo di dirimere questioni religiose e il problema della schiavitù.
Turtledove ha preso elementi della vera Guerra d'Indipendenza Americana mantenendone diverse figure storiche (e cambiandone il nome). Nei giudizi dei lettori di lingua inglese non sono mancate alcune critiche: questa storia alternativa è un po' meno fantasiosa del solito, spostando le vicende storiche delle Tredici Colonie (e poi degli Stati Uniti) in un isola più piccola e più vicina, senza proporre nulla di veramente alternativo.
Forse il maestro dell'ipotesi storica ha voluto rimanere più fedele alla realtà in questa serie, o forse ha perso qualcosa del suo smalto?


1 Basta che lo traducano... speriamo.
» postato da (Michele Rocchetta) alle 09:31 del 06-03-2009