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Jack Whyte, Le cronache di Camelot

Nel realizzare la propria saga Whyte intendeva riunire due suoi grandi interessi: la storia, con l’occupazione romana della Britannia, e le leggende arturiane.
Il primo, ipotetico, titolo per l’opera che intendeva scrivere avrebbe dovuto essere The High King. Dopo anni di ricerche, che lo hanno portato a conoscere gli studi di Geoffrey Ashe, Jack si è concentrato sul ritiro delle legioni avvenuto all’inizio del V secolo d.C. e sugli eventi immediatamente successivi. La sua attenzione si è soffermata principalmente su alcuni soldati e ufficiali romani perfettamente addestrati e orgogliosi del loro servizio sotto le insegne delle aquile che contrassegnavano le legioni stesse.
Nel primo romanzo i suoi protagonisti, Britannico e Varo, si vedono come i difensori delle virtù della Roma repubblicana, e sognano di poter ricostruire il mondo che hanno conosciuto dopo la Caduta che sanno che sta per arrivare. Sognano quindi la salvezza e la giustizia sotto il segno delle aquile. Da qui deriva il titolo originario della serie, A Dream of Eagles.

A questo volume sono seguiti The Singing Sword nel 1993, The Eagle’s Brood nel 1994, The Saxon Shore nel 1995 e The Sorcerer nel 1997. Con la pubblicazione del quinto romanzo la serie si sarebbe dovuta concludere. Tutto semplice quindi? Non proprio.
Quando, nel 1994, Tor/Forge aveva acquistato i diritti per l’edizione statunitense, aveva anche deciso di dare un nuovo nome alla saga, che era diventata The Camulod Chronicles. Whyte ricorda di essere stato diffidente riguardo a quest’operazione, ma di aver comunque accettato il parere dell’esperto di marketing.

A suo giudizio l’editore canadese ha fatto un buon lavoro, anche a livello di marketing, rinominando i due tomi The Sorcerer Part 1 — The Fort at River’s Bend e The Sorcerer Part 2 — Metamorphosis, e pubblicandoli a tre mesi di distanza l’uno dall’altro. In questo modo era chiaro per tutti che si trattava delle due metà di un’unica storia, anche se — parole sue — il danno era stato fatto. Da questo momento infatti ci sarebbero comunque stati dubbi circa il numero di romanzi da lui scritti.
La prima parte dell’edizione a stelle e strisce, invece, si intitolava semplicemente The Fort At River’s Bend, e non spiegava minimamente che si trattava di una metà di un’opera più ampia. Come conseguenza immediata, molti lettori hanno espresso il proprio disappunto per un romanzo privo di un vero finale, senza sapere che il finale non poteva esserci visto che il romanzo era tutt’altro che concluso.
Intitolando la seconda parte The Sorcerer — Metamorphosis l’editore sperava di rimediare al precedente errore, ma questo titolo, comunque, non poteva che rimanere slegato dal precedente visto che lì non cera nessun accenno a The Sorcerer. Secondo Whyte l’intera operazione si è risolta in un disastro che lo ha reso estremamente diffidente nei confronti degli esperti di marketing.
Con questi cinque — o forse sei — romanzi Jack riteneva di aver terminato il proprio ciclo. Il progetto originario, con la ritirata delle legioni, la difesa della civiltà da parte di un gruppo di personaggi coraggiosi e determinati e l’ascesa al trono di un sovrano che stava per iniziare la sua leggendaria carriera, era arrivato alla fine. Il resto, il regno e le gesta di re Artù, erano stati narrati così tante volte che non intendeva ripeterle anche lui. Solo che non sempre le storie finiscono quando lo decidono i loro autori.
E così nel 2003 ecco arrivare nelle librerie Uther. Non si tratta però di una continuazione di quanto già narrato, ma di un nuovo punto di vista nella vecchia storia.
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