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Fantasticando
a cura di Giuseppe De Micheli

Melqart, Eracle, Hercules: Eroi Liquidi 2/2

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I primi amori:


La scelta di Ercole di Annibale Caracci (1596) — Napoli Museo di Capodimonte ingrandisci
Pur non avendo seguito Voluptas, Eracle risultò comunque un tombeur de femmes. La fama della sua virilità si sparse così tanto che il re Tespio desiderò avere un discendente da lui. Per cui gli inviò, una per notte, le sue cinquanta figlie, ognuna delle quali rimase incinta.  Ad eccezione della minore che, desiderando rimanere vergine, rifiutò l’accoppiamento. Nonostante ciò i figli di Eracle furono lo stesso cinquanta perché la primogenita, Procri, partorì due gemelli. Sembra, a rovescio, la storia delle Danaidi, anch’esse cinquanta, votate alla verginità ma costrette al matrimonio. Tutte, la prima notte di nozze, uccisero i mariti, tranne una che accettò il matrimonio e visse, si presume, felice e contenta, mentre le altre andarono raminghe per fuggire alla vendetta di Egitto, padre delle vittime (v. Eschilo, le Danaidi).

Le prime dimostrazioni di forza:

La prima impresa di Eracle (ma non ancora una delle sue celebri fatiche) fu l’uccisione, a mani nude di un terribile leone che, sul Citerone, si manteneva divorando gli armenti. Da quel momento la pelle del leone divenne il suo inseparabile indumento, cranio compreso che gli fece da elmo.

Altro segno della natura liquida dell’eroe che, non riuscendo ad assumere una propria personalità, assumeva quella della maschera (la persona) che indossava.

Il brigante Temero aveva una testa durissima e si divertiva a uccidere i viandanti a zuccate. Eracle lo battè con le due stesse armi, sfidandolo a duello al modo dei montoni e, con una tremenda craniata, gli ridusse in poltiglia la testa.

A Tebe Eracle vide gli araldi di Orcomeno che venivano a riscuotere un tributo di cento buoi in conto riparazioni di guerra, trattare con alterigia e brutalità gli sconfitti tebani. Si arrabbiò, li assalì, e li rispedì al loro re privi di naso e di orecchie.  Nella seconda guerra che ne seguì Tebe ebbe la meglio grazie alle armi divine di Eracle: frecce ricevute in dono da Apollo, spada da Hermes, scudo da Efesto. Questo episodio dipinge Eracle come un guerriero miceneo e, probabilmente, è l'eco di una tradizione omerica, forse l’ultima manifestazione di questo genere di eroi.

Le prime nozze:

Per riconoscenza Creonte, re di Tebe, gli diede in sposa la propria figlia Megara, la quale, poveretta, non visse proprio felice e contenta. Tanto per cominciare Lico, figlio di Poseidone e Dirce, uccise re Creonte, si impadronì del potere, divenne un sovrano dispotico e prepotente e stuprò la stessa Megara. Non si sa bene dove fosse andato Eracle nel frangente. Comunque, tornato a Tebe, uccise l’usurpatore vendicando il suocero e la moglie.

Ma la persecuzione di Era non era ancora finita. La dea mandò ad Eracle Lissa, la pazzia, che gli sconvolse la mente e l’eroe uccise di sua propria mano la povera Megara e gli otto figli da lei avuti.

Recuperato il senno e rendendosi conto dell’accaduto Eracle decise di suicidarsi, ma ne fu dissuaso da Teseo, il minotauricida, e da Tespio, il mancato suocero, che lo mandarono a Delfi.

L'espiazione:

Il celebre oracolo gli indicò il modo di cancellare il delitto: mettersi al servizio del re di Argo, Micene e Tirinto, Euristeo, il secondo cugino, nato un’ora prima di lui per le mene di Era. Probabilmente Euristeo temeva una rivendicazione del trono da parte di Eracle e gli affidò perciò dieci compiti impossibili sperando che non ne sarebbe uscito vivo.

I compiti avrebbero dovuto essere dieci, però Euristeo non ne ritenne validi due, così gliene assegnò altri in sostituzione per cui, nel complesso, esse divennero dodici. Alcune fatiche infine risultarono multiple, per cui, di fatto Eracle ne compì … chissà quante.

Il numero dodici è un numero pieno di significati magico-cabalistici:

— all'età di 12 anni si entra nella pubertà e di solito, a quell'età i fanciulli sono sottoposti ai riti di iniziazione: significa quindi difficoltà, ostacoli, enigmi.

— 12 sono i segni dello zodiaco occidentale, indiano e cinese

— 12 sono le lunazioni complete in un anno solare

— l'ottava musicale europea è costituita da 12 semitoni

— 12 erano i figli di giacobbe (da cui le tribù di israele), i profeti minori, gli anni di gesù quando disputò con i dottori nel Tempio

— 12 erano gli apostoli

— La maggior parte delle antiche civiltà avevano sistemi di numerazioe duodecadici: il baktun amerindo era composto da 144.000 giorni, a Babilonia l'era prediluviana era durata 432.000 anni (multiplo di 12, ma anche di 60, per la verità).

— I venti che soffiano sul mondo sono 12, secondo Albrecht Durer (Carta geografica del mondo — 1515)

LE DODICI FATICHE DI ERACLE


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Simboleggiano la lotta dell’uomo contro la natura selvaggia e terribile. Il numero di dodici, probabilmente, rappresenta lo Zodiaco, anche se non è agevole associare le imprese al rispettivo segno zodiacale. Secondo alcuni le fatiche, associate allo zodiaco, il percorso celeste del sole, diventano un percorso iniziatico, al termine del quale l’eroe raggiungerà il ‘sé’.

Rinuncio a numerare le fatiche perché le fonti, talvolta, danno un ordine differente. Le elenco nell'ordine più abituale.

Il leone di Nemea

La prima fatica è un rifacimento dell’episodio giovanile del leone del Citerone, arricchito di particolari gustosi.  Il leone Nemeo era figlio di Tifone ed Echidna. La sua pelle era invulnerabile, così respinse le frecce dell’arco di Eracle, il quale, per nulla scoraggiato, sradicò un enorme ulivo per usarlo come clava, ma il leone, agilissimo, evitò i colpi. Eracle allora lo affrontò a mani nude, lo abbracciò e lo strozzò. Secondo altri invece la tana del leone era una caverna con due uscite. Eracle usò l’ulivo per bloccare una delle uscite ed entrò dall’altra.

Con la pelle invulnerabile dell’animale si fece un mantello che lo protesse poi da tutte le armi degli altri uomini.

Esterefatto dal successo Euristeo non volle incontrare l’Eroe al ritorno dall’impresa. Lo fece ricevere da una araldo e gli ordinò una seconda prova, ben più difficile.

 

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Autore: Giuseppe De Micheli - Data: 10 maggio 2010

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