Creature fantastiche
a cura di Fabio Vaghi

L'unicorno

La purezza dei sentimenti più nobili.
La bellezza femminile nel senso più casto del termine.
E tanta malizia, anche nell'animale simbolo dell'amore virginale


Raffaello, Dama con il liocorno 1505-1506 olio su tavola trasportato su tela; 65 x 51 Roma, Galleria Borghese
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La leggenda dell’unicorno è antica tanto quanto l’uomo. La cosa può sembrare strana, visto che non si tratta della versione fantastica di tutto un genere animale, come può essere il basilisco per i serpenti o la fenice per gli uccelli. L’unicorno ha avuto molte forme e molte rappresentazioni, anche se mantiene sempre il corno e le caratteristiche di quadrupede. Ma allora quale può essere l’origine del suo mito? Proviamo a cercare qualche spiegazione.

Gli antichi unicorni

Quando il primo ominide fece la sua comparsa nella Rift Valley dell’Africa Orientale, i progenitori della nostra specie erano ancora un pasto succulento per i predatori e già esistevano un bel gruppo di specie animali con le corna. D’altronde la storia delle escrescenze ossee usate come arma di difesa o paramento per attirare le femmine è antica almeno quanto la storia dei vertebrati.

 

Se la bella compagna di classe vi dà la stessa considerazione che riserva al cancellino o la segretaria del capo continua a chiamarvi col nome sbagliato, incollarsi in testa un palco di corna non servirà a migliorare la vostra situazione, ve lo diciamo subito. La cosa, per noi ominidi, è valida fin dai tempi dell’Autralopithecus Afarensis, più di tre milioni e mezzo di anni fa.

 

Ma fatto sta che coi quadrupedi cornuti la nostra specie ha avuto a che fare fin dai suoi albori; tipo il rinoceronte lanoso (coelodonta antiquitatis), un bestione alto più di due metri che convisse coi nostri antenati e i cugini Neanderthal fino a diecimila anni fa, fra le nevi della glaciazione. Niente di strano, quindi, se animali fantastici con le corna appaiono anche nei testi più antichi.

 

Che poi si dia particolare rilevanza a magici esseri con un corno solo è un fatto che trova radici nella psicologia umana. Il corno, magari cavo all’interno, è una sorta di doppia rappresentazione del fallo maschile e del sesso femminile, la punta che penetra e ferisce e la coppa generatrice. Lo psicologo Carl Gustav Jung (1875-1961) definisce l’unicorno monstrum hermaphroditum, una rappresentazione simbolica della congiunzione dei due sessi. Il concetto è un po’ il cardine del best seller letterario Il Codice da Vinci di Dan Brown, di recente diventato un film con Tom Hanks (Big) per la regia di Ron Howard (Apollo 13).

Unicorno è il nome sotto cui noi occidentali facciamo ricadere tutte queste creature.

 

Testimonianze artistiche dell’animale le troviamo in tutta una serie dei pitture rupestri, dove non sempre, come spesso si crede, venivano rappresentati solo animali reali ma anche, con la nascita delle prime forme di religione, creature fantastiche.

 


L'unicorno di Lascaux ingrandisci
Fra tutte va citata la caverna di Lascaux, nella vallata del fiume Vézère in Dordogna, in Francia. Qui, più o meno sedici secoli prima della nascita di Cristo, ignoti artisti hanno dipinto fra gli altri un animale simile a un cavallo pezzato, con due corna che gli spuntano dal capo. I paleoantropologi lo hanno chiamato l’Unicorno di Lascaux, e gli attribuiscono particolare importanza proprio perché sembra rappresentare un essere nato dalla fantasia dell’autore; ipotesi rafforzata dal fatto che la testa della creatura pare, per volere o per caso, quella di un uomo barbuto.

Miti asiatici

Le prime testimonianze scritte arrivano dall’Asia, India e Cina in particolare.

Fra le opere più antiche che menzionano un animale magico cornuto, dotato di proprietà taumaturgiche, c’è l'Atharva Veda (Libro degli incantesimi), il quarto libro sapienziale della cultura indiana, probabilmente scritto in sanscrito dagli Ariani (antica popolazione scesa in India dall’Himalaya) fra il XV e il XI secolo a.C.

 


Ki-lin, in una stampa antica ingrandisci
Ne ritroviamo una testimonianza anche nel Mahābarāta, poema epico della mitologia induista scritto nell’arco di sette-otto secoli a partire dal 300 a.C., nonché, con le sue centodiecimila strofe, la più grande opera letteraria mai scritta dall’uomo; qui l’unicorno fa il suo incontro con una fanciulla, una principessa, e comincia un rapporto letterario col genere femminile che troverà grande fortuna in Europa.  

 

Il nostro amato animaletto ha parecchio seguito anche un po’ più a nord, nelle antiche leggende cinesi.

I quattro animali sacri protettori della Cina sono Gui Xian, la tartaruga signore del Nord, Long, il drago dell’Est, Feng, la fenice che guarda a Sud e Ki-Lin, l’unicorno dell’Ovest, in alcune versioni del mito sostituito dalla tigre Bai Hu.

 

Dall’etimologia stessa del nome, K’i maschio e Lin femmina, Ki-Lin riassume l’essenza maschile e femminile, ed è la personificazione di tutto ciò che è buono, puro e pacifico. Vive in Paradiso e visita il mondo ogni volta che nasce un uomo saggio. Può assumere sembianze umane ogni mille anni, almeno in alcune versioni della leggenda, e ha il corpo di un cervo, la coda di un bue, gli zoccoli di un cavallo e il corpo coperto da scaglie di pesce.

Ci sono anche l’abath in Malesia, il camphur in Indonesia, la variante Giapponese, il kirin, e

 l'al-mi'radj, unicorno islamico simile a un coniglio giallo con un corno nero.

 

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Autore: Fabio Vaghi - Data: 26 giugno 2006

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