Creature fantastiche
a cura di Fabio Vaghi

I draghi
Parte IV: mostri saggi al di là della Manica

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Fiabe all'ombra del quadrifoglio


Tavola di Clyde Caldwell ingrandisci
Leggenda vuole che nel Connacht, una provincia occidentale dell’Eire, la meno vasta per territorio, vivesse un drago. Il bestione custodiva un albero magico della conoscenza che sorgeva su un’isola al centro di un grande lago.

Viveva sotto l’acqua e attaccava solo se qualcuno cercava di recare danno al suo albero magico. Non cattivo, ma custode del sapere. Purtroppo fu ucciso da un principe di nome Froech (nome che in qualche dialetto della nostra penisola strappa un bel sorriso).

La questione fu che il nostro bel principe, come un nordico Prometeo, voleva un ramo dell’albero per acquisire la conoscenza, per scoprire come sposare la ragazza di cui era innamorato. Riuscì nell’impresa e venne a sapere che Maeve, la madre della sua amata Findabair, lo voleva morto. La futura suocera era un po’ iettatrice perché il drago spuntò dalle acque e lo uccise, non prima di finire trafitto anche lui dalla spada dell’eroe.

Alla bella non restò che piangere l’amato.

 

In Irlanda in effetti, si tende ad associare a ogni grosso specchio d’acqua il suo bel drago. Si tratta sempre di leggende di maghi e cavalieri, di dame e bestioni dal corpo scaglioso. Animali che, puntualmente, qualcuno è pronto a giurare di aver visto, magari da bambino, in una giornata nebbiosa.

Un’altra interessante caratteristica delle leggende irlandesi è al capacità di antichi druidi o streghe di trasformarsi in drago. Ancora una volta, al contrario della mitologia medievale cristiana, la cosa non ha necessariamente accezione negativa e se si parla di maghe, non hanno niente a che fare col Demonio.

 

Una strana credenza parla dai gatti: un tempo si pensava fossero draghi sotto altre sembianze. Motivo per cui non muoiono mai anche se cadono da grandi altezze (altro che nove vite). Si credeva che i graffi di un gatto potessero essere velenosi proprio perché causati da artigli di drago.

La valle dello Shannon si è formata dopo che il drago Ollipeist è fuggito, cacciato dalla figura mitico-storica di san Patrizio.

I draghi irlandesi compaiono, ovviamente, anche nei vari miti dei Celti, come nelle storie sui Thuatha Dé Danann, mitica stirpe divina che abitava l’Irlanda prima dell’arrivo dell’uomo, o nei racconti del dio Lugh e di Brigit, dea del fuoco e del Sole, le cui leggende poi hanno finito per avere come protagonista santa Brigitta

Draghi del Regno Unito


La bandiera del Galles ingrandisci
Quando Caio Giulio Cesare (Roma, 101 — 44 a.C.) attraversò la manica, trovò ad accoglierlo quelli che in seguito furono chiamati Britanni. Le origini preistoriche di quel popolo sono controverse e in gran parte avvolte dalla nebbia, che da quelle parti non manca mai.

 

Fatto sta che i Britanni erano piuttosto abituati alle invasioni, visto che le tribù celtiche del continente e d’Irlanda bussavano alle porte delle loro capanne un giorno sì e un giorno no. Quando arrivò Cesare, la cosa andava avanti da quattro o cinque secoli, tanto che i Britanni avevano già inglobato una certa quantità di cultura celtica.

 

Tempo dopo le discussioni si spostarono fra Chiesa Celtica e Romana, la prima più incentrata su elementi esoterici, amore per la natura e un certo gusto per le leggende fantastiche. Dopo tutta una serie di avvenimenti storici comprensivi di invasioni di popoli germanici tipo i Sassoni e gli Angli, siamo intorno all’anno mille e già il mito di re Artù (forse realmente esistito), che alle leggende celtiche deve molto (è figlio di Uther Pendragon), si diffonde a macchia d’olio.  Nel 1180 Chretien de Troyes scrive il Perceval.

Tanto più che c’è ancora in giro chi ricorda un certo dio celtico Artaios.

 

Nelle sue infinite incarnazioni il mito di Artù comprende qua e là la presenza di qualche drago, e non mancano i draghi buoni, depositari della saggezza.

 

La cosa deriva anche dalle invasioni teutoniche di cui sopra. I popoli germanici infatti portavano spesso e volentieri draghi sui loro scudi, anche se non avevano una concezione positiva dell’animale. Come spesso accade ai guerrieri volevano far paura al nemico. E invece col nemico hanno finito per mischiarsi, i monarchi inglesi hanno cominciato a usare il nostro scaglioso amico come emblema, e il drago è diventato il simbolo del Galles, tanto che figura sulla bandiera. In realtà, in origine si trattava di un serpente che in antico gallese si chiamava Dewi. Il nome del drago del Galles è Y Ddraig Coch.

 

Le genti di Inghilterra e Galles hanno assunto sempre più la figura del drago a loro simbolo, nel corso dei secoli, attribuendogli saggezza, furbizia e potenza. Più raramente, nel folklore, il nostro mostro è stato veicolo di morte e distruzione, anche se non mancano le volte in cui il Diavolo in persona è apparso sotto forma di drago.

In generale, in araldica il dragone inglese ha quattro zampe, la testa di un rettile e il dorso coperto di spuntoni taglienti. Spesso è raffigurato con la lingua di fuori. Ci sono draghi di svariati colori sugli stemmi, ma il colore più diffuso e quello che indica il grado più alto è il rosso. Ci sono dragoni rampanti, con tutte e due le zampe davanti alzate, dragoni passanti, con una sola zampa alzata, draghi con le zampe a terra, con le ali aperte o chiuse vicino al corpo, draghi con la coda arrotolata. I colori possono essere, oltre al rosso, oro, argento, blu, verde, nero e porpora.

Guivre è il nome del drago con ali e zampe, Amphiptere del drago serpente con ali senza zampe, Worm del drago senza ali e Wivern (nel fantasy moderno identificato con un animale unione di leone, pipistrello e scorpione) è il drago con le sole zampe posteriori; quello più probabile dal punto di vista anatomico-biologico, si può dire.

Tutti i draghi della regina


Lancillotto, protagonista di tanti libri
Il Mabinogion è una raccolta di testi in prosa provenienti da manoscritti gallesi del medioevo, e contiene tutta una serie di racconti sui miti arthuriani e leggende di origine irlandese.

Ha origine da due manoscritti, principalmente: il Libro rosso di Hergest (Llyfr Coch Hergest) e il Libro bianco di Rhydderch (Llyfr Gwyn Rhydderch), entrambi risalenti al XIV e al XV secolo, anche se i testi originali si pensa risalgano a un periodo intorno all’anno1100.

Contiene tutta una serie di storielle zeppe di draghi: da Merlino che per costruire un castello deve liberare due draghi, uno rosso e uno bianco, all’antichissima leggenda di Lludd e di Llevelys, uno re d’Inghilterra l’altro di Francia, che per difendersi dalla peste devono avere a che fare con due draghi, uno inglese l’altro francese.

 

Le leggende popolari non mancano, è ovvio.

Lancilloto nel voler dimostrare il suo valore guerriero, una volta combatté contro un grande drago che pareva non avesse niente altro da fare che andarsene in giro a devastare città e villaggi. Una volta fatto fuori il mostro, il nostro eroe si accorse che nella cripta che faceva da casa al bestione c’era scritto: “qui verrà un leopardo che ucciderà questo serpente, e il leopardo sarà padre di un leone, che sarà il più grande di tutti i cavalieri”.

E infatti dopo un po’ alla pur bella Elaine furono date le sembianze magiche di Ginevra. Lancilotto aveva un debole per la moglie di Artù e così nacque un figlio Galahad, destinato a diventare un grande cavaliere.

Drago cattivo o profetico?

 

Nel Derbyshire, vicino a Winlatter Rock, si narra che apparve un drago e la gente lo scambiò per il Diavolo. Il drago si adirò e decise di bruciare tutti. Ma un monaco oppose resistenza  e si fermò su una roccia, coi piedi ben piantati davanti al bestione.

Al drago il monachello gli faceva un baffo: decise di proseguire. Ma il religioso si concentrò tanto e pregò con tanto fervore che il suo corpo divenne rigido come l’acciaio e i suoi piedi s’impiantarono nella roccia. Il bestione se ne tornò mesto nella caverna. L’impronta dei piedi del monaco è ancora là.

 

Knukers è il nome che gli inglesi danno ai draghi delle paludi. Nel Sussex ci sono dei pozzi d’acqua, sempre fredda d’estate ma che non congela mai in inverno,  che emettono vapore durante la notte. Sono fenomeni di origine geotermica, ma si crede siano tane dei Knukers.

E l’elenco delle leggende potrebbe continuare all’infinito.

 

Infine, non possiamo non citare il film di culto Dragonheart, diretto da Rob Cohen nel 1996, dove uno splendido drago in computer grafica intreccia i suoi destini con il cavaliere Bowen (Dennis Quaid), in un’Inghilterra ancora intrisa del mito celtico del drago buono. 

 

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Autore: Fabio Vaghi - Data: 4 dicembre 2006

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Commenti

1 Articolo molto bello, con belle illustrazioni, qundo ho fatto la ricerca non credevo di trovare un articolo così ben fatto o che comunque rispondesse a molte mie domande.

» postato da (Costantino Careddu) alle 19:12 del 15-09-2008

2 vorrei sapere il significato dell'immagine cn la donna e il drago

» postato da (Federico ) alle 22:08 del 12-10-2008

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