Creature fantastiche
a cura di Fabio Vaghi

La leggenda del Minotauro

La forza bruta, l'istinto primordiale, l'amore e il tradimento in una storia antica che ha ispirato scrittori e artisti per più di cinquanta secoli


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La fascinazione per un animale come il toro ha radici molto antiche. Non è molto difficile immaginare il perché: una volta inventata la pastorizia, il toro è senza dubbio l’animale più forte e imponente con il quale l’uomo veniva a contatto tutti i gironi. E magari quello con cui confrontare la propria forza dando sfogo a quella parte “rettile” del cervello che esprime i nostri istinti più brutali. Il tutto senza incontrare troppe difficoltà, perché si tratta di un animale addomesticabile, in una certa misura. Fasce muscolari in evidenza, il fiato caldo che esce dalle grosse narici, l’enorme massa del corpo: i tori fanno paura, sono imponenti e spettacolari, ma possono essere abbattuti con più facilità di animali selvatici come leoni  o tigri. Il massimo dell’effetto scenografico con non troppi sforzi.

Il culto dei tori

E così ecco nascere brutali giochi fra tori nell’antico Egitto, e poi nelle arene di terra bruciata dal sole, in quella che in seguito gli storici avrebbero chiamato la Civiltà Minoica, sviluppatasi sull’isola di Creta intorno al III millennio a.C. e prosperata almeno fina al 1000 a.C., circa. A coniare il termine fu l’archeologo britannico Arthur Evans, e chiaramente deriva dallo storico/leggendario re Minosse (Tucidide ce lo presenta nelle sue Storie quattro secoli prima di Cristo). Il culto dei tori, con tutte le implicazioni psicologiche di grandezza e potenza sessuale che ne derivano, prende il nome di tauromachia.

 


Affresco, Palazzo di Cnosso
A quel tempo i cretesi gestivano un impero marittimo molto ramificato nel Mar Egeo, e ciò gli garantiva una certa ricchezza. E con la ricchezza arrivano gli agi e i divertimenti. Ceramica, oreficeria e architettura fiorirono, e così qualche testimonianza della vita di allora è arrivata fino a noi. Il famoso affresco del toro al Palazzo di Crosso, per dirne una.

Le leggende sull’antica ricchezza di quei luoghi, alimentate dai tanti reperti archeologici, hanno prodotto fin dalla successiva epoca Micenea la famosissima leggenda del Minotauro.

 

Miti antichi

Se già agli uomini viene abbastanza naturale identificare il toro con qualità come forza bruta e rabbia primordiale, non c’è da stupirsi se ben presto nella storia dell’umanità sono nate leggende che ne mitizzano in qualche modo la figura. Già nell’epopea sumera di Gilgamesh, il primo poema epico della storia dell’umanità, scritto in cuneiforme, compare il possente Toro Celeste.

Il mito del Minotauro è di collocazione molto incerta, dato che similitudini si trovano nei miti della già citata epopea di Gilgamesh, in alcuni cicli mitologici indiani e perfino in certe saghe della prima mitologia norrena (nord Europa).

La leggenda, tramandataci da un po’ tutti gli scrittori e storici greci, da Erodoto a Esiodo, Senofonte e il quasi storico Omero, prende il via dalla figura mitico-storica di Minosse.

La storia di Minosse


Il Palazzo di Cnosso ingrandisci
Innanzi tutto il nostro regale amico, unico sovrano della potente Creta, non mette fin da subito d’accordo gli autori: per i greci e latini era il più delle volte buono e saggio, dotato di intelletto superiore e grande senso di giustizia. Non sempre però, perché qualche volta diventava simbolo dell’oppressione e della tirannia, nella leggenda del Minotauro si capirà il perché. Nell’interpretazione figurale dei padri della Chiesa diventa un demone malvagio, come accade a tanti altri personaggi classici.

Fatto sta che in entrambi i casi il buon re viene assunto dopo la morte come giudice dell’Ade, insieme al fratello Radamante e a Eaco, progenitore di Achille (Platone aggiunge al trio Trittolemo, fratellastro di Persefone).

Lo stesso Dante lo piazza dritto all’Inferno, Secondo Cerchio, e gli dà una bella coda, che Minosse avvolge attorno al dannati tante volte qual è il numero del cerchio infernale che spetta loro.

 

Inferno — Canto V, 1-24.

  Così discesi del cerchio primaio

giù nel secondo, che men loco cinghia

e tanto più dolor, che punge a guaio.                    

  Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:

essamina le colpe ne l'intrata;

giudica e manda secondo ch'avvinghia.               

  Dico che quando l'anima mal nata

li vien dinanzi, tutta si confessa:

e quel conoscitor de le peccata                            

  vede qual loco d'inferno è da essa;

cignesi con la coda tante volte

quantunque gradi vuol che giù sia messa.                

  Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:

vanno a vicenda ciascuna al giudizio,

dicono e odono, e poi son giù volte.                   

  "O tu che vieni al doloroso ospizio»,

disse Minòs a me quando mi vide,

lasciando l'atto di cotanto offizio,                   

  "guarda com'entri e di cui tu ti fide;

non t'inganni l'ampiezza de l'intrare!».

E 'l duca mio a lui: "Perché pur gride?          

  Non impedir lo suo fatale andare:

vuolsi così colà dove si puote

ciò che si vuole, e più non dimandare".

 

Gli ultimi due versi hanno fatto la storia, bellissimi.

Fatto sta che il nostro buon re era tale anche perché, come spesso accadeva ai suoi tempi, aveva una qualche ascendenza divina. Nel suo caso il papà era niente meno che Zeus, e la madre la bella Europa,  per la conquista della quale il padre degli dèi dovette trasformarsi in toro. Per il povero Minosse il destino non manca di senso dell’umorismo, come vedremo. Qualche consolazione gli resta: i greci hanno chiamato Europa il continente che sta sopra Creta proprio per onorare la madre del re dell’isola.

 

Minosse contemplava dall’alto del suo bel palazzo la più imponente flotta del mondo: la sua.

Ne aveva fatte di cotte e di crude, imponendosi su tutti i popoli che avevano la disgrazia di essergli vicini. Per conquistare Megara ebbe bisogno di sottrarre al re Niso il suo magico capello d’oro. Minosse non esitò a irretire la bella principessa Scilla per raggiungere i suoi scopi. La poveretta consegnò perfino le chiavi della città al bel conquistatore, ma questi la rifiutò e lei fu costretta a suicidarsi gettandosi fra le onde.

 

pagina 1 di 3 - continua
Autore: Fabio Vaghi - Data: 24 luglio 2006

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Commenti

1 ogni 9 anni 12 ragazze e ragazzi ateniesi (ovvero di atene) dovevano sacrificarsi per essere cibo del minutauro il famoso "mostro" con la testo di toro e il corpo umano

» postato da puffi paffi alle 20:59 del 09-11-2006

2 «ogni 9 anni 12 ragazze e ragazzi ateniesi (ovvero di atene) dovevano sacrificarsi per essere cibo del minutauro il famoso "mostro" con la testo di toro e il corpo umano» Eheh, intuisco un po' di ironia anche se non capisco dove è mirata... :roll: Comunque, per Erodoto ed Esiodo sono 7 fanciulli e 7 ragazze all'anno. Per Omero gli anni che passano fra un sacrificio e l'altro sono nove, per altri otto. La cosa potrebbe derivare dal fatto che, come sostengono molti storici fra cui l'antropologo J. G. Frazer, in Grecia il periodo di regno era limitato a otto o nove anni, poi il re doveva farsi riconfermare la sovranità dagli dèi. Si pensa sia un fatto basato su ragioni di tipo astrologico. Omero (o chi per lui) ha in qualche modo rielaborato la cosa. Ovvio che scrittori successivi, tipo quelli latini, possono aver cambiato a loro piacimento i numeri della leggenda, a seconda - magari- del simbolismo che più gli faceva comodo :wink: (per esempio nelle metamorfosi di Ovidio, gli anni sono ancora nove). Ho voluto usare la versione più antica della leggenda perché cose relativamente più recenti mi avrebbero costretto ad aggiugere, per coerenza, altre parti, come la storia della mancanza di Minosse della possibilità di accoppiarsi... sarei andato fuori tema :wink: Il numero 12 invece non mi risulta. Da che autore l'hai preso?

» postato da Fabio alle 00:05 del 10-11-2006

3 Bello! Non sapevo che ci fossero anche queste rubriche! :roll: :D Bellissimo! Io adoro la mitologia e tutte le creature fantastiche. Io sapevo che Dedalo era stato rinchiuso subito nel labirinto da Minosse perchè non ne svelasse i segreti. Sai che esistono altre fonti secondo cui Pasifae non s'innamorò del toro per vendetta di Poseidone, ma fu Afrodite a farla innamorare della bestia. La dea infatti voleva vendicarsi di Elio (padre di Pasifae) perchè era stanca di essere spiata da quest'ultimo. Bellissimo articolo!! :D

» postato da Rikus alle 12:18 del 10-11-2006

4 «Bello! Non sapevo che ci fossero anche queste rubriche! :roll: :D Bellissimo! Io adoro la mitologia e tutte le creature fantastiche. Io sapevo che Dedalo era stato rinchiuso subito nel labirinto da Minosse perchè non ne svelasse i segreti. Sai che esistono altre fonti secondo cui Pasifae non s'innamorò del toro per vendetta di Poseidone, ma fu Afrodite a farla innamorare della bestia. La dea infatti voleva vendicarsi di Elio (padre di Pasifae) perchè era stanca di essere spiata da quest'ultimo. Bellissimo articolo!! :D» Grazie :wink: La storia di Afrodite e Elio non la conoscevo, (forse l'avevo trovato ai tempi delle ricerche per l'articolo, ma non ho approfondito). Eh sì, la mitologia è bella ma un tantino... frammentata. Specie quando si passa alle fonti latine, che reinterpretavano, rielaboravano... :roll:

» postato da Fabio alle 13:03 del 10-11-2006

5 «Grazie :wink: La storia di Afrodite e Elio non la conoscevo, (forse l'avevo trovato ai tempi delle ricerche per l'articolo, ma non ho approfondito). Eh sì, la mitologia è bella ma un tantino... frammentata. Specie quando si passa alle fonti latine, che reinterpretavano, rielaboravano... :roll:» Eh sì, un autore dice una cosa, poi un altro ne dice un'altra, poi arrivano i latini... :? :P Mi piace molto l'intro dell'articolo: «La fascinazione per un animale come il toro ha radici molto antiche. Fasce muscolari in evidenza, il fiato caldo che esce dalle grosse narici, l'enorme massa del corpo: i tori fanno paura, sono imponenti e spettacolari» Essendo io di Torino, di leggende sui tori ne conosco veramente molte. ;-)

» postato da Rikus alle 13:20 del 10-11-2006

6 Faccio i miei complimenti a chi ha scritto quest'articolo così come gli altri, oramai sono affezionato alla rubrica sulle creature fantastiche, le ho tutte stampate e le rileggo di tanto in tanto. La frammentarietà della mitologia secondo me può essere un punto di forza se la si interpreta come varietà multiforme piuttosto che come disordine, e poi anche l'incompiuto ha il suo fascino...

» postato da Loki Peregrino alle 13:53 del 10-11-2006

7 «Faccio i miei complimenti a chi ha scritto quest'articolo così come gli altri, oramai sono affezionato alla rubrica sulle creature fantastiche, le ho tutte stampate e le rileggo di tanto in tanto. La frammentarietà della mitologia secondo me può essere un punto di forza se la si interpreta come varietà multiforme piuttosto che come disordine, e poi anche l'incompiuto ha il suo fascino...» :oops: Urka, grazie mille :oops: Sì, è una continua lotta nello scegliere se scrivere tutto o fare un articolo che abbia una sua continuità. Diciamo che quando incappo in una leggenda cerco di scegliere la versione più diffusa e/o più accattivante e rappresentativa. Per il resto si cerca di essere il più completi possibile, limiti di spazio permettendo :wink:

» postato da Fabio alle 19:22 del 10-11-2006

8 Ieri sera mi sono sparato tutta la serie...belli. Stimolanti, ben scritti, completi...mi è proprio piaciuta la rubrica. mi sono fatto un bel file con tutti gli articoli, e spero di farlo crescere. :wink:

» postato da Misericordia alle 09:25 del 20-02-2007

9 bellissimo articolo,complimenti!Io amo la mitologia,in particolare quella "classica"la Greco-Romana,mi sono stampato tutti le rubriche mitologiche uscite fino ad oggi. :wink:

» postato da Remus alle 13:31 del 20-02-2007

10 adoro la mitologia soprattutto quella greca perchè mi appassiona molto, e quando la nostra maestra ci chiede che civiltà ci piace io rispondo sempre quella greca. complimentoni!!!!!!!!

» postato da (paola ginnetti) alle 17:47 del 08-11-2009

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