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I draghi
Parte V: rettili dell'altro mondo
Il senso di ribrezzo verso rettili e uccelli da parte degli esseri umani ha radici che affondano nella storia sociale ed evolutiva della nostra specie, eredità di istinti in parte soppressi dall’evoluzione del nostro cervello, con la comparsa della coscienza di sé.
Non vogliamo discuterne il come o il perché, ma dimostrarvi come il rettile sia stato assunto al rango di animale semi-divino e di più in tutte le popolazioni umane che hanno camminato sul nostro pianeta. E finiamo per trovare i nostri scagliosi bestioni, sotto forma di serpenti giganti o uccelli-serpente, in luoghi del mondo che ancora oggi noi occidentali sentiamo lontani e in qualche modo alieni.
Mostri d'Oceania
Partiamo da lontano, da quello che nell’immaginario collettivo è il continente più remoto: l’Oceania. Per Oceania intendiamo la definizione più larga e popolare del termine, la stessa usata dall’ONU, ovvero l’insieme di Polinesia, Micronesia, Melanesia, Australia e Nuova Zelanda.
Nella cultura degli aborigeni australiani i serpenti giganti hanno un ruolo di primissimo piano, e compaiono fin dal mito dell’origine del mondo. Sempre tenendo presente che quella degli aborigeni è una realtà estremamente frammenta, sia dal punto di vista linguistico che della mitologia.
In linea di massima, molte tribù sono d’accordo sul fatto che il mondo ebbe origine durante l’Alchera, il Tempo del Sogno. Terra, laghi, fiumi e nuvole furono creati dagli spiriti Wondjina.
Ancora oggi i Wondjina abitano nel mondo, sotto forma di alberi e rocce, uccelli e pesci, e tutte le forme del modo naturale, origine della conoscenza e guardiani dell’ordine delle cose.
in realtà. In principio non era tutto proprio com’è adesso, ma più grezzo. L’attuale forma si deve all’azione di enormi serpenti, che col corpo rivoltarono il terreno, bucando rocce e formando le montagne.
Anche l’invenzione del boomerang è attribuibile a un serpente. Secondo la popolazione Binbinga, il dio serpente Bobbi-bobbi un bel giorno mandò agli uomini affamati una grande quantità di pipistrelli, perché gli aborigeni potessero mangiarli. Sorse un piccolo problema: i pipistrelli volavano e gli uomini non riuscivano a prenderli. Allora il divino serpentone gettò una delle sue costole sulla terra. Ben presto gli uomini capirono che lanciando la costola del dio riuscivano a uccidere le loro prede così da potere saziare la fame. E l’arma tornava anche indietro, una volta lanciata. Presi dalla foga, gli uomini usarono i loro nuovi potenti mezzi: due sconsiderati lanciarono il boomerang così in alto da bucare il cielo. L’arma ricadde, e uccise gli ambiziosi. Fu quella la prima volta che la morte visitò la razza umana. Adirato, Bobbi-bobbi si riprese la costola. Ma ormai gli uomini avevano imparato il trucco e riuscirono ben presto a costruirne delle copie in legno.
Una figura di grande importanza nella mitologia australiana è il Serpente dell’Arcobaleno, a volte identificato con lo stesso Bobbi-bobbi. In generale, si tratta di una figura molto positiva, perché legata a quella che nell’entroterra australiano è senza dubbio la risorsa più importante: l’acqua.
Le leggende lo vedono come un animale imprevedibile, capace di creare cascate o fiumi col suo grande ventre, controllando il flusso di acqua nel sottosuolo. In molte leggende è lui stesso il responsabile dell’aspetto attuale del mondo. Il nome e alcune caratteristiche del serpente cambiano inevitabilmente da tribù a tribù. Per i Kabi, a nordest della nazione, è mezzo pesce e abita nelle buche d’acqua più profonde. Si chiama Dhakhan. Nel nord è conosciuto come Galeru o Kalseru. Giusto per fare qualche esempio.
In Nuova Zelanda (che i Maori chiamano Avaiki Tautau) sotto la Luna Marama, i suoi venti e le sue maree, si agita minaccioso Whiro, la morte, la grande lucertola drago che vive nell’oscurità. Con lui tutti gli spiriti maligni, cornuti e barocchi, pronti a parlare al cuore degli uomini, per portare i brutali istinti sopiti dalla ragione sulla cattiva strada della violenza. Per fortuna c’è Tane, eterno avversario di Whiro, a difendere l’umanità.
In tutta le isole di Polinesia e Micronesia ci sono divinità serpentine, del mare, delle tempeste e dei vulcani. Sono zone ricche di fossili marini, e non è difficile pensare dove gli antichi indigeni del luogo abbiano preso ispirazione per i loro miti. Fatto sta che buona parte delle principali divinità di una realtà mitologica che per ovvie ragioni geografiche è molto frammentata, sono serpenti. La cosa strana è che ci sono isole dove sono adorati dei-drago o serpente anche se nell’isola di serpenti non ce ne sono mai stati.

Mo'o'inanea
Alle Isole Fiji troviamo Degei, il dio serpente che giudica le anime dei defunti; vive sulle colline Kauvadra. Egli getta le anime dei morti in fondo a un lago, finché non arrivano a Morimura, una specie di Limbo dove vengono giudicati.
Ndegei è invece un altro dio serpente che causa i terremoti. Ha la pelle di pietra ed è lui che ha covato l’uovo che ha dato origine all’umanità.
Ratu-Mai-Mbula è il dio della fertilità, che fa crescere gli alberi e piante e si occupa delle spoglie mortali.
Nelle Isole Solomon la creazione è opera di un serpente, Hatuibwari, un immenso rettile mammifero che ha dato origine al Creato dal latte delle sue mammelle. Agunua è anche lui una specie di lucertola, ed è creatore degli elementi della natura e della donna, donata in aiuto al primo bambino perché qualcuno potesse fare il fuoco, cucinare e curare l’orto per lui.
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