A volte viene da chiedersi se gli editori conoscano le opere che pubblicano. Se le abbiano lette e sappiano di cosa trattano, o se gli interessi davvero avere un dialogo con il proprio pubblico per cercare di accontentarlo.

In passato mi è capitato di leggere risvolti di copertina in cui i personaggi cambiavano sesso rispetto al romanzo, o altri nei quali antologie di racconti venivano definite romanzi. Ho trovato volumi pieni di errori di stampa, o con traduzioni improponibili. E adesso ho dato uno sguardo a Le cronache del ghiaccio e del fuoco volume 1, di George R.R. Martin.

Che io sia una fan dello scrittore americano non è certo un mistero. Amo le sue storie, Le cronache del ghiaccio e del fuoco come i romanzi di fantascienza o i racconti. Ho sempre preso le sue difese nel lunghissimo intervallo di tempo trascorso fra la pubblicazione di A Feast for Crows, uscito nell'autunno del 2005, e quella di A Dance with Dragons, previsto per il prossimo mese di luglio. Per quanto io voglia scoprire come prosegua la sua storia, ho sempre preferito aspettare pur di avere un libro migliore piuttosto che leggere tutto subito. E per quanto non ami i volumi spezzati in più parti preferisco avere un volume pubblicato in due puntate che non averlo perché non è stato tradotto.

Mondadori non si è certo comportata in modi impeccabile quando ha deciso di trasformare i quattro romanzi americani nei nove volumi italiani, ma la pratica di suddividere un volume in due o più parti non è stata certo inventata per A Game of Thrones e non è esclusiva solo dell’Italia. Però Mondadori ha avuto anche il merito di farmi scoprire uno scrittore in precedenza a me ignoto, e una delle opere che amo di più. Il Time ha definito Martin il “Tolkien americano”, e questo la dice lunga sulla considerazione di cui goda George.

Bilanciando errori o manchevolezze dell’editore con il pregio di aver portato la saga in Italia, ho sempre ritenuto l’ultimo elemento prevalente sui primi. Ora, però, in libreria è arrivata la raccolta dei primi quattro volumi italiani, e in questo caso mi sento di bocciare totalmente l’operazione.

Mondadori non è un editore specializzato. Armenia, Fanucci e Nord, per citare le principali case editrici di genere, basano da anni una gran parte del loro fatturato sulle opere fantasy. Per la casa di Segrate invece è solo uno dei tanti rami di cui si occupa. Però lo fa alla grande, con alcuni dei più importanti autori del momento. E questa primavera ha concentrato in un breve arco di tempo la pubblicazione delle opere di molti dei suoi più importanti autori. Fra metà aprile e metà maggio sono giunti in libreria L’ultimo cavaliere di Terry Brooks, I gemelli di Kuma di Licia Troisi, La maledizione dei titani di Rick Riordan e appunto Le cronache del ghiaccio e del fuoco volume 1 di Martin, scrittore affiancato agli altri malgrado il fatto che non avesse nessuna novità pronta per la pubblicazione. In questo modo però Mondadori con i suoi romanzi ha massificato la propria presenza nei reparti fantasy delle librerie, facendo quasi scomparire gli altri editori. Inoltre anche se Game of Thrones, la miniserie televisiva tratta dal primo volume delle Cronache, non è ancora arrivata sui nostri schermi, se ne è parlato così tanto che tutti i vecchi volumi hanno ricominciato a vendere come non gli capitava da tempo.

Il tempismo nel pubblicare il volume di Martin, quindi, non avrebbe potuto essere migliore. I problemi sono altri, e in alcuni casi nascono da lontano.

Il primo problema riguarda un ormai famigerato errore di traduzione commesso da Sergio Altieri. Nel primo capitolo del romanzo (prologo escluso) i membri della famiglia Stark – Eddard e i suoi figli Robb, Bran e Jon, insieme a un gruppo di soldati – trovano un animale morto nella neve. Si tratta di una metalupa, animale assente da quelle terre da un paio di secoli e simbolo della famiglia Stark.

Riporto l’episodio così come viene narrato alle pagine 24 e 25 dell’edizione rilegata di Il trono di spade.

«Sappiamo perché è morta?»

«Le è rimasto qualcosa in gola.» Robb era lieto di aver trovato una risposta anche prima che suo padre ponesse la domanda. «Guarda là, appena sotto la mandibola.»

Lord Stark mise un ginocchio nella neve, frugando con la mano sotto il muso dell’animale. Diede uno strappo secco e sollevò ciò che aveva trovato, in modo che tutti potessero vedere: il rostro mutilato di un unicorno, la punta spezzata, frantumata, ancora imbrattata di sangue.

Sul gruppo dei cavalieri scese il silenzio. i loro sguardi rimasero fissi sul rostro. Nessuno osò aprire bocca. Bran percepì la loro paura, anche se non ne capì la causa”.