Chi legge Lo Hobbit è interessato alla vicenda di Bilbo e in misura minore di Gandalf e dei nani. Se però fosse stato Gollum a narrare la sua storia avrebbe raccontato di un ladro che con l’inganno aveva rubato il suo regalo di compleanno e, andando avanti ne Il Signore degli Anelli, avrebbe parlato di tutte le peripezie che aveva dovuto affrontare nel tentativo di riprenderselo, fino alla drammatica odissea in una terra desolata continuamente minacciato da un personaggio malvagio e temibile quale Samvise Gamgee. J.R.R. Tolkien non era interessato alla storia di Gollum e si è concentrato sui personaggi positivi muovendosi sui terreni del mito e dell’epica, Martin ha preferito una visione corale meno epica e più realistica nella quale ciascun personaggio potesse mostrare il suo punto di vista. Scelte diverse, nessuna delle quali è giusta o sbagliata in sé, che inevitabilmente portano alla nascita di opere molto diverse.

Per Arya gli avvenimenti della guerra sono importanti perché si frappongono sul suo cammino e le impediscono di ricongiungersi alla sua famiglia, ma il suo comportamento è una semplice reazione ai problemi che le si parano davanti. Per Catelyn la guerra si svolge su un diverso livello perché più volte lei agisce in modo concreto per determinare lo svolgersi degli eventi. Funge da emissaria e da consigliera, libera un prigioniero causando involontariamente una frattura con Casa Karstark e infine si reca alle Nozze Rosse. Durante tutto il periodo convulso nel quale si protrae la guerra dei cinque re Jon ha i suoi problemi alla Barriera e oltre, e quello che avviene a Sud lo tocca solo perché non arrivano rinforzi. Quando il lettore segue le vicende di Arya i problemi sono della più immediata sopravvivenza. I problemi di Catelyn sono di tipo politico e militare, più simili a quelli di Jon che a quelli di Arya, ma i suoi antagonisti sono gli stessi della figlia e non quelli del figliastro. Nessuno ha problemi più importanti di altri, per tutti quello che gli sta accadendo è la cosa più importante del mondo, cosa ancor più evidente con Daenerys. Per quanti sconvolgimenti ci siano in Westeros lei non ne viene toccata e anche se la morte di Robert potrebbe facilitarle la conquista del trono si tratta di qualcosa ancora da verificare. I suoi problemi sono altri, legati al luogo in cui si trova e alle persone con cui interagisce, e anche se sono molto diversi non sono meno concreti. Non c’è nessuna lotta epica contro il male in questo, solo il tentativo da parte di ciascun personaggio di sopravvivere ai problemi che gli si parano davanti e di ricavare per sé il meglio da ogni situazione.

Una delle copertine per la versione giapponese paperback di A Game of Thrones
Una delle copertine per la versione giapponese paperback di A Game of Thrones
La struttura a punti di vista dona a Martin una notevole libertà nel modo di portare avanti la storia. Quando ne sono presenti diversi George può scegliere da quali occhi mostrare lo svolgersi degli eventi a seconda di ciò che per lui è più importante. Nel momento in cui Ned decide di partire per Approdo del Re il punto di vista è quello di Catelyn. I dubbi del lord di Grande Inverno non vengono mostrati, anche se avranno ampio spazio in futuro. In quelle pagine traspare solo il fatto che quando lui prende una decisione poi la segue fino in fondo. In compenso sono molto evidenti le paure di lei, il suo sguardo distaccato su Robert, con il quale è il marito e non lei ad avere un rapporto affettivo, ma anche il suo girare intorno al potere, il suo agire, pur se innamorata del marito, con lo scopo di “arrivare alla vittoria” (3). Catelyn si immerge nel passato, porta in scena il fantasma di Brandon e quello della mamma di Jon Snow e fornisce indizi che iniziano a stuzzicare il lettore. Se il punto di vista fosse stato quello di Eddard il lettore avrebbe potuto sottovalutare Catelyn, visto che lui non capisce di essere stato spinto da lei in una precisa direzione, e non avrebbe avuto quel primo accenno ad Ashara Dayne che dà l’inizio a un tormentone sul quale i fan si interrogano da anni e al quale lo scrittore non ha ancora messo la parola fine.

In un caso Martin ha scelto di mostrare davvero cosa significhi vedere gli avvenimenti da una ben precisa angolazione e non da un’altra. Ne Il dominio della regina Jon invia Sam a Vecchia Città. Il capitolo è narrato dal punto di vista di Sam e mostra la sua paura, la sua insicurezza, ma anche il suo senso di colpa perché non gli rivela la verità sulla sorte di Bran. La stessa scena si ritrova ne I guerrieri del ghiaccio ma questa volta il punto di vista è Jon e le cose sono molto diverse. Non le frasi, perché le parole dette devono per forza di cose essere le stesse, ma la loro percezione e l’atmosfera generale. Jon deve sopportare il peso della responsabilità e dal suo punto di vista c’è un tagliare i legami, un assumere il ruolo del Comandante anche quando di fronte a sé ha un amico. Sam vede la maschera di forza che Jon cerca di mostrare al mondo, ma Jon sa di essere debole e soffre per tutto ciò a cui sta rinunciando.