Eddard Stark in un'illustrazione di John Picacio
Eddard Stark in un'illustrazione di John Picacio
Nel primo caso non solo la persona che compie la scelta non ha la volontà di uccidere l'uomo sul binario, ma la sua morte non è nemmeno necessaria, in senso stretto, allo scopo finale, che è quello di salvare gli altri cinque. È vero che probabilmente morirà ma potrebbe, per esempio, riuscire a slegarsi e a scappare in tempo, nel qual caso l'obiettivo di salvare le cinque persone sarebbe stato raggiunto senza fare alcuna vittima. Nel secondo caso, invece, la morte dell'uomo grasso è necessaria alla salvezza degli altri; infatti se, dopo essere caduto sul binario egli riuscisse a rotolare via e a non essere travolto dal treno, i cinque che sarebbero stati salvati grazie a un’unica morte morirebbero, e l’azione fallirebbe. Dunque chi agisce vuole che un innocente muoia, anche se per una buona causa. Questo desiderio è il motivo per cui la maggioranza degli intervistati, pur non sapendo spiegare perché, dice di sentire intuitivamente che la seconda sarebbe un'azione moralmente sbagliata.

Fatto così il discorso può apparire astratto ma nella realtà ha delle applicazioni molto concrete, come dimostra la storia dei bombardamenti nazisti di Londra effettuati nel corso della II Guerra Mondiale. Per evitare che venissero colpiti obiettivi fondamentali per la guerra Winston Churchill tramite spie che facevano il doppio gioco faceva credere ai tedeschi che le bombe cadessero in un luogo diverso rispetto al punto in cui cadevano davvero. Lo scopo era proteggere luoghi ben specifici, perché se i tedeschi avessero provato a modificare la traiettoria di quelle bombe lo avrebbero fatto basandosi su informazioni errate e quindi allontanandosi ancora di più dagli obiettivi davvero importanti. Fin qui tutto bene, peccato che per parecchio tempo le bombe abbiano continuato a cadere. Le informazioni errate diffuse da Churchill hanno protetto alcuni obiettivi a scapito di altri. Migliaia di persone sono morte perché il governo ha deciso cha la zona dove vivevano loro fosse più sacrificabile rispetto ad altre zone, sedi di governo o basi militari. Salvare determinate persone ha comportato la morte di altre.

Tornando alla saga di Martin, quando Ned Stark rifiuta di assassinare Daenerys Targaryen e il figlio che porta in grembo mira a salvare un’innocente, anche se questo significa opporsi al suo sovrano e amico. Le azioni di Ned sono guidate dal suo forte senso dell’onore, che in questo caso si sposa con il desiderio del lettore di non veder morire un personaggio che apprezza. Ma davvero la scelta onorevole è anche quella giusta? L’eventuale scoppio di una guerra provocata dal tentativo di Daenerys di conquistare il trono che fu di suo padre provocherebbe migliaia di morti, comprese molte donne giovani e innocenti e in attesa di un figlio. Sulla stessa linea di Robert Baratheon si pone Tywin Lannister, capace di pianificare insieme a Walder Frey le Nozze Rosse e di rispondere alle accuse di Tyrion relative alla violazione delle leggi dell’ospitalità chiedendogli per quale motivo sarebbe “un atto più nobile macellare diecimila uomini sul campo [di battaglia], piuttosto che ucciderne una dozzina a cena” (4). In realtà alle Nozze Rosse sono morte ben più di una dozzina di persone, ma se la guerra fosse proseguita ancora i morti sarebbero certamente stati di più, senza considerare che Tywin non era affatto certo che alla fine avrebbe comunque vinto lui. Non sempre la scelta onorevole – proteggere una fanciulla innocente, rispettare il diritto dell’ospite o anche non scaraventare un bambino giù da una torre – è la scelta migliore da compiere.

Nicolaj Coster-Waldau nella terza stagione del Trono di spade
Nicolaj Coster-Waldau nella terza stagione del Trono di spade

Dal terzo romanzo Martin introduce il punto di vista di Jaime. È solo quando il lettore inizia a guardare le cose con i suoi occhi, a sapere quello che prova lui e a scoprire dettagli in precedenza ignoti della guerra contro Aerys il Folle che inizia a vederlo come un essere umano e non come quel mostro assetato di sangue e incurante degli altri che era apparso all’inizio, quando lo si vedeva solo con gli occhi dei suoi nemici. Jaime e il Teschio Rosso non hanno nulla in comune, e ciò in cui Martin è particolarmente dotato è il creare motivazioni comprensibili per i suoi personaggi facendoli agire in modo coerente e che appare giusto almeno fino a quando si guardano le cose con i loro occhi. E se quella che mostra lui è una realtà relativa, anche nella nostra realtà è difficile trovare una verità assoluta ed è impossibile tracciare linee di demarcazione nette fra giusto e sbagliato.