Pur amando molto Il signore degli Anelli Martin ha spiegato come sotto molti aspetti la sua opera e quella di Tolkien siano diversissime. Quando Aragorn si siede sul trono che è suo di diritto Tolkien ci dice semplicemente che regna in modo saggio. Per lo scopo della sua storia quest’affermazione va benissimo, ma Martin non può fare a meno di chiedersi quale sia la sua politica economica, in quale modo dirima le controversie fra nobili e se con gli Orchi abbia adottato una politica di integrazione o abbia preferito il genocidio (5). La scelta di Martin è opposta e mostra come le nobilissime intenzioni di Eddard Stark si risolvano in una catastrofe per lui e per la sua famiglia o come Daenerys si ritrovi bloccata a Meereen da una serie di intrighi e problemi dai quali deve ancora riuscire a uscire. Essere una brava persona, cercare di governare con giustizia, non significa necessariamente riuscire ottenere il risultato sperato. In più a volte i problemi e gli interessi personali diventano più importanti rispetto a quelli politici, una lezione che George ha imparato quando era ancora un ragazzino.

Nel 1961 Stan Lee e Jack Kirby avevano creato i Fantastici Quattro. Fra le cose che all’epoca lo avevano colpito maggiormente c’erano elementi della trama particolari come un eroe che cade in un tombino, un’eroina che scambia per un criminale un inventore di giocattoli e il Presidente degli Stati Uniti che si allontana da una conferenza che potrebbe determinare il destino del mondo per mettere a letto la figlia. Non sono le gesta eroiche quindi ma gli errori e le goffaggini in cui cadono anche le persone migliori e gli sbagli che li rendono umani ad affascinarlo (6). Eddard rimane così imprigionato nel suo senso dell’onore e finisce con il mettere sull’avviso Cersei, lascia troppa libertà a Sansa e si fida di Ditocorto. Catelyn mette prima di tutto i figli e commette gli errori di catturare un Lannister e di liberarne un altro. Sam è perennemente alle prese con i limiti di un fisico non proprio da guerriero e con le sue paure. Tyrion perde la testa dietro alle prostitute. Sono solo alcuni casi, ma tutti i personaggi sono limitati dalle loro scelte, dalla loro moralità e dai loro interessi, anche se non sempre ne sono consapevoli.

Tyrion è probabilmente il personaggio più amato della serie. Se con Jaime e Theon, la cui storia in A Dance with Dragons è particolarmente drammatica, Martin è riuscito a modificare radicalmente la percezione che ne ha il lettore semplicemente mostrando le cose dal loro punto di vista, la sua capacità di immedesimarsi con Tyrion è straordinaria. Il Folletto, disprezzato da coloro che lo circondano, è particolarmente sensibile nei confronti di chi è debole e indifeso, cerca di governare nel modo migliore e di portare giustizia, ma non si fa alcuno scrupolo a ingannare o manipolare le persone per i suoi fini, è pieno di difetti che vanno da un’insana passione per vino e prostitute alla tendenza a parlare a sproposito per il gusto solo d’irritare il suo interlocutore, da un eccessivo autocompiacimento al poter diventare spietato quando qualcuno si pone sulla sua strada.

Un paio di anni fa un lettore ha pubblicato una lunga lettera nella quale ha spiegato che, essendo lui stesso un nano, all’apparire di Tyrion nei romanzi aveva iniziato a preoccuparsi. La maggior parte dei libri che narrano di persone con la sua stessa disabilità lo fanno in modo terribile, andando da una tale esasperazione delle loro caratteristiche fino a portare in scena degli stereotipi e non dei personaggi reali allo sminuirle completamente, arrivando ad attribuire al nanismo un’importanza marginale come se fosse solo un diverso colore di capelli. Martin invece parla di problemi con cui i nani hanno continuamente a che fare, dal senso di umiliazione alla frustrazione, dai sentimenti di odio nei confronti degli altri e di sé stessi a un intenso desiderio di essere amati(7). Come non è una donna Martin non è nemmeno un nano, ma anche i nani sono esseri umani e in quanto appartenenti alla stessa specie George riesce a donargli una voce che suona come vera.

Che siano guerrieri o nani, regine o prostitute, bambini o sapienti, nobili o popolani, i personaggi di Martin sono percepiti come reali perché le loro reazioni sono quelle che potrebbe avere una persona reale se si trovasse al loro posto e nelle stesse condizioni. Ciascuno di loro è dotato di pregi ma anche di limiti che, che ne siano consci oppure no, li ostacolano nel tentativo di raggiungere uno scopo che non percepiscono mai come malvagio ma giusto e naturale, a volte anche dovuto. Loro sono i protagonisti della loro avventura come ciascuno di noi è il protagonista della propria vita, e se a volte commettono degli errori per colpa dei propri limiti o perché hanno informazioni errate o non riescono a fare ciò che desiderano perché è il mondo stesso in cui vivono che gli pone di fronte ostacoli insormontabili, questo accade anche a ciascuno di noi. In fondo anche i personaggi di Martin sono semplicemente esseri umani.

Note

1) George R.R. Martin, A Game of Thrones, 1996, trad. it. Il grande inverno, Mondadori, Milano, 2000, pag. 95.

2) http://hbowatch.com/20-minute-interview-with-george-r-r-martin/.

3) George R.R. Martin, A Game of Thrones, 1996, trad. it. Il trono di spade, Mondadori, Milano, 1999, pag. 73.

4) George R.R. Martin, A Storm of Swords, 2000, trad. it. I fiumi della guerra, Mondadori, Milano, 2002, pag. 396.

5) http://www.rollingstone.com/tv/news/george-r-r-martin-the-rolling-stone-interview-20140423.

6) http://marvel.com/images/gallery/story/18400/the_marvel_life_george_rr_martin/image/911892.

7) http://www.reddit.com/r/asoiaf/comments/1fr588/.