Vi siete mai fermati a guardare uno stormo di rondini che oltrepassa l’orizzonte?

Avete mai preso in mano un uccellino per poi vederlo sparire fra le nuvole?

Diciamocelo: tutti noi, almeno una volta nella vita abbiamo immaginato di poter spiccare il volo. Certo, i fratelli Wright, hanno in parte esaudito quei sogni. Eppure, ancora qualcosa ci manca. Ancora non abbiamo il contatto fisico con l’elemento, e certo non possediamo la grazia di alcune delle creature più eleganti del regno animale: gli uccelli.

Siamo ancora lì, a guardarli sparire lontano. Già, forse è proprio da un’immagine come questa, un airone, fenicottero o chissà cos’altro che spariva verso il Sole, che è nato il mito della fenice, l’uccello di fuoco. Se solo di mito si tratta.

In volo sulle Piramidi

Ancora una volta ci troviamo a parlare di una di quelle figure che compaiono in culture molto distanti fra loro, nello spazio e nel tempo.

Fuoco e volo sono associati, così come il Sole è da sempre nel cielo, simbolo di nascita e resurrezione, uno di quei fattori che devono aver caricato di spiritualità la mente dei nostri avi, il loro senso del divino.

E allora nacque il mito della fenice, una creatura che è quasi incarnazione stessa della leggiadria, della bellezza in qualche modo legata alla luce.

Il suo legame col Sole la rende simbolo di immortalità. Gli antichi, Egizi, Greci e Cinesi, fra gli altri, ne parlavano con ammirazione e in qualche caso invidia, come se la fenice fosse in qualche modo proiezione di quei desideri inconsci d’immortalità che abbiamo tutti.

 Al contrario di tanti altri animali fantastici, però, molti storici pensano che la fenice mitologica sia stata ispirata da qualche uccello realmente esistito.

Già nei Testi delle Piramidi (2375-2055 a.C.) e in altri scritti geroglifici troviamo indicazioni sul bennu (dal verbo benu, risplendere), un uccello sacro che aveva circa l’aspetto di un ibis, dal colore splendido, dorato o rosso, con la lunga coda azzurra e le piume infuocate. Dalla testa partivano due lunghe piume di colore diverso, sempre azzurre, rosse o dorate;  veniva in genere raffigurato con l’Atef, il simbolo del disco solare, in cima al capo, proprio perché i trampolieri sorgono dall’acqua come il Sole all’alba.

Il bennu arriva a rappresentare addirittura il Ba, una parte dell’anima del dio Sole.

Era il protettore del pianeta Venere e compagno del dio Osiride, dal quale ricevette una corona dorata o lo stesso Atef, e l’immortalità.

Ardea cinerea
Ardea cinerea
Non è difficile immaginarsi qualche contadina appena adolescente, china sui campi ai margini del Nilo, mentre scorge controluce, all’alba, un airone spiccare il volo da una delle rocce che affiorano dall’acqua.

La giovane egiziana, figlia di una civiltà così spirituale, cosa sarà mai andata a raccontare a casa? Pare di vederla, sulla soglia di quella che è poco più di una capanna di fango e sabbia, mentre racconta alla madre che non ha il doppio dei suoi anni di aver appena visto un bennu di fuoco.

Questa creatura può essere identificata (al di là dei particolari) con l’ardea cinerea (o airone cinereo), che gli antichi Egizi avevano l’abitudine di aspettare presso il salice sacro della città di Heliopolis (o Eliopoli), considerandolo evento di buon auspicio e speranza. La leggenda la vede posarsi sopra un obelisco chiamato Ben Ben

In tarda età, il bennu costruiva sui rami di una quercia un nido di arbusti profumati: cannella, mirto, incenso, sandalo, mirra e altre, un po’ tutte le piante balsamiche che vi vengono in mente, insomma. E poi  lasciava che i profumi gli dessero una morte dolce, mentre il sole bruciava gli arbusti. Cantando una canzone meravigliosa, si lasciava consumare dalle fiamme. Dal mucchietto di cenere, dopo tre giorni, spuntava così una nuova creatura, identica alla prima.

Secondo un’altra storia, le ceneri mischiate alla mirra prendevano la forma di un uovo, depositato nel tempio di Ra a Heliopolis; a volte da una divinità o dal bennu stesso, a seconda delle versioni.

Fatto sta che lo splendido volatile, sempre un maschio, si alzava dal Nilo a mezzogiorno e cantava una canzone così meravigliosa che Ra fermava la sua barca nel suo viaggio nel firmamento, per ascoltarla un po’. Uno dei primi esempi storici di pausa pranzo con accompagnamento musicale.

Il bennu fu il primo a sorgere dalla collina primordiale, dove ebbe origine la vita. Proprio su quella collina, poi, fu edificata la città di Heliopolis.  E ne esisteva sempre un solo esemplare per volta. 

Heliopolis fu la capitale del XII distretto del Basso Egitto. Il suo nome originale era Iunu e nella Bibbia corrisponde alla città di On. Fu un centro importante per il culto del Sole, ovvero del dio Ra. Le sue rovine si trovano nei pressi del Cairo.