L’interpretazione del drago da parte della mitologia cristiana è indubbiamente negativa. Il drago non compare solo nei bestiari medievali, ma faceva già parte della cultura occidentale fin dalla Grecia classica. Nell’epopea di Giasone e dei suoi argonauti per la conquista del vello d’oro c’è un drago. Il titano Tifone era descritto con la forma di un drago a nove teste.

Per la Cristianità, quasi fino all’avvento dell’Illuminismo, certamente almeno fino al primo Rinascimento, una creatura era tanto più vera, reale,  quanto più riusciva a rappresentare l’Opera Divina o il Demonio. Il drago, che ha sempre avuto forma rettile e caratteristiche malvagie fin dai classici, non ha avuto alcuna possibilità fin dall’inizio: non poteva essere altro che una creatura malvagia, una rappresentazione del Male o del Demonio al pari del basilisco.

E così, almeno fino all’avvento della letteratura fantasy moderna, almeno dopo Tolkien quindi, e siamo a metà del ventesimo secolo, noi occidentali (a oriente è tutta un’altra storia) abbiamo sempre avuto un’immagine negativa del nostro scaglioso bestione.

Mostri buoni

Eppure non e stato così proprio per tutto l’occidente, e i draghi hanno avuto i loro momenti di gloria anche nella vecchia Europa.

La cosa è particolarmente valida al di là della manica, in special modo in Irlanda, dove le popolazioni celtiche subirono le influenze della cultura romana e germanica in misura assai minore del reso d’Europa. Il motivo è molto semplice: la verde Irlanda non ha subito invasioni serie almeno fino al VI secolo dopo Cristo, quando san Colombano (540 circa - 615 d.C.) evangelizzò la regione dopo un primo tentativo di san Patrizio (390 - 461 d.C.).

Principessa con drago e croce celtica in una tavola di Clyde Caldwell
Principessa con drago e croce celtica in una tavola di Clyde Caldwell
Non che prima di allora non esistesse una Chiesa Celtica (famosa la tipica croce), importata forse dall’Aquitania, ma questo relativo isolamento culturale fece sì che la mitologia celtica del luogo mantenesse forti radici nell’immaginario collettivo.  Per gran parte del medioevo furono mantenuti l’amore per la natura e i luoghi fiabeschi anche negli insegnamenti cristiani, tanto più che di martiri in Irlanda quasi non ce ne sono, come se il modello cristiano si fosse pian piano fuso con la cultura locale.

E per i Celti il drago era l’animale più forte, più sacro, il simbolo del comando e della figura del leader. Pendragon è la parola celtica per indicare il capo. Ma anche simbolo di protezione e ricchezza; il drago e il tesoro, non come mostro da superare o prova per l’eroe, ma come supremo guardiano.

Niente di strano per popoli la cui cultura è stata fortemente impregnata di misticismo, coi suoi druidi e simboli magici; e dove fiabe, leggende e racconti popolari come quelli dell’eroe Cù Chulainn hanno incantato tante generazioni.

Naturalmente, stiamo parlando di una mitologia estremamente varia e frammentata, in un paese che ha conosciuto pochi anni della sua storia senza conflitti interni. Forse è proprio questi motivi per cui esercita tanto fascino su scrittori e cineasti.

I culti dei Celti, e si tratta di almeno dodici secoli di storia, cioè dal V secolo a.C. fino all’avvento della Cristianità, hanno sempre riguardato una figura simile al serpente, che piano piano ha cominciato ad assumere caratteristiche sovrannaturali, fino a essere assimilata alla figura del drago.

I draghi irlandesi sono draghi di terra e di acqua, e spesso hanno un aspetto serpentino. I più antichi possono non avere zampe, ma è più raro che manchino delle ali. Simili ai draghi orientali, nelle pitture più antiche hanno corna ramificate, e nelle leggende sono creature dedite alla protezione dell’eroe di turno e depositari di grande conoscenza.

Non hanno sputato fuoco finché non sono venuti a contatto con la cultura del continente; spesso hanno le ali e sempre le corna.

Tutto questo lo sappiamo dai pochi reperti in un alfabeto fatto di segni chiamato agamico e, in special modo, dai vari monili quali bracciali e collane rinvenuti dagli archeologi.

Cernunnos
Cernunnos
Il dio Cernunnos, “Il cornuto” (fa ridere solo noi italiani) veniva chiamato anche Hu Gadarn ed era il simbolo della fertilità, degli animali, della natura e dell’abbondanza e veinva adorato anche nell’attuale Galles e in Gran Bretagna; compare già nel periodo preromano. Poteva assumere l’aspetto di qualsiasi animale ma veniva spesso raffigurato con corna simili a rami o a zampe dalle molte dita.

Cernunnos tiene in una mano un torquis (anche torc o torque, "ritorto", uno dei gioielli preferiti dai Celti, simbolo di libertà) e nell’altra stringe un piccolo drago o serpente anche lui con le corna.  Spesso il nostro antichissimo dio ha il suo amico rettile ai piedi o al collo, e le corna non mancano mai perché presso i Celti sono simbolo di grande virilità (pensate un po’!).

Con le loro rappresentazioni della ricchezza, dell’abbondanza e della  vita Cernunnos e il suo traghetto sono indubbiamente figure positive.

 

Quindi è sbagliato associare la mitologia irlandese solo con lepricauni e magici omettini con la pentola d’oro in fondo all’arcobaleno, perché in letteratura e in architettura non manca di certo la figura del drago.