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Dietro

Marco Giorgini
Presentazione A sentire certi bizzarri Teorici (Paranoid Conspiracy Theorists) nulla di ciò che accade nel mondo sarebbe casuale, ma collegato a un piano occulto disegnato da oscure entità; cosicché la maggior parte degli uomini consumerebbe l'esistenza all'interno di una realtà illusoria, o per lo meno non completamente palese.
La Teoria del Complotto, a partire dagli anni sessanta, è divenuta argomento frequentemente utilizzato in letteratura (basti ricordare La trilogia degli Illuminati di Robert Shea e Robert Anton Wilson o Il pendolo di Foucault di Umberto Eco o L'incanto del lotto 49 di Thomas Pynchon o magari il recentissimo Il codice da Vinci di Dan Brown).
Caratteristica frequente delle opere che di occulte cospirazioni hanno trattato è che quasi mai i protagonisti, che del complotto vengono a conoscenza, sono poi in grado di raccontare la verità; ma comunque, e sempre, al lettore è dato conoscere, o almeno intuire, la natura dei cospiratori e la ratio che il complotto muove.
In questo inquietante racconto di ambientazione emiliana, Marco Giorgini, una delle “anime vitali” della e-zine KULT Underground (la prima rivista multimediale underground italiana) e della casa editrice virtuale KULT Virtual Press, percorre una via più complessa, scegliendo di fornire al lettore indizi piuttosto che evidenze, e costruendo con maestria, seppur nel viaggio breve di un diario, un Teorema aperto a più soluzioni. In questo genere di creazioni è il modus letterario, e se mi è concesso lovecraftiano, che preferisco.
Ma non è tutta qui la singolarità di Dietro. Ci dice Marco Giorgini a proposito del suo racconto:
“Cospirare nell'ombra - "sport" praticato ancora oggi da un buon numero di gruppi con finalità più o meno interessanti per il resto della popolazione - deve per forza sempre avere come antagonista lo status quo? O è possibile cospirare nell'ombra contro altri cospiratori nell'ombra? E quanto deve essere alienante e pericoloso in questo caso fare guerra di trincea, soprattutto quando gli obiettivi della prima cospirazione riguardano qualcosa di più inquietante del potere sociale o politico? Se non avete capito nulla di quello che ho scritto, allora siete perfettamente pronti per leggere questo testo”.
Bene, adesso tocca a voi, cari lettori. Se lo siete, pronti intendo, buone inquietudini.
(AP)
Presentazione dell'autore: Vi racconto un aneddoto. 1996. Sono a una festa a Bologna, vedo una ragazza bellissima. Mi avvicino e dico, ciao come va? Ah, io mi chiamo Marco. Lei sorride, si presenta. Due chiacchiere su questo e quello. Poi lei mi chiede, e tu, studi ancora? E io - ingenuo - rispondo, pure con una punta d’orgoglio, sì e no. Lavoro, faccio il programmatore. Puff. Non ho fatto in tempo a chiedere, ma lei probabilmente doveva essere un’illusionista perché scompare così in fretta che non riesco neanche ad aggiungere "linguistica applicata".
Da allora quando mi chiedono cosa faccio nella vita, se sono in forse, rispondo così: mi occupo di parole. E qualcuna, oltre a studiarla per cercare di farla capire a un software di disambiguazione o classificazione, provo ogni tanto a metterla in mezzo ad altre - in fila - e viene fuori magari una storia.
Qualcuna senza un genere specifico, altre più smaccatamente fantascientifiche oppure horror. Molte schiacciate dalla passione per l'ineffabile, per le geometrie sociali e per le commistioni tra letteratura, fantasia e realtà. Almeno quella che ci sembra di percepire.
Oltre a scrivere e a smanettare con i computer sono uno dei fondatori/coordinatori di KULT Underground (e-zine nata nel 1994) e della KULT Virtual Press, cosa che ha comportato esperienze anche in organizzazioni di concorsi o manifestazioni, e tante altre piccole cose, ma che, soprattutto, mi offre la possibilità costante di essere a contatto con autori e appassionati di molti settori culturali diversi. Categorie di persone spesso al limite della follia, ma senza le quali sarebbe molto meno interessante vivere.
(MG)
Giovedì
Oggi ho conosciuto una ragazza nuova. Si chiama Stefania. Ha ventisette anni. L'hanno messa a lavorare nell'ufficio accanto al mio. Aveva uno sguardo strano stamattina quando è arrivata. Forse è timida. Aveva un maglione grigio e una giacca chiara, elegante e sobria insieme. Mi piace. Non sono riuscito ancora a parlarle. Appena ha finito il turno è uscita e nel piazzale ho visto che parlava con Marco. Che sia una di loro? Non ci posso credere. Sarebbe la prima volta che mandano due agenti nella stessa zona. Almeno per quanto ne sappiamo noi.
Per sicurezza, comunque, quando è andata via sono passato con una scusa nel suo ufficio. Mentre facevo inutili fotocopie ho esaminato la sua scrivania. Ma non ho notato nulla di particolare.
Giovedì (ore 11.37)
E' quasi mezzanotte e non riesco a dormire. Ero a letto quando mi sono ricordato di un particolare di Stefania a cui subito non avevo dato peso: è ambidestra! Sono sicuro di averla vista firmare il foglio d'ingresso con la sinistra e scrivere su un bloc-notes con l'altra mano. Cosa significa? E' importante? Chissà. Ho provato ancora a mettermi in contatto con gli altri senza successo. Forse stavano già tutti dormendo. Oppure... no, meglio non pensarci.
Appunto: sulla Gazzetta a pagina 25 c'è un articolo che parla di una mostra di quadri a Baggiovara. Controllare. E' Giovedì, i nomi degli espositori seguono lo schema numero due, e anche quest’articolo è firmato A. Cortona. Domani spedirò il testo a Karl. Vediamo se salta fuori qualcosa.
Altro appunto: mentre tornavo a casa ho visto che la chiesa di San Francesco aveva di nuovo le transenne. Mi sono avvicinato e mi è sembrato di vedere i loro segni tracciati sulla parete est. Senza salire sulle impalcature è impossibile esserne sicuri. Ma sembrano tanto i loro segni. Domani devo controllare su Virgilio Mappe. L'area che abbiamo calcolato potrebbe non essere corretta.
Giovedì (ore 11.54)
E' una battuta stupida, ma ci penso spesso e non riesco a non sorridere quando mi capita. Dopo maggio, da quando in seguito all'episodio di Roma non sono più un dormiente non riesco in effetti più a dormire bene. Peccato che questa cosa non possa raccontarla a nessuno.
Venerdì
Sono arrivato in ufficio in ritardo questa mattina. Ho la testa pesante e un forte mal di gola. Ho preso freddo? Se sì, mi chiedo quando. Stefania è passata nel mio ufficio per una pratica e si è presentata. E' molto carina e sembra simpatica. Forse troppo. Le ho chiesto se aveva già conosciuto qualcun altro di questo settore, e lei, nel rispondermi, ha tralasciato Marco. Un caso? Dovremo pranzare insieme, io e Stefania intendo. Se fa in tempo passerà da me verso mezzogiorno. Nonostante il ritardo sono riuscito a trovare il tempo per quel controllo che volevo fare. Non ho con me in ufficio ovviamente i diagrammi completi ma, per quello che riesco a ricordare, se la chiesa di San Francesco facesse parte del tracciato, allora avremmo sbagliato di molto tutte le nostre considerazioni più recenti. Non ci voglio neppure pensare. L'immagine che posso intuire in quel caso non è né la prima né la seconda ma più probabilmente la dodicesima o la quattordicesima di quelle spedite da Amos. E se dovesse essere così noi saremmo molto più indietro di quello che già sappiamo di essere. Ho una bruttissima sensazione e tutto corre già così in fretta. Più tardi proverò a mettermi in contatto con gli altri.
Venerdì (ore 14,28)
Stefania poi non s'è vista. Devo ammettere che ci sono rimasto male. Avevo voglia di vederla. Ogni tanto avrei bisogno di staccare. Di non pensare sempre a questa cosa. Forse fare qualcosa di gradevole e di normale potrebbe aiutarmi a continuare meglio. Sì, avevo proprio voglia di pranzare con lei. Invece, come sempre, ho preso un tramezzino alla macchinetta e ho mangiato solo davanti alla mia scrivania, come faccio di solito. Questa situazione sta creando intorno a me in ufficio un'atmosfera un po’ sgradevole. Sento che la gente ormai parla di me come di un misantropo sospettoso e depresso, credo anche grazie a qualche voce messa in giro dal mio osservato. Ma non posso farci molto. E devo stare sempre all'erta.
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