Quarant’anni fa un Re dei Goblin con la chioma ossigenata e il mantello di piume entrava nell’immaginario di un’intera generazione. Il Trieste Science+Fiction Festival, la principale manifestazione italiana dedicata al cinema fantastico, in corso fino all’8 novembre, festeggia l’anniversario di Labyrinth con una proiezione speciale in versione restaurata: appuntamento domenica 8 novembre alle 15.00 al Cinema Ariston di Trieste.
Il film fa parte di Sci-Fi Classix, la sezione che il festival dedica ai grandi titoli del fantastico e della fantascienza riproposti in edizioni restaurate e rimasterizzate in alta definizione. Un’occasione rara per rivedere su grande schermo un’opera nata per la sala, dove la ricchezza delle scenografie e delle creature può finalmente esprimersi senza i limiti del piccolo schermo.
Diretto da Jim Henson nel 1986, Labyrinth segue Sarah (Jennifer Connelly, allora adolescente), stanca di fare da babysitter al fratellino Toby. In un momento di rabbia la ragazza desidera che il bambino venga portato via, e il desiderio viene preso alla lettera da Jareth, il Re dei Goblin interpretato da David Bowie. Per riavere il fratello, Sarah ha tredici ore di tempo per attraversare un labirinto che cambia forma a ogni passo, popolato da creature ambigue, alleati improbabili e trappole logiche, fino al castello di Jareth.
Il fascino del film è legato all’universo visivo del creatore dei Muppet e al lavoro della Jim Henson’s Creature Shop, che ha dato corpo a goblin, folletti e mostri interamente in animatronica e pupazzi, in un’epoca che precede di poco l’avvento della computer grafica. Il risultato è un mondo fiabesco tangibile, sospeso tra sogno e incubo, che ancora oggi conserva una consistenza difficile da replicare. Fondamentale anche il contributo di Bowie, non solo come interprete ma come autore della colonna sonora: brani come Magic Dance, As the World Falls Down e Underground sono diventati parte integrante dell’identità del film e della sua lunga vita sul mercato home video, dove Labyrinth ha costruito lo status di culto che il botteghino del 1986 non gli aveva tributato.
Sotto la superficie della fiaba, Labyrinth racconta un passaggio di crescita: la scoperta della responsabilità, il rifiuto delle illusioni, la conquista di una propria autonomia di fronte a una figura seducente e manipolatoria. Un tema che spiega la sua tenuta nel tempo e l’affetto trasversale di più generazioni di spettatori.
La proiezione triestina è anche un omaggio a due autori che non ci sono più, Jim Henson e David Bowie, e alla loro capacità di costruire un immaginario ancora capace di sorprendere a quattro decenni di distanza.











