Emanuele Manco si interroga: Cosa si può dire di Isaac Asimov che non sia stato detto o scritto?
e la risposta arriva nel suo nuovo saggio Asimov e la scienza: Psicostoria, robot e tracce di futuri possibili, edito da Neverend Edizioni, disponibile per l'acquisto in libreria e sul sito dell'editore.
L'incontro a Stranimondi
L'incontro di presentazione del 18 ottobre è avvenuto in un clima quasi fantascientifico. Nonostante si fosse già circondati di fantastico e fantascienza nella cornice di Stranimondi, in una nuova struttura ampia e colorata, anche la tecnologia ha fatto la propria parte per coinvolgere maggiormente il pubblico. A ciascuno, infatti, sono state fornite un paio di cuffie isolanti che sembravano l'equipaggiamento di un'astronave, per permettere di ascoltare senza distrazioni le parole di Emanuele escludendo il mormorio della fiera.
Ma come mai ancora oggi, dopo quasi novant'anni dalla pubblicazione del primo racconto di Isaac Asimov e più di trenta dalla sua morte si parla ancora di questo autore seminale della fantascienza? Emanuele Manco ricorda che non abbiamo mai smesso di parlare dell'Odissea, oggi più che mai con il recente successo al botteghino dell'omonima pellicola di Christopher Nolan e se dopo migliaia di anni non abbiamo ancora esaurito gli argomenti in merito, è possibile farlo anche per uno dei più influenti autori di questo genere.
Sinossi
Dentro l’universo di Asimov, dove scienza e immaginazione mettono alla prova il futuro.
Dalle Tre Leggi della Robotica alla psicostoria della Fondazione, un viaggio nelle idee di uno dei grandi maestri della fantascienza.
Per Isaac Asimov la fantascienza è un laboratorio della ragione. Uno spazio immaginario in cui mettere alla prova ciò che la realtà non consente ancora di sperimentare. E interrogarsi sulle possibilità — e sui limiti — della conoscenza scientifica. Dai robot governati dalle celebri Tre Leggi alla psicostoria della Fondazione, dai viaggi nello spazio alle vertigini del tempo e dell'energia, Emanuele Manco attraversa l'opera narrativa e saggistica di Asimov seguendo il filo che lega scienza e immaginazione. Possiamo prevedere il futuro? È possibile affidare a un calcolo razionale le scelte morali? Fino a che punto possiamo dominare la natura, la storia e le conseguenze della tecnologia? Ne emerge il ritratto di uno scrittore per il quale la scienza è un metodo per leggere il mondo, un esercizio di responsabilità e uno strumento di emancipazione. La fantascienza diventa così il luogo in cui spingere il pensiero fino ai suoi margini estremi. E, attraverso il futuro, porre le domande giuste sul presente.
Gli interventi del pubblico
Dopo la presentazione del volume, la seconda metà dell'incontro è proseguita con interventi che, più che domande, si sono rivelati dichiarazioni: ciascuno esponeva la propria idea di ciò che Asimov avesse scritto o volesse comunicare, senza formulare vere e proprie curiosità. Alcuni partecipanti, che avevano già letto il libro, hanno mostrato di gradire il modo in cui l'autore aveva affrontato la materia.
Asimov, insomma, appare come uno di quei temi sui quali tutti ritengono di avere qualcosa da dire e probabilmente è davvero così. Qualcuno ha definito la psicostoria, quella scienza fittizia ideata da Asimov nel suo Ciclo della Fondazione per prevedere il comportamento della società negli anni e nei secoli futuri, come un fallimento della matematica
. L'autore ha replicato che la matematica, di per sé, non è esente da errori, ma che la psicostoria è un'invenzione letteraria, non una scienza formalizzata.
Secondo Manco è singolare che, mentre su pagine autorevoli qualcuno si dichiarava Contro la Fantascienza
, sostenendo che questo genere letterario dovesse servire a prevedere il futuro, lui stesse lavorando a un saggio che mette a confronto la scienza attuale con ciò che Asimov aveva immaginato all'epoca.
















